Bormio in un Giorno – Cosa Vedere

Quadrilatero degli Alberti a Bormio

Bormio è una bellissima cittadina dell’Alta Valtellina. Il suo essere terra di confine le ha permesso di prosperare, ma di mantenere intatto il suo fascino da paese di montagna. Per questo motivo, passeggiando per il suo centro storico, si può apprezzare storia e cultura, mentre alzando lo sguardo si scorgono panorami incantevoli.

Molti scelgono Bormio come destinazione per un viaggio sulla neve. In realtà vale la pena visitarla anche durante il periodo estivo per godere di quanto ha da offrire. Questo itinerario è stato svolto in estate, ma può essere tranquillamente seguito anche d’inverno una volta che ci si è tolti gli sci dai piedi.

Bormio è celebre anche per le sue terme naturali, che da secoli deliziano i visitatori e che i bormini sono riusciti a trasformare in un business redditizio.

Dove si trova Bormio ^

Bormio si trova in Alta Valtellina, quindi all’interno della provincia di Sondrio (da cui dista 65 chilometri) nella parte più settentrionale della Lombardia. In particolare per raggiungerla da Milano o da ovest, si dovrà percorrere buona parte della Valtellina (dove vale la pena fermarsi in svariate tappe, magari organizzando una vacanza di 5 o 6 giorni in Valtellina). 

Bormio è davvero una terra di confine, infatti a pochi chilometri c’è il confine con la Svizzera e la sua Val Mustair. Passando per il Trentino Alto Adige e la Val Venosta si arriva anche alle prime cittadine austriache. Nonostante in linea d’aria sembrino dietro l’angolo, a causa delle vie di montagna, richiedono circa un centinaio di chilometri di percorrenza.
Inoltre Bormio è al confine con l’Alto Adige, con il quale condivide il parco Nazionale dello Stelvio. La suggestiva e tortuosa strada dello Stelvio unisce infatti Bormio alla località altoatesina Prato dello Stelvio, passando per il Passo dello Stelvio.

Altitudine di Bormio ^

Bormio si trova all’interno di una conca tra alte montagne, che regalano un paesaggio decisamente suggestivo intorno alla città. Il suo centro storico si trova ad un’altitudine di 1225 metri e proprio le montagne circostanti creano una sorta di scudo che gli consentono di avere un clima particolarmente favorevole. Le montagne più alte, come la cima Reit a nord, raggiunge i 3075 metri.

La conca di Bormio si è generata grazie allo scioglimento dei ghiacciai, che hanno dato vita a diverse valli che qui confluiscono: la Valdidentro con il torrente Viola, la Valfurla con il torrente Frodolfo, la Valle del Braulio e la Valdisotto scavata dal fiume Adda, che porta direttamente a Sondrio.

Come si arriva a Bormio ^

Purtroppo la posizione avanzata all’interno della Valtellina non permette di avere un collegamento diretto con il resto della regione Lombardia. Chi non avesse a disposizione un’automobile, e volesse arrivare a Bormio con i mezzi pubblici, può optare per il treno che fa però capolinea a Tirano (dov’è possibile cambiare per il Trenino Rosso del Bernina). Da qui si procede poi con un collegamento via autobus che in circa mezz’ora conduce a destinazione. I bus partono alla mattina presto (poco prima delle 7) e continuano fino alla sera inoltrata (circa le 22) con la frequenza di uno all’ora all’incirca. 

Via autobus è possibile raggiungere anche Livigno o le vallati circostanti, oltre che i laghi di Calcano (destinazione suggestiva a cui vale la pena arrivare in bus per via delle strade non proprio larghe e comode che collegano le due località).

Chi arriva in automobile, può seguire le indicazioni stradali. Ad esempio la distanza da Milano è di circa 190 chilometri e la strada è la medesima per chi proviene da sud. Attraversando la Valtellina ci si lascia alle spalle Lecco, Colico, Sondrio e Tirano, lungo la bella strada statale 38.
Chi arriva da nord, invece, se viene dalla Svizzera prende il passo del Bernina e scende fino a Tirano per poi arrivare a Bormio. Se si proviene dall’Austria si passa invece per Landeck.

Dove parcheggiare a Bormio ^

La grande bellezza di Bormio, la rende una destinazione abbastanza trafficata sia in estate che in inverno. Ciò complica la possibilità di trovare un parcheggio. Soprattutto se si opta per avvicinarsi il più possibile al centro storico, sarà necessario armarsi di pazienza. Avendo avuto il suo sviluppo già in epoca medievale la città non è attrezzata con grandi parcheggi, ma per lo più si trovano a bordo strada e saranno spesso pieni.

