Cosa Vedere a Spoleto in Un Giorno

Cattedrale di Santa Maria Assunta vista dalla Scalinata

Spoleto è stata una piacevolissima sorpresa, il suo centro storico ricco di arte e storia non può che impressionare e lasciare un ottimo ricordo in chi la visita. Era da tempo che avrei voluto vederla e finalmente eccomi qui tra i suoi palazzi storici, la sua rocca e le sue piazze.

Una visita a Spoleto saprà farsi ricordare ed è una buona occasione per uscire dal circuito delle città d’arte più celebrate in Italia, ma senza scendere affatto di livello.

Dove si trova Spoleto ^

Spoleto si trova in Umbria e, nonostante ne disti oltre 60 chilometri, è in provincia di Perugia. Questa città è nel sud della regione, a poca distanza dal confine con il Lazio e venne costruita sulla sommità del colle sant’Elia, ai piedi del Monteluco. Il centro storico di Spoleto è quindi un continuo sali e scendi e raggiunge un livello medio sul mare di 396 metri.

Questo territorio svariati secoli fa faceva parte di un grande lago, noto come lacus Umber che finì prosciugato in epoca medievale, anche grazie a opere di bonifica. Per questo motivo la zona è conosciuta anche come valle umbra.

Cosa Vedere a Spoleto ^

Spoleto fonda le sue origini nella preistoria e già nel XII secolo avanti Cristo erano qui presenti degli insediamenti testimoniati anche da ritrovamenti fatti nel centro storico. La sua posizione dominante, sul colle di Sant’Elia, ha fatto sì che riuscisse a prosperare già durante l’età del Ferro e presto si decise di fortificare la città attraverso delle mura ciclopiche in pietra calcarea risalenti al V secolo avanti Cristo.

Divenuta colonia romana passò successivamente ai Longobardi e poi ai Franchi, ma fu durante il Rinascimento che la città di Spoleto passò dall’essere un centro prettamente strategico, per via della sua posizione, a un centro culturale anche grazie alla fondazione dell’Accedemia degli Ottusi che si occupava (e si occupa tutt’ora come Accademia Spoletina), di promozione di ricerche storiche, scientifiche, artistiche e umanistiche in città attraverso donazioni, corsi, laboratori e incontri.

Visitare il centro storico di Spoleto è una bella esperienza e, nonostante sorga sul colle, non è poi così faticoso anche grazie alle scale mobili che corrono lungo il crinale della collina e che fanno transitare decine di turisti ogni giorno. Tra le cose da non perdere nella visita alla città ci sono senza dubbio la sua rocca con l’adiacente ponte delle Torri, facente parte di un antico acquedotto, lo spettacolare duomo, gli antichi resti romani sparsi per la città e i suggestivi vicoli che si succedono rapidamente.

Ecco cosa vedere in un giorno a Spoleto più nel dettaglio.

Rocca Albornoziana ^

Appena arrivati in città non si potrà fare a meno di notare la rocca Albornoziana che domina l’intero centro storico di Spoleto. Nonostante la sua posizione rialzata non sarà difficile arrivarvi, imboccando la successione di scale mobili che salgono su tutto il colle sant’Elia.
La Rocca Albornoziana si trova proprio all’ultima uscita delle scale.

Questa rocca venne voluta dal papa Innocenzo VI come sistema per rafforzare il potere della chiesa nei territori dell’Italia centrale e renderlo più evidente. La rocca fa infatti parte di un sistema di fortificazioni del quale rappresenta il maggior baluardo e venne eretto in occasione del ripristino di Roma come sede pontificia, dopo l’intervallo ad Avignone, in Francia.

La costruzione della rocca Albornoziana fu piuttosto rapida, richiese infatti appena quattro anni a partire dal 1363 e si pose l’obiettivo di essere allo stesso tempo elegante e confortevole, per adattarsi anche all’utilizzo di residenza oltre che di fortezza.

La rocca ha una forma regolare scandita da torri angolari che si innalzano sulla struttura formata da due blocchi: il cortile delle Armi, destinato ad ospitare eventuali truppe e il cortile d’Onore per i governatori della città. Non a caso quest’ultimo cortile è circondato da altre strutture ed edifici che permettessero di soggiornare qui e ospitò, oltre ai maggiori poteri cittadini, anche alcuni papi come Bonifacio IX e Niccolò V, ma anche Lucrezia Borgia, figlia illegittima di papa Alessandro VI. Al piano terreno si trovavano le stanza di servizio della rocca, come le cucine, i laboratori e gli uffici per i funzionari, mentre al piano superiore si trovavano le residenze dei governatori e dei personaggi illustri. Questi spazi sono collegati al cortile per via di un doppio loggiato che gira intorno al cortile nel cui centro si trova il pozzo esagonale posto su di una grande cisterna che raccoglieva l’acqua piovana e che garantiva sufficienti rifornimenti idrici alla rocca.
Un arco coperto, riccamente affrescato durante il XVI secolo con lo stemma di papa Gregorio XIII, mette in comunicazione i due cortili.

Attraverso un imponente scalone d’onore si può raggiungere il piano rialzato dove si trova una delle sale più importanti di tutta la rocca Albornoziana di Spoleto: il salone d’onore, deputato ad ospitare banchetti, feste e cerimonia. Nonostante lo sfarzo che doveva caratterizzarlo, questo non fu mai portato a compimento e la sua copertura a volte risulta non del tutto affrescata. Tuttavia, all’interno della rocca, sono ancora visibili alcuni affreschi del trecento, come quelli nella camera Pinta, ovvero la stanza destinata al castellano all’interno della torre maestra.

La torre Maestra è, tra tutte e sei, la più alta ed imponente e alla sua sinistra si trova la torre della Balestra, mentre a destra c’è la torre Nuova. Sull’altro lato sono invece presenti, da sinistra a destra la Torre dell’Acqua, la Torretta o torre del Tinello e la Torre del Forno. Attraverso la porta principale della Rocca si accede al cortile della Armi

Durante i secoli la rocca Albornoziana perse progressivamente di importanza, tanto che dagli inizi dell’ottocento, fino al 1982 ospitò al suo interno le prigioni cittadine. Solo nel 2007 venne aperta al pubblico, dopo grossi restauri e l’installazione del museo nazionale del ducato di Spoleto.

Ponte delle Torri ^

Passeggiando intorno alla rocca Albornoziana, non si potrà fare a meno di notare il celebre Ponte delle Torri, simbolo della città di Spoleto.
Questo ponte, dalle origini antichissime, è stato recentemente chiuso al passaggio pedonale per motivi di stabilità successivamente ai terremoti che hanno colpito quest’area dell’Italia.

Non è ancora chiaro l’epoca a cui risalga, ma si suppone che l’aspetto che ancora oggi possiamo vedere sia del XIV secolo, nel tardo medioevo, e che venne costruito su di una struttura già esistente di epoca romana.

Il ponte delle Torri faceva parte di un acquedotto romano e attualmente scavalca il corso del torrente Tessino che, anticamente, scorreva molto più in superficie ma che durante i secoli ha continuato ad erodere il terreno e ad innalzare questo ponte fino a ottanta metri. Al lato opposto del ponte si trova una seconda piccola fortezza, chiamata Fortilizio dei Mulini che venne costruito per sorvegliare il ponte e inoltre venne utilizzato come mulino fino a un paio di secoli fa.

