I faraglioni visti dalla passeggiata del Pizzolungo

Una volta giunti a Napoli vale la pena dedicare almeno un giorno alla visita delle sue isole. Queste isole sono note per la loro bellezza e spesso sono prese d’assalto soprattutto durante i periodi estivi. Tra le isole più belle e in assoluto più conosciute c’è senza dubbio Capri, spesso meta di personaggi noti che decidono di trascorrere qui parte delle loro vacanze.

Questa frequentazione ha fatto sì che Capri divenisse un’isola piuttosto ricca ed esclusiva e, soprattutto se arrivate qui dopo aver visitato il centro storico di Napoli non potrete fare a meno di notare l’abissale differenza. Le sue vie in perenne salita sono dense di ville e alberghi di lusso e si interrompono per lasciare spazio a grandi aree dove la natura è quasi incontaminata. L’esclusività di Capri si riflette inevitabilmente sui suoi prezzi, decisamente più alti rispetto a quelli della penisola, ma vale davvero la pena venire qui ed esplorare quanto l’isola abbia da offrire.

Isola di Capri al tramonto

Dove si trova Capri? ^

Capri si trova nel golfo di Napoli, insieme ad altre due isole: Procida, la più piccola e Ischia, la più grande. Capri è senza dubbio la più esclusiva delle tre e si trova al largo dell’estremità occidentale della penisola sorrentina, quindi molto più vicina a Sorrento che a Capri. Se avete pianificato un viaggio itinerante tra Napoli e la costiera amalfitana vi converrà imbarcarvi a Sorrento anziché a Napoli.

L’isola di Capri, di origine carsica, era inizialmente collegata alla penisola, ma il lembo di terra che la congiungeva venne poi sommerso dalle acque del mare e oggi questo punto è identificato come stretto di Bocca Piccola.

Come arrivare a Capri? ^

Per arrivare a Capri è necessario per forza di cose prendere un traghetto. Ci sono diversi orari ogni giorno che portano fino all’isola sia dalla costiera amalfitana e da Sorrento, che da Napoli. Le corse sono più frequenti alla mattina e nel tardo pomeriggio e si diradano poi nel resto delle ore del giorno. Ovviamente la frequenza varia in base al periodo dell’anno, intensificandosi durante l’estate, periodo per il quale potrebbe essere necessario prenotare i biglietti con un po’ di anticipo (esempio il giorno prima) per assicurarsi un posto.

Ci sono principalmente due compagnie che offrono il servizio di traghetto da Napoli: NLG e Caremar. Da Napoli il costo di una tratta varia dai 17 euro ai 25 euro circa, che aumentano se si acquista il biglietto online, e la durata della traversata va da 50 minuti a un’ora e mezzo circa a seconda del traghetto utilizzato. Per i turisti l’imbarcadero più comodo è senza dubbio dal porto di Napoli Beverello, a pochi passi dal Maschio Angioino.

Da Sorrento invece le compagnie che offrono il servizio sono la Caremar e SNAV e la durata della traversata è di soli 20/25 minuti. Il costo in questo caso va dai 19 euro ai 22 euro circa a tratta.

Da Pasqua fino al mese di ottobre vengono attivati dei collegamenti anche da Castellamare di Stabia, Amalfi, Positano, Seiano e Salerno.

I traghetti arrivano tutti al porto di Marina Grande di Capri, dal quale è possibile salire fino alla piazzetta della città o organizzare un giro turistico dell’isola in barca o con mezzi motorizzati come scooter a noleggio o servizi completi.

Quanto tempo per visitare Capri? ^

Nonostante l’isola di Capri occupi solamente 10,5 chilometri quadrati, la sua visita potrebbe non essere così veloce, soprattutto se volete vedere tutto quanto questo luogo incantevole ha da offrire.

Bisogna innanzitutto considerare che nonostante l’isola porti il nome di Capri, qui siano presenti due comuni: Capri e Anacapri. Noi siamo partiti con l’idea di visitare entrambe le zone, spostandoci tra una e l’altra con gli autobus interni. Nonostante la partenza da Napoli alla mattina presto, però, arriveremo a fine giornata con una visita accurata di Capri, ma senza il tempo necessario per vedere anche Anacapri.

Si può considerare che, se ci si vuole muovere a piedi, per arrivare da Marina Grande al centro storico di Capri si impiegheranno circa 20 minuti in continua e ripida salita con una lunga scalinata. Da Marina Grande a Anacapri, invece, sarà necessaria circa un’ora lungo la Scala Fenicia. Ovviamente in entrambi i casi sono attivi anche servizi di autobus.

Detto ciò posso affermare che per visitare solo il comune di Capri o Anacapri e una parte di Capri sarà sufficiente un’intera giornata sull’isola, mentre se si vogliono visitare perfettamente entrambi i comuni saranno necessarie almeno due giornate. Se alla visita si vuole aggiungere anche un po’ di mare e di relax allora i giorni possono aumentare ulteriormente.

Cosa Vedere a Capri in un giorno ^

Come detto, in una sola giornata sull’isola di Capri, è necessario scegliere cosa visitare, perché non si riuscirà a vedere tutto. Noi faremo una visita completa e dettagliata di tutto il comune di Capri, tralasciando Anacapri.

Ci muoveremo per i suoi suggestivi vicoli a piedi, percorrendo anche un suggestivo trekking che gira intorno ai monumenti naturali più conosciuti dell’isola, come i faraglioni, le grotte e l’arco naturale. Prima di salire fino al centro di Capri, però, ci imbarchiamo da Marina Grande per fare un giro completo dell’isola in barca.

L’isola di Capri, la ventunesima per dimensione tra le isole italiane, è caratterizzata da vasti altopiani interni che si intermezzano a piccole alture le cui principali sono il Monte Solarolo (589 metri) e il Monte Tiberio (334 metri).

Giro in barca di Capri ^

Consiglio di fare il giro in barca dell’isola di Capri appena sbarcati a Marina Grande. Questo per due motivi:

  • il primo è che non dovrete scendere nuovamente fino a Marina Grande se non per reimbarcarvi e tornare sulla penisola;
  • il secondo è che vi farete subito un’idea della disposizione dell’isola e di alcuni dei suoi principali monumenti. Quando la visiterete dall’interno riuscirete quindi ad orientarvi meglio.

Il giro in barca di Capri ha un costo intorno ai 18 euro per una durata che varia da un’ora a circa due ore. Le compagnie che effettuano il servizio sono due e i botteghini si trovano proprio a ridosso del porto di Marina Grande. Preparate i contanti, perché non è detto che accettino le carte (ad esempio durante la nostra visita non sono accettati). La differenza di tempo di percorrenza è dovuta al fatto che quando si arriva alla Grotta Azzurra, lungo la costa, chi lo desidera può scendere e andare su di una delle barche che ospitano fino a 4 persone per visitare la Grotta Azzurra. Ovviamente la barca che fa il giro di Capri attende che tutti ritornino a bordo prima di rientrare.

Attraverso il giro in barca di Capri si potrà ammirare tutta la costa frastagliata dell’isola, ricca di grotte e cale che si alternano tra loro e che venivano utilizzate anticamente come ninfei delle sontuose ville di Capri. Il giro passa ovviamente anche per i celebri Faraglioni, che vengono letteralmente attraversati passandoci in mezzo e l’intero tragitto è accompagnato da una veloce narrazione urlata a un megafono dal personale di bordo. Spesso il racconto di quanto vediamo scade in pessime battute maschiliste e poco divertenti, e la descrizione delle attrazione è veloce e poco approfondita.

Nonostante ciò e nonostante il fatto che il turista venga palesemente visto come un pollo da spennare, ritengo che il giro in barca sia un’esperienza da non perdere per chi visita Capri.