Se invece, avete voglia di fare anche due passi, potete optare per posteggi leggermente più distanti dal centro storico. In questo caso si trovano meglio e, alle volte, sono anche gratuiti. Si può sfruttare la grande edificazione periferica della città, che avendo creato diversi condomini negli intorni del centro storico ha pensato anche ai parcheggi. Ad esempio questo è un parcheggio abbastanza capiente e gratuito, per altro vicino anche a un supermercato qualora vogliate rifornirvi di prodotti tipici.

Cosa vedere a Bormio ^

Ecco una guida completa tra le cose da vedere nel centro storico di Bormio. Considerate che una giornata intera tra i suoi vicoli vi permetterà di vedere comodamente la città e di raggiungere (in auto o con i mezzi) la località termale dei Bagni di Bormio e fare una bella passeggiata anche qui.

Questo itinerario tra le cose da vedere a Bormio è l’ideale durante il periodo estivo o per riempire i tardi pomeriggi invernali dopo aver sciato nei dintorni o, per chi non scia, per aspettare che i propri compagni di viaggio ritornino dalle piste.

Chiesa del Santo Spirito ^

Il primo monumento storico che incontriamo nella nostra passeggiata tra le cose da vedere a Bormio è la chiesa del Santo Spirito. La sua presenza venne documentata in una sorta di piano regolatore del 1304. Fu utilizzata come chiesa fino agli inizi dell’ottocento, quando venne poi trasformata in magazzino e abitazione.

Solo l’acquisto da parte del comune di Bormio ha permesso di riconsegnarle lo splendore storico attraverso una sostanziale ristrutturazione. Gli esterni sono lineari e senza fronzoli. Sulla struttura in pietra si aprono portali e finestre, alcune delle quali murate. Manca invece un campanile. La sua pianta è irregolare ed è completata da un abside semicircolare. A sorprendere però sono gli interni, dove sulla volta e sulle pareti si possono scorgere gli affreschi colorati riportati alla luce. Questi risalgono addirittura al quattrocento e uniscono personaggi religiosi a politici importanti per la città. Gli affreschi sulla volta risalgono al secolo successivo e ritraggono la trinità con gli evangelisti e la discesa dello Spirito Santo sugli apostoli, con l’insolita presenza della Maddalena che in un vangelo apocrifo è definita come consorte di Gesù.

Affreschi quattrocenteschi della chiesa del Santo Spirito
Chiesa del Santo Spirito su via Roma - Bormio

Chiesa di San Vitale ^

In appena pochi passi raggiungiamo un’altra delle chiese storiche di Bormio, la chiesa di San Vitale. La sua esistenza è documentata già dalla fine del XII secolo ed è titolata a Vitale, il padre dei santi Gervasio e Protasio, patroni di Bormio.

Questa chiesetta, dalle dimensioni piuttosto raccolte e dalla posizione quasi casuale all’interno della piazzetta in cui si trova, è caratterizzata da una struttura in pietra e da affreschi anche sull’esterno. Nella facciata è possibile vedere il Cristo della domenica, risalente al trecento e raffigurante Cristo nudo, circondato da carri e attrezzi di lavoro. Il motivo è legato al fatto che la chiesa di San Vitale fa parte della contrada Dossiglio, in cui si concentravano segherie, mulini e opifici, ovvero la parte artigianale e produttiva di Bormio. La leggenda narra anche che questo affresco si bagni di una goccia di sangue ogni qualvolta non venga rispettato il giorno di riposo. Al suo fianco si trova la rapprestanzione della coppia di sposi Valeria e Vitale (sotto) e la Madonna in trono con due santi (a destra). Anche le altre facciate della chiesa di San Vitale sono decorate da affreschi.

Gli interni della chiesa di San Vitale sono a navata unica con volte a crociera. Anche qui sono presenti alcuni affreschi cinquecenteschi, come quello di Cristo in croce con la Madonna del latte. Al fianco dell’altare sono posizionate due statue in legno recuperate dalla chiesa di San Lorenzo, oggi non più esistente. Una di queste rappresenta il martire bruciato sulla graticola. Nonostante ciò i decori sono più contenuti rispetto alla vicina chiesa del Santo Spirito, da cui è stata prelevata l’anconetta centrale intagliata che propone il tema della discesa dello Spirito Santo sugli apostoli e sulla Madonna.

