Castello Sforzesco di Milano – Cosa Vedere

Castello Sforzesco di Milano visto da Parco Sempione

Tra le tappe da non perdere nella città di Milano, c’è senza dubbio il castello sforzesco, in diretto contatto con il duomo raggiungibile attraverso una passeggiata di circa un chilometro, e vicino ai monumenti storici più conosciuti della città, come l’arco della pace, subito al di là di parco Sempione.

Il castello sforzesco di Milano è una valida testimonianza della storia della città e chi è alla scoperta del capoluogo lombardo dovrà per forza farvi una visita.

Castello Sforzesco di Milano visto da Parco Sempione

Castello Sforzesco di Milano – Breve Storia ^

In epoca romana nella città di Milano erano presenti quattro castelli che svolgevano una funzione difensiva. Purtroppo sono praticamente andati tutti persi e quello che occupava la posizione dell’attuale castello sforzesco è stato più volte ricostruito.

Inizialmente edificato in epoca romana, nel 286 il Castrum Portae Jovis ricoprì la funzione di caserma dei pretoriani e del reparto militare che qui svolgevano incarichi a protezione dell’imperatore. In quell’anno, infatti, Milano divenne la capitale dell’impero romano d’occidente.

La famiglia Visconti, la cui signoria era a capo della città di Milano durante il XIV secolo, volle costruire un altro castello. Tra il 1360 e il 1370 Galeazzo Visconti fece erigere lungo le mura della città il Castello di Porva Giovia, proprio in corrispondenza di un ingresso aperto nella cinta delle mura romane e sopra alla precedente fortificazione romana. Il castello venne progressivamente ampliato, soprattutto in epoca viscontea, quando questa famiglia rappresentava il ducato cittadino. Qui venne trasferito l’intera corte dell’allora palazzo ducale, attualmente conosciuto come Palazzo Reale, e il castello aveva una pianta quadrata con lati di duecento metri e quattro torrioni sugli angoli.

Nel 1447 il castello venne abbattuto dall’Aurea Repubblicana Ambrosiana, il governo repubblicano creato dai nobili e dai giuristi dell’università di Pavia che approfittarono del vuoto creato dalla mancanza di successori a Filippo Maria Visconti dopo la sua morte.

Nel 1450 Francesco Sforza, marito di Bianca Maria Visconti (unica erede, donna, a Filippo Maria Visconti), sconfisse l’Aurea Repubblicana Ambrosiana e si insediò come duca della città. Diede così il via alla ricostruzione del castello, con l’obiettivo di farne la sua residenza. Non avendo un proprio blasone decise di mantenere la vipera viscontea. Vennero ingaggiati architetti per la ricostruzione del castello tra cui il Filarete, da cui ancora oggi deriva il nome di una torre del castello. Un’altra importante torre è la torre di Bona di Savoia, che nel 1476 si occupò di far procedere i lavori del castello.

Quando nel 1494 salì al potere Ludovico il Moro il castello ebbe un periodo di grande splendore, trasformato in una delle corti più ricche di tutta Europa. Per decorare le sale, già affrescate durante il quattrocento, vennero chiamati anche Bramante e Leonardo da Vinci, di cui si possono ancora vedere i lavori nella Sala delle Asse.

Il XVI secolo rappresentò un periodo difficile per il castello sforzesco, al centro dei continui attacchi tra francesi, milanesi e tedeschi che portarono a parecchi danni alla struttura e alle decorazioni di questo forte. In quest’occasione, però, venne allungato attraverso un baluardo conosciuto con il nome di “tenaglia”. Nello stesso secolo, dopo che la torre del Filarete venne trasformata in armeria, un soldato francese vi fece esplodere una bomba per errore, distruggendola.