Statua di Gennarino ^

Appena partiti da Marina Grande e percorsi pochi metri in mare, ci troviamo alla nostra destra la statua di Gennarino, O’ Scugnizzo di Capri, che seduto sopra ad uno scoglio a Punta del Capo accoglie e saluta i turisti.

Si tratta ormai di una mascotte per gli abitanti dell’isola, che l’hanno anche rinominata statua del benvenuto sia per la sua posizione all’imbocco del porto di Marina Grande, sia per il fatto che è nell’esatta posizione del saluto.

La statua in bronzo, secondo quanto raccontato dalla guida del giro in barca, saluta soprattutto le donne…

Statua di Gennarino - Mascotte di Capri

Grotta del Salto di Tiberio ^

Il passaggio successivo è la grotta del Salto di Tiberio, posta proprio sotto a Villa Jovis, che visiteremo nel pomeriggio. La grotta si trova in corrispondenza di un precipizio a picco sul mare di ben 297 metri nel punto nord orientale dell’isola e il suo nome è legato al soggiorno dell’imperatore romano Tiberio che si trovò qui tra il 27 e il 37 dopo Cristo.

La grotta del Salto di Tiberio è così chiamata perché secondo una leggenda (poi smentita) l’imperatore faceva precipitare in mare i corpi dei condannati proprio da questa grotta e una squadra di marinai in mare finiva i corpi gettati nel mar Tirreno con colpi di remi e bastoni. Si è poi dimostrato che ciò non era possibile, perché se un corpo fosse stato gettato dalla grotta del Salto di Tiberio non sarebbe caduto in mare, ma precipitato nelle rocce degli scogli sottostanti.

Grotta del Salto di Tiberio

Grotta Bianca o Grotta della Madonna ^

Procedendo con il giro in barca e raggiungibile solo via mare, arriviamo alla Grotta Bianca. In questo punto la nostra barca rallenta e si avvicina lentamente alla costa per farci ammirare meglio questa formazione di roccia calcarea, che le dona questo colore chiaro.

La sua particolarità sono senza dubbio le stalattiti e le stalagmiti che si sono venute a creare proprio per via del calcare presente nell’acqua. Tra tutte le formazioni che si possono vedere ce n’è una che ha acceso le fantasie dei capresi e che è valso a questo posto il nome di Grotta della Madonna. Proprio sulla banchina della grotta si trova una stalagmite la cui forma ricorda quella di una Madonna in preghiera.

La Grotta Bianca è subito dopo a punta della Chiavica, nel lato orientale dell’isola ed è diventata accessibile grazie alle acque del mare che erodendo la roccia hanno aperto questa grotta di origine carsica. L’insenatura si estende per circa 30 metri e dà vita, al suo interno, a due laghetti artificiali in comunicazione tra loro. Questo spazio era già conosciuto in epoca romana, quando veniva impiegato per dare riparo alle barche nei momenti in cui non venivano utilizzate e, inoltre, fu utilizzata dalla popolazione di Capri per trovare riparo dagli attacchi dei pirati durante il XVII secolo.

Arco Naturale ^

Lungo la gita in barca passiamo anche sotto all’Arco Naturale, che vedremo poi più da vicino durante un trekking sull’isola di Capri. Si tratta di una roccia scavata ad arco, le cui origini sembrano addirittura perdersi nell’era paleolitica. Proprio il vento e gli agenti atmosferici, uniti ai processi geologici che coinvolsero l’isola, hanno fatto sì che la roccia assumesse questa particolare forma ad arco, lunga ben 12 metri e alta circa 20.

L’arco naturale è posizionato in uno dei punti più orientali di tutta Capri.

Arco Naturale di Capri visto dalla barca

Villa Malaparte ^

La tappa successiva del giro in barca ci permette di vedere dal mare la Villa Malaparte, una delle abitazioni più famose di tutta Capri. Questa villa porta il nome del suo realizzatore, lo scrittore e intellettuale Curzio Malaparte che abitò sull’isola per svariati anni.

La stessa villa la vediamo più nel dettaglio successivamente, durante la nostra passeggiata sull’isola.

I Faraglioni ^

Arriviamo così a uno dei simboli di Capri, forse quello più conosciuto in assoluto: i Faraglioni. 

I Faraglioni di Capri sono tre grandi rocce che emergono dalle acque antistanti l’isola e vengono identificate ognuna con un nome:

  • Saetta è il primo, quello più vicino all’isola alla quale è direttamente collegato. Per questo motivo è conosciuto anche come Faraglione di Terra. Questo è il faraglione più alto con un’altezza di 109 metri;
  • Stella o Faraglione di Mezzo è il secondo, che si separa da Stella per via di un breve tratto di mare. Questo faraglione è con ogni probabilità il più famoso di tutti, proprio perché nella sua struttura si apre il noto arco all’interno del quale passano le barche, che invitano i passeggeri a baciarsi proprio durante la minuziosa manovra. Il faraglione di Mezzo è alto circa 81 metri, e la sua galleria è lunga ben 60 metri;
  • Faraglione di Fuori, anche noto come Scopolo, è infine l’ultimo che dà vita a un piccolo promontorio sul mare. Su quest’ultimo faraglione si trova la lucertola azzurra dei Faraglioni che vive esclusivamente qui e che la leggenda vuole che abbia preso un tipico colore azzurro per mimetizzarsi con l’acqua del mare. Questo faraglione raggiunge un’altezza di 104 metri.

I tre faraglioni si trovano a sud est dell’isola di Capri e raggiungono un’altezza media di cento metri al di fuori dell’acqua e nella parte dell’isola proprio davanti ai faraglioni si trovano due stabilimenti balneari dotati di ristorante, raggiungibili esclusivamente a piedi percorrendo il sentiero che dal Belvedere di Tragara scende fino a qui.

Molti film, pubblicità e libri fanno riferimento a questo spettacolo naturale, ma la citazione artistica più antica è probabilmente quella di Omero che nell’Odissea li mette al centro di una leggenda, secondo la quale questi altro non sono che i massi lanciati da Polifemo contro Ulisse in fuga
Il nome di Faraglioni è invece legato al termine greco che indica i fari ed è probabilmente dovuto a un loro antico utilizzo, nel quale durante le ore notturne venivano accessi dei fuochi sulle loro sommità per segnalare ai navigatori la presenza degli scogli e della terra ferma.

Via Krupp ^

Una delle più particolari vie di tutta Capri, purtroppo chiusa durante la nostra visita all’isola, è via Krupp. Si tratta di una strada ricca di tornanti che collega i giardini di Augusto e il centro della città di Capri al porticciolo e all’area balneare di Marina Piccola

Il nome della via è legato al suo ideatore: il magnate tedesco dell’acciaio Friedrich Alfred Krupp che era solito abitare in una suite nel centro di Capri e che teneva ormeggiata la sua barca a Marina Piccola. Per raggiungerla doveva però fare diversi chilometri e decise quindi di acquistare tutta una parte di terreno dell’isola e vi fece costruire questa strada che divenne una notevole scorciatoia per raggiungere Marina Piccola dal centro storico e che prese quindi il suo nome. La strada si snoda per oltre un chilometro e trecento metri su di un dislivello di cento metri.
Il progetto venne presentato nel 1899 e prevedeva anche l’esproprio di una parte di terreno alla Certosa di Capri. L’approvazione e i lavori furono abbastanza celeri, tanto che nel 1902 la strada venne terminata e aperta a tutta la cittadinanza.

Via Krupp è stata scavata direttamente nella roccia calcarea, un particolare tipo di pietra che la rende particolarmente soggetta al pericolo di sgretolamento e di caduta sassi. Per questo motivo spesso e volentieri la via viene chiusa e resa inagibile. Tuttavia è possibile ammirarla sia dal mare che, ancora meglio, dai giardini di Augusto, punto presso il quale la si può prendere nei periodi di apertura. 