Anticamente la chiesa di San Vitale era circondata da un piccolo cimitero e un ossario, come testimonia la lapide esterna che riporta la data del 10 ottobre 1294 e il nome di Tommaso Alberti, appartenuto a un’importante famiglia di Bormio. Il cimitero oggi non è più presente, ma durante alcuni scavi fatti nel 1944 è emerso un reperto del V secolo avanti Cristo: un bassorilievo raffigurante una cerminio religiosa legata probabilmente al culto delle acque termali, testimonianza della vita antica in questi luoghi. Oggi il reperto è esposto al museo archeologico di Como. 

La chiesa di San Vitale è sormontata da un alto campanile, quasi spropositato per le dimensioni della chiesa, su cui si aprono alcune bifore sotto al quadrante dell’orologio e, sotto il tetto appuntito, si trova la cella campanaria.

Via Roma ^

Continuiamo la nostra passeggiata per Bormio su via Roma, una delle vie principali della città che ha su di se svariati monumenti e conduce fino alla piazza principale.

Qui si trovano diversi edifici storici e ci passeggiano decine di turisti ogni giorno. I palazzi sono ben conservati e dotati di insegne discrete o dipinte sui muri. Al civico 27 si trova anche un particolarissimo palazzo, con la facciata curva e dipinta con motivi architettonici e con un suggestivo balconcino  rientrante. Questo è l’edificio in cui viene prodotto l’amaro Braulio, tipico di queste zone. Nelle grandi cantine sottostanti avviene la maturazione del liquore ed è possibile visitarle, oltre che acquistare il prodotto nella rivendita diretta. Queste cantine erano un tempo collegate a quelle delle altre case, dando vita a una serie di cunicoli che permettevano ai bormini di avere una via di fuga sotterranea in caso di pericolo.

Torre Alberti ^

Torre Alberti a Bormio

Proseguendo la passeggiata su via Roma ci ritroviamo al cospetto di uno dei simboli di Bormio: la torre Alberti, una massiccia costruzione in pietra grigia di 24 metri che sorge in pieno centro e su cui si aprono una colonna di finestre per lato, decorate da una chiusura ad arco scavata nella pietra. Sulla sommità sono presenti dei mensoloni a triplice aggetto e delle feritorie a forma di croce anticamente utilizzate dagli arcieri.

La torre Alberti è nota anche come torre Dossiglio, per la sua posizione nell’omonima contrada (che si sviluppa subito a nord del Torrente Frodolfo), ed è famosa per aver ospitato al suo interno principi e personaggi celebri. Tra questi vengono annoverati anche Bianca Maria Sforza, Ludovico il Moro e l’Arciduca d’Austria. Risalente al duecento, mostra orgogliosa il suo stile medievale. Il nome è collegato alla famiglia Alberti, che ne detenne la proprietà per un paio di secoli, da quando l’acquistò nel 1452. 

Nel 1635 venne donata dal nuovo proprietario Simone Sermondi all’isistuzione scolastica della Compagnia di Gesù. I gesuiti avevano il ruolo di educare i bambini con lo scopo di diffondere la religione cristiana, in contrasto a quella protestante.

Oggi la torre Alberti ospita al suo interno il punto informativo del Parco Nazionale dello Stelvio della regione Lombardia, dove poter chiedere informazioni per la visita del parco o acquistare pubblicazioni e gadget.

Chiesa di Sant’Ignazio ^

A pochissimi passi dalla torre è presenta la chiesa di Sant’Ignazio, di un riconoscibile stile barocco. La chiesa venne costruita a metà del seicento su volontà dei gesuiti e per questo rispecchia la classica struttura delle loro chiese: una pianta ad aula unica a base ottagonale con loggiati interni riservati agli allievi del collegio e accessibili per via di strette scale ricavate nelle mura.

Ad una vista attenta si può notare che le otto pareti non hanno la medesima lunghezza, ma sono presenti quattro con lati più lunghi delle altre.

A caratterizzare la chiesa di Sant’Ignazio c’è l’imponente cupola interamente affrescata a trompe l’oeil. Anche le pareti sono piuttosto decorate e presentano alcune opere d’arte, come la grande statua di Sant’Ignazio sull’altare e svarianti dipinti per lo più seicenteschi che raccontano la vita dei gesuiti. Purtroppo non sono visitabili le tombe dei padri gesuiti, che si trovano ancora al di sotto della chiesa. Tra queste va ricordata quella di padre Paolo Sfondrati, morto a 36 anni per le pesanti penitenze a cui si sottopose.

All’interno della chiesa di Sant’Ignazio si trovano anche due altari laterali dedicati alla Madonna e a San Francesco Saverio, mentre l’esterno è completato da un campanile barocco dotato di una lanterna ottagonale chiusa da una cuspide a bulbo.