Francesco II Sforza, ultimo duca di Milano, tornò al potere e fece ristrutturare e ampliare ulteriormente il castello. Quando la città passò sotto il dominio spagnolo il castello divenne sede della cittadella, ospitando le truppe con la più grande guarnigione di tutta Europa, che contava tra le mille e le tremila persone. Nel 1550 le fortificazione del castello vennero potenziate, con la costruzione di mura difensive che variarono la loro forma nel corso degli anni, fino a diventare a forma di stella a 12 lati, con una lunghezza complessiva di ben tre chilometri. Le preziose sale affrescate vennero convertite in laboratori, come falegnamerie, oppure dispense.

Agli inizi del XVII secolo i lavori vennero terminati e il castello era completamente separato dal resto della città grazie a dei fossati. Anche nel passaggio dagli spagnoli agli austriaci il castello mantenne questa conformazione, con la sola aggiunta della statua di San Giovanni Nepomuceno al centro del cortile interno chiamato piazza d’armi.

Quando il dominio di Milano passò sotto ai francesi, con Napoleone, vi si insediò una guarnigione di 4000 uomini. Nel 1796 venne però fatta una prima petizione popolare che richiedeva l’abbattimento del castello in quanto simbolo delle tirannie subite. Nel 1800 Napoleone decise quindi di avviare i lavori di demolizione, che presero il via solo un anno più tardi. Fortunatamente la demolizione riguardò solo una parte della struttura, cominciando dalle torri laterali e dai bastioni esterni all’edificio sforzesco.

Il resto della struttura fu al centro di progetti di ristrutturazione. Tra tutti venne dato seguito a quello del Canonica che prevedeva un intervento solo nella parte frontale del castello (quella in cui oggi è possibile vedere la fontana) con una riassegnazione degli usi degli altri spazi interni al forte.

Fontana di Piazza Castello

Nel 1815 Milano tornò sotto il governo dell’impero austriaco e nel 1848 divenne tristemente noto perché durante le cinque giornate di Milano il maresciallo Radetzky ordinò di bombardare la città proprio attraverso i cannoni del castello. Quando durante le guerre di indipendenza italiane gli austriaci si ritirarono, i milanesi presero possesso del castello e ne smantellarono parte del sistema difensivo posto in direzione della città. Nel 1861 Milano entra nel Regno d’Italia e i cittadini, in segno di rivalsa, invadono il castello e lo saccheggiano.

A distanza di vent’anni il castello fu al centro di una scelta: abbatterlo totalmente o mantenerlo in piedi come testimonianza storica. Venne scelta la seconda opzione e il castello fu oggetto di una profonda ristrutturazione che lo riportò alle forme della signoria degli Sforza. Il restauro terminò nel 1905 con l’inaugurazione della Torre del Filarete, ricostruita come quella originale. In quel momento vennero messe a dimora anche le numerosissime piante che diedero vita al parco Sempione.

Un ultimo duro colpo al castello arrivò durante la seconda guerra mondiale, quando la città venne bombardata e anche il castello riportò seri danni. Una pronta ristrutturazione ha restituito il castello sforzesco alla città e, negli anni ’90, venne ricostruita la grande fontana sullo stile di quella che occupava la piazza antistante il castello fino agli anni settanta (rimossa per dei lavori di manutenzione e non più ripristinata).

Struttura del Castello ^

Quel che oggi è possibile vedere visitando il castello sforzesco di Milano è la parte più antica del castello, dopo che le mura esterne sono state abbattute. Il castello si compone di diverse torri, quelle angolari, quelle interne e quella centrale, corredate da diversi cortili. All’interno delle mura si sviluppano le sale nelle quali, oggi, sono allestiti numerosissimi musei.

Ecco, più nel dettaglio, gli spazi del castello.

Corte Maggiore o Piazza d’Armi ^

La prima corte che si vede entrando al castello dalla piazza della fontana è la Corte Maggiore o Piazza d’Armi. Per raggiungerla si passa al di sotto della torre del Filarete. Il nome piazza d’Armi le fu dato per via della sua mansione: accogliere tutti i soldati di truppa nel castello.