Questo ponte ha una lunghezza di circa 230 metri, sorretta da dieci arcate che scendono in profondità fino al terreno e alcune delle quali presentano una seconda arcata ad un livello inferiore per sorreggere la struttura. L’ampiezza delle arcate, così come le dimensioni dei piloni non è omogenea tra loro e questo fa pensare che non tutto il ponte sia stato costruito nello stesso momento, ma in epoca successive. Due piloni arrivano fino al fondo della valle e al loro interno sono cavi: vennero infatti ricavati alcuni spazi praticabili e utilizzati come stanze per la sorveglianza. A pochi metri dal fondo sono presenti le porte che permettono di accedervi e lungo la loro altezza presentano piccole finestre. Alla nostra altezza, invece, si trova la strada che fino a qualche anno fa era percorribile a piedi, al fianco della quale si innalza un muraglione alto 12 metri sul quale scorreva anticamente l’acqua, proveniente dagli acquedotti di Cortaccione e Patrico.

Il ponte delle Torri completava il fabbisogno idrico della rocca Albornoziana e proseguiva poi verso il centro di Spoleto, arrivando alla fontana di Piazza Campiello, oggi nota come fontana del Mascherone. Dal di qui veniva poi dirottata verso i vari pozzi della città.

Arco di via del Seminario ^

Riprendiamo le scale mobili di Spoleto per scendere al ‘piano inferiore’. Da qui si accede alla parte della città in cui si trova il duomo cittadino e dalla quale si snoda gran parte della visita al centro storico.

Arco di via del Seminario

Ci dirigiamo subito in direzione della cattedrale di Santa Maria Assunta, ma prima di arrivarci vediamo alla nostra destra la via del Seminario, così chiamata perché conduce all’edificio che ospita il seminario cittadino. Quello che notiamo è però il bell’arco di via del seminario, che congiunge due edifici che si fronteggiano. L’arco è chiuso e caratterizzato da tre archetti in mezzo ai quali una statua della Madonna sembra guardare verso il basso e allungare le mani verso i passanti. Sotto all’arco di via del Seminario si trova l’accesso alla sala Don Elio Simonelli, già sala delle poltrone, in cui vengono organizzati incontri pubblici da parte della chiesa. La sala venne titolata a Don Elio Simonelli, sacerdote che si contraddistinse in città per la sua attiva partecipazione alle attività del seminario e al coinvolgimento dei ragazzi.

Duomo di Spoleto – Cattedrale di Santa Maria Assunta ^

La visita a Spoleto vi lascerà decisamente a bocca aperta quando vi troverete in piazza del Duomo. Questa piazza ha una forma decisamente particolare: una lunga e larga scalinata parte dal centro della piazza e si allunga in direzione opposta al duomo. Girandosi si noterà la chiesa principale della città, che si potrà guadare anche dall’alto. Un vero e proprio spettacolo.

Il duomo di Spoleto, la cattedrale di Santa Maria Assunta, ha origini molto antiche: venne infatti costruita tra la metà del XII secolo e gli inizi del secolo successivo su di un edificio religioso già esistente risalente all’VIII secolo, la chiesa di Santa Maria del Vescovato. Tutti gli interni sono stati completati nel XII secolo ed entro il 1227 furono completate anche la facciata e l’erezione del campanile affiancato al lato sinistro di base quadrata e caratterizzato da una bifora per lato che dà sulla cella campanaria. Il campanile è infine chiuso da una cuspide ottagonale. Solo il portico a 5 archi antistante la facciata venne aggiunto nel 1491, con l’obiettivo di donare un aspetto rinascimentale alla chiesa e aggiungerle magnificenza. Sul portico è presente un terrazzo che veniva utilizzato per l’esposizione di icone sacre durante le feste religiose. Mentre gli esterni non hanno più subito grosse modifiche, all’interno ci fu una totale ricostruzione in stile barocco, che cominciò nel 1608 e terminò solo nel XVIII secolo, ricostruendo in toto le tre navate della cattedrale.

La facciata esterna della Cattedrale di Santa Maria Assunta ha una tipica forma a capanna costruita in pietra chiara, che riflette abbondantemente i raggi solari. Il porticato posto davanti all’ingresso è caratterizzato da cinque archi a tutto sesto, suddivise da colonne corinzie e ai suoi lati sono presenti due piccole pulpiti. La parte superiore della facciata è quella più antica, in stile romanico, ed è suddivisa in due fasce orizzontali in cui si alternano archetti ciechi, tre nicchie e otto rosoni. Di notevole rilevanza è la nicchia centrale, quella più grande, in cui si trova l’opera del 1207 Cristo in trono tra la Madonna e San Giovanni Evangelista.

Gli interni, in stile barocco, sono caratterizzati da una pianta a croce latina, suddivisa su tre navate in cui si susseguono sei campate. Il transetto è dotato di una cupola chiara e termina ai lati con due altari settecenteschi. Dopo il transetto troviamo l’abside semicircolare riccamente dipinto con affreschi del quattrocento che narrano vicende in cui la vergine è protagonista, come l’annunciazione e la natività. Davvero notevoli sono anche le cappelle che si susseguono sulle navate laterali e nel transetto del duomo di Spoleto. Tra queste ad attirare la mia attenzione:

  • la cappella delle Santissime Icone, con architetture del XVII secolo e icone della Madonna. Leggermente sopraelevate rispetto alla navata è chiusa da due colonne scanalate e sovrapposte da un doppio timpano triangolare. La cupola interna è decorata invece da un reticolo dorato, che richiama il colore largamente utilizzato negli affreschi, negli stucchi e nel tabernacolo che contraddistinguono questa cappella. Il suo nome è dovuto all’icona bizantina risalente all’XI e XII secolo che fu donata alla città da parte di Federico Barbarossa in segno di riconciliazione dopo averla saccheggiata circa trent’anni prima;
  • la cappella del Santissimo Sacramento, risalente per lo più al XVI secolo e riconoscibile dai quindici affreschi che decorano il soffitto chiaro, impreziositi da stucchi a forma di rosette e teste di putto. Le colonne, anch’esse scanalate, conducono la vista fino all’altare, in cui viene reso omaggio allo Spirito Santo;
  • la cappella di Sant’Anna, quasi nascosta, è un’altra delle meraviglie del duomo di Spoleto, insieme anche al pavimento romanico su cui non è possibile camminare. Questa cappella presenta degli affreschi databili tra il XIV e il XVI secolo, che vennero coperti alla fine del cinquecento da uno spesso strato di intonaco. Solo nell’ottocento vennero poi riportati alla luce, ma i lavori di restauro non sono ancora terminati. Le scene qui proposte definiscono quanto fosse importante la fede nell’ultimo periodo del medioevo. La cappella, non accessibile, è suddivisa in varie nicchie, all’interno delle quali sono presenti differenti affreschi, tra cui quello della Madonna tra San Girolamo e Sant’Urbano V, la crocefissione, la Madonna col Bambino in mezzo alla natività e tanti altri;
  • la cappella delle reliquie, caratterizzata sui tre lati da dei preziosi arredi in legno abilmente intagliato, che sorreggono numerosi dipinti. Questi arredi sono noti come l’Armadio delle Reliquie e risalgono alla metà del XVI secolo come il resto della cappella. All’interno di un piccolo tabernacolo è custodita una lettere del 1222 scritta da San Francesco d’Assisi e indirizzata a Frate Leone. Questa reliquia è di notevole importanza, perché ne esistono solamente due di questo genere e l’altra è conservata nella basilica di San Francesco ad Assisi. Si tratta di un piccolo foglio rettangolare, della dimensione di circa 13 per 6 centimetri, formato da circa diciannove righe perfettamente conservate, in cui il santo esprime vicinanza emotiva a frate Leone che in un periodo di crisi chiedeva consiglio a Francesco su come osservare al meglio la religione, soprattutto circa i voti di povertà. La lettera è esposta al pubblico proprio qui, all’interno della cappella delle reliquie.

