L’Esercito di Terracotta a Milano

Esercito enorme e potente alla conquista e unificazione della Cina

L’esercito di terracotta, l’incredibile scoperta che ha portato alla luce migliaia di statue di oltre duemila anni fa, è sbarcato a Milano, in una mostra allestita presso la Fabbrica del Vapore. Qui si può ripercorrere la storia dell’esercito di terracotta, costruito per accompagnare il primo imperatore cinese Qin Shi Huangdi nell’aldilà. Tutto il sito in cui questi resti sono stati ritrovati venne costruito mentre l’imperatore era ancora in vita, tra il 246 avanti Cristo e il 210, impiegando il lavoro di oltre 720 mila operai per 36 anni. L’imperatore morì improvvisamente e ciò non permise ai lavori di essere terminati così come da progetto.

Queste statue sono un ritrovamento decisamente sensazionale che, dal 1987, fa parte del patrimonio UNESCO insieme al mausoleo che accompagnano.

L’esercito di Terracotta costituisce la parte più spettacolare della necropoli del primo imperatore della Cina, Qin Shi Huangdi e si pensa comprenda circa 8000 guerrieri in argilla, 520 cavalli da tiro e 150 sellati, 150 carri e tanti altri oggetti. Attualmente non è ancora stato riportato interamente in superficie. L’esercito di terracotta venne disposto all’interno della necropoli con la configurazione che veniva schierata durante il regno e le conquiste del primo imperatore. L’esercito era spietato, perché aveva come obiettivo quello di unificare i territori e difendere l’imperatore dalle persone che bramavano vendetta. Scoperchiato il sito le truppe vennero ritrovate girate in direzione della montagna, da dove il nemico poteva giungere.

La scoperta dell’esercito di terracotta ^

La scoperta dell’esercito di terracotta avvenne in maniera quasi casuale, nonostante si sapesse che nel sottosuolo cinese, da qualche parte, ci fosse un enorme tesoro.

La storia, nella mostra alla Fabbrica del Vapore, è raccontata anche da un breve video in cui viene intervistato il protagonista del ritrovamento. I fatti risalgono al 1974, in un terreno vicino a Xi’An, attuale capitale della provincia dello Shaanxi. Questo terreno veniva impiegato per grandi coltivazioni e i contadini erano sempre alla ricerca di nuovi pozzi che gli permettessero di annaffiare le loro piantagioni.

Nel caso specifico tre contadini erano alla ricerca di acqua per il loro campo di cachi. Scavando nel terreno trovarono alcuni pezzi di terracotta e Yang Zhifa, il più curioso, continuò a scavare e trovò anche alcune parti di statue. Solo un anno più tardi vennero effettivamente identificati questi reperti e ricondotti al famoso esercito di terracotta che nessuna sapeva dove si trovasse., ma la cui esistenza era entrata nella leggenda. Gli scavi procedettero in maniera massiva e appena quattro anni dopo, nel 1979, venne inaugurato il primo museo sull’esercito di terracotta. Allo stesso tempo venne eseguito un grande scavo archeologico su di un’area di circa 20 chilometri quadrati, per fare riemergere quanto più possibile della necropoli (che occupa in realtà un’area di circa 56 chilometri quadrati). Dal 1987 l’area archeologica e i suoi ritrovamenti fanno parte del Patrimonio Universale dell’Umanità stilato dall’UNESCO.

Ad oggi però non è ancora stata estratta la camera funeraria dell’imperatore Qin Shi Huangdi: le istituzioni cinesi hanno stabilito che rimarrà seppellita finché non saranno sviluppate delle tecniche in grado di garantire l’estrazione in sicurezza e mantenendo integro il reperto. Si stima che per posizionare la camera il suolo venne scavato tra i 30 e i 40 metri di profondità. Si pensa che la camera sia nascosta dietro a due strati di pareti e sia piena di oggetti preziosi. Le dimensioni dovrebbero essere di circa 80 metri per 50 metri per un’altezza di circa 15. Gli scavi stanno comunque continuando e, nel 2014, è stato annunciato il ritrovamento di una balestra integra: il fatto è estremamente atipico, perché di tutte le altre armi sono andate perse le componenti in legno e rimaste solo le parti in bronzo.

Con gli scavi sono emersi anche due luoghi di sepoltura collettiva, con corpi di artigiani e operai: uno raccoglie circa 114 tombe con una distanza di circa 20 centimetri le une dalle altre e con circa tre corpi per ogni tomba. L’altro, invece, ospita i corpi di alti funzionari e di alcune donne e, a poca distanza, 17 tombe con i corpi dei figli del primo imperatore come testimoniato dall’opulenza che accompagnava i corpi.

La storia dell’antica Cina e l’imperatore Qin Shi Huangdi ^

Il primo imperatore cinese, Qin Shi Huangdi, aveva alle spalle una lunga discendenza, ma inizialmente non era ben visto da tutto lo stato cinese. Alcuni territori pensavano infatti che la sua dinastia non avesse origini locali, ma appartenesse ai barbari delle tribù nomadi, e per questo non rispecchiava le usanze cinesi e non conduceva una vita virtuosa.