Questo, come tradisce già il nome, è il cortile più grande di tutto il castello ed è parzialmente utilizzato come museo a cielo aperto. Proprio qui, nel lato verso la porta del Carmine, sono conservati resti archeologici, come sarcofagi in pietra, risalenti al III secolo.

Nelle mura interne della Corte Maggiore è ancora oggi possibile vedere due edifici rinascimentali che sono stati inglobati nella struttura e che anticamente si trovavano sulle attuali vie Spadari e Bassano Porrone. Nel lato opposto, invece, un basso edificio è il vecchio ospedale spagnolo, nel quale oggi è ospitato il museo Pietà Rondanini. L’ospedale spagnolo, come suggerisce il nome, venne creato nel 1576 durante la dominazione spagnola sulle basi di un vecchio edificio già presente qui. La struttura serviva a dare sostegno e cure ai soldati della guarnigione. Gli interni, come è ancora possibile vedere, sono stati decorati con affreschi di ghirlande e apostoli. Grazie a una data scritta tra gli affreschi (1576) è stato possibile datare esattamente l’epoca di questi dipinti.

Se si procede invece verso il cuore del castello è possibile notare la statua in marmo di San Giovanni Nepomuceno e, più avanti, i resti del fossato morto sulla vecchia cinta medievale.

La Corte Ducale ^

Prima di accedere alla corte ducale è necessario passare per il portico conosciuto con il nome di “portico dell’elefante“, per via dell’affresco ancora oggi visibile che ritrae proprio questo animale.

Il porticato venne costruito nel 1473 e serviva a completare questa zona dedicata agli appartamenti ducali, i quali ospitarono per primi Galeazzo Maria Sforza e la moglie, dal 1468. Gli appartamenti si estendevano su due piani, collegati tra loro attraverso dei bassi gradini studiati appositamente per dare la possibilità agli ospiti di queste stanze di salire i piani direttamente a cavallo. L’inizio della scalinata si trova in prossimità della porta del Barco, sul lato settentrionale del castello.

La corte ducale ha una forma ad U e ospitava originariamente la vita della famiglia ducale e di tutta la sua corte. Nei secoli la sua destinazione d’uso venne cambiata e ospitò a lungo una caserma.

La Rocchetta ^

L’ultimo cortile del castello sforzesco di Milano è quello della rocchetta: una piccola fortezza all’interno della fortezza, che per un breve periodo ospitò Bona di Savoia, moglie di Galeazzo Maria Sforza. Questa era la parte più inespugnabile del castello, dove la famiglia Sforza si rifugiava in caso di pericolo.

L’aspetto esterno è molto rigoroso e lineare, oltre che totalmente privo di finestre sul lato del Cortile delle Armi. Su tre lati, il cortile della Rocchetta, è dotato di un porticato su cui si affacciano le numerose finestre dei cinque piani della struttura. Le colonne che sorreggono gli archi del portico sono decorate con capitelli riportanti stemmi viscontei e sforzeschi.

La Rocchetta del Castello Sforzesco - porticati

Gli interi porticati sono chiusi da affreschi sulle volte, risalenti agli inizi del novecento e riportati alla luce con la ristrutturazione compiuta tra il 2010 e il 2013.

Sulla rocchetta si alzano due torri: la torre Bona di Savoia e la torre della Castellana.

La Torre di Bona di Savoia ^

La torre di Bona di Savoia, così come la torre del Filarete, definisce il profilo del castello sforzesco di Milano. Questa torre risale al quattrocento. Quando nel 1476 Galeazzo Maria Sforza fu vittima di una congiura nella quale morì pugnalato, la moglie, terribilmente spaventata, si rifugiò in uno dei luoghi più sicuri del castello: la rocchetta, che fortificò ulteriormente con la costruzione di un’alta torre.

La Torre di Bona di Savoia, oltre a svolgere una funzione di protezione aveva la possibilità di controllare il territorio circostante, grazie alla sua altezza. Al suo interno, durante i secoli, furono ospitate anche le prigioni e ancora oggi, passandoci all’interno, è possibile vedere una porta in legno dotata di spioncino su di una cella.