Dalla canonica è possibile infine accedere alla cripta risalente al IX secolo. Questa è l’unica parte rimasta della cattedrale di Santa Maria Assunta dell’antico edificio altomedievale. La sua volta a botte chiude sotto di se degli affreschi che si stanno riportando alla luce e restaurando e che, probabilmente, narrano di storie di San Benedetto e santa Scolastica.

Teatro Caio Melisso ^

Dalle scale che salgono oltre il duomo, guardandolo, notiamo sulla sinistra un edificio particolare. Si tratta del teatro Caio Melisso, il teatro più antico di tutta la città di Spoleto. La posizione di questo edificio è senz’altro molto privilegiata, perché a pochissimi passi dal Duomo e quando venne costruito lo si fece sulle fondamenta trecentesche del palazzo della Signoria che sarebbe dovuto sorgere qui, ma che non fu mai portato a compimento.

La costruzione dell’attuale edificio risale al cinquecento, anche se ancora oggi non è chiara la destinazione d’uso iniziale: solo a partire dal 1657 questo spazio venne dato in uso all’accademia degli ottusi che ne fece proprio un teatro. Appena dieci anni più tardi, visto il grande successo riscosso tra la cittadinanza, il comune delibera la costruzione di quattro ordini di spalti in legno che trasforma ufficialmente il Nobile Teatro nel teatro pubblico più antico d’Italia. Nei secoli successivi il teatro venne ulteriormente arricchito con gli elementi tipici di queste strutture, come il sipario e altri elementi decorativi.

Il successo di questo teatro è in forte crescita, fino a quando le sue dimensioni non cominciano a stare strette al pubblico spoletino che chiede a gran voce un teatro più grande e che tenta addirittura di incendiarlo per farne costruire uno nuovo. Nel 1864 viene inaugurato il teatro nuovo e il Nobile Teatro viene abbandonato per circa una decina d’anni, prima di essere ristrutturato. Le vecchie strutture in legno vengono demolite e sostituite da tre ordini di palchi. Anche la curvatura degli stessi verso il palco viene rivista per migliorare la visuale, così come vennero rifatte le decorazioni interne. Nel 1880 viene riconsegnato alla cittadinanza e diventa il teatro Caio Melisso, titolato allo spoletino scrittore, commediografo e  bibliotecario di fiducia dell’imperatore Augusto.

Il teatro Caio Melisso è utilizzato tutt’ora, dopo svariate ristrutturazioni, come teatro cittadino affiancato al teatro nuovo.

Teatro Caio Melisso e Ex Chiesa di Santa Maria della Manna d'Oro di Spoleto

Ex Chiesa di Santa Maria della Manna d’Oro ^

Guardando il teatro Caio Melisso non si può fare a meno di notare la struttura ottogonale che si innalza proprio dietro al teatro stesso e che ne sembra effettivamente integrata. Questa è l’ex Chiesa di Santa Maria della Manna d’Oro, che venne costruita tra il XVI e il XVII secolo.

Il progetto di costruzione della chiesa era però più antico, già alla fine del trecento era infatti stata deliberata la costruzione di una chiesa sopra le fondamenta del palazzo della Signoria, ma il progetto rimase fermo fino ad almeno il 1528. La costruzione della chiesa di Santa Maria della Manna d’Oro venne fatta per celebrare la protezione che, nel 1527, venne riservata alla città di Spoleto quando la città di Roma venne saccheggiata. Gli spoletini in quell’occasione non vennero solo risparmiati, ma fecero grossi affari con gli invasori lanzichenecchi diretti a Roma.

La base della chiesa di Santa Maria della Manna d’Oro è a pianta rettangolare in pietra concia e le pareti sono decorate con lesene e cornici, solo la parte superiore è a tamburo ottagonale. Gli interni risalgono invece a un rifacimento di fine seicento. All’interno dell’ex Chiesa di Santa Maria della Manna d’Oro si trova anche un’antica fonte battesimale del cinquecento, prelevata dal duomo cittadino.

Nel 1813 la Chiesa di Santa Maria della Manna d’Oro venne ufficialmente collegata al teatro Caio Melisso.
Dagli anni ottanta dello scorso secolo l’ex chiesa di Santa Maria della Manna d’Oro viene impiegata come centro espositivo.

Casa Menotti ^

Guardando frontalmente il duomo sul lato destro della piazza, vicino ai tavolini di un bar, si trova Casa Menotti. Questo palazzo storico deve il suo nome a Giancarlo Menotti, compositore italiano vissuto a cavallo tra il novecento e gli anni duemila, che abitò questa casa fino alla sua morte nel 2007 e che a Spoleto ideò e collaborò alla realizzazione del festival dei due mondi. 

Casa Menotti in piazza Duomo

Nel 2010 il palazzo venne acquistato dalla Fondazione Monini per trasformarlo nella sede del Centro di documentazione del Festival dei Due Mondi, un museo di circa 160 metri quadri che raccoglie al suo interno la documentazione dei festival dal 1958 ad oggi. La visita è coadiuvata da un IPad che viene dato in dotazione all’ingresso e si snoda su tre piani:

  • al primo piano è presente un approfondimento sulla storia del festival ripercorsa attraverso souvenir, video e fotografie oltre che materiali di scena;
  • al secondo piano è presente la casa di Giancarlo Menotti con un pianoforte al centro della stanza e dei leggii con spartiti che ripercorrono la vita di questo compositore;
  • nella terrazza all’ultimo piano si rivive il luogo che Menotti utilizzava per accogliere i suoi ospiti con aperitivi e conversazioni, oltre che per offrire loro un punto di vista privilegiato sugli spettacoli che andavano in scena in piazza Duomo.

Il palazzo di Casa Menotti venne costruito nel cinquecento e presenta uno stile estremamente semplice ed essenziale. Il pian terreno è attualmente occupato da un bar, mentre i piani superiori sono scanditi da finestre. La parte più articolata dell’edificio è il terzo piano, nel quale una finestra è affiancata ai tre archi che scandiscono lo spazio dedicato al terrazzo che si affaccia direttamente su di una delle piazze più belle d’Italia.

Palazzo Arcivescovile e Chiesa di Sant’Eufemia ^

Usciti da piazza Duomo prendiamo la via dell’Arringo, la scalinata che procede esternamente dalla piazza fino a via Aurelio Saffi. A sinistra ci troviamo una bella via con un arco che collega due edifici, mentre prendendo a destra arriviamo al palazzo Arcivescovile, riconoscibile dal grande affresco posto al di sopra dell’ingresso. 

Arco di via Aurelio Saffi

L’intero palazzo si basa sul vecchio monastero benedettino, che venne costruito a più riprese e che durante il XV e XVI secolo venne sensibilmente ristrutturato negli ambienti chiusi, mentre nel XVII secolo venne rifatto il cortile interno. Già nel I secolo avanti Cristo si suppone che qui fosse già presente un vecchio palazzo che durante gli anni venne riutilizzato per diversi scopi fino a quando, nel X secolo venne impiegato come monastero.