A quel tempo, intorno al IV secolo avanti Cristo, erano presenti due dinastie a governare la Cina: quella dei Qin e quella degli Zhou orientali i quali erano visti come una sorta di autorità morale, nonostante avessero uno stato relativamente debole. Anche i Qin rispettavano questa autorità, ma nel IV secolo avanti Cristo decisero di espandersi, annientandoli facilmente e facendo scomparire il loro regno. Le politiche espansionistiche continuarono e nel 221 avanti Cristo quella dei Qin divenne l’unica dinastia presente in Cina.

Il primo imperatore della Cina unita (che occupava circa un quarto dell’attuale stato) fu quindi Qin Shi Huangdi. A questo imperatore viene attribuito il merito di aver unificato il territorio prima diviso in sette regni in continua lotta tra loro. Certo la cosa non fu semplice, ma attraverso un grosso esercito, che ricorse facilmente alla violenza, riuscì nei suoi obiettivi.

Tra il 145 e l’86 avanti Cristo visse in Cina Sima Qian, l’astrologo di corte al quale si devono molte informazioni arrivate fino a noi. Al suo tempo, alle dipendenze della dinastia Han che succedette quella dei Qin, Sima Qian scrisse la storia di oltre 2000 anni della Cina e, nonostante non avesse una visione del tutta oggettiva, molti fatti sono poi stati riscontrati come veritieri. Tra i suoi carteggi si parlava anche della tomba del primo imperatore, di cui dava una descrizione piuttosto fedele confrontandola con i ritrovamenti, anche se non faceva alcuna menzione all’esercito di terracotta. Secondo la sua testimonianza gli scavi per costruire la necropoli all’interno della quale vennero trovate le migliaia di statue cominciarono nel 246 avanti Cristo, quando Qin Shi Huangdi salì al trono all’età di 13 anni. I lavori continuarono per anni e subirono una forte accelerazione nel 221 avanti Cristo, quando venne proclamato l’impero e subirono un’interruzione quando l’imperatore morì appena 11 anni dopo. Come testimoniato dai fatti la forma di governo di questo giovane imperatore venne però presa ad esempio per gli 800 anni a seguire: si basava su elementi estremamente lungimiranti come il riconoscimento del merito personale e della responsabilità collettiva, la costruzione di un unico impero centralizzato, la creazione di un registro demografico, l’inserimento di tasse sul commercio e fu anche il primo sovrano a dare il via alla costruzione della grande muraglia cinese. Anche dal punto di vista infrastrutturale fu molto attivo, trovando fondi per la costruzione di canali e palazzi. Tutti questi obiettivi furono però possibili solo grazie al grande esercito che creò e che gli permetteva di avere un controllo completo sulla vita quotidiana delle persone.

Per avere un maggior controllo sui territori, negli ultimi dieci anni di vita, Qin Shi Huangdi intraprese cinque lunghi viaggi e fece installare 7 grandi stele in luoghi isolati, a testimonianza del suo passaggio. Le stele riportavano testi che sottolineavano le intenzioni riformiste e di ordine pubblico adottate dall’imperatore. La morte dell’imperatore sopraggiunse rapidamente durante il quinto giro dell’impero, quando si ammalò improvvisamente e morì a 49 anni. Nonostante le cause della morte non siano mai divenute note, si pensa che venne avvelenato.

Qin Shi Huangdi nominò il figlio Fu Su come suo successore, ma attraverso una serie di intrighi l’esperto in legge dello stato cinese, l’eunuco Zhao Gao, riuscì a disattendere le volontà dell’imperatore e a far eleggere l’altro figlio di Qin Shi Huangdi come imperatore. Salì al trono il fratello più giovane e inesperto: Hu Hai e, non pago, Zhao Gao convinse Fu Su a suicidarsi, falsificando una lettera in cui il padre lo avrebbe accusato di alto tradimento.

Hu Hai cambiò il nome in Er Shi e su consiglio di Zhao Gao uccise ben dodici principi e dieci principesse di sangue reale, oltre a centinaia di altre persone e nelle sue manie di grandezza iniziò ad attuare una serie di comportamenti per usurparne il potere. Abile stratega riuscì a mettergli il suo stesso entourage contro e, quando Er Shi venne attaccato da falsi ribelli, che altro non erano che le sue guardie personali, Zhao Gao lo convinse ad uccidersi, facendogli credere che sarebbe stato meno doloroso. Zhao Gao offrì poi il trono al principe Ziying, figlio del principe Fu Su, ma questo rifiutò e, durante una visita di cortesia, fece uccidere Zhao Gao gettando di fatto l’intero impero cinese nel caos.

Tutto l’impero cominciò così a sgretolarsi e a contraddistinguersi per i numeri scontri interni e per le guerre civili. Due erano i clan che si contendevano il potere: quello di Xian Yu, un nobile dello stato di Chu, e Liu Bang, un uomo di più basso rango, proveniente dalla contea di Pei.
Liu Bang ebbe la meglio e divenne il primo imperatore cinese della dinastia Han che regnò dal 202 avanti Cristo fino al 220 dopo Cristo, ampliando i confini della Cina e raddoppiandone la superficie.