Marina Piccola ^

Al termine di via Krupp si trova Marina Piccola, una piccola baia nel lato meridionale dell’isola, caratterizzata dalla splendida vista sui Faraglioni. La sua posizione è piuttosto riparata dagli eventi atmosferici grazie alla roccia che ne definisce gli spazi. Per questo motivo alcuni capresi sono usuali recarsi qui per fare il bagno nelle acque del mare durante tutto l’anno e non solo nei mesi estivi.

A Marina Piccola ci sono diversi edifici, per lo più di carattere turistico, ma è anche presente la piccola chiesa di Sant’Andrea, di inizio novecento. Tra le spiagge più famose, invece, si trova lo Scoglio delle Sirene, al centro della leggenda legata all’Odissea: si dice infatti che proprio questo scoglio fosse abitato dalle sirene che ammaliavano Ulisse e lo attiravano a se. Qui a Marina Piccola ci sono diversi stabilimenti balneari, ma sono presenti anche due spiaggette libere: Marina di Pennauro e Marina di Mulo. Se si è nella bella stagione conviene arrivarvi la mattina presto per assicurasi un posto e inoltre bisogna considerare che verso le 16 di pomeriggio il sole lascia spazio all’ombra.

Marina Piccola - la Spiaggetta

Grotta Verde ^

La prossima tappa del nostro giro in barca intorno all’isola di Capri è la Grotta Verde, così chiamata per il particolare colore del mare ai piedi della grotta. Questo spazio suggestivo dell’isola era già noto nel XVI secolo, quando veniva chiamato Grotta dei Turchi perché utilizzato dai corsari come luogo per nascondersi e saccheggiare le imbarcazioni che passavano.

A livello turistico, invece, cominciò ad essere nota dall’ottocento, quando i turisti che giungevano qui volevano fare il giro dell’isola. Ovviamente in barca si giungerà davanti al suo ingresso in superficie e non è possibile accedervi all’interno. Questo ingresso ha un’altezza di circa sette metri, mentre è presente un secondo accesso a una profondità di quattro metri sotto il livello del mare.

Mentre la Grotta Azzurra di Capri è servita da alcune barchette che portano fino al suo interno, la Grotta Verde è accessibile da barchette private o a nuoto. Le sue pareti hanno una forma irregolare scavate nella roccia sedimentaria e proprio le sue aperture verso l’esterno conferiscono all’acqua il colore verde che la caratterizza e che gli dà il nome. Questo colore è già visibile dall’esterno della grotta.

Faro di Punta Carena ^

Ripartiti con la nostra barca scorgiamo su un promontorio che si allunga nell’acqua del mare, il faro di Punta Carena. Qui si trova anche la ‘spiaggia’ preferita dai capresi. Si tratta in realtà di uno scoglio dal quale sono usuali tuffarsi e giungere in un mare sempre piuttosto trasparente. 

Il Faro di Punta Carena sta proprio qui, sugli scogli, ed è uno dei più antichi d’Italia, essendo stato messo in funzione nel 1867. Inoltre, è anche il secondo più potente per illuminazione di tutta la penisola, secondo solo a quello di Genova. Ci troviamo nella parte dell’isola dominata da Anacapri da cui dista circa 3 chilometri in direzione sud ovest. 

Il Faro di Punta Carena è un edificio in muratura con una base in cui trovano spazio delle stanze disposte su due piani e riservate al guardiano del faro e una torre a pianta ottagonale costruita in muratura con una grande lanterna. La struttura è facilmente riconoscibile sia per la sua forma che per le mura dipinte a bande verticali rosse e bianche che spiccano sulla roccia grigia e sul mare blu.

Faro di Punta Carena - il faro più antico d'Italia

Il Fortino di Mesola ^

Questo lato dell’isola sotto al comune di Anacapri, è ricco di vecchi fortini costieri, noti come fortini borbonici, costruiti tra il IX e il XV secolo e di cui rimangono solo alcune tracce. Costruite inizialmente come torri di avvistamento, vennero distrutte dai saraceni durante l’ottocento e prontamente ricostruite dai britannici o dai francesi durante le loro dominazioni. Dal 2004 tutti i fortini di Anacapri fanno parte di un ecomuseo all’aria aperta e sono collegati tra loro attraverso un sentiero che congiunge anche la grotta Azzurra con il faro di Punta Carena. 

Il fortino di Mesola che avvistiamo durante il nostro giro in barca si trova sulla penisola del Campetiello, che gli è valso anche il nome di fortino di Campetiello. Questo torrione venne costruito qui per poter controllare l’area compresa tra Cala di Mezzo e Cala del Lupinaro, nella zona occidentale dell’isola. 

Fortino di Mesola - Anacapri

Nonostante dalla barca sembri di vedere ben poco, il fortino di Mesola è caratterizzato da diversi spazi: una struttura protetta da una muraglia curva che nasconde la piazzola di tiro dalla quale si poteva eventualmente attaccare i nemici. Il fortino è poi composto da quattro vani rettangolari disposti in maniera simmetrica rispetto all’ingresso e da un ulteriore vano interrato che si pensa venisse utilizzato per curare i feriti. Nel lato rivolto verso l’isola è inoltre presente un fossato che proteggeva il fortino da eventuali attacchi via terra.

La Grotta Azzurra di Capri ^

Arriviamo così alla Grotta Azzurra di Capri, dove le imbarcazioni si fermano e fanno scendere gruppi di quattro persone su piccole barche a remi che, con circa 14 euro a testa (più mancia insistentemente richiesta), fanno fare un giro di cinque minuti all’interno della piccola Grotta Azzurra. Si tratta ovviamente di una grande trappola per turisti che però i più curiosi possono voler sperimentare. La grotta è aperta con condizioni favorevoli del mare da aprile a ottobre e, nelle giornate più belle, anche nei mesi rimanenti.

Ci troviamo nel punto nord occidentale dell’isola di Capri e la grotta è una grande cavità carsica utilizzata come ninfeo durante l’epoca romana. Progressivamente ci si dimenticò della sua esistenza, salvo riportarla in auge nel 1826, quando venne ricoperta dall’artista tedesco Kopisch. 

La struttura della grotta Azzurra di Capri, o meglio di Anacapri, è piuttosto particolare: il suo ingresso è principalmente sotto al livello dell’acqua ed emerge solo per un metro, tanto che le barche a remi devono aiutarsi con una corda per uscire e i passeggeri abbassare la testa per non sbatterla nella roccia. Questa particolarità fa però si che la luce che filtra all’interno della caverna passi per l’acqua del mare e gli conferisca quindi l’inconfondibile tonalità blu.

L’utilizzo come ninfeo per una villa augusto-tiberiana, è testimoniato dal ritrovamento di alcune statue raffiguranti Poseidone, tritone e altre creature marine sul fondale della grotta e che originariamente si trovavano lungo le pareti della grotta stessa e che oggi sono ospitate nel museo della Casa Rossa. Successivamente si diffuse la leggenda che la Grotta Azzurra fosse abitata da spiriti e diavoli e chi vi fosse entrato sarebbe diventato matto, e ciò scoraggiò per molti secoli le persone dal volerla visitare. Solo nell’ottocento, quando venne visitata da Kopisch, che non ebbe paura della sua maledizione, la Grotta Azzurra tornò alla ribalta e divenne meta di ricchi turisti.

Internamente la grotta Azzurra è composta di più spazi, anche se quello più celebre è l’unico visitato dalle barche ed è noto come Duomo Azzurro. Questa sala ha una profondità di circa 22 metri, una larghezza di 25 e una lunghezza di circa 60. L’altezza è mediamente di 7 metri, ma aumenta fino a 14 negli spazi più alti. Raggiungendone il fondo si possono notare diversi cunicoli che partono dal Duomo Azzurro, sia sopra al livello dell’acqua che sotto e che si congiungono con altre grotte, come la grotta Guarracini o che si allungano come semplici gallerie. Tra queste anche la galleria dei Pilastri, che continua fino alla Sala dei Nomi, così chiamata perché i turisti che si avventuravano qui il secolo scorso e quello precedente erano usuali lasciare il loro nome sulle pareti. La sala procede poi restringendosi fino alla Sala della Corrosione e termina in una serie di stretti cunicoli non visitabili, che sembra siano stati scavati dai romani alla ricerca di acqua dolce. Nonostante la visita sia ritenuta sicura, le sue pareti continuano a frantumarsi a causa dell’umidità dell’aria e delle continue variazioni di temperatura.