All’interno del cortile del palazzo Arcivescovile è presente un portico di origine cinquecentesca che permette di accedere al museo diocesano nell’ala conosciuta come “Appartamento del Cardinale“. Dentro al museo diocesano sono presenti porte cinquecentesche e dipinti ai soffitti risalenti al XVIII secolo, oltre che quadri creati tra il XIII e il XVIII secolo e sculture tra cui il busto di Urbano VIII opera di Gian Lorenzo Bernini. L’edificio venne adibito a palazzo Vescovile nel XII secolo.

Di fronte ai portici si trova invece la chiesa di Sant’Eufemia, la cui origine è degli inizi dell’XI secolo e all’interno della quale sono presenti affreschi del XV secolo e un pannello sull’altare del XII. La chiesa di Sant’Eufemia, in stile romanico, si presenta a tre navate con due gallerie che si sviluppano sopra le navate laterali. La copertura della chiesa è a volte e tra la seconda e la terza campata viene utilizzato un pilastro decorato su tre facce che pare provenire da un ricco edificio di epoca altomedievale. Per la costruzione della chiesa di Sant’Eufemia infatti sono stati utilizzati materiali di epoca romana e di epoca altomedievale.
La facciata della chiesa è estremamente semplice, dai colori chiari e decorata da una bifora che portava luce agli interni. 

Via di Visiale – Archi e Casa Romana ^

Usciti dal palazzo Arcivescovile in un paio di passi ci troviamo alla nostra sinistra la via di Visiale, intervallata da svariati archetti che collegano, senza passaggio pedonale, i palazzi dirimpettai.

Su via di Visiale si trova anche la Casa Romana, una delle attrazioni di Spoleto. Questa è con ogni probabilità la casa più antica di tutta la città e risale al I secolo dopo Cristo. Venne scoperta solo alla fine dell’ottocento, quando furono fatti degli scavi in città che fecero emergere questi spazi riportanti un’iscrizione che dedicavano una Polla all’imperatore Caligola, facendo ipotizzare che la casa appartenesse a Vespasia Polla, madre di Vespasiano.

Via di Visiale - Archi e Casa Romana

Entrandovi si possono vedere i pavimenti in mosaico originali e la struttura tipica delle case patrizie di quel tempo. Un corridoio collega lo spazio principale all’atrium, in cui si trova l’impluvium dotato di cisterna e il compluvium aperto sul soffitto. Sui lati sono ancora visitabili delle sale secondarie, dotate anch’esse di mosaici. Gli altri spazi da vedere sono il tablinum, ovvero la sala di rappresentanza della casa, il triclinium, posto in maniera sopraelevata e decorata con affreschi in parte arrivati fino a noi e il peristilio, ovvero il giardino dotato di un porticato di cui alcuni frammenti di colonne sono arrivate fino a noi.

La casa romana venne probabilmente utilizzata fino all’epoca altomedievale e dismessa successivamente anche a causa di un incendio che la coinvolse direttamente. Durante il quattrocento venne infine totalmente nascosta dalla costruzione del palazzo della famiglia Brancaleoni.

Sopra alla casa Romana venne poi costruito il palazzo del Comune.

Palazzo Comunale ^

Svoltando ancora a sinistra imbocchiamo via del Municipio, sulla quale si trova la grande facciata del palazzo Comunale. Il potere comunale venne trasferito in questo palazzo nel 1296, dopo che l’edificio qui presente fu restaurato proprio per ospitare questa funzione, nonostante anche nel secolo precedente alcune mansioni del podestà e del capitano del popolo venissero svolte qui.

Facciata del Palazzo Comunale di Spoleto

Del palazzo comunale arrivato fino a noi la parte più antica è l’alta torre che svetta al suo centro, risalente al XIII secolo e dotata di una meridiana a doppio quadrante posta sotto la cella campanaria. Durante il XVIII secolo vennero eseguiti ingenti lavori di ingrandimento e restauro per via di un grave terremoto che coinvolse quest’area e che aveva reso inagibile il palazzo. Nei lavori venne inglobato anche l’edificio del Monte di Pietà, già attivo dal 1469. Gli ampliamenti, anche se contestati dai cittadini, vennero portati avanti e continuarono anche nel secolo scorso quando l’edificio inglobò anche il palazzo Brancaleoni.

Torre duecentesca del Palazzo Comunale

La facciata nord del palazzo comunale si affaccia su piazza Duomo, mentre quella sud è dotata di un’ampia scalinata che conduce fino a una piccola piazzetta da cui, attraverso una seconda scalinata, si può accedere al palazzo.

All’interno del palazzo comunale ci sono diverse sale degne di nota, come la cappella palatina di San Ponziano, eretta nel 1711 e dotata di stucchi che rappresentano la vita religiosa e cittadina di Spoleto, la sala delle Stelle o la sala dei Duchi.

Chiesa di San Simone ^

Proseguendo in salita, al termine di via del Municipio arriviamo alla chiesa di San Simone, oggi chiusa. L’edificio risale alla metà del XIII secolo e venne progettato da Frate Filippo da Campello, lo stesso architetto che aveva lavorato alla grande basilica di Santa Chiara ad Assisi.

La chiesa è titolata a San Simeone Apostolo e a San Giuda, anche se inizialmente era previsto fosse dedicata a San Simone da Collazzone il quale non fu però mai canonizzato.

Facciata della Chiesa di San Simone di Spoleto

All’interno della chiesa di San Simone venivano sepolti i cittadini nobili, tanto che una delle cose che varrebbe la pena vedere al suo interno sono proprio i bei sepolcri sparsi per la chiesa.
Alla fine del XVII secolo fu trasferito al suo interno il teschio di Sant’Antonio da Padova, canonizzato proprio nel vicino duomo di Spoleto.

La chiesa di San Simone venne utilizzata come luogo sacro fino al 1862, quando passò nelle proprietà del comune che la destinò ad uso di caserma fino alla fine del secolo. Ad oggi viene aperta al pubblico solo in poche occasioni, principalmente per ospitare performance teatrali, ma la parte meglio conservata da vedere è senza dubbio la facciata, costruita in stile gotico con influenze romaniche.

Fontana del Mascherone ^

A sinistra della chiesa di San Simone si trova la fonte di San Simone, meglio nota come Fontana del Mascherone. Quando ce l’abbiamo davanti siamo certi di non sbagliarci, proprio per via del suo aspetto. Il nome deriva infatti dal particolare volto ritratto e appeso al muro le cui sembianze sono circa a metà tra quelle di un felino e quelle umane. Intorno al volto si trova una struttura in bassorilievo formata da due colonne su cui si chiude un piccolo tetto. 

Fontana del Mascherone - Cosa Vedere a Spoleto

La fontana del Mascherone venne costruita nel 1608 e sostituì una precedente fontana che si trovava in questo punto già in epoca medievale. In quella attuale convivono elementi di diversa epoca e ciò fa presupporre che nella nuova costruzione vennero conservati alcuni elementi già posizionati, come la vasca più piccola che poteva essere originariamente un sarcofago.