I secoli successivi sono caratterizzati dall’affaccio di altre numerose dinastie sulla storia cinese, che si alternarono fino al 1911, quando con la rivolta di Wuchang venne fondata la repubblica cinese.

L’esercito di terracotta alla Fabbrica del Vapore di Milano ^

La mostra alla Fabbica del Vapore di Milano ripercorre tutta la storia dell’esercito di terracotta e della necropoli in cui è stata ritrovata. Il sito che ospitò la necropoli del primo imperatore cinese si trova separata dai siti di sepoltura degli antenati. Sembra che il motivo sia dovuto al fatto che Qin Shi Huangdi volesse dimostrare di non dipendere in alcun modo loro. La necropoli era un vero e proprio luogo per la vita nell’aldilà e per questo motivo era dotato di ogni cosa per la vita quotidiana della famiglia dell’imperatore: un esercito, una scuderia per gli animali, cibo, servi e amministratori. Per costruire un’opera di tali dimensioni fu necessario ricorrere ad opere ingegneristiche estremamente avanzate per il tempo: gli scavi in profondità raggiungevano infatti la falda freatica (a 30 metri di profondità) e si rese quindi necessario utilizzare un pavimento in pietra o piastrella, su cui veniva applicato uno strato di lacca per evitare il passaggio dell’acqua e per non fare entrare l’umidità che altrimenti avrebbe rovinato tutto. Venne riscoperto anche un grande sistema di drenaggio, composto da due parti, impiegato durante la costruzione di tutta la necropoli. Da una parte un grande tubo a forma di U, lungo ben 778 metri, chiudeva la parte meridionale del tumulo, mentre ad ovest si collegava con un altro segmento di 186 metri. Questi due tubi servivano per evitare inondazioni durante i lavori e vennero successivamente riempiti di fango e terra per creare una barriera che assicurasse protezione alla tomba per tutti i secoli a venire.

Nonostante la camera funeraria non sia ancora stata aperta, c’è tantissima curiosità a riguardo, e si continua a studiarla dall’esterno. Tra questi studi alcuni sono stati eseguiti sui terreni e, nel 2003, hanno dimostrato esserci una concentrazione anomala di mercurio in un’area di quasi 1,2 chilometri intorno alla tomba dell’imperatore. Ciò avvalla l’ipotesi di Sima Qian, che sosteneva che all’interno della tomba venne utilizzato questo materiale per riprodurre una mappa geografica che rappresenta i fiume dell’impero.

Le statue che si trovano in mostra alla Fabbrica del Vapore di Milano non sono quelle originali, ma sono una copia fedele, creata dai cinesi che vivono nei pressi degli scavi della grande necropoli, utilizzando gli stessi materiali e le stesse tecniche con cui sono stati creati gli originali e attraverso dei calchi fatti sulle statue con più di 2000 anni di età.

In esposizione alla Fabbrica del Vapore di Milano ci sono diversi pezzi, alcuni oggetti di uso comune, alcune armi, i carri, ma la parte più strabiliante sono senza dubbio le statue dei guerrieri di terracotta.

Gli oggetti di uso comune ^

La mostra si apre con una breve introduzione sul contesto in cui la grande necropoli venne costruita e con un video in cui viene intervistato il contadino che fece la grandiosa scoperta.

Successivamente si entra nella sala dove sono raccolti alcuni oggetti di uso quotidiano: in tutto il sito della necropoli vennero infatti ritrovati oltre 50000 mila oggetti, tra i più disparati. Da pezzi in ceramica a lampade di bronzo, a pesi per bilance e contenitori con iscrizioni che indicavano peso e capacità, fino anche a campane e statuette. Nella necropoli era presente tutto quello che sarebbe potuto servire all’imperatore per continuare a vivere nell’aldilà. Tra questi oggetti venne anche ritrovato un vaso di ceramica con su scritto “cibi e bevande di Lishan”, dove Lishan era il nome dato alla tomba dell’imperatore. Anticamente venne infatti istituito un laboratorio che preparava cibo in onore della memoria dell’imperatore e per sfamare i visitatori della necropoli.

In esposizione si trovano, sotto teca, diversi tipi di oggetti, da contenitori a monete di bronzo, fino a statue e pezzi in argilla. Tra questi sei tegole in argilla dello stesso stile di quelle usate nella dinastia Qin, e venivano impiegati come parte di un sistema di grondaie che veniva fissato al tetto delle abitazioni e che viene utilizzato tutt’oggi.

Vediamo anche alcune statue in bronzo, come un’anatra selvatica in bronzo scoperta sottoterra nell’area delle fosse. L’anatra rappresentava un animale sacro, noto come Yang, che illuminava la natura. L’anatra era molto amata, perché simboleggiava il ruolo di messaggero di buone notizie e simbolo di coraggio, unità, solidarietà e lealtà.

Prima di proseguire vediamo anche un grande calderone in bronzo: il tripode Ding, che ha un peso di circa 212 chilogrammi ed è abbellito con diverse decorazioni. Si tratta del recipiente più grande ritrovato nella necropoli e veniva utilizzato per le offerte durante le cerimonie.