Anche la Torre di Bona di Savoia riportò danni durante le dominazioni straniere, ma nel restauro di fine ottocento venne riportata in splendida forma e addirittura innalzata e dotata di merletti.

La Torre del Filarete ^

Quella che spunta centrale nella facciata dell’edificio rivolta verso il duomo è la torre del Filarete. Il suo nome è legato a quello dell’architetto che, nel 1452, la progettò. Anche se quella originale è andata distrutta lungo i secoli, venne ricreata con le stesse sembianze agli inizi del secolo scorso. La sua ricostruzione venne dedicata al re Umberto I, che fu ucciso a Monza nel 1900.

Come nella costruzione originaria la torre è elegante e dotata di elementi in marmo che danno movimento alla struttura lineare. Sull’elemento di forma cubica superiore è stato inserito un orologio sotto le cui lancette è stato inserito un sole con raggi ondulati, a ricordo delle insegne sforzesche.

Nella nicchia della torre del Filarete è posizionata anche la statua di Sant’Ambrogio, patrono della città di Milano.

La torre del Filarete è la più alta di tutto il castello e costituisce l’ingresso principale del forte. La sua struttura si dive in quattro piano, via via più minuti. Il secondo, quello che ospita l’orologio, è chiuso da una merlatura ghibellina ed è ulteriormente sormontato da un piano con arcate a tutto sesto.

A coronamento della torre una loggetta ottagonale sorregge una piccola cupola tondeggiante.

La Ponticella ^

Sul lato più antico del castello sforzesco si allunga una piccola struttura che sormonta il fossato che gira intorno al forte. Il lato posto verso parco Sempione risale all’epoca trecentesca ed è diviso in due dalla porta del Barco che immetteva direttamente sulla zona riservata alla caccia.

La struttura sul fossato, per via della sua forma, è nota come Ponticella e collegava le sale ducali alle mura più esterne del castello, oggi scomparse. Si sviluppa su due archi ed è dotata di tre piccole salette. Le sue origini sono da attribuire a Ludovico il Moro che la utilizzò anche per rifugiarsi dopo la morte prematura della moglie Beatrice d’Este nel 1497. Per questo motivo, ancora oggi, vengono definite “le salette nere“.

Sembra che nella sua progettazione Ludovico il Moro abbia coinvolto direttamente il Bramante e che parte delle decorazioni, andate perse, vennero svolte da Leonardo da Vinci. Oggi è possibile accedervi attraverso il museo d’arte antica, le cui sale IX e X sono ospitate proprio nella Ponticella.

I Torrioni del Santo Spirito e del Carmine ^

Costruiti sul lato posto verso il cuore del centro storico di Milano, i torrioni del Santo Spirito e del Carmine sono due basse torri circolari che occupano due angoli del castello.

Vennero costruiti nel 1452 su volontà di Francesco Sforza con l’obiettivo di aumentare le difese del castello. La loro edificazione in serizzo a burchioni era un elemento piuttosto nuovo per l’epoca ed ebbe così tanto successo che molti dei nobili in visita in città non poterono fare a meno di raccontare il loro stupore nel vederli.

La torre del Santo Spirito e la torre del Carmine erano dotate di sei sale con copertura a volta e, durante i secoli, svolsero diverse funzioni tra cui quelle di prigione. Vennero abbassate durante i secoli, anche su volontà dei cittadini di Milano che in parte rifiutavano questa istituzione per via dell’oppressione che rappresentava nei confronti del popolo.

Attraverso la ristrutturazione di fine ottocento, curata da Luca Beltrami, vennero riportate all’aspetto originale, recuperando l’altezza perduta. All’interno del torrione del Carmine oggi è posta la biblioteca d’arte, ma per un periodo svolse la funzione di torre idrica cittadina con un grande serbatoio di acqua potabile.

La Torre Castellana e la Torre Falconeria ^

Altre due torri definiscono gli angoli delle mura del castello sforzesco. Queste sono la torre Castellana e la torre Falconeria, riconoscibili per la loro pianta a base quadrata.