L’acqua fuoriesce direttamente dal mascherone e sgorga in una prima vasca che a sua volta fa scendere l’acqua in altre due vasche successive. Sopra la fontana c’è un’iscrizione datata 1736 che ricorda la donazione di papa Clemente XII per restaurare l’acquedotto cittadino, di cui questa fontana era un punto di distribuzione.

Di dimensioni molto più discrete è invece la seconda e piccola fontanella posta a destra di quella del Mascherone. Anche questa risale probabilmente al seicento, come si evince dall’iscrizione riportata nella targa in marmo che la sovrasta.

Piazza del mercato e la Fontana ^

Scendiamo di nuovo nel cuore del centro e tra le cose da non perdere a Spoleto c’è senz’altro la piazza del mercato, probabilmente la piazza più viva dell’intera città. Conosciuta anche con il nome di piazza del Foro, questo era il luogo principale in cui avvenivano scambi e fioriva il commercio in epoca romana.

Piazza del Mercato di Spoleto

Su piazza del mercato si affacciano svariati locali, tra pizzerie, ristorantini e altre attrattive per rifocillare turisti e cittadini. A suscitare l’attenzione sarà però la Fontana di piazza del mercato, conosciuta anche come Fonte di Piazza. A una prima occhiata si potrebbe pensare di avere davanti agli occhi la facciata di una chiesa, ma dopo uno sguardo più attento notiamo che non è presente alcun ingresso, ma solamente una fontana.

In piazza del mercato era già presente una fontana nel XIII secolo, che venne affiancata ad una ulteriore nel XV secolo. In quell’epoca sulla piazza si affacciava la chiesa di San Donato che cadde in disuso a metà del XIV secolo fino ad essere totalmente chiusa. La sua facciata venne mantenuta in piedi e vi fu affisso l’orologio pubblico, sul quale venne poi costruito un frontone riccamente addobbato il quale riporta tuttora gli stemmi di papa Urbano VIII, dei cardinali Francesco e Antonio Barberini e lo stemma del casato.

Fontana di Piazza del Mercato sopra una vecchia chiesa - Spoleto

Nella metà del XVIII secolo venne poi creata l’attuale fontana in travertino, posta proprio in contatto con la facciata della chiesa. Di quell’epoca sono le maschere laterali e la mensola posta nell’arco centrale. Vennero riutilizzate anche parti della precedente fontana che questa andava a sostituire e nelle nicchie laterali, oggi vuote, furono posizionate due statue in legno.

La fontana di piazza del Mercato nel 1968 fu al centro di un’opera di Christo, l’artista famoso per impacchettare qualsiasi oggetto e monumento che gli capiti a tiro e protagonista della grande opera Floating Piers sul lago di Iseo. In quell’occasione incartò con teli di nylon l’intera fontana.

Arco di Druso e Germanico ^

Uno spettacolo decisamente insolito all’interno della città di Spoleto è l’arco di Druso e Germanico: un arco romano costruito nel 23 dopo Cristo ottimamente conservato e situato in pieno centro storico, nel bel mezzo dell’omonima via.

L’arco di Druso e Germanico è costruito in pietra calcarea tagliata a blocchi quadrati seguendo la misura del piede romano. Le decorazioni della struttura sono minime, solo gli spigoli esterni presentano lesene e capitelli corinzi e l’interno dell’arco presenta lesene lisce e altri capitelli corinzi.

L’arco rappresentava l’ingresso monumentale al Foro cittadino e venne titolato a Druso Minore e Germanico, il figlio naturale e quello adottivo dell’imperatore Tiberio. L’arco venne riscoperto nel secolo scorso e negli anni cinquanta vennero fatti scavi e distrutti palazzi per liberarne quanto più possibile e riportarlo alla luce del sole anche se non interamente. Attualmente solo una parte è totalmente scoperta, mentre l’altro lato è ancora inglobato nelle abitazioni che vi si appoggiano. Il lato esposto poggia invece sui resti di un tempio del I secolo dopo Cristo del quale si può ancora vedere una parte di colonna e le fondamenta. In alto, sopra alla fornice, è ancora possibile leggere la dedica dell’arco a Druso.

Cripta di Sant’Isacco e Chiesa di Sant’Ansano ^

Su via Brignone si trova la chiesa di Sant’Ansano che purtroppo troviamo chiusa e ciò non ci permette nemmeno di visitare la cripta di Sant’Isacco. 

La chiesa di Sant’Ansano venne totalmente ricostruita sul finire del XVIII secolo, ma al suo interno conserva anche reperti e opere d’arte delle epoche precedenti, fino ad arrivare al seicento. La chiesa si presenta di dimensioni contenute e il portale di accesso è chiuso tra quattro alte colonne chiare che sorreggono il timpano posto a chiusura della facciata, sulla quale si apre un’unica finestra. Il bassorilievo posto sopra l’ingresso risale invece agli anni trenta dello scorso secolo.
Gli interni presentano un’unica navata, ma ben cinque differenti altari.

Chiesa di Sant'Ansano e Cripta di Sant'Isacco - Spoleto

Da dentro alla chiesa di Sant’Ansano è possibile accedere alla cripta di Sant’Isacco, dedicata al monaco siriano arrivato in città agli inizi del VI secolo. La chiesetta venne costruita in epoca paleocristiana all’interno di un tempio romano già esistente e solo successivamente divenne una cripta, quando sopra gli venne costruita una nuova chiesa a causa dell’innalzamento del livello stradale. 

La cripta di Sant’Isacco è suddivisa in tre navate chiuse da volte a crociera ed è dotata di numerosi affreschi creati tra l’XI e il XII secolo.

Piazza Pietro Fontana ^

Sempre su via Brignone, ad appena un minuto di distanza, si apre la piazza Pietro Fontana. A parte le facciate color pastello degli edifici che vi si aprono, non ha molti elementi degni di nota, se non la fontana dei Maccabei, spostata qui agli inizi del XIX secolo, ma di origini ben più antiche. Prima della fontana, in questa posizione, si trovava un orto della famiglia Fontana, proprietaria di questi spazi.

Piazza Pietro Fontana con Fontana del Maccabei

La fontana del Maccabei ha una struttura piuttosto semplice, composta da 12 lastre marmoree recuperate da fontane già esistenti a Spoleto e venne costruita nel XV secolo. Ad appena quarant’anni di distanza venne poi ricostruita con l’aspetto attuale e posizionata in piazza Pianciani, per poi essere trasferita qui dopo diversi secoli.

La base della fontana è composta dai blocchi che ne formano i 12 lati e al centro della base si alza la colonna che termina con un piccolo bacino, da cui l’acqua scende per via di quattro fori sul bacino sottostante.
Piazza Pietro Fontana è titolata a un politico e studioso d’arte che svolse la funzione di gonfaloniere tra il 1832 e il 1838 proprio a Spoleto.

Palazzo Mauri ^

L’altro lato di piazza Pietro Fontana è invece chiuso dal palazzo Mauri, di origine seicentesca e che oggi ospita al suo interno la biblioteca comunale e un bar, il caffè letterario, nel suo cortile interno, oggi chiuso da una copertura in vetro. Palazzo Mauri è una location illustre per una biblioteca: le sue sale al piano nobile, affrescate durante il seicento, regalano uno spazio unico ai cittadini che vengono qui per consultare i libri.