I guerrieri di terracotta ^

La sala successiva è una delle più suggestive. Qui sono esposti degli esempi delle statue dell’esercito di terracotta, uno per ogni ruolo presente all’interno delle truppe. In un angolo della sala si trova anche un guerriero accompagnato da un cavallo.

Durante il IV secolo avanti Cristo il regno Qin istituì un sistema elettorale che permetteva di reclutare soldati su larga scala. Gli adolescenti erano arruolati nell’esercito quando arrivavano ai 15 anni di età o al metro e mezzo di altezza e dovevano fornire servizi fino al raggiungimento dei 60 anni di età. Anche le donne erano arruolate, ma svolgevano compiti al di fuori dell’esercito. 

Sia la società civile che quella militare consisteva in 17 diverse fila di persone, distribuite secondo meriti personali. I soldati, ad esempio, potevano ricevere una promozione a seconda del numero di teste nemiche che riportavano dalla battaglia e che consegnavano al loro superiore in grado. I giovani cinesi seguivano una formazione militare per due anni: il primo nella loro città natale e il secondo nella capitale o in una guarnigione di confine. Dopo l’addestramento venivano mandati direttamente sul campo e richiamati gli anni successivi a seconda delle necessità per controllarne le capacità in caso di mancanza di conflitti. L’esercito dei Qin era uno dei più aggressivi al mondo e infatti non rischiò mai di essere minacciato nonostante le gravi perdite durante le battaglie. Ciò era possibile anche attraverso continue riforme amministrative e conquiste che gli permetteva di entrare in possesso di altre truppe. La strategia militare dei Qin era molto semplice: formava delle coalizioni con degli stati cinesi molto remoti con i quali non aveva alcun confine in comune e distruggeva così gli eserciti degli stati cinesi più vicini, schiacciandoli come in una morsa. Le guerre erano continue, basti considerare che nei cinque secoli tra il 770 avanti Cristo e il 221 avanti Cristo si ebbero appena 130 anni di pace.

Tutte le statue dell’esercito di terracotta ritrovate sono un po’ più grandi delle dimensioni reali, i soldati qui presenti sono infatti alti tra 1,66 metri e 2,02 e pesano tra i 120 e i 200 chilogrammi ciascuno. Quello che possiamo vedere mostra una grande abilità, già 2000 anni fa, dei maestri cinesi e ci raccontano l’enorme impiego di forze adottato per compiacere l’imperatore a quel tempo.

Le statue sono tutte diverse tra di loro, per altezza, espressione del viso, posizione delle braccia o delle mani, uniformi e acconciature. Ognuna di essere è costruita in terracotta, un materiale che veniva cotto a circa 950° e che non rendeva il materiale totalmente impermeabile.

Alcune statue hanno inoltre qualche residuo di vernice perché originariamente erano dipinte in tinte vivaci, ma tutti questi secoli sottoterra fecero degradare il colore e l’aspetto che ora hanno è in tutto e per tutto simile a quello delle statue qui esposte. Ecco i vari ruoli che si potevano ritrovare.

Ufficiali di alto rango ^

Gli ufficiali di alto rango sono i generali, riconoscibili perché indossavano un’armatura che variava e poteva coprire o lasciare visibili le loro spalle. Nel primo caso l’armatura aveva una parte anteriore e una posteriore, con scaglie piccole e di colori piuttosto brillanti. In caso di spalle scoperte, invece, l’armatura proteggeva solo l’area del petto. L’armatura era in pelle e aveva piccole scaglie nere di varie forme irregolari. Sotto l’armatura gli ufficiali di alto rango indossavano due strati di abiti molto spessi, che gli permetteva di essere caldi e protetti dal peso dell’armatura stessa. Avevano infine un’acconciatura bassa e un copricapo decorato con penne di fagiano.
Ai piedi indossavano calzature a punta quadrata all’insù e originariamente tenevano la spada tra le mani e in mezzo ai piedi, appoggiata a terra. Altri invece la reggevano con la mano destra. Tra tutte le statue dentro alla grande necropoli sono stati ritrovati solamente dieci generali: nove nella fossa numero uno e uno all’interno di un carro da guerra nella fossa numero tre.

Ufficiali di rango medio e Ufficiali di basso rango ^

Dopo agli ufficiali di alto rango si trovavano gli ufficiali di rango medio, suddivisi in due categorie a seconda del tipo di protezione adottata. La prima categoria indossava un’armatura che proteggeva il petto e la schiena, fatta a forma di scaglie colorate. Queste erano della stessa lunghezza in entrambi i lati. La seconda categoria, invece, indossava un’armatura che copriva petto, schiena e spalle. Il petto e la schiena erano protetti dallo stesso pezzo di pelle. Sulla testa gli ufficiali di rango medio avevano capelli raccolti in due piccole acconciature.