All’interno di quella posta a nord-est, la torre Castellana, è posta la sala del tesoro. Sala risalente alla dominazione degli Sforza, nella quale venivano conservati i tesori e i documenti della famiglia regnante. Ludovico il Moro decise di decorare questa stanza attraverso l’affresco di Argo, custode dell’inferno e custode dei tesori di questa sala. Pare che l’opera sia riconducibile al Bramante.

Sul lato opposto rispetto alla torre Castellana si trova invece la torre Falconeria. Questa torre racchiude al suo interno la famosa sala delle Asse, raggiungibile visitando il museo di arte antica, del quale rappresenta la sala VIII. Voluta da Ludovico il Moro, questa stanza è celebre perché la decorazione fu affidata a Leonardo da Vinci che, per risolvere il problema di una sala chiusa, decise di dipingere ben 18 alberi le cui chiome si incontrano e si intrecciano sui soffitti, creando un intricato gioco visivo di vegetazione.

La Cappella Ducale ^

Tra le sale più importanti di tutto il castello sforzesco non si può non annoverare la cappella ducale. Questo spazio venne fortemente voluto da Galeazzo Maria Sforza che chiamò ben sei pittori per le sue vistose decorazioni.

La sala era talmente importante che i lavori procedettero in maniera piuttosto spedita e richiesero appena un anno: il 1473. Al suo interno Galeazzo Maria Sforza voleva accogliere ben 22 cantori, scelti tra i migliori in giro per le corti di tutta Europa.

Al centro del soffitto un sole ha al centro Cristo risorto, circondato da svariati angeli. La struttura del soffitto, decorato a pastiglia dorata, irraggia una lunga serie di Santi posti tutto intorno alla cappella ducale, mentre nelle lunette alle pareti sono raffigurati i simboli degli Sforza.

Interni del Castello Sforzesco di Milano – I Musei ^

L’intero castello sforzesco di Milano è stato trasformato in un ricco concentrato di musei, su temi più disparati. Se vi illudete di visitare le antiche stanze alla ricerca di arredi d’epoca in sale spoglie, rimarrete molto delusi.

Per visitare gli interni del castello è infatti necessario acquistare un biglietto che vi darà accesso a un’enorme quantità (anche troppe) di opere che vanno dall’arte antica, ai quadri, dagli strumenti musicali ai mobili, da fotografie a pezzi risalenti all’antico Egitto.

Non nascondo che dopo un po’ si potrebbe tendere a non vedere l’ora di uscire, per cui è giusto bilanciare la visita tra musei che effettivamente interessano e sale del castello che si vorrebbero vedere.

Museo Pietà Rondanini ^

Il museo aperto più di recente in tutta il castello sforzesco di Milano è il Museo Pietà Rondanini, che occupa le sale dell’ospedale spagnolo e che ha visto il trasferimento qui della famosa statua della Pietà Rondanini, prima posta in chiusura del museo d’arte antica. Il museo ha aperto i battenti il 2 maggio 2015, dentro al cortile delle armi.

Museo Pietà Rondanini - dentro all'Ospedale Spagnolo del Castello Sforzesco

La Pietà Rondanini è l’ultima opera, non terminata, di Michelangelo Buonarroti. Questa funge un po’ da testamento dell’artista e rappresenta la morte e la salvezza dell’anima allo stesso tempo. Qui Michelangelo abbandona la bellezza assoluta del corpo, a favore di una sensazione di sofferenza.

Nella Pietà Rondanini i corpi di Maria e Gesù sono fusi tra loro e posti ad altezze differenti, intrecciandosi come ripercorrendo vari momenti della vita di Cristo, dalla deposizione della Croce al seppellimento, fino alla resurrezione.

Pietà Rondanini di Michelangelo Buonarroti

Museo d’arte antica ^

Il museo di arte antica all’interno del castello sforzesco conta quasi 2000 pezzi esposti e rappresenta il museo più importante di tutta la Lombardia nel suo genere.