Ginnasio Mandamentale ^

Davanti alla chiesa di Sant’Ignazio si trova invece il Pio Istituto Scolastico, o Ginnasio Mandamentale. I Gesuiti avevano infatti, come detto, la missione di istruire i ragazzi e potevano farlo all’interno degli spazi di questo palazzo direttamente collegato alla chiesa. Al suo interno era presente un convitto con 120 posti in cui venivano svolti corsi d’istruzione classica, fino a un livello universitario.

Ingresso del Ginnasio Mandamentale

L’edificio che ospita il Ginnasio Mandamentale venne acquisito dai Gesuiti nel 1611 dopo che la nobile Caterina Alberti lo donò con la volontà che vi fosse creata una scuola. Nel 1632 iniziarono ufficialmente le lezioni che continuarono fino gli anni ottanta del novecento.

Piazza Cavour ^

Arriviamo così nel cuore di Bormio, la sua piazza Cavour, anche nota come piazza del Kuèrc per la presenza di questa particolare struttura che è impossibile non notare.

Piazza Cavour ha rappresentato a lungo la sede dei più importanti palazzi civili e religiosi della città, oltre che il luogo in cui avvenivano gli scambi commerciali. Attraverso alcuni scavi sono stati riportati in superficie alcuni resti databili alla prima età del ferro, come quelli di una casa, di un camminamento e di un muro di cinta risalenti al II secolo avanti Cristo. 

Altre testimonianza su piazza Cavour arrivano dal piano regolatore del 1304, in cui si descrive uno spazio più stretto e ribassato rispetto all’attuale. La ricostruzione a un livello superiore fu causata da una massiccia colata di fango che seppellì la contrada Dossorovina (zona a nord est del centro). I palazzi che però si possono vedere oggi sulla piazza, sono per lo più di origine seicentesca, quando l’intera zona venne ricostruita dopo un incendio appiccato dagli spagnoli nel 1621.

Oggi in piazza Cavour i tanti edifici storici si affacciano su un grande spazio occupato in parte dai tavolini di bar e ristoranti che accolgono i turisti.

Kuèrc di Bormio ^

Decisamente particolare è la presenza in piazza Cavour del Kuèrc, una struttura dalla pianta irregolare, che rappresenta una grande tettoia ad anfiteatro con delle panche a giro nell’interno. Nel dialetto locale “Kuèrc” significa proprio “coperchio”. Eretto nel trecento, veniva utilizzato in estate per l’amministrazione della giustizia e per le adunanze cittadine.

Cinque pilastri laterali sorreggono il tetto insieme alla parete di fondo dalla forma semicircolare e dalla copertura si allungano dei doccioni a forma di drago.

Quello che possiamo vedere oggi, però, è il risultato di continui rimaneggiamenti, ultimi dei quali successivi all’incendio del 1855.

Al fianco del Kuèrc, sulla sinistra, è possibile vedere anche il basamento a forma poligonale della berlina, dove venivano incatenati i condannati ed esposti al pubblico.

Salendo sopra la piazza si legge la scritta sul retro del Kuèrc riferita alla libertà ottenuta da Bormio e che significa “i posteri si impegnino a conservare la libertà che gli antichi conquistarono”.

Chiesa dei Santi Gervasio e Protasio ^

Un altro edificio che si affaccia su piazza Cavour è la chiesa dei Santi Gervasio e Protasio, patroni di Bormio e figli di San Vitale. Questa è quindi la chiesa più importante della città e le sue dimensioni sono quasi spropositate per la piazza su cui si affaccia.

Nonostante l’aspetto attuale lo nasconda bene, si tratta anche di una delle chiese più antiche di tutta la vallata. Venne edificata nell’824 ed è di origine medievale. L’aspetto è però molto più recente, perché fu totalmente ricostruita nel seicento, in seguito ad un’invasione dei Grigioni e alla distruzione degli spagnoli nel 1621. Dal 1641 l’aspetto della chiesa dei Santi Gervasio e Protasio è quello attuale.

Gli spazi interni sono organizzati su di un’unica navata su cui si affacciano otto cappelle laterali. Dentro alla chiesa sono presenti diverse opere storiche: un piccolo tempio in legno, originario di metà seicento, posto sopra alla fonte battesimale, un organo dello stesso periodo decorato con cariatidi e le statue della Passione, realizzate nel 1647 e conservate nella cappella del Santo Sepolcro. 