Gli ufficiali di basso rango erano invece dotati di armatura, formata da 195 a 230 scaglie larghe e di diverse forme, da quadrate a rettangolari e di forme irregolari. Essendo anche questi ufficiali, avevano una protezione migliore rispetto a quella riservata ai guerrieri semplici: le scaglie erano infatti fissate sulla pelle dell’armatura al contrario di quelle dei guerrieri semplici, che erano molto più fragili e meno intrecciate. Gli ufficiali di basso rango portavano i capelli raccolti in un’acconciatura bassa.

Fante con armatura e fante senza armatura ^

Anche i fanti erano di due tipi: i guerrieri di fanteria pesante e quelli di fanteria leggera. Ognuno di loro era riconoscibile per combattere a piedi nudi e non essere dotato di armi aeree come balestre o archi. Alcune unità di soldati erano assegnate ad un carro, mentre altre erano totalmente libere. Quelli posti al seguito di un carro facevano sempre parte della fanteria pesante e indossavano un’armatura protettiva composta di piccoli pezzi di pelle induriti da lacca e cucine insieme con fili colorati.

I fanti senza armatura invece non avevano alcuna protezione, ma solo una lunga veste che essendo più leggera gli permetteva di muoversi in velocità e con maggiore libertà. Siccome questi soldati venivano messi in prima fila, si suppone che fossero nuove reclute che non avevano ancora il diritto di indossare alcuna armatura, diritto da conquistare combattendo battaglie e sopravvivendo. Alla fanteria venivano date in dotazioni armi differenti, da spade lunghe e corte a lance, da alabarde a pugnali di differenti lunghezze.

Arciere inginocchiato e cocchiere ^

Al centro della stanza si trova anche l’arciere inginocchiato, che si alternava a quelli in posizione eretta. La posizione delle mani e delle braccia fa presupporre che originariamente erano dotati di un arco o di una balestra, che col tempo si è decomposta. Buona parte di tutto l’esercito di terracotta era composto da arcieri in piedi, ritratti mentre scoccano le frecce piegando un braccio all’indietro, mentre l’altro è flesso in avanti e la testa è ruotata. Gli arcieri in ginocchio rappresentano invece i balestrieri e sono stati trovati per lo più nella fossa numero due.

Infine si trovano i cocchieri. Come per altre tipologie di soldati, anche i cocchieri venivano divisi in due categorie, a seconda dei tipi di protezione che indossavano. In un caso l’armatura era composta da 197 scaglie e proteggeva solo il petto, nel secondo invece era sensibilmente più grande, con ben 327 scaglie e copriva anche il collo, le braccia e le mani. Questi guidavano i carri dell’esercito, avevano le braccia flesse e tenevano le redini del carro, mentre quelli dietro di loro avevano un braccio piegato con una mano poggiata sul lato del carro e l’altra che stringeva un’arma.

La costruzione dell’esercito di terracotta ^

Le statue dell’esercito di terracotta non nascevano come un unico grande elemento, ma attraverso delle matrici venivano creati i singoli pezzi che poi venivano assemblati in maniera differente gli uni dagli altri. Erano presenti tre tipi di base, due tipi di piedi, tre tipi di scarpe, quattro tipi di stivali, due tipi di gambe, otto tipi di torso, due tipi di armatura, due tipi di mano (aperta o chiusa) e otto versioni di teste. Gli elementi di terra ancora cruda venivano assemblati tra loro e poi cotti dopo essere composti. Le varie parti erano così create:

  • il piedistallo della statua era fato di blocchi di argilla inseriti in una scatola di legno;
  • i piedi e le parti inferiori delle gambe venivano ricavate da un unico pezzo di argilla e, successivamente, inseriti nel piedistallo;
  • l’abito che ricopre il torso e la parte superiore delle gambe è inserito direttamente alla base delle gambe;
  • il torso e le braccia sono parti cilindriche fatte con spessi dischi di argilla arrotolati in tubi dagli artigiani. Successivamente le braccia venivano fuse al busto attraverso l’utilizzo di argilla umida;
  • la testa era divisa in due metà, la fronte e il retro, che venivano costruite separatamente in stampi circolari e poi venivano incollati insieme attraverso l’argilla umida. Si pensa che il numero di stampi differenti impiegati fosse solo di 8 unità. Successivamente venivano modellati i dettagli direttamente a mano, per dare ad ogni esemplare un tratto unico. In quest’ultima fase venivano create acconciature, espressioni del viso, baffi, sopracciglia, orecchie e tutti gli altri piccoli dettagli che definivano l’espressione finale della statua. Il torso già assemblato presentava una scanalatura all’interno della quale veniva poi inserita la testa;
  • le mani erano l’ultimo dettaglio ad essere aggiunto, fissato nelle maniche dell’abito aiutandosi con pinze di legno.

A questo punto l’intera statua era assemblata e completa, con un peso di circa 200 kg. Veniva perciò trasportata in grandi forni per essere cotta a temperature variabili tra i 950° e i 1100°C. Queste temperature lasciavano l’argilla porosa e veniva quindi fatto un ulteriore trattamento per aumentarne la conservazione e l’impermeabilità, con l’utilizzo della lacca.
Al contrario dei forni per la cottura di altri componenti, come delle piastrelle per la pavimentazione, quelli della cottura delle statue non sono mai stati rinvenuti. Si pensa che questi si trovino dentro alle fosse perché sarebbe risultato complicato trasportare le singole statue con un peso di circa 200 chilogrammi l’una. Si crede che i forni fossero di dimensioni molto ampie, con la capacità di cuocere circa 6 statue contemporaneamente, che durante il processo perdevano all’incirca il 10% della loro massa.