Ad accoglierci nella visita è presente l’arco di Pusterla dei Fabbri anticamente collegato alla cinta muraria medievale della città. Attraversandolo ci immergiamo nelle sale risalenti al periodo degli Sforza e della dominazione spagnola, riccamente decorate con affreschi.

Al centro delle sale al piano terra si trova, imponente, il monumento funebre di Bernabò Visconti, creato da Bonino da Campione: il sarcofago in pietra è sollevato da terra attraverso numerose colonne ed è sormontato da una grande statua equestre.

Il museo continua poi con una serie cospicua di altre opere, tra cui la sala numero cinque con il crocifisso ligneo del XII secolo, conosciuto come Cristo dalla testa rasata. La particolarità di questo crocefisso è l’espressione estremamente sofferente del soggetto, che lo rende in qualche modo più umano rispetto all’iconografia classica. Si dice che anticamente la testa fosse ricoperta da capelli veri, andati poi persi.

Procedendo alla scoperta del museo di arte antica ci ritroviamo in una sala dai soffitti decorati, da cui scendono alcuni gonfaloni. Al centro della stanza quello più importante, risalente al cinquecento e conosciuto come Gonfalone di Milano, dove è ritratto il patrono Sant’Ambrogio.

All’interno di questo museo sono presenti anche due famose sale: la Sala delle Asse, decorata da Leonardo da Vinci e la Cappella Ducale. A pochi passi anche gli appartamenti di Galeazzo Maria Sforza, in cui sono esposte opere rinascimentali e tardogotiche.

Il museo termina con la sezione dell’armeria con pezzi risalenti al periodo tra il medioevo e il XVIII secolo e, in chiusura, il monumento funebre di Gaston de Foix. Inizialmente era ospitata qui anche la Pietà Rondanini di Michelangelo, spostata poi all’interno dell’ospedale spagnolo, ma sostituita da un’opera contemporanea su di questo pezzo.

Pinacoteca ^

Anche la Pinacoteca del castello sforzesco è piuttosto grande, ha al suo interno infatti circa 1500 opere. Gli artisti ospitati qui sono differenti, così come lo sono i soggetti ritratti nei quadri che vanno dall’epoca tardogotica fino a quelle settecentesche del Canaletto.

Tra gli artisti che hanno trovato qui una casa per i loro quadri vanno annoverati il Bramantino, Vincenzo Foppa, il Mantegna, Correggio, Tiziano, il Tintoretto e il Canaletto.

Museo egizio ^

Tra le sale dei Visconti ce n’è una dedicata al museo egizio. Niente a paragone del museo egizio di Torino, quello all’interno del castello propone un percorso dedicato alla comprensione degli aspetti fondamentali della civiltà egizia, raccontandone l’arte e i manufatti.

La parte principale delle opere in mostra deriva da donazioni. Le opere sono organizzate per nuclei tematici, come esempi di scrittura su vari materiali (pietra, legno, papiro, ..), figure di divinità, amuleti, oggetti legati alla vita quotidiana, mummie di uomini e animali, maschere funerarie…

Museo della preistoria e protostoria ^

Il museo della preistoria e della protostoria presenta resti derivanti dalle principali culture che si alternarono in Lombardia dal Neolitico fino alla romanizzazione, quindi dal VI millennio avanti Cristo al I secolo avanti Cristo.

Per ognuno dei periodi attraversati sono presenti alcuni pezzi, dal Neolitico si passa all’età del Bronzo con materiali della cultura palafitticoloterramaricola e i corredi funebri delle culture della Scamozzina Monza Alba. L’età del ferro è rappresentata dalla cultura di Golasecca della quale sono esposti corredi funerari ritrovati nella “prima tomba di guerriero” di Sesto Calende. Il museo della preistoria e protostoria si chiude poi con oggetti risalenti al periodo celtico e al mondo gallico, da cui derivano principalmente materiali romani d’importazione.