Esternamente la facciata è a timpano e un posto di rilievo ce l’ha il portale in legno, incorniciato con la pietra verde e da due alte colonne per lato. Prima delle lesene laterali, si trovano due nicchie vuote al pian terreno, arricchite da lunette affrescate, mentre al piano superiore, ai lati di una trifora, ci sono due ulteriori nicchie con le grandi statue che raffigurano i due santi. In fondo, sul lato destro, è presente il campanile della chiesa, ricostruito nel 1551.

Palazzo Cortivo ^

Facciata del palazzo Cortivo in piazza Cavour a Bormio

Uscendo dalla chiesa e guardando i palazzi che chiudono l’altro lato della piazza Cavour, vediamo al civico 5 il palazzo Cortivo. Al suo interno si trovava anticamente il municipio di Bormio e si riuniva il consiglio del popolo per prendere decisioni circa le questioni cittadine oltre che esercitare il potere legislativo.

Gli affreschi sulla sua facciata rappresentano alcuni stemmi ducali, oltre che l’omnipresente Madonna con Bambino, che si ritrova in una moltitudine di affreschi della città.

Palazzo Coperto di Sotto e Casa gia Imerldi ^

Facciate del palazzo Coperto di Sotto e Casa già Imerldi

Al fianco del Cortivo, collegati per via di un archetto aereo, ci sono i palazzi Coperto di Sotto e Casa già Imeldi, che ospitano tutti bar e ristorantini. Sulla facciata della casa già Imeldi si possono ancora vedere gli stemmi delle tre leghe grigie affrescati.

Il palazzo Coperto, anche noto come Coperto di sotto, per distinguerlo dal Kuèrc, chiamato anche Coperto di sopra, è caratterizzato da grandi arcate che poggiano su colonne in granito, oggi chiuse da vetrine. Qui si sedevano i notai e il fante del comune rendeva pubblici i banditi e gli esiliati

Torre Bajona ^

Torre Bajona di Bormio su piazza Cavour

Da non perdere anche la torre Bajona, che svetta rialzata su piazza Cavour. Nota anche come Torre delle Ore, venne costruita alla fine del duecento con un’unica campana, chiamata Bajona e dalle dimensioni talmenti grandi che poteva essere udita dall’intera vallata. Per questo motivo veniva suonata per richiamare le adunanze e in caso di pericoli.

Si dice che durante l’invasione delle truppe viscontee nel trecento, la campana Bajona venne suonata con una tale foga da staccarsi e rompersi in mille pezzi cadendo a terra. Successivamente venne fusa e se ne ricavarono due campane, utilizzate per scopi differenti.

La nuova campana Bajona serviva ad avvisare la popolazione di pericoli incombenti, mentre la campana de consilio, era impiegata per convocare le riunioni dei magistrati.

La torre Bajona apparteneva inizialmente alla famiglia Alberti. Durante i secoli subì diversi rimaneggiamenti, ultimo dei quali in seguito all’incendio del 1855 che portò a una riduzione delle dimensioni delle campane e alla costruzione dei tre mergli ghibellini che caratterizzano ogni facciata. Oggi sulla sua facciata è possibile vedere la meridiana e un affresco riportante lo stemma del comune di Bormio.

Quadrilatero degli Alberti ^

Proprio la torre Bajona, insieme ad altri palazzi qui presenti, faceva parte del Quadrilatero degli Alberti, una sorta di area fortificata che apparteneva alla nobile famiglia. La si raggiunge in pochi passi salendo da piazza Cavour e lasciandosi sulla sinistra il Kuèrc. Ci troviamo ora tra via Alberti, via al Castello, via Ripa e la piazza Cavour.

In questo insieme di palazzi che davano vita a una piccola area fortificata, risiedevano molte famiglie Alberti. Questa nobile famiglia discendeva da Zanterius: vissuto agli inizi del trecento era il rampollo della famiglia che aveva avuto molti componenti nella politica del contado. Suo padre veniva citato nel piano regolatore del 1304 come proprietario di un’area sopra la piazza, proprio il quadrilatero degli Alberti.

Nei secoli i palazzi appartenenti al quadrilatero sono variati e si sono modificati, perdendo anche quello sfarzo che accolse personaggi illustri come l’imperatore Massimiliano che si fermò qui per tre giorni nel 1496. Ai palazzi erano affiacanti alcune torri caratterizzate da feritoie a croce dietro alle quali si posizionavano i balestrieri. Guardandosi intorno, oltre alla torre Bajona, è possibile vedere i resti di quattro torri merlate, la facciata della cappella privata decorata dallo stemma gentilizio degli Alberti, ovvero due leoni rampanti di color rosso su fondo bianco, e l’affresco del 1510 della Madonna con Bambino.