Successivamente a questa fase di cottura le statue venivano infine dipinte di colori vivaci, purtroppo andati persi. In questa fase venivano ulteriormente differenziate tra loro, anche per quel che riguarda i dettagli del viso, dei vestiti e dei copricapi. La quantità di vernice necessaria per dipingere una singola statua era davvero ingente e si stima potesse corrispondere a quella necessaria per dipingere una striscia di ben 12 chilometri.
Il prodotto utilizzato era una gommalacca, ovvero una linfa naturale prelevata dagli alberi di lacca nel sud della Cina. Questo materiale, oltre a colorare le statue, permetteva di renderle resistenti all’acqua, al calore, all’acido e alla ruggine e non a caso veniva impiegata anche per proteggere armature e archi.

Al termine di ogni singola statua vigeva infine un serio processo di controllo della qualità. Le squadre che dovevano produrle erano dotate di punzoni personalizzati con i quali contrassegnavano il singolo pezzo al fine di rendere noto chi l’aveva costruito per eventuali controlli futuri. La firma sulla statua serviva anche per controllare i volumi di produzione delle singole squadre di operai.

Il lavoro di realizzazione dell’intero esercito di terracotta fu un’opera mastodontica, che richiese ben 720 mila lavoratori per un periodo di tempo di ben 36 anni.

La conservazione e il restauro dei guerrieri di terracotta ^

Conservazione e Restauro dell'Esercito di Terracotta Cinese

Una volta trovato l’esercito di terracotta non è stato semplice riportarlo alla luce. Non è infatti bastato scavare e togliere terra, ma le statue sono state, e sono tuttora, sottoposte a uno scrupoloso processo di restauro e conservazione, che si può riassumere come segue:

  • la pulitura, necessaria per riportare gli oggetti e le statue al loro stato originale. Vengono utilizzati diversi strumenti meccanici e fisici in questa fase, per rimuovere l’inquinamento dei materiali estranei pericolosi e qualunque altro tipo di sedimento;
  • la conservazione delle superfici. Spesso vengono ritrovati pezzi frammentati. In questo caso vengono utilizzati dei gradienti osmotici per rafforzare le parti staccate di terracotta cruda. Per mantenere anche il colore dello smalto grezzo, vengono utilizzate delle tecniche di prevenzione che combinano il glicole polietilenico. Altre tecniche si rendono necessarie a causa della differenza tra lo strato dell’argilla e quello della pittura. Per i casi più complicati viene inoltre utilizzata la pittura spray o l’immersione completa delle statue nella pittura, oltre che l’impiego di materiali di rinforzo aggiuntivi;
  • l’assemblaggio, che avviene una volta che ogni pezzo della statua è sufficientemente solido e tutti i pezzi rotti sono stati riparati. L’assemblaggio avviene dal basso verso l’alto, seguendo il principio di “maggior priorità”. A ogni pezzo della statua viene assegnato un numero seriale che dipende dalla dimensione, posizione, forma, terreno e combinazione di colori. Lo scopo è quello di rendere identificabile ogni pezzo attraverso un numero di registrazione;
  • il processo di consolidamento avviene una volta che la statua è stata assemblata. I diversi pezzi che la compongono vengono cementanti insieme partendo dal basso e seguendo l’ordine: basamento, piedi, gambe, corpo e testa. Una volta che i singoli pezzi sono assemblati attraverso l’uso della colla, vengono utilizzati degli speciali strumenti e piccole corde per legarli gli uni agli altri;
  • il collage delle figure in terracotta, che serve per aumentare la stabilità delle statue e per poterle esporre una in fila all’altra. Se ne dovesse cadere una, il danno alla statua causerebbe ulteriori danni alle statue vicine. Per questo motivo ad ogni pezzo di terracotta viene iniettato un materiale sigillante utile ad aumentarne la stabilità;
  • la conservazione a lungo termine. Terminato il processo di restauro e consolidamento, le figure sono collocate nella mostra all’interno dell’antica necropoli. Nei rari casi in cui le statue vengano portate in esposizioni all’aperto i criteri climatici vengono monitorati attentamente. Sono ammessi solo luoghi in cui la temperatura è stabile (non più di 5°C di escursione tra notte e giorno) e in cui l’umidità è controllata (50/60% di umidità ammessa). Ovviamente lo spazio deve anche essere ben isolato dalla polvere che potrebbe intaccare le superfici delle statue;
  • la documentazione delle informazioni è l’ultimo passaggio. Per ogni statua viene redatto una sorta di documento che riporta il punto esatto in cui i suoi pezzi sono stati ritrovati, i danni rilevati, la dimensione della statua, la forma, il colore, la posizione, lo spessore e tutte le iscrizioni sui frammenti dei bassorilievi che sono stati fatti durante il restauro. I singoli pezzi vengono anche fotografati e ricalcati, così da renderli eventualmente replicabili. Anche il processo di conservazione è registrato a sua volta, così come l’attrezzatura utilizzata per dissotterrare le statue.