Museo delle arti decorative ^

Il museo delle arti decorative del castello sforzesco è una ricchissima collezione di svariati pezzi, anche piuttosto differenti tra loro. Al suo interno infatti si trovano opere di intaglio, sculture, ceramiche, argenterie e monili in oro, ma anche armi, arazzi e tessuti provenienti principalmente dal periodo tra l’XI e il XVIII secolo.

Di notevole rilevanza è la ricca collezione di ceramiche e maioliche del rinascimento, provenienti da Faenza, Urbino e Pesaro. Un’altra importante sezione è quella degli arazzi, dove è possibile vedere lavori eseguiti agli inizi del cinquecento su disegni del Bramantino.

Museo degli strumenti musicali ^

Il museo degli strumenti musicali, così come quello delle arti decorative e la biblioteca trivulziana, occupa gli spazi della rocchetta del castello. Questo è uno dei musei più importanti del suo genere: il secondo in Italia e tra i maggiori a livello europeo, grazie alla sua cospicua collezione di pezzi europei ed extraeuropei.

All’interno del museo degli strumenti musicali sono presenti tantissimi strumenti fatti a mano, a partire da violini cremonesi o milanesi e, addirittura, alcune opere uniche come la chitarra Mango Longo o un oboe in avorio di Anciuti o, ancora, un doppio virginale fiammingo degli inizi del XVII secolo.

Museo dei mobili ^

Per visitare il museo dei mobili è necessario tornare nella corte ducale, sul lato posto verso il parco Sempione, dove si trova anche la pinacoteca del castello sforzesco.

Nella città del design e del salone del mobile non poteva certo mancare un museo dedicato a questo argomento. Così, visitandolo, si può ripercorrere la storia del mobile degli ultimi sei secoli, anche attraverso una mostra titolata “Dagli Sforza al design“.

Il museo è organizzato con diversi spazi che ricreano al loro interno piccoli ambienti tematici. I pezzi qui esposti sono spiegati attraverso appositi pannelli che ne illustrano anche i contesti storici in cui hanno visto la luce. Ai mobili sono accostati altri pezzi d’arte, come stampe e dipinti.

Interessante è anche la parte del museo dei mobili riservata ai pezzi più moderni, con oggetti disegnati da Gio Ponti, Carlo Mollino e Ettore Sottsass.

Raccolta delle stampe “Achille Bertarelli” ^

Il museo delle stampe del castello sforzesco porta il nome del suo fondatore, Achille Bertarelli, che creò il primo nucleo della grande raccolta donando al comune ben 300.000 incisioni. L’istituzione del museo continuò ad acquisire opere e, ad oggi, è arrivato all’incirca a un milione di stampe.

Al suo interno ci sono pezzi molto disparati: le stampe artistiche si sommano a quelle storiche, religiose, popolari, ma anche a cartine geografiche e piante di città o monumenti, oltre che ritratti, immagini di costumi e uniformi e tanti altri soggetti.

All’interno della raccolta delle stampe Achille Bertarelli sono presenti anche libri antichi e moderni, che è possibile consultare anche attraverso la schedatura informatica (ancora in corso).

Archivio fotografico ^

Di estrema rilevanza è anche l’archivio fotografico, uno dei più forniti di tutta Italia, grazie alle sue 600.000 fotografie scattate dal 1840 ad oggi.

Attraverso la visita di questo museo, il cui accesso si trova in piazza delle armi, è possibile ripercorrere la storia di questo medium, con tecniche di stampa differenti, ma anche la storia dei soggetti ritratti. E così foto naturali si mischiano a scatti sulla vita di Milano, sulla Lombardia e, più in generale, sull’Italia e i paesi del mondo.

Biblioteca archeologica e numismatica ^

Sempre su piazza d’armi si trova l’accesso alla Biblioteca Archeologica e Numismatica, fondata addirittura nel 1808. Al suo interno si trovano volumi moderni, antichi e testate di periodici, oltre che gli archivi personali di famosi archeologi e numismatici che hanno regalato i loro tesori a questa biblioteca.