Il quadrilatero degli Alberti, così come altri importanti edifici cittadini, lasciarono la famiglia un paio di secoli fa, nel 1825, quando morì l’ultimo erede (Stanislao) senza figli maschi.

Gesa Rota e il Castello di San Pietro ^

Visibile anche dal centro storico, per la sua posizione rialzata sulla collina, c’è la Gesa Rota, ovvero la Chiesa Rotta e il vicino Castello di San Pietro. Questi si raggiungono con una camminata in salita di circa un quarto d’ora, continuando oltre il quadrilatero degli Alberti.

Posto a un livello superiore c’è il castello di San Pietro, che risale agli inizi del XIII secolo ed era composto da quattro torri. L’intera fortificazione venne però rasa al suolo nel 1376 in occasione di un attacco dei Visconti provenienti dalla Val Grosina. Solo una torre circolare era rimasta in piedi, ma crollò nel secolo scorso. Oggi poco rimane dell’antico castello, se non i ruderi che ne ricordano l’antica presenza sotto forma di pareti in pietra. Pochi passi sotto è invece presente la Gesa Rota, difficile da distinguere rispetto al castello, perché anche questa non è altro che un ammasso di ruderi. La chiesa, dedicata ai santi Pietro e Paolo venne eretta nel trecento, ma un incendio la distrusse nel 1817.

Per arrivarci si deve fare un po’ di fatica, soprattutto durante le soleggiate giornate estive, ma si gode di un ottimo panorama su tutto il centro storico di Bormio.

Ponte di Combo ^

Lasciamo la parte più centrale del centro di Bormio per attraversare il torrente Frodolfo. Per farlo percorriamo il ponte di Combo, caratterizzato da una forma semplice e una schiena arcuata realizzata in pietra e calce.

Da svariati secoli in questa posizione è presente un attraversamento, ma l’attuale ponte di Combo risale al 1591, quando venne ricostruito in seguito a una grossa alluvione che distrusse il ponte precedente. Il ponte ad un’unica arcata è caratterizzato, nel suo centro, da due piccole cappelle. In una è raffigurato san Giovanni Nepomuceno che protegge dalle alluvioni, e nell’altra dipinta a metà del novecento, si trova raffigurata la storia del Crocifisso bormino, acquistato nel seicento da una nobile e portato in Catalogna, dove fu venerato.

Attraverso il ponte di Combo raggiungiamo la contrada Combo, posta al di là del torrente Frodolfo che bagna la città e stretta dalle pendici del monte Vallecetta. Questo quartiere venne costruito come zona agricola e contadina, infatti era indicato come il “granaio di Bormio”. Le culture principali erano quelle di segale e frumento, utilizzate anche per l’allevamento come testimoniato dalle numerose stalle. I palazzi qui sono di dimensioni più ampie, proprio perché erano case patrizie e di contadini.

Ponte di Combo del XVI secolo - Bormio

Chiesa del Sassello ^

Facciata della Chiesa del Sassello a Bormio
Chiesa del Sassello

Già ben visibile dalla sponda opposta del torrente Frodolfo, perché sorge in una posizione panoramica, raggiungiamo la chiesa del Sassello, nota anche come chiesa della Pazienza. Si tratta di una piccola chiesetta con un po’ di verde intorno, che sorge praticamente sulla strada. 

La chiesa del Sassello di Bormio ha origini antiche, venne infatti costruita nel 1398 su di uno sperone di roccia, che le ha dato il nome, e durante i secoli venne più volte rimaneggiata. L’aspetto attuale lo si deve a una grossa ristrutturazione del 1684 operata dal parroco di allora. Oggi si presenta con una pianta rettangolare e un abside semicircolare. La navata è unica così come l’altare sopra al quale si trova una statua in legno che rappresenta l’incontro tra Maria ed Elisabetta, episodio a cui la chiesa stessa è dedicata.

Esternamente invece ha due ingressi: uno sul lato, praticamente adiacente all’abside, sormontato da una tettoia che dà riparo all’affresco a lunetta raffigurante la Madonna in trono con Gesù bambino e due santi. L’altro è invece sulla facciata, ed è sormontato da un cavaliere affrescato che sorregge l’unica campana. Ai lati del portone in legno ci sono quattro lesene e, al centro, una grande finestra rettangolare.