Palazzo Mauri - Biblioteca di Spoleto

Il palazzo porta il nome della famiglia che ne fu proprietaria durante il XVII secolo e durante tutti questi anni ospitò al suo interno diverse funzioni: fu infatti sede dell’accademia spoletina e dell’archivio di stato, prima di divenire biblioteca pubblica.

Piazza della Libertà ^

Proseguiamo con una passeggiata tra le cose da vedere a Spoleto e arriviamo così, scendendo costantemente, in piazza della Libertà

Questa piazza ospita oggi un ufficio informazioni turistiche e, purtroppo, non è chiusa al traffico di automobili che in questa parte del centro storico hanno libero accesso. Sulla piazza, oltre il vicino (e ribassato) teatro romano, si affacciano alcuni edifici storici, come il palazzetto con la facciata contenente l’orologio, il palazzetto Ancajani, il palazzo Ancajani e il palazzo dell’Arcone.

Piazza della Libertà con palazzetto con orologio e palazzetto Ancajani

Il palazzetto Ancajani è quello giallo con le persiane verdi ed è famoso per aver ospitato al suo interno le delegazioni pontificie. Sul suo lato era presente l’omonima cappella, nota anche come cappella di San Benedetto, che venne però demolita nel 1860 per costruire la traversa nazionale interna, ovvero una via nel centro della città che permettesse una maggior agilità nei movimenti alle truppe di soldati che passavano di qui.

Palazzo Ancajani è invece l’altro edificio malmesso che si affaccia su piazza della Libertà ed è riconoscibile per il piccolo terrazzino posto sul portone di ingresso, che poggia su apposite colonne. Questo palazzo risale a metà del XVII secolo e dalla sua struttura esterna si può evincere come gli spazi fossero organizzati internamente: le finestre al primo piano sono ricche e decorate perché le sue sale erano abitate dai ricchi proprietari, in quanto comodi da raggiungere ma sufficientemente protetti dal pian terreno. Il secondo piano, invece, è dotato di finestre estremamente semplici perché, in quei tempi, venivano impiegati dalla servitù che lavorava per la famiglia proprietaria.

Anticamente l’intera piazza della Libertà era di proprietà della famiglia Ancajani, che aveva qui un cortile interno. Solo con la progettazione della traversa nazionale interna questo spazio venne reso pubblico.

Teatro Romano ^

A destare sorpresa in me e, probabilmente in molti turisti in visita a Spoleto, è la presenza di un antico teatro romano dentro ad una cittadina così piccola.

La sua forma semicircolare ha un diametro di quasi 115 metri e risale al I secolo avanti Cristo. La sua storia è però un po’ travagliata, nonostante venga ancora utilizzato per alcuni spettacoli e rassegne teatrali. Venne infatti colpito da una frana che si scatenò a seguito di un terremoto che ne richiese un primo restauro.

Teatro Romano del I secolo Avanti Cristo di Spoleto

Già nel XII secolo, però, caduto ormai in disuso, venne saccheggiato e la sua pietra impiegata nella costruzione di altri edifici cittadini. Anche lo spazio che occupava venne progressivamente invaso con la costruzione di diversi palazzi come la chiesa di Sant’Agata e le case della famiglia Corvi. Sulle sue colonne ottagonali le suore benedettine ampliarono addirittura il loro monastero che venne poi impiegato come carcere femminile e che oggi ospita il museo archeologico cittadino. Il teatro romano era già dal 1395 impiegato come chiostro del monastero e solo durante lo scorso secolo venne riportato alla luce e donato alla cittadinanza. La sua riscoperta fu possibile grazie ad un disegno cinquecentesco della città, che ne illustrava la posizione.

Chiesa di San Filippo Neri ^

Continuando a scendere lungo il centro storico di Spoleto arriviamo alla chiesa di San Filippo Neri, costruita intorno alla metà del XVII secolo. L’edificazione di questa chiesa si rese necessaria dopo la canonizzazione di San Filippo Neri, che aveva un grosso seguito in città. Gli viene prima dedicata una chiesa, quella di Santa Maria delle Grazie, poi una seconda, la chiesa di San Sabinuccio, ma entrambe si rivelano presto insufficienti come capienza e venne perciò costruita la nuova chiesa completamente dedicata al Santo.

Per fare spazio alla nuova chiesa e alla piazzetta antistante vennero abbattute abitazioni e occupati gli orti che prima sorgevano in questo luogo. Al suo interno venne conservato per svariati anni il corpo di Don Pietro Bonilli, fondatore delle suore della Sacra Famiglia di Spoleto, poi spostato in una chiesa del vicino comune di Trevi. Durante il terremoto del 1997 la chiesa di San Filippo Neri riportò gravi danni, tanto da dover rimanere chiusa per opere di consolidamento per ben 17 anni.

La facciata della chiesa di San Filippo Neri stupisce per maestosità e nonostante la sua costruzione sia avvenuta nel XVII secolo, si rifà allo stile del secolo precedente. Sulla facciata in travertino si aprono tre portoni: quello centrale di dimensioni sensibilmente più ampie e le due laterali invece più piccole. Questi ingressi fanno già capire che all’interno troveremo tre navate ad accoglierci. Il grande timpano posto a chiusura della facciata si ripete altre due volte in altrettante altezze: sopra all’ingresso principale e sopra la divisione orizzontale che caratterizza l’aspetto della chiesa di San Filippo Neri.

Internamente le tre navate sono percorse da quattro campate e un lungo transetto al centro del quale si innalza la grande cupola chiara che inonda di luce naturale gli interni della chiesa. Sulle navate laterali si affacciano otto cappelle decorate da stucchi, dipinti ed elementi in marmo.

Chiesa dei Santi Giovanni e Paolo ^

Quasi nascosta è invece la chiesa dei Santi Giovanni e Paolo, tanto che non la riconosciamo fino a quando non ci troviamo proprio davanti al vecchio ingresso. La chiesa è collegata direttamente al palazzo Travaglini, nel quartiere bizantino di Spoleto. Questo collegamento fu strategico per la nobile famiglia Travaglini che attraverso un passaggio interno poteva raggiungere direttamente un palco riservato per assistere alle funzioni. 

Esterni della chiesa dei Santi Giovanni e Paolo - Spoleto

La chiesa venne costruita nel XII secolo in stile romanico e le sue dimensioni, così come la struttura, sono piuttosto modeste. Esternamente si presenta come un muro di pietre sul quale è stato ricavato un piccolo portico a protezione dell’affresco Madonna con bambino e quattro santi del XIII secolo. Sul alto destro una stretta via sale verso il centro di Spoleto ed è attraversata da due archetti posti all’inizio e alla fine della chiesa. Nell’interno della chiesa dei Santi Giovanni e Paolo, ad unica navata, sono invece custoditi affreschi dipinti tra il XII e il XVI secolo. Qui si trova anche la cripta alla quale però non è possibile accedere, che venne ottenuta rivedendo un edificio romano più antico.

La facciata vera e propria si trova però proprio tra i due archi agli inizi della scalinata. Qui la porta di ingresso è sormontata da un rosone estremamente piccolo. 

L’accesso alla chiesa dei Santi Giovanni e Paolo non è purtroppo sempre possibile. Dopo una lunga chiusura la chiesa è di nuovo accessibile ma solo in alcuni giorni della settimana, per cui se siete interessati agli interni è necessario informarsi con anticipo sulle date di apertura.