La biblioteca ha assunto una tale importanza che essa stessa è diventata editrice in ambito numismatico, archeologico e archivistico.

Biblioteca trivulziana e archivio storico civico ^

Un’altra biblioteca all’interno del castello sforzesco è la biblioteca trivulziana, ospitata nella rocchetta. Questa venne acquistata nel 1935 dalla famiglia Trivulzio, che ne fece una biblioteca specializzata in storia e letteratura del periodo umanistico-rinascimentale.

Al patrimonio iniziale sono stati affiancati lungo gli anni opere derivanti da piccole biblioteche private e attualmente detiene circa 180.000 volumi, tra cui diversi manoscritti: il più antico risale addirittura all’VIII secolo e tra questi è presente anche il Libretto d’Appunti di Leonardo da Vinci.

Anche la biblioteca trivulziana cura alcune pubblicazioni, oltre a organizzare al suo interno eventi culturali.

Biblioteca d’arte ^

La terza biblioteca del castello sforzesco di Milano è la biblioteca d’arte, in piazza d’armi. La biblioteca d’arte è talmente importante che compete con la biblioteca di archeologia e storia dell’arte di Roma o con quella del Kunsthistorisches Institut di Firenze.

Al suo interno sono ospitati oltre 90.000 volumi, tra cui alcuni piuttosto antichi e rari. Le sue dimensioni sono tali da avere anche una sede distaccata, in via Cimarosa, in cui è possibile consultare oltre 1600 riviste in lingua italiana e straniera che riguardano arte, arte applicata, architettura e design.

Raccolta Vinciana ^

L’ente raccolta vinciana è il più importante al mondo nel suo genere. Venne istituito successivamente alla donazione di Luca Beltrami alla città meneghina di buona parte dei volumi attualmente presenti qui.

La raccolta vinciana si compone di oltre 5000 volumi, manoscritti, antichi e moderni, e 2000 fotografie che vertono tutte sulla figura di Leonardo da Vinci.

CASVA – Centro di alti studi sulle arti visive ^

L’insieme dei musei all’interno del castello sforzesco di Milano si chiude con CASVA, in piazza d’armi. Al suo interno sono conservati importanti archivi di architettura e design del secolo scorso, tra cui il fondo Luciano Baldessari con svariate centinaia di disegni, tempere, acquarelli, collage che documentano l’attività dell’architetto in qualità di progettista di edifici e monumenti, scenografo, pittore e ideatore di allestimenti museali.

Il CASVA – centro di alti studi sulle arti visive è ospitato in via provvisoria all’interno del castello e fa capo alla stessa direzione della biblioteca d’arte e della biblioteca archeologica e numismatica.

Prezzi Castello Sforzesco ^

Il castello sforzesco è aperto tutti i giorni della settimana, dalle 7.00 di mattina alle 19.30 di sera e i suoi cortili sono accessibili gratuitamente. I musei posti all’interno del castello sono invece chiusi il lunedì e gli altri giorni osservano l’orario 9.00 – 17.30.

L’accesso ai musei è regolato da un unico biglietto cumulativo che ha il costo di € 10 per l’intero ed € 8 per il ridotto, con validità giornaliera. L’ingresso è invece gratuito per i ragazzi al di sotto dei 18 anni o per gli studenti delle scuole superiori.

Per chi si trova in città è possibile usufruire di diverse gratuità per accedere ai musei del castello: ogni primo e terzo martedì del mese, dalle 14.00 in avanti, è possibile fare una visita gratuita. Non è più gratuito l’accesso durante la prima domenica del mese, ma è previsto un biglietto al costo ridotto di € 5.

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Castello Sforzesco di Milano - Cosa VedereLeggi la guida dettagliata alla scoperta del Castello Sforzesco di Milano: la storia in breve, le sale e l'edificio, e tutti i musei ospitati.https://www.lorenzotaccioli.it/castello-sforzesco-di-milano-cosa-vedere/
Lorenzo Taccioli