Via Sant’Antonio ^

Casa Settomini - Dimora Cinquecentesca di Bormio

Scendendo dalla chiesa del Sassello e andando in direzione del Santuario di Sant’Antonio imbocchiamo la via Sant’Antonio. Questa è anticipata da una santella votiva del 1898. Si tratta di una struttura semplice, con una nicchia in cui sono riffigurati i personaggi della Sacra Famiglia e, ai lati, due santi in preghiera. 

Da qui parte anche via Zuccola, dove una grande e vecchia casa trecentesca al civico 5 presenta un ingresso ad arco sormontato da un grande affresco raffigurante la Madonna, con bambino e i Santi, oltre che la città sullo sfondo. Questa appartenne al giurista Baldassarre Zuccola.

Continuando invece su via Sant’Antonio, al civico 3 si incontra casa Settomini, una dimora cinquecentesca decorata con graffiti intorno alle finestre e grate in ferro battutto. Anche l’ingresso, su di una breve scala semicircolare, è piuttosto suggestivo con i suoi fiori colorati.

Santuario di Sant’Antonio ^

Facciata del Santuario di Sant'Antonio o chiesa del SS Crocifisso di Bormio

L’edificio principale presente nella contrada Combo è senza dubbio il santuario di Sant’Antonio, anche noto come chiesa del Santissimo Crocifisso. Questa chiesa, dalla facciata a capanna e dalle forme semplici completate da lesene laterali, venne costruita nel 1356 dedicandola a Sant’Antonio Abate.

All’interno del santuario di Sant’Antonio, organizzato su di un’unica navata, è presente una cappella laterale che conserva il crocifisso taumaturgico, che venne portato in giro per il paese invocando l’intervento divino. Le sue origini non sono certe e c’è chi racconta che sia stato intagliato da un pastore della Valfurva in un tronco sotto cui aveva trovato riparo in un temporale estivo. Il pastore venne ucciso dai soldati che stavano invadendo la città e la moglie affidò il crocifisso alle acque del torrente Frodolfo, che lo depositarono sotto al ponte di Combo. Dal settecento il crocifisso prese ad essere venerato.

Questo però non era il primo crocifisso venerato a Bormio, già nel trecento, il primo lunedì di ogni giugno, una croce era portata dalla collegiata di Bormio fino alla chiesa di Santa Maria a Livigno e ogni uomo per famiglia doveva obbligatoriamente partecipare al corteo o sarebbe stato multato. La celebrazione dell’attuale crocifisso, ancora in essere, serviva invece a richiedere pioggia e protezione divina durante le guerre o le epidemie.

All’interno del santuario di Sant’Antonio sono presenti delle tavolette ex voto che raccontano le disgrazie scampate grazie alla croce, conservata nella cappella eretta nel 1738. Le opere interne alla chiesa non si concentrano tutte qui, sono infatti presenti degli affreschi, tra cui quello sulla Crocifissione risalente al 1376 e la Pietà, visibile nella lunetta esterna sopra al portale d’ingresso.

Altri dei numerosi affreschi interni alla chiesa sono di origine cinquecentesca e riproducono alcune scene della vita di Sant’Antonio, l’episodio dell’Annunciazione e i quattro evangelisti.

Casa Magatelli ^

Casa Magatelli e affresco cinquecentesco

Scendendo poi per via Crocefisso si incontra casa Magatelli, un’altra casa dotata di un’importante affresco del 1506, con la Madonna con Bambino in un cerchio centrale sorretto da angeli. Su questa via non è presente l’ingresso della casa, ma c’è un piccolo terrazzino al piano rialzato, chiuso da una balaustra in assi di legno.

Palazzo De Simoni ^

Torniamo dall’altra parte del torrente e ripassando per le vie centrali concludiamo il nostro giro tra le cose da vedere nel centro storico di Bormio. La destinazione è Palazzo De Simoni, che ospita al suo interno il museo Civico e il Municipio cittadino.

Il palazzo De Simoni risale al seicento e venne costruito sui resti di una casa medievale, di cui si può ancora vedere la maestosa torre sul lato nord. La torre medievale risalente al duecento era utilizzata come punto di vedetta ed è affiancata da tre corpi principali in muratura.

Come testimonia il nome, il palazzo De Simoni appartenne a questa importante famiglia che vi si trasferì ad inizio del XVII secolo dalla Valmalenco. La ricchezza della famiglia dipese dall’abilità di Giovanni De Simoni, che aprì qui una bottega e, praticando anche l’usura, fece rapidamente soldi. Grazie ad alcuni matrimoni combinati, la famiglia riuscì ad ottenere anche titoli nobiliari. Ciò gli permise di avere lo stemma gentilizio ancora raffigurato sul portone d’ingresso al palazzo.