Marina Grande ^

Marina Grande è il porto turistico di Capri, dove arrivano i traghetti dalla vicina costa campana e da dove partono e arrivano i percorsi ad anello del giro dell’isola in barca.

Chiunque arrivi a Capri transita quindi per Marina Grande, essendo questo l’unico vero porto dell’isola. Ovviamente è inutile dire che qui è possibile acquistare i biglietti per far ritorno sulla penisola o per le escursioni intorno e dentro all’isola. Sulla piazzetta davanti agli arrivi si trovano anche le varie agenzie che propongono i tour guidati dell’isola con i loro mezzi. A pochi passi da dove si sbarca è presente anche la stazione della funicolare che può essere presa per salire in quota nel centro dell’isola. 

Marina Grande deve il suo nome alla presenza della spiaggia più grande di tutta l’isola che, soprattutto durante i mesi estivi, viene presa d’assalto da chi vuole prendere un po’ di sole e fare un bagno nelle acque del mare. Si tratta di una spiaggia libera, ma sono presenti anche due stabilimenti balneari privati per chi cercasse qualche servizio in più.

Proprio l’alto numero di alberghi, negozi, bar, ristoranti e servizi turistici di ogni genere, ha fatto sì che Marina Grande diventasse un vero e proprio borgo di Capri e così qui è possibile trovare tutti i servizi necessari e addirittura una chiesa, che visiteremo proprio prima di tornare a Napoli, da dove siamo partiti.

Piazzetta di Capri – Piazza Umberto I ^

Da Marina Grande ci sono diversi metodi per giungere alla famosa piazzetta di Capri, ovvero la piazza Umberto I. I principali sono tre:

  • prendere la funicolare che parte ogni 15 minuti e che in appena 4 minuti porta fino alla piazzetta. Il suo costo è di 2€ a tratta, ma l’alta affluenza turistica potrebbe causare un po’ di fila: la funicolare ha infatti una capienza di 70 persone;
  • prendere un taxi, che ha una tariffa fissa per la tratta di 17€ fino a 4 persone e di 22€ fino a 7 persone;
  • percorrere la suggestiva scaletta che in circa 20 minuti conduce fino alla piazzetta. Noi scegliamo questa opzione e passiamo in mezzo a bellissime ville e suggestivi scorci sulla penisola sorrentina e sull’isola. Soprattutto all’andata può essere un po’ faticosa, perché si tratta di una ripida salita.

La piazzetta di Capri si chiama in realtà piazza Umberto I ed è il centro della vita caprese, dove le persone si incontrano e i turisti si accalcano per vedere eventuali persone note che trascorrono qui le proprie vacanze. In realtà la piazzetta non è nel cuore del centro storico, ma su di un lato che permette di godere di un bellissimo panorama sulla natura sottostante e su Marina Grande. 
Guardando la ricchezza della piazza risulta difficile pensare che una volta qui si svolgeva il classico mercato cittadino.

In età greca questa piazzetta si trovava in corrispondenza delle mura difensive che vennero progressivamente abbattute considerando il periodo di pace che si respirava in città e la necessità di aumentare l’urbanizzazione dell’isola. L’aspetto attuale della piazza iniziò a configurarsi già in epoca medievale quando, nel XIV secolo, il conte Giacomo Arcucci vi costruì la sua elegante dimora a più piani, che superava quelle di massimo due piani precedentemente costruite qui e che, insieme alle abitazioni costruite successivamente, vengono indicate come Case Grandi. Nello stesso periodo vennero costruite le porte fortificate che permettevano alle persone di accedere alla città, resesi necessarie per contrastare il fenomeno della pirateria.

Solo nel XVI secolo la piazza Umberto I assunse la sua forma quadrangolare e nel secolo successivo si cominciò a sopraelevare il palazzo vescovile che sorgeva sulla piazzetta, avvicinandolo alla già esistente chiesa di Santo Stefano. Per collegare i due edifici venne creata una struttura che corrisponde all’attuale municipio cittadino. Con queste ultime costruzioni la piazza venne ufficialmente circondata di edifici e il suo spazio veniva impiegato per esercitazioni in operazioni di difesa che servissero a contrastare le frequenti incursioni saracene. Quando nel 1656 scoppiò un’epidemia di peste a Capri, in piazza vennero anche bruciati i vestiti dei contagiati, per evitare ulteriori infezioni.

Nonostante la piazzetta divenne sempre più al centro della vita del paese, tutta Capri rimase molto arretrata rispetto al resto della penisola italiana, almeno fino a quando con l’unità d’Italia non si stanziarono dei fondi che contribuivano ad ammodernare i paesi più poveri. Questi fondi vennero largamente utilizzati da Capri per creare infrastrutture, ma anche per rivedere la piazzetta che cominciò ad assumere l’aspetto attuale, fino a diventare nel secolo scorso il cuore turistico di tutta l’isola. Proprio nel 1900 la piazzetta viene titolata all’appena scomparso re Umberto I. La svolta vera e propria ci fu però nel 1938, quando venne aperto il Gran Caffè Vuotto, uno dei bar storici della città.

Chiesa di Santo Stefano ^

L’edificio più importante che si affaccia sulla piazzetta di Capri è senza dubbio la chiesa di Santo Stefano, caratterizzata da degli esterni bianchissimi che si incastrano nei vicoli che partono da piazza Umberto I.
La facciata della chiesa di Santo Stefano non è infatti sulla piazza, ma è perpendicolare a questa.

La chiesa di Santo Stefano è anche l’edificio di culto più grande di tutta l’isola e prese il posto di una precedente chiesa dedicata a Santa Sofia e di un monastero benedettino che pare risalisse addirittura al 580. Della chiesa di Santa Sofia rimane visibile oggi il campanile, riutilizzato nella chiesa di Santo Stefano, la quale venne costruita dal 1688 e consacrata nel 1723. I lavori continuarono fino al 1751 quando venne completato anche il coro interno.

Esternamente la facciata della chiesa di Santo Stefano di Capri si presenta suddivisa orizzontalmente in due. Nella parte inferiore si trovano tre portoni di accesso con al centro quello principale e i due laterali sono sormontati da altrettanti nicchie contenenti una statua. La parte superiore è invece caratterizzata da una grande finestra e, ai lati, due volute che richiamano le decorazioni in stucco che caratterizzano questa parte della chiesa.

Facciata della chiesa di Santo Stefano a Capri

Come suggerito dai portoni esterni, internamente la chiesa si presenta suddivisa in tre navate ed ha una pianta a croce latina. La navata centrale è chiusa da una volta a botte, mentre sulle laterali si aprono quatto cappelle per lato chiuse da altrettante cupole, identificabili anche dai lati esterni, uno dei quali si affaccia direttamente sulla piazzetta. All’incrocio tra il transetto e la navata principale si trova un’ulteriore grande cupola.

La parte dell’altare maggiore è caratterizzata da diversi materiali recuperati da altre strutture presenti sull’isola di Capri. Ad esempio la pavimentazione arriva da villa Jovis, mentre la colonna in marmo giallo venne prelevata dalla chiesa di San Costanzo. All’interno della chiesa si trovano anche le reliquie di San Costanzo, il patrono di Capri. Queste sono ospitate in un altare nella parte sinistra del transetto. Dentro alla chiesa di Santo Stefano si trovano anche i corpi sepolti di Giacomo Arcucci che fondò la certosa di San Giacomo e di suo nipote Vincenzo.