I Carri di Bronzo ^

Una piccola sala è invece dedicata ai carri di bronzo ritrovati all’interno degli scavi. Nel 1980 vennero infatti ritrovati due carri in una fossa a forma di E, situata a 20 metri nella parte occidentale della tomba del primo imperatore della Cina. Venivano custoditi all’interno di una cassa di legno che col tempo si decompose e ciò causò la rottura in mille pezzi delle sculture.
Ci vollero ben otto anni per ricomporre le strutture e farle tornare della forma originaria.
I due carri sono completi di tutti i dettagli, sono infatti integrati con cavali e aurighi in bronzo, e gli ornamenti dei cavalli sono addirittura in oro e argento.

Ognuno dei due carri è composto di circa 3000 pezzi che vennero realizzati ricorrendo a dodici lavorazioni, tra cui lo stampo, l’incisione, la rivettatura e tante altre. Entrambi erano poi dipinti di colore bianco, che al tempo simboleggiava la regione occidentale da cui proveniva la dinastia dei Qin.

Il primo carro è guidato da un cocchiere ed è caratterizzato da un ombrello fisso del diametro di 1,22 metri. Si trovava davanti al corteo imperiale e veniva impiegato per ispezionare il campo di battaglia. Il peso della scultura è di 1061 chilogrammi ed ha una lunghezza di 2,25 metri per un’altezza di 1,52. Sul carro si trova un equipaggiamento formato da scudo, balestra e faretra contenente 66 frecce. Lo scudo qui presente è quello più antico e più completo tra tutti quelli scoperti negli scavi e riporta un dragone multicolore su entrambi i lati.
Il cocchiere che lo guida è armato di spada e indossa una lunga tunica con insegne da generale e una collana di giada. I cavalli che trainano il carro sono alti 90 centimetri e lunghi 110.

Il secondo carro ritrovato è di dimensioni maggiori, con una lunghezza di 3,17 metri e un’altezza di 1,06 per un peso di 1241 chilogrammi. La parte chiusa del carro è dotata di tre finestrini scorrevoli che potevano essere aperti dai passeggeri, per areare gli interni e regolare la temperatura. Per questo motivo è anche noto come “carro a temperatura regolabile”. Il compartimento è inoltre arricchito con motivi a forma di diamante o di nuvola, che decorano le pareti interne e quelle esterne.
Il cocchiere è dotato di un copricapo adornato da piume ed ha una spada corta legata alla schiena da una cinghia.
Per via del suo sfarzo si pensa che questo carro fosse in utilizzo alle nobildonne o all’imperatore stesso, per mostrare il suo potere, facendo viaggiare a volte il suo spirito. Ciò significa che il carro percorreva luoghi in cui l’imperatore non sarebbe mai stato di persona, ma arrivava qui per rappresentanza.
Si pensa anche che questo carro venisse impiegato per trasportare il corpo di Qin Shi Huangdi fino alla sua tomba, perché il veicolo è stato ritrovato sepolto in una fossa vicina.

I carri ebbero un ruolo fondamentale durante le guerre cinesi del I millennio avanti Cristo, infatti la potenza di un’armata era valutata in base al numero di carri che possedeva. Alla fine del IV secolo avanti Cristo i cinesi presero ispirazione dalle popolazioni nomadi e decisero di introdurre la cavalleria. A questo punto le truppe di cavalieri divennero più popolari di quelle dotate di carro, in quanto queste potevano muoversi più agilmente anche su superfici irregolari e nei terreni paludosi. I carri tuttavia non scomparvero totalmente, ma venivano utilizzati dagli ufficiali per controllare la fanteria e la cavalleria sui campi di battaglia.

Le armi dell’esercito di terracotta ^

La quasi totalità dei guerrieri dell’esercito di terracotta è stato ritrovato senza nemmeno un’arma in mano e ciò è molto strano, considerando che si tratta di soldati e che le loro mani sono poste in una posizione adatta a tenere in mano un’arma.
La spiegazione è però molto semplice: la maggior parte delle armi era infatti costruita in legno e col tempo si decompose, lasciando le mani delle statue totalmente libere.

Analizzando quelle ritrovate, inoltre, si è capito che le armi impiegate non erano delle riproduzioni, ma armi reali utilizzate durante le guerre di unificazione. 40 mila pezzi sono stati ritrovati tra le fila dell’esercito, ovviamente privati delle parti in legno che venivano impugnate dalle statue. Tra queste, quelle maggiormente utilizzate erano balestre e frecce, diffuse principalmente sui lati e nella parte anteriore dell’esercito.

Scudo dell'Esercito di Terracotta

Le due fosse ritrovate ^

Delle 8000 statue stimate dell’esercito di terracotta, si pensa che circa 6000 si trovino nella fossa numero 1. Di queste ne sono state dissotterrate solo una parte, tra cui 9 generali e circa 40 ufficiali di rango inferiore.