Il museo civico e il municipio di Bormio hanno sede qui, in importanti sale caratterizzate da stue, ovvero sale rivestite in legno e riscaldate da stufe in muratura dette pigne. Attraverso un passaggio sopraelevato è possibile raggiungere la cappella della Beata Vergine del Buon Consiglio, ben riconoscibile anche esternamente e costruita nel 1687. Questa fu in funzione fino al 1974, quando morì l’ultima erede della famiglia, Lotti De Simoni. Fu lei stessa nel 1963 a cedere il palazzo al comune di Bormio in cambio di un vitalizio.

Il comune scelse il salone d’onore del palazzo, caratterizzato da volte a botte con ricchi stucchi, e alcune sale laterali per farne il museo civico. Qui è possibile vedere ex voto, arredi di case nobiliari, attrezzi di lavoro contadino, mezzi di trasporto, cimeli di guerra e tanto altro. 

Oltre al museo e al municipio di Bormio è presente un bel cortile interno chiuso da alte mura, sviluppato su tre piani degradanti che venivano utilizzati per coltivare alberi da frutto.

Mappa dell’itinerario di Bormio ^

Ecco la mappa dell’itinerario tra le attrazioni del centro di Bormio. A questo può essere aggiunto l’itinerario della vicina località Bagni di Bormio, famosa per i suoi stabilimenti termali privati e quelli liberi.

Nelle lunghe giornate estive entrambi gli itinerari possono essere fatti in un unico giorno. In inverno invece, soprattutto a fronte di copiose nevicate, sarà complicato compiere l’itinerario tra le due stazioni termali.

Terme di Bormio ^

Chi viene a Bormio lo fa spesso per approfittare anche delle sue terapeutiche acque termali. Il connubio tra montagna e terme è infatti un mix vincente e in questo territorio è conosciuto da svariati secoli. Le Terme di Bormio ufficiali nascono nel 1913 con la costituzione di una società ad hoc. Sono alimentate da fonti che erogano oltre mille litri al minuto, come la fonte Cinglaccia vicino al fiume Adda. Si dice però che già in epoca romana, nel I secolo, si apprezzassero i benefici di queste acque, consigliante come cura. Dall’ottocento vennero sfruttate anche a livello commerciale.

Le “Terme di Bormio” in senso stretto, sono quelle più vicine al centro storico e quelle più economiche. Queste sono affiancate da altre strutture private comunque di forte richiamo, in località Bagni di Bormio.

Cosa fare in estate a Bormio ^

Bormio non è una destinazione prettamente invernale, anzi durante l’estate richiama altrettanti turisti amanti della montagna, della natura e delle lunghe passeggiate.

Cosa fare quindi in estate a Bormio? Semplicissimo, dipende dal numero di giorni che avete a disposizione. Una prima giornata la si può riempire con l’itinerario appena descritto che vi permette di avere una visione dettagliata di tutta la cittadina. Se avete ancora giorni a disposizione, potete approfittare delle meraviglie dei dintorni, ecco alcuni esempi:

  • una giornata nelle lussuose terme dei Bagni Vecchi o nei Bagni Nuovi, oppure una mezza giornata alle terme libere di Bormio (pozza Leonardo da Vinci);
  • la suggestiva passeggiata tra i Bagni Vecchi e i Bagni Nuovi di Bormio, nel bosco annoverato all’interno del Parco Nazionale dello Stelvio;
  • escursione al lago di Cancano (a un’ora di distanza, in Valdidentro);
  • escursione fino al celebre Passo dello Stelvio ed, eventualmente, trekking in quota o sci estivo (a 35 minuti di distanza e aperto solo nel periodo estivo);
  • trekking in Val Nera (mezza giornata) che giunge fino a una bella cascata immersa nella natura (a un’ora di distanza);
  • passeggiata nel centro storico di Livigno (a 50 minuti di distanza);
  • passeggiata nel centro di Tirano, alla scoperta della città (a 35 minuti di distanza);
  • escursione di un giorno con il Trenino Rosso del Bernina (in partenza da Tirano);
  • visita al parco delle incisioni rupestri di Grosio (a venti minuti di distanza);
  • trekking nelle valli circostanti a Bormio.

Insomma, in una vacanza a Bormio sarà molto complicato riuscire ad annoiarsi!

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Bormio in un Giorno - Cosa VedereScopri cosa vedere a Bormio. Itinerario del centro e delle terme, più spunti per i dintorni e più giorni con mappa, foto e dettagli.https://www.lorenzotaccioli.it/bormio-in-un-giorno-cosa-vedere/
Lorenzo Taccioli