Torre dell’Orologio – il Campanile di Capri ^

Su di un lato di piazza Umberto I si trova la Torre dell’Orologio, nota anche come Campanile di Capri. Questo è il punto di riferimento per tutti i capresi, che l’hanno eletta come simbolo cittadino, a dispetto degli altri monumenti naturali noti a tutti tra cui svettano i faraglioni.

Questo campanile ha la particolarità di essere staccato dalla chiesa e per questo motivo da molti viene confuso con l’antica torre di guardia medievale che sovrasta invece la porta di accesso alla città. La Torre dell’Orologio, o campanile, è infatti ciò che resta della chiesa di Santa Sofia, che anticamente si trovava al posto dell’attuale chiesa di Santo Stefano, e il suo aspetto è stato modificato più volte durante gli anni.

Le maggiori modifiche hanno coinvolto proprio l’orologio che ancora oggi scandisce l’ora attraverso un meccanismo al quarzo che ha sostituito, durante il secolo scorso, il preesistente sistema a carica manuale. Anche il quadrante dell’orologio è stato sostituito: alla fine del XIX secolo vi venne posto il quadrante in marmo recuperato dalla Certosa di San Giacomo, mentre dal 1959 è stato rimpiazzato da ben 144 piastrelle in maiolica che gli conferiscono il colore giallo, blu e nero che siamo abituati a vedere nelle cartoline della città.

Torre dell'Orologio - Il Campanile di Capri

La torre dell’orologio non solo suona ogni quarto d’ora, ma anche tre minuti prima dello scoccare del quarto d’ora, per segnalare la partenza della funicolare.

Certosa di San Giacomo di Capri ^

Un’altra tappa da non perdere per chi visita Capri è la sua Certosa di San Giacomo, a pochi passi dalla piazza principale. All’ingresso conviene fare il biglietto combinato con i giardini di Augusto.

La visita, che richiederà circa tre quarti d’ora, è accompagnata da un’audioguida che spiega chiaramente quanto si sta vedendo di questo edificio che rappresenta il monastero più antico di tutta l’isola. La certosa di San Giacomo venne costruita nel 1371 su richiesta del conte Giacomo Arcucci che convinse la regina Giovanna I D’Angiò a farsi donare il terreno necessario per la sua costruzione.

Attualmente è possibile visitare tutti i suoi spazi e, al suo interno, vengono ospitate anche mostre temporanee, oltre che il museo dedicato al pittore tedesco Karl Diefenbach che giunto a Capri se ne innamorò e creò svariate opere sull’isola, prima di morirci nel 1913. Qui si trova anche il liceo classico cittadino.

La struttura iniziale della Certosa di San Giacomo era differente rispetto a quella che vediamo oggi, e venne revisionata più volte durante i secoli. Infatti prevedeva originariamente solo gli spazi dedicati alla vita di clausura e quelli per i servizi pubblici. Il tutto era sotto di uno stile tardo romanico.
Già dalla sua costruzione i monaci certosini godevano di condizioni privilegiate rispetto al resto della popolazione e riuscirono a mantenere questi privilegi anche durante i secoli a venire. 

I monaci non vennero però risparmiati dalle incursioni dei pirati, che bersagliarono tutta Capri e la vicina costiera amalfitana agli inizi del XVI secolo. Nonostante ciò riuscirono a ricostruire il monastero ancora più grande di quello precedente, aggiungendo ad esempio un grande chiostro interno proprio in quel secolo.

Durante l’ottocento la Certosa di San Giacomo venne però confiscata ai monaci e fu riadattata per svolgere diverse altre funzioni: da caserma militare a ospizio, fino a una specie di carcere per militari e anarchici. Solo nel novecento rientrò nella gestione dei canonici, ma durante la seconda guerra mondiale venne abbandonata e lasciata a se stessa. Alla prima apertura al pubblico, nel 1975, la funzione della certosa fu quella di sede del museo dedicato a Karl Diefenbach, e solo agli inizi del duemila venne fatta una grande opera di ristrutturazione che restituì la Certosa di San Giacomo ai capresi e ai turisti.

Per visitare la Certosa di San Giacomo è necessario percorrere un viale che termina in una torre fortifica, al di sotto della quale si trova oggi la biglietteria. Al suo fianco si trova invece l’antica chiesa, che già dall’esterno è possibile vedere. Ad oggi la struttura segue una divisione in tre blocchi:

  • quello estraneo alla vita del convento, che era dotato di una farmacia e di una chiesa dedicata alle donne;
  • quello per i frati del convento e per gli ospiti esterni, dotato anche di sale per conservare il grano, di scuderie e di laboratori dove i monaci lavoravano e producevano i prodotti da vendere all’esterno per garantirsi la sopravvivenza;
  • quello per la vita di clausura, dove si trova il chiostro grande con le celle singole dei monaci e il chiostro piccolo.

Probabilmente il punto più suggestivo di tutta la certosa è il suo Chiostro Grande, con uno schema tardo rinascimentale e un porticato con archi a tutto sesto che poggiano su pilastri in pietra e un grande giardino al centro suddiviso in aree geometriche. Il Chiostro Piccolo è invece caratterizzato da archi a tutto sesto che poggiano su colonne romane costruite in marmo e un pozzo centrale. All’interno della chiesa si trovano diversi frammenti di antichi affreschi, il più importante dei quali è un’opera del XIV secolo creata dal pittore fiorentino Nicolò di Tommaso.

Giardini di Augusto ^

Con il nostro biglietto raggiungiamo poi i vicini Giardini di Augusto, posti all’inizio di via Krupp che, purtroppo, durante la nostra visita non è percorribile.

Questo è uno dei parchi cittadini di Capri e inizialmente si chiamava giardino di Krupp, sempre per omaggiare il magnate tedesco che fece costruire la vicina strada. Anche questi giardini vennero infatti costruiti dall’imprenditore che, inizialmente, aveva progettato di costruirvi una sua villa che in realtà non realizzò mai.

Il nome di Giardini di Krupp venne cambiato dai capresi in Giardini di Augusto dopo la prima guerra mondiale, in ricordo dell’imperatore romano che passò parte della sua vita proprio sull’isola. Nel pratico questi giardini sono un piccolo spazio verde suddiviso in varie aree che formano un vero e proprio giardino botanico su due livelli. A questi si somma anche il monumento a Lenin, che visse sull’isola durante il 1908. Il monumento è  composto da vari blocchi di marmo sovrapposti, che raggiungono un’altezza di cinque metri e che sull’elemento più alto ripropongono l’effige del politico rivoluzionario.

Chi viene ai Giardini di Augusto, però, spesso lo fa per godere del fantastico panorama sulle bellezze dell’isola di Capri: dalle sue piazzette si possono infatti ammirare i faraglioni, la baia di Marina Piccola e la forma tortuosa della via Krupp, oltre che scorsi sull’alto monte Solaro e sulla vicina Certosa di San Giacomo.

Passeggiata del Pizzolungo ^

Ora è giunto il momento di lasciare gli scorci composti del centro storico di Capri e di dedicarci a una suggestiva passeggiata che gira intorno a un lato dell’isola: la passeggiata del Pizzolungo.

Soprattutto se si è in estate è altamente sconsigliato di percorrerla nelle ore centrali del giorno: nonostante alcune parti siano in ombra, ce ne sono altre esposte al sole che, sommate alla fatica del continuo sali e scendi, potrebbero far sudare parecchio.