Di circa 6000 guerrieri in totale nella fossa numero 1, 4000 dovevano appartenere alla fanteria pesante, che aveva la particolarità di avere un’armatura protettiva. Gli altri 2000 sono invece dotati di un abito leggero e si stima siano ancora presenti circa 1350 soldati di fanteria leggera, 250 balestrieri e 400 arcieri. All’interno della fossa numero 1 si pensa siano nascosti anche altri carri da guerra ancora da estrarre.
La fossa numero uno è quella di dimensioni maggiori: ha una lunghezza di 230 metri e una larghezza di circa 62, per un’altezza di 5 metri. Per poterla scavare si stima siano stati rimossi circa 70 mila metri cubi di terra. I suoi spazi sono suddivisi in undici corridoi che corrono paralleli e che contengono circa 6000 statue di soldati tra fanti, arcieri, balestrieri e carri da guerra con cavalli. Per ora solo 1600 guerrieri sono stati disotterrati.
Le prime tre file sono composte da 204 guerrieri senza armatura divisi su tre colonne. Dietro i guerrieri con l’armatura sono disposti su 38 file singole, interrotte dalla presenza di carri muniti di campane e tamburi.

La fossa numero due dista invece circa 20 metri dalla prima, in direzione nord est. Le sue dimensioni sono di 124 metri di lunghezza per 98 di larghezza ed ha una forma ad L. All’interno si stima ci siano 967 guerrieri, 472 cavalli e ben 83 carri.
In questo caso i guerrieri sono divisi in quattro gruppi: una formazione di 330 arcieri, di cui 160 inginocchiati e con armatura e 170 in piedi ma senza armatura. Si trovano poi i carri ognuno dotato di auriga e due guerrieri, e infine 260 fanti e 116 cavalieri a piedi con al fianco i cavalli sellati.

A queste due fosse principali se ne aggiungono in realtà altre secondarie, come:

  • la fossa degli ufficiali, di 144 metri quadri, posta a circa cinquanta metri nella parte sud occidentale della tomba del primo imperatore. Qui sono state trovate 8 statue di impiegati pubblici e 4 di funzionari. Si trova qui anche un carro da guerra e gli scheletri dei suoi cavalli, oltre a un’ascia di bronzo. Tutte le statue sono state ritrovate dentro a un edificio di legno che rappresentava il posto di lavoro;
  • la fossa degli acrobati, grande circa 800 metri quadri e scoperta nel 1999. Al suo interno vennero ritrovate 12 statue, la più impressionante delle quali era estremamente muscolosa e rappresentava uno scaricatore. Gli altri personaggi ritrovati all’interno sono degli acrobati, rappresentanti in movimento, cosa che differenzia molto queste statue da quelle dell’esercito, rappresentato invece in maniera statica.

La mostra sull’esercito di terracotta si conclude con una ricostruzione (di circa 10 volte più piccola) della fossa numero uno. Attraverso una passerella in legno si giunge a un punto di vista rialzato sulla fossa in cui sono disposte decine di statue, due carri e alcuni cavalli. Qui un gioco di luci e una voce squillante descrivono quanto si vede, in un intrattenimento ciclico della durata di circa cinque minuti.
Nonostante si tratti di qualcosa di ricostruito e di dimensioni sensibilmente più piccole rispetto all’originale, lo sguardo verrà certamente rapito e ci si può fare un’idea della magnificenza di questa opera dalle dimensioni colossali.

Biglietti per l’esercito di terracotta ^

I biglietti per l’esercito di terracotta alla Fabbrica del Vapore si trovano sia online (con diritti di prevendita) che direttamente all’ingresso. Durante i weekend e nelle ore pomeridiane è probabile trovare fila all’ingresso, perciò è da valutare il biglietto acquistato online che garantisce un ingresso prioritario. Se invece intendete visitare la mostra alla mattina o tra settimana non dovrebbero esserci grossi problemi.

Il costo dei biglietti è di:

  • € 14,5 l’intero infrasettimanale;
  • € 16,5 l’intero nei weekend e giorni festivi;
  • € 12,5 il ridotto infrasettimanale;
  • € 14 il ridotto nei weekend e giorni festivi
  • € 9 per bambini e ragazzi dai 6 ai 16 anni e per i possessori della Card Musei Lombardia Milano infrasettimanale;
  • € 11 per bambini e ragazzi dai 6 ai 16 anni e per i possessori della Card Musei Lombardia Milano nei weekend e giorni festivi;
  • sono infine previsti alcuni prezzi convenzionati per le famiglie di 4 o 5 persone.

La mostra dell’esercito di terracotta è visitabile tutti i giorni dall’8 novembre 2019 al 9 febbraio 2020, dalle 10 di mattina alle 20 di sera ad esclusione del martedì che rimane chiusa. Il giovedì, inoltre, prosegue con un’apertura serale fino alle 23.

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L'Esercito di Terracotta a MilanoGuida completa e dettagliata sulla storia e il ritrovamento dell'esercito di terracotta cinese. Leggi anche le info sulla mostra alla Fabbrica del Vapore.https://www.lorenzotaccioli.it/esercito-di-terracotta-a-milano-info-complete/
Lorenzo Taccioli