Teatro Nuovo Gian Carlo Menotti ^

Teatro Nuovo Gian Carlo Menotti - Spoleto

Decisamente di fattura opposta è invece il Teatro Nuovo Gian Carlo Menotti in via Vaita Sant’Andrea. Questo teatro permette l’accesso a circa 800 persone e ciò lo fa diventare il teatro all’italiana più capiente di tutta la regione Umbria.

Come suggerisce il nome si tratta di una struttura abbastanza recente, venne infatti aperto nel 1864 su pressioni della borghesia cittadina che riteneva il teatro Caio Melisso troppo piccolo per ospitare tutte le persone che avrebbero voluto assistere alle opere. Il Teatro Nuovo Gian Carlo Menotti prese il posto di una vecchia chiesa e di un monastero, che vennero appositamente demoliti per lasciare spazio ai quattro ordini di palchi dell’edificio.

Dagli anni novanta e fino al 2007 il teatro è stato oggetto di importanti opere di ristrutturazione che ne hanno determinato anche la chiusura per alcuni periodi. Successivamente, nel 2010, il Teatro Nuovo è stato titolato a Gian Carlo Menotti, artista fondatore dell’importante festival dei due mondi che è ambientato proprio a Spoleto.

Il teatro si presenta con forme neoclassiche, la facciata chiara è anticipata da un porticato con tre archi frontali sui quali se ne sviluppano altrettanti sopra ad una piccola terrazza. Nelle colonne al pian terreno sono inserite quattro statue, mentre le nicchie presenti al primo piano sono attualmente vuote. Sul fianco sinistro del Teatro Nuovo Gian Carlo Menotti è presente l’accesso alle scale mobili che collegano questo quartiere alle altre zone cittadine.

Torre dell’Olio ^

Continuando a scendere rispetto al cuore del centro storico percorriamo dei bei vicoli a poca distanza dalle mura della città. Continuiamo a muoverci tra palazzi ed edifici storici in un centro davvero curato. 

Percorrendo via Porta Fuga ci ritroviamo davanti alla Torre dell’Olio, inglobata in palazzo Vigili, ma comunque ben distinguibile. Questa è una delle torri più antiche di tutta la città di Spoleto, risale infatti al XII secolo, anche se venne rivista appena un secolo più tardi. Il suo primato assoluto, con i suoi 45 metri e mezzo di altezza, è quello di essere la torre più alta di tutta la città.

Il nome di Torre dell’Olio le fu attribuito durante il medioevo, riferendosi all’abitudine di versare olio bollente dalle torri per difendersi da eventuali attacchi o persone che tentavano di arrampicarsi. Più in particolare si crede che dalla vicina Porta Fuga (o quella presente all’epoca nella stessa posizione) venne lanciato olio bollente sui cartaginesi capitanati da Annibale che cercarono di entrare in città.

La Torre dell’Olio ha una pianta rettangolare che poggia su una base di 3,8 metri per 7 ed è inglobata nel palazzo Vigili per 27 metri, rimanendo libera per i successivi 19. Guardandola si può chiaramente notare il materiale di cui è composta che è un insieme di diversi elementi come sabbia di fiume, pietra calcarea, calce e malta.

Non è possibile visitare gli interni della torre dell’Olio, perché appartiene a privati che se ne dividono la proprietà.

Porta Fuga ^

Il nome della via sulla quale ci troviamo, via Porta Fuga, è proprio dovuto alla porta cittadina sotto la quale siamo da poco passati: Porta Fuga

La sua struttura è rappresentata da un arco a tutto sesto che al suo interno comprende una seconda porta, dalle dimensioni più piccole, con un arco tondo. Venne costruita come ingresso nelle mura che circondavano la città e con ogni probabilità era affiancata ad un’ulteriore torre che sorvegliava l’accesso.

Porta Fuga - porta storica della città di Spoleto

La Porta Fuga attuale è il risultato di una ricostruzione del XII secolo, fatta per celebrare il valore della città di Spoleto come colonia umbro-romana capace di mettere in fuga i cartaginesi diretti alla conquista di Roma. A celebrare questo avvenimento c’è anche l’iscrizione posta sopra all’arco tondo.

Gli affreschi piuttosto sbiaditi sulla sommità della porta rappresentano dei finti tendaggi che erano stati dipinti per abbellire la struttura in occasione dell’arrivo in città di Cristina di Svezia, regina dello stato svedese, nella metà del XVII secolo.

Chiesa di San Nicolò ^

Prima di lasciare il centro storico di Spoleto passiamo per la chiesa di San Nicolò, in un quartiere del centro storico creatosi dopo l’espansione urbanistica del tardo medioevo. La chiesa fa parte di un grande complesso monumentale, comprendente anche un convento e due chiostri, che oggi viene utilizzato come centro espositivo e centro congressi.

La chiesa di San Nicolò venne costruita agli inizi del XIV secolo su iniziativa dei frati eremiti di sant’Agostino che avevano acquisito la proprietà di due chiesette già qui presenti e di alcune abitazioni che avevano adattato alla funzione di convento. La nuova chiesa di San Nicolò inglobò in parte le precedenti chiese e venne titolata al vescovo di Bari, oltre che a san Massimo e sant’Agostino. I frati di sant’Agostino erano molto avvezzi all’arte e alla cultura e per questo motivo presero l’abitudine di organizzare incontri tra artisti e cittadini eruditi che si ritrovavano qui durante il XV e il XVI secolo, dando così vita al primo nucleo dell’accademia degli ottusi, oggi conosciuta come accademia spoletina.

Facciata della chiesa di San Nicolò a Spoleto

La chiesa riportò grossi danni a causa dei soldati spagnoli che vi alloggiarono al loro interno nel 1745 e il terremoto del 1767 peggiorò ulteriormente le condizioni. Nel secolo successivo venne addirittura utilizzata come fienile e un incendio del 1849 ne causò il crollo del tetto. La chiesa e tutto il complesso versavano in condizioni decisamente critiche, e abbandonata come luogo di culto svolgeva le più svariate funzioni, tra cui quella di bottega per diversi artigiani. Verso la fine dell’ottocento venne anche distrutto il campanile di origine quattrocentesca.

Solo nella seconda metà del novecento venne fatto un grosso recupero, cominciando dai chiostri e allargandosi poi alla chiesa e al monastero che non vennero più utilizzati come luoghi religiosi, ma aperti alla cittadinanza come aree espositive o per eventi.

Fortunatamente da tutto questo si salvò, almeno in parte, la facciata della chiesa di San Nicolò, caratterizzata da elementi gotici come l’arco acuto dotato di pilastri colorati e di una lunetta affrescata con la Madonna fra i Santi Agostino e Nicola, risalente addirittura al 1412. Il resto della facciata è piuttosto semplice, costruita in pietra calcarea e formata da due spioventi. Gli interni sono invece a navata unica chiusa da un tetto a capriate a vista. La maggior parte delle decorazioni sono andate perse ed è possibile vedere solo qualche frammento di affresco illuminato da una galleria pensile su cui si aprono alcune bifore.

Chiesa di San Ponziano ^

Dalla chiesa di San Nicolò raggiungiamo nuovamente la bellissima piazza Duomo, ma la visita delle cose da vedere a Spoleto è ormai conclusa. Rimangono giusto un paio di tappe per le quali decidiamo di riprendere l’automobile perché leggermente fuori dal centro storico. La prima tappa è la chiesa di San Ponziano.