Termine o inizio della passeggiata del Pizzolungo

La passeggiata del Pizzolungo è un breve trekking estremamente suggestivo, dove si passa per numerosi scorci e belvedere su alcuni dei monumenti più famosi di tutta l’isola, parte dei quali già visti durante il giro in barca della mattinata. Proprio per via del percorso, che può risultare faticoso, ci si troverà quasi in solitudine, con un numero molto limitato di turisti che si avventurano fino a qui e già per questo vale la pena percorrerlo. Dal centro di Capri si può prendere via Tragara, costellata di ville ricchissime e begli hotel che si affacciano su Marina Piccola. Il percorso è ad anello e termina in via delle Botteghe sulla quale si trovano numerosi negozi in edifici dipinti a calce bianca che, anticamente, erano le botteghe artigiane di Capri.

Ecco cosa vedere durante la passeggiata che può durare fino a un paio d’ore.

Belvedere di Tragara ^

Cominciamo subito in bellezza con il Belvedere di Tragara, che regala un bel panorama su Marina Piccola. Il Belvedere di Tragara è protetto da una ringhiera in ferro e si trova a strapiombo sul mare. Girando la testa verso sinistra, tra la vegetazione nata sul crinale della roccia, si possono scorgere anche i faraglioni.

Passeggiata verso il Belvedere di Tragara a Capri - Panorama sulla città

Procedendo ancora per pochi passi si trova infatti una seconda stradina che scende lungo la roccia e porta proprio davanti ai grandi massi che sorgono dall’acqua e ad un ristorante e uno stabilimento balneare che hanno un panorama mozzafiato.

Faraglioni ^

La passeggiata del Pizzolungo continua immersa tra la natura, e subito capiamo perché si tratti di un percorso imperdibile. Davanti a noi si apre la vista ravvicinata sui Faraglioni di Capri, già visti durante la nostra escursione in barca. Anche senza scendere per la stradina secondaria ci troviamo davanti a diversi scorci in cui i tre famosi e grandiosi scogli ci appaiono da una prospettiva insolita.

I faraglioni visti dalla passeggiata del Pizzolungo

Scoglio del Monacone ^

Subito dopo ai tre noti faraglioni si trova un ulteriore scoglio, meno noto, ma altrettanto particolare. Si tratta dello Scoglio del Monacone che si può considerare il quarto faraglione di Capri.

Il suo nome è legato al fatto che anticamente al di sopra di questo scoglio si trovavano i bovi marini, ovvero una specie di foca avvistata qui fino al 1904, l’anno in cui l’ultimo esemplare venne tristemente assassinato dai capresi. Sopra allo scoglio del Monacone sono stati ritrovati alcuni antichi resti romani in muratura e le teorie sul loro utilizzo sono principalmente tre:

  • possono essere i resti della tomba di Masgaba, l’architetto dell’imperatore Augusto che lo aiutò nella realizzazione della sua grandiosa villa sull’isola;
  • sono quel che rimane di un’antica vasca utilizzata per salare il pesce;
  • sono i resti di un antico recinto utilizzato per allevare dei conigli, anche se in questo caso la posizione sarebbe piuttosto insolita.
Lo Scoglio del Monacone di Capri

Grotta della Matermania ^

Subito all’inizio della lunga salita della passeggiata del Pizzolungo si trova la grotta della Matermania. Sarà impossibile non vederla, perché la scalinata del nostro piccolo trekking vi passa proprio attraverso.

La grotta della Matermania ha suscitato l’interesse degli archeologici, che hanno cercato di identificare l’antico utilizzo di questo luogo e sembrano concordi sul fatto che venisse impiegata come grotta in cui celebrare antichi sacrifici e rituali in onore degli dei del bosco. Sembra infatti che la grotta della Matermania fosse dedicata alla dea Cibele, conosciuta come Mater Magna dai romani. Durante l’epoca romana venne trasformata in un ninfeo, come testimoniato dai resti murari che ancora oggi si possono ammirare. Per questo motivo venne scavata all’interno della grotta una sala absidata rettangolare e sui lati vennero posizionato un letto triclinare in legno e uno rivestito in marmo. Contestualmente vennero aggiunti i due podi semicircolari che ancora oggi si possono ammirare.

La grotta della Matermania si trova scavata nel crinale del monte Tuoro e da qui scende fino al mare, in quella che è conosciuta come cala Matermania. Questo anfratto si venne a creare lungo i secoli attraverso un particolare fenomeno secondo il quale l’acqua ha causato uno sventramento interno della roccia, creando una cavità nella massa della montagna per via delle acque piovane che penetravano all’interno della roccia calcarea, sciogliendo in bicarbonato solubile il materiale incontrato. Le sue dimensioni sono notevoli, si parla infatti di una grotta di circa 10 metri di altezza, per venti di larghezza e di forma semicircolare che si inserisce nel fianco della montagna per una profondità di trenta metri. 

Internamente la grotta della Matermania è divisa in due parti: il vano sinistro è quello di dimensioni maggiori, mentre quello destro occupa circa il 40% dello spazio totale. In fondo alla caverna si trovano anche due podi, risalenti all’età romana: il primo di forma semicircolare è alto 1,26 metri mentre il secondo ha una forma ovale ed è alto 1,40 metri.

Villa Malaparte ^

Incontriamo per una seconda volta Villa Malaparte, ben riconoscibile per via del suo colore rosso pompeiano che spicca tra la vegetazione verde, sullo scoglio aspro di Punta Massullo sul quale è stata costruita.

Le cromie di questo angolo di Capri sono fantastiche: il rosso della villa si mischia al verde degli alberi e al grigio della roccia e il tutto si riflette nelle acque di un blu intenso del mar Tirreno.

Villa Malaparte è un ottimo esempio di architettura razionalista italiana, realizzata dal 1938 al 1940 su di un progetto dello stesso Curzio Malaparte, lo scrittore, giornalista e intellettuale che la abitò per diversi anni nella sua permanenza a Capri. La casa è conosciuta anche come Casa Come Me, perché lo stesso autore era usuale chiamarla a questo modo. La sua forma è molto particolare, si tratta di un basso parallelepipedo spigoloso e minimale, essenziale tanto all’interno quanto all’esterno, quasi a richiamare luoghi monastici, in collegamento con il senso religioso di cui Malaparte era portatore. 

Purtroppo oggi Villa Malaparte non è visitabile, ne internamente, ne negli esterni, come il terrazzo a strapiombo sul mare. Tutto l’insieme rimane visibile solamente via mare o dalla passeggiata sulla via Pizzolungo.

Curzio Malaparte la volle lasciare in eredità per ospitare al suo interno artisti cinesi che facessero da collante tra l’oriente e l’occidente. Questa sua richiesta espressa nel testamento non venne però rispettata dagli eredi, che impugnarono le volontà dello scrittore e ottennero la proprietà della villa che, ancora oggi, è una villa privata.

Arco Naturale ^

Abbiamo già visto l’Arco Naturale di Capri durante la gita in barca di questa mattina, ma si tratta anche di uno dei punti di interesse alla fine della passeggiata del Pizzolungo. Nonostante la giornata calda ci abbia fatto faticare nella salita finale del piccolo trekking, vale senz’altro la pena raggiungere l’Arco Naturale dall’alto, passando al fianco del suggestivo ristorante che si apre su di un panorama magnifico.

In appena pochi minuti a piedi (non più di quattro o cinque) arriviamo davanti al grande Arco Naturale che ci lascia a bocca aperta. La sua storia risalente al neolitico ci ha restituito una struttura dalla larghezza di circa 12 metri alla quale si si può avvicinare parecchio, grazie a due piazzette, una dotata di panca in cui fermarsi a riposare. Da qui, oltre alla vista ravvicinata con questa roccia, si gode anche della visione della vicina penisola sorrentina e delle isolette Li Galli. 

Ci troviamo su di una penisola molto cara ai capresi, nota come O’ Funno, ovvero il fondo, dove un tempo le attività balneari erano molto sviluppate. 

Oltre che vedendolo dal mare, è possibile arrivare fino all’Arco Naturale esclusivamente a piedi, percorrendo l’omonima via.

Chiesa di San Michele alla Croce ^

Concluso il breve trekking del Pizzolungo decidiamo di continuare la nostra passeggiata per Capri raggiungendo a piedi Villa Jovis. Camminando ci accorgiamo che nascosta da un ricco giardino con piante locali ed esotiche si trova la chiesa di San Michele alla Croce

La chiesa, così come la contrada in cui si trova, prendono il nome di “della croce” per via della grande croce che domina la collina. La struttura della chiesa di San Michele alla Croce è decisamente particolare, fatta di forme sinuose e morbide. L’edificio venne costruito in epoche successive: la parte originaria risale al XII secolo ed era dedicata a Santa Maria del Rifugio, perché veniva utilizzata come riparo durante le incursioni dei pirati.

La chiesa di San Michele alla Croce non svolse sempre la funzione di chiesa, ma agli inizi dell’ottocento venne impiegata come una polveriera dagli inglesi, che avevano il loro forte proprio sul colle che la sormonta.

Villa Jovis – la Villa di Tiberio ^

Attraverso una passeggiata suggestiva, che ci restituisce frequentemente dei bellissimi panorami su tutta l’isola, arriviamo a Villa Jovis, il sito archeologico più importante di tutta Capri, nella parte più orientale dell’isola sulla sommità del monte Tiberio, a 354 metri sul livello del mare.

A rendere famosa questa antica villa c’è il fatto che venne abitata dall’imperatore romano Tiberio Giulio Cesare Augusto e per aver rappresentato il palazzo del governo di Roma sull’isola dal 26 al 37 dopo Cristo. Risulta quindi che l’imperatore Tiberio rimase sull’isola di Capri per ben 11 anni e da qui governò tutto l’impero.
Nonostante venisse descritto come un governante crudele e despota, sembra che la realtà su questo imperatore sia piuttosto differente e che si trattasse di una persona solitaria e riflessiva che raramente organizzava feste e che amava rimanere in luoghi isolati. Per questo motivo trasferì parte delle cariche dell’impero romano da Roma a Capri durante la sua permanenza e quindi alla villa già esistente vennero aggiunte nuove sezioni. Tuttavia anche le nuove parti non furono mai sufficienti per tutte le funzioni che Tiberio decise di trasferire qui.
Pare che Tiberio scelse capri e Villa Jovis come sua abitazione non solo per la bellezza dell’isola, ma anche perché soffriva di tubercolosi e l’aria costiera alleviava le sue sofferenze. Inoltre la sua politica di rigore e antiespansionistica era in forte contrasto con il volere dei nobili romani e del senato e pare che il suo trasferimento venne visto di buon occhio e, anzi, probabilmente gli salvò la vita.

Villa Jovis venne poi abbandonata e lasciata a se stessa, salvo poi essere riscoperta durante il XVIII secolo, quando il re Carlo di Borbone decise di trasformarla in cava per estrarre i ricchi materiali con cui era stata costruita e reimpiegarli nell’edificazione delle sue ville. In questo periodo vennero asportati anche buona parte dei pavimenti originali in marmo.

Villa Jovis era la principale di ben 12 ville che l’imperatore Tiberio aveva costruito qui a Capri e occupava un’area di ben 7000 metri quadri, in una posizione strategica che gli permetteva di dominare buona parte del golfo di Napoli. La struttura dell’edificio era a metà tra quella tipica di una villa romana e quella di una fortezza: in posizione centrale si trovavano delle grandi cisterne che raccoglievano l’acqua piovana e che contribuivano a rendere indipendente villa Jovis dal punto di vista idrico. L’acqua serviva non solo per uso alimentare, ma anche per rifornire le belle terme suddivise in più ambienti: l’apodyterium, il frigidarium e le tepidarum calidarium.

Gli appartamenti dell’imperatore si trovavano sul lato nord della villa, ed erano vicini alle stanze in cui erano ospitati i suoi più fedeli collaboratori. Nel lato orientale si trovava la sala del trono, mentre in quello occidentale le stanze per la servitù.

Salendo al culmine della villa oggi è possibile vedere una chiesetta e la grande statua di una Madonna con bambino.

Anche qui l’ingresso è pagamento, ma nel biglietto da pochi euro è compresa anche l’audioguida che illustra dettagliatamente le rovine che si possono visitare.

Statua della Madonna con Bambino - Villa Jovis

Resti della Torre del Faro e Salto di Tiberio ^

Tornando verso la biglietteria e guardando oltre l’uscita, è possibile vedere la Torre del Faro, oltre la quale si trova il Salto di Tiberio, ovvero la grotta da cui si narra che l’imperatore facesse precipitare i suoi nemici (teoria poi smentita).

La Torre del Faro, anticamente conosciuta come Turris Phari, veniva utilizzata dall’imperatore Tiberio per comunicare con gli altri avamposti posti sulla penisola sorrentina e all’interno del golfo di Napoli. Le comunicazioni erano di tipo visivo, grazie a segnalazioni luminose che si rivolgevano per lo più al monte di San Costanza, su Punta Campanella. Questo sistema di comunicazione gli permise di governare per undici anni l’impero romano senza allontanarsi da Capri, comandando con una triangolazione di comunicazioni, Capo Miseno, a ovest di Napoli, dove si trovava la flotta dei cantieri navali di Roma.

A causa di un terremoto la Torre del Faro crollò nel 37 dopo Cristo, pochi anni prima che sopraggiungesse la morte dell’imperatore. Venne prontamente ricostruita e utilizzata come segnalazione per i naviganti, continuando a funzionare per tutto il medioevo grazie agli eremiti che vivevano nella chiesetta di Villa Jovis.

Vicoli del Centro Storico ^

La nostra visita tra le cose da vedere a Capri in un giorno sta volgendo al termine, ma prima di tornare a Marina Grande per imbarcarci vogliamo godere di queste ultime ore a Capri. Vista l’ora conveniamo sul fatto che in una giornata non riusciremo a visitare anche Anacapri e così ci dedichiamo a una piacevole passeggiata tra le belle case e i negozi che si affacciano sui vicoli del centro storico di Capri. 

Durante l’estate queste strade sono prese letteralmente d’assalto, mentre nei mesi primaverili e autunnali risultano più vivibili, nonostante alcune attività e alcuni negozi svolgano orari piuttosto ridotti. Nel periodo invernale, invece, molte attività dedicate ai turisti chiudono totalmente i battenti.

Nonostante Capri sia soprattutto lusso e ambienti costosi, alcuni scorci dei vicoli sanno restituire un sapore storico, dove le case dipinte a calce sono decorate con grandi vasi e piante grasse.

Giardini della Flora Caprense ^

Tornati nella piazzetta di Capri continuiamo a passeggiare per le vie più centrali. Decidiamo di riposarci qualche minuto e così raggiungiamo i Giardini della Flora Caprense, a poca distanza dal cuore del centro e lungo via Vittorio Emanuele.

Entrandoci ci rendiamo conto che chiamarli giardini è un po’ un eufemismo: davanti a noi ci troviamo una grande piazza cementificata con qualche aiuola lungo i lati e svariati bambini che giocano. Ai lati dei giardinetti si trovano piante e fiori locali, da cui deriva il nome di “Flora Caprense“. Ad arricchire questo verde si trova anche la statua in memoria dell’amore per i gatti, a sinistra dell’ingresso.

Giardini della Flora Caprense

Dietro ad un’aiuola centrale, arricchita da un grande vaso, si vede il centro congressi riconoscibile per le ampie arcate sormontate da gruppi di tre monofore.

Trattandosi di uno spazio sufficientemente ampio qui vengono spesso organizzate manifestazioni, come la kermesse musicale di Jazz Inn… Capri. 