Il complesso di cui fa parte la chiesa, insieme a un monastero e una casa di accoglienza (utilizzata come appartamenti per ospiti, ristorante, bar e sala conferenze), è posizionato sul vicino colle Ciciano e lo si può vedere chiaramente da svariati punti del centro storico di Spoleto.

La costruzione della chiesa di San Ponziano, patrono della città, è avvolta nella leggenda: si narra infatti del martirio del giovane Ponziano, che perseguitato (in quanto cristiano) su decisione dell’imperatore Marco Aurelio, resistette a diverse angherie e torture, fino a quando non venne decapitato. La sua testa cominciò a rotolare lungo la strada e giunse proprio sul colle Ciciano dove si fermò e cominciò a zampillare acqua purissima. Nello stesso momento un terremoto scosse la città di Spoleto, che però non riportò danni. Da quel momento Ponziano divenne il santo protettore dai terremoti e gli venne attribuita la profezia secondo la quale Spoleto tremerà ma non crollerà sotto ai futuri terremoti. Per omaggiare Ponziano venne presto costruita una tomba e una chiesa romanica e cominciò un crescente afflusso di pellegrini, tanto che il vescovo di Utrecht passando di qui nel 966 prelevò alcune reliquie del santo e le portò con se e da quel momento anche la cittadina olandese elesse lo stesso Ponziano come patrono. Il forte terremoto del 1703 che coinvolse svariate città umbre causò solo piccoli danni alla città di Spoleto, che non esitò ad attribuire questo fatto a San Ponziano.

L’attuale chiesa di San Ponziano venne costruita tra l’XI e il XIII secolo in un’area precedentemente utilizzata come cimitero. Mentre gli esterni risultano invariati rispetto alla costruzione originale, gli interni vennero totalmente rivisti alla fine del XVIII secolo, avvicinandoli al gusto neoclassico. Il monastero, inizialmente benedettino, posto al suo fianco risale anch’esso agli inizi dell’XI secolo e controllava le svariate chiese presenti nel territorio circostante. Nei secoli il monastero venne abitato da tantissimi ordini differenti, sia maschili che femminili e dagli inizi del secolo scorso è occupato dalle canoniche regolari lateranensi di Sant’Agostino che conservano dentro il monastero il teschio di San Ponziano, il quale viene esposto per una settimana nel duomo di Spoleto a partire dalla festa del patrono.

Entriamo nel complesso di San Ponziano attraverso una porta aperta nelle mura antiche, in cui si trova un affresco protetto da una piccola pensilina in legno. Ci troviamo così davanti alla facciata della chiesa alla quale, sulla sinistra, è affiancato il campanile costruito su di una vecchia torre di avvistamento. La facciata della chiesa, in pietra, presenta piccoli decori come un archetto che sormonta il portale di accesso, un rosone affiancato da due finestrelle e una cornice rettangolare sul timpano che chiude la struttura. Gli interni della chiesa sono invece a tre navate e vennero restaurati nel XVIII secolo, periodo a cui risale il pavimento in cotto e l’organo. Nella navata destra è invece conservato il corpo della beata Marina di Spoleto

Una delle parti più interessanti della chiesa di San Ponziano è però la sua cripta, posizionata sotto al coro e a cui si accede sulla sinistra dell’edificio. Questo spazio, seppure di dimensioni estremamente contenute, è diviso in cinque navate e dotato di piccole tribune dalla forma semicircolare e affrescate tra il XIV e il XV secolo. Le colonne che sorreggono le navate derivano da altre strutture e altre chiese ed una di queste è addirittura montata al contrario, con il capitello verso il basso. Nella cripta si trovano svariati resti contenuti in sarcofagi, tra cui quello che conteneva il corpo di San Ponziano. A sinistra della cripta è presente una grata dietro la quale le suore di clausura potevano seguire le celebrazioni che venivano svolte qui dentro.

Con un po’ di fortuna arriviamo alla chiesa di San Ponziano mentre è presidiata da volontari che ne illustrano la storia affascinante e che ce ne raccontano tutti i dettagli.

Chiesa di San Salvatore ^

L’ultima tappa della visita a Spoleto è la chiesa di San Salvatore, purtroppo non accessibile a causa dei danni riportati negli ultimi anni per via del terremoto, ma comunque aperta e visibile dall’esterno. La chiesa di San Salvatore ha portato il riconoscimento UNESCO a Spoleto nel 2011, perché iscritta nella lista del patrimonio dell’umanità per la serie “Longobardi in Italia: i luoghi del potere“.

Facciata della Chiesa di San Salvatore - Patrimonio UNESCO a Spoleto

Questo spazio era anticamente occupato da una villa romana e custodiva le spoglie di San Concordio. Per questo motivo tra il IV e il V secolo venne rimpiazzata da una basilica dedicata al santo martire, successivamente nell’814, sostituita dai longobardi con l’attuale chiesa di San Salvatore in seguito ad un incendio che rovinò drasticamente la precedente chiesa paleocristiana.

L’imponente facciata divisa in due orizzontalmente è dotata di tre finestre con cornici in marmo e tre portali scolpiti con motivi classici derivanti da altre strutture romaniche preesistenti. Sono purtroppo andate perdute le altre decorazioni della facciata e il frontone triangolare che si allungava davanti alla chiesa. 

Navata interna della Chiesa di San Salvatore

Gli interni sono divisi in tre navate ma anche qui sono andate perse la maggioranza delle decorazioni a stucco e dei dipinti, ad eccezione dei residui degli affreschi visibili nell’abside. Quello che rimane è invece la trabeazione con un ricco fregio dorico che coinvolge anche le colonne doriche della navata e corinzie del presbiterio. 

Davanti alla chiesa di San Salvatore si trova infine il cimitero civico, con un’area monumentale risalente alla prima metà dell’ottocento e che richiama lo stile neoclassico.

Mappa dell’Itinerario di un Giorno a Spoleto ^

Ecco la mappa dell’itinerario della visita di un giorno a Spoleto. Se si ha un buon passo la stessa può essere adattata per la visita della città in circa mezza giornata. Tutto l’itinerario può essere seguito a piedi e con l’aiuto delle scale mobili che si snodano lungo il centro storico (vedi mappa a seguire). Le ultime due tappe è invece consigliabile raggiungerle in automobile, perché poste oltre la grossa arteria di traffico strada statale 3.

Mappa delle scale mobili di Spoleto

Quanto tempo per visitare Spoleto? ^

Spoleto è una bellissima cittadina dalle dimensioni contenute. Se si ha un buon passo e non si sente troppo la fatica (anche aiutati dalle scale mobili che salgono per il centro storico) in mezza giornata si sarà percorsa tutta la città e visti i suoi monumenti. Ovviamente, in una intera giornata a Spoleto si avrà la possibilità di visitare con più calma i suoi monumenti e di apprezzarne a fondo la storia e l’arte che li contraddistinguono.

Se si avessero a disposizione più giorni, Spoleto diventa un’ottima base di appoggio per raggiungere altre città d’arte vicine, magari sempre in Umbria, come Todi, Trevi, Orvieto e Foligno.

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Cosa Vedere a Spoleto in Un GiornoScopri la guida completa alla città di Spoleto, con la mappa dell'itinerario tra le attrazioni da vedere, con fotografie e descrizioni dettagliate.https://www.lorenzotaccioli.it/cosa-vedere-a-spoleto-in-un-giorno/
Lorenzo Taccioli