Convento di Santa Teresa e la Chiesa del Santissimo Salvatore ^

Dalla piazzetta di Capri prendiamo poi via Padre Serafino Cimmino, che ci porta in un’ambientazione totalmente differente: si tratta di una lunga via coperta che passa tra i palazzi e nella quale si affacciano piccole botteghe e negozietti. Quando emergiamo alla luce del giorno ci troviamo tra palazzi malandati e rimasti fermi nel tempo, che hanno comunque un loro perché.

Tra questi si trova il convento di Santa Teresa e l’adiacente chiesa del Santissimo Salvatore, nel cuore medievale di Capri. Qui il tempo sembra essersi fermato ed aver rinnegato la modernità che invece persuade gli angoli più conosciuti di Capri. 

La facciata dai toni caldi della chiesa del Santissimo Salvatore è ben riconoscibile anche per via della scalinata che vi si apre davanti. Questa chiesa in stile barocco risale alla seconda metà del XVII secolo, quando fu costruita a servizio del vicino convento di Santa Teresa. Esternamente la facciata è piuttosto squadrata e priva di orpelli, divisa in due orizzontalmente, e lungo le tre fasce verticali vede l’apertura di diverse finestre di forme differenti. Internamente invece gli spazi sono organizzati su di una navata con copertura a botte, ed è accompagnata da quattro cappelle laterali. Ai lati si trovano alcune maioliche con motivi floreali e geometrici, che richiamano quelle a terra, coperte da una spessa moquette.

Il convento di Santa Teresa venne invece costruito nel 1661, cinque anni prima della chiesa, e ospitava numerose suore. Qui gli spazi si aprono su in lungo e alto porticato presidiato da una folta vegetazione. Durante i secoli cambiò diverse volte funzione: da convento divenne una caserma ed anche un carcere, durante l’ottocento quando vennero soppressi gli ordini religiosi. Oggi il convento è tornato alla sua antica e originaria funzione.

Chiesa di San Costanzo ^

L’ora comincia ad essere tarda, e dobbiamo riprendere l’aliscafo che ci porterà indietro fino a Napoli dopo un’intera giornata a scoprire cosa vedere a Capri. Scendiamo dalle scalette che in circa un quarto d’ora ci riportano fino a Marina Grande dove ci imbarcheremo e, con grande sorpresa, non troviamo alcuna fila alla biglietteria.

Così dopo aver acquistato il nostro biglietto di ritorno decidiamo di fare una passeggiata fino alla vicina Chiesa di San Costanzo, che ovviamente troviamo chiusa, ma che possiamo ammirare da fuori.

La chiesa di San Costanzo prende il nome dal santo Partono della città, ma è anche nota come chiesa di Santa Maria Santissima della Libera. Nonostante non si sappia con certezza l’anno di costruzione, questa chiesa rimane una delle più antiche di tutta l’isola. C’è chi sostiene che una prima costruzione sacre fosse già esistente nel V secolo, edificata a sua volta sui resti di un tempio romano formato da otto colonne e due absidi. Altri invece sostengono che la costruzione sia da far risalire tra il IX e il XII secolo. 

Dai documenti ritrovati emerge che la chiesa di San Costanzo era già esistente nel 987 e che negli anni venne progressivamente ammodernata, passandola anche da uno stile paleocristiano a uno stile bizantino che gli ha conferito anche l’attuale forma a croce greca. Nella prima metà del XIV secolo gli venne aggiunto il presbiterio e lo stile cambiò da bizantino a gotico e fino al 1560 rappresentò la cattedrale di Capri, titolo poi passato alla chiesa di Santo Stefano. Solo in epoca più recente vennero apportate modifiche che causarono dei danni alla struttura: nel 1775 vennero asportate tre colonne per essere riutilizzate all’interno della reggia di Caserta e nel 1929 venne abbattuto il pronao e rivista la facciata per costruire al suo fianco la casa del parroco. Ciò causò la necessità di ristrutturare completamente la chiesa, conferendole l’aspetto attuale.
Recenti lavori di restauro hanno portato alla luce un pavimento di epoca romana e un muro in laterizio databile al V secolo. 

Attualmente la facciata è caratterizzata da una divisione in due per mezzo di una sottile trabeazione. Nella parte inferiore si trova il portale del XIV secolo con al di sopra lo stemma degli Angioini. Nella parte superiore, invece, si aprono due finestre della casa parrocchiale e, al di sopra, un piccolo timpano circondato da due volute. Il tutto è ricoperto da un colore bianco che contrasta con quello del portone d’ingresso.

Internamente invece, lungo le diagonali si aprono quattro cappelle dotate di volte a crociera e, al centro, si trova una cupola. Originariamente lungo il perimetro si trovavano 12 colonne, tre delle quali asportate per la reggia di Caserta e nel lato sud è ancora presente il presbiterio del XIV secolo.

Esternamente, riconoscibile già dal lungomare, si può invece vedere il campanile in stile arabo della chiesa di San Costanzo.

Cosa fare a Capri gratis ^

La visita di Capri metterà sicuramente a dura prova il vostro portafogli. Non solo sono da sostenere i costi per arrivare fino all’isola (circa 20€ a tratta), ma bisogna considerare anche il costo della vita, piuttosto alto, dell’isola. E così un caffè può arrivare a costare intorno ai 5 euro e un aperitivo anche sui 12 euro. Se volete fare il giro dell’isola in barca bisogna considerare altri 18 euro a cui si sommano ulteriori costi per entrare nella Grotta Azzurra o nelle altre attrazioni.

Fortunatamente le destinazioni più culturali, come la Certosa o Villa Jovis, hanno prezzi più abbordabili, ma sono comunque a pagamento.
Se invece volete fare una visita tra le mete gratuite della città potrete approfittarne per vedere le seguenti destinazioni, già dettagliate sopra:

  • una passeggiata per Marina Grande e la chiesa di San Costanzo;
  • uno sguardo alla piazzetta di Capri, con la chiesa di Santo Stefano e il suo antico campanile;
  • il suggestivo trekking del Pizzolungo, che vi terrà impegnati un paio d’ore e vi aprirà la vista su suggestivi scorci dell’isola, come quello sui faraglioni;
  • una visita al bellissimo Arco Naturale;
  • la visita della chiesa di San Michele alla Croce e ai suoi giardini;
  • la passeggiata fino ai resti della Torre del Faro, davanti a Villa Jovis;
  • una piacevole camminata tra i vicoli del centro storico e il giardino della flora caprense;
  • la scoperta della chiesa del Santissimo Salvatore e dell’adiacente convento di Santa Teresa.

Mappa dell’itinerario di Capri in un giorno ^

Ecco la mappa dell’itinerario di un’intensa giornata alla scoperta di Capri. Purtroppo in una giornata non è possibile visitare sia il comune di Capri che quello di Anacapri, ma la visita si concentra solo sul territorio di Capri e di Marina Grande.

Tuttavia, grazie all’escursione in barca che fa il giro dell’isola, è possibile vedere alcune delle attrazioni di Anacapri dal mare. Per meglio identificare le attrazioni troverete in blu le destinazioni raggiunte via mare con il giro dell’isola e in giallo quelle viste attraverso una lunga passeggiata per le vie in salita di Capri. Queste sono anche collegate tra loro, così da poter ripercorre l’itinerario nello stesso ordine.

Capri può essere visitato all’interno di un itinerario tra Napoli, Pompei e la Costiera Amalfitana. Leggi l’itinerario di 6 giorni in questi bellissimi luoghi.

https://www.lorenzotaccioli.it/wp-content/uploads/2020/01/I-faraglioni-visti-dalla-passeggiata-del-Pizzolungo-600x400.jpg
px600
px400
Capri in Un GiornoScopri la guida completa di Capri in un giorno. Dai faraglioni, all'arco naturale, fino alla Certosa, Villa Jovis e tanto altro. Mappa, foto e dettagli.https://www.lorenzotaccioli.it/capri-in-un-giorno-cosa-vedere-itinerario-completo/
Lorenzo Taccioli