Grotte di Frasassi e Dintorni – Cosa Vedere

Sala delle Candaline - Laghetto dentro alle grotte di Frasassi

Le grotte di Frasassi sono famose in tutta Italia per essere le grotte sotterranee di origine carsica più grandi di tutta la penisola. Per la loro grande importanza e notorietà, solitamente, vi ci si reca spesso in gita scolastica.

Con gli anni però si tende a dimenticare lo spettacolo della natura che qui ha scolpito delle grandissimi sale, e così è giusto ritornarci. Le grotte di Frasassi si trovano in provincia di Ancona, nel comune di Genga all’interno del parco naturale regionale della Rossa e di Frasassi.

Una volta giunti da queste parti, però, soprattutto per chi non abita nelle strette vicinanze, vale la pena prendersi qualche altra ora per visitare anche i dintorni. Una giornata è l’ideale per vedere sia le grotte che qualche altra destinazione nelle vicinanze, come il famoso tempio del Valadier o il ponte romano.

Grotte di Frasassi ^

Le grotte di Frasassi sono un enorme complesso formato da una serie di grotte sotterranee collegate tra loro in un unico percorso. L’ingresso è per via della gigantesca sala conosciuta come Abisso Ancona, una delle più grandi a livello europeo nel suo genere.

La particolarità del terreno ha fatto sì che al suo interno si venissero a creare delle suggestive formazioni: le famose stalattiti (che scendono dal soffitto verso il pavimento) e le stalagmiti (che salgono dal pavimento verso il soffitto). Queste sono ottenute come una progressiva stratificazione di carbonato di calcio avvenuta nell’arco di 190 milioni di anni, grazie al calcare depositato dalle gocce di acqua che permeano nel terreno e che cadono in maniera continuativa all’interno delle grandi grotte.

Alcune di queste formazioni hanno dimensioni davvero notevoli e forme particolari, tanto che gli speleologi che per primi hanno visitato questi spazi li hanno nominati richiamando animali o oggetti, come i giganti, il cammello, la rosa, la Madonnina, la spada di Damocle, le piccole cascate del Niagara, la fetta di pancetta, la fetta di lardo e via dicendo..

In altre zone delle grotte sono presenti anche dei piccoli e suggestivi laghetti che raggiungono anche una profondità di 25 metri e che possono essere visti grazie alle passerelle che corrono lungo buona parte del sito per le visite guidate che vengono fatte al suo interno, unico modo per accedere alle grotte.

Le grotte sono anche abitate da circa 67 specie animali, tra cui alcune di pipistrelli.

Abbigliamento consigliato per le grotte di Frasassi ^

Se c’è una cosa positiva delle grotte, e le grotte di Frasassi non fanno eccezione, è che non si ha mai l’imbarazzo di decidere come vestirsi. Al loro interno infatti il clima è piuttosto stabile e, una volta informatisi, non si avranno sorprese.

Nelle grotte di Frasassi c’è una temperatura costante di 14 gradi centigradi con un’umidità prossima al 100%. Ciò significa che nei mesi invernali non si avrà alcun problema di abbigliamento, anzi nei mesi più freddi ci si potrà aprire la giacca che si usa all’esterno. Nei mesi più caldi, invece, è preferibile portare con se un maglione pesante tipo pile per coprirsi durante la visita. Anche in pantaloni corti non si avranno problemi.

Ai piedi è preferibile indossare scarpe comode e con una suola in gomma che limiti gli scivolamenti. Nonostante l’intero percorso si svolga in sicurezza è possibile che ci siano aree leggermente bagnate lungo il tragitto.

Non sono necessari ulteriori accorgimenti. Per la visita standard non si viene infatti nemmeno dotati di caschetto a protezione della testa o di luci, perché è già presente un impianto di illuminazione interno, in quanto le grotte sarebbero per loro natura totalmente buie.

Lunghezza percorso delle grotte di Frasassi ^

Il percorso all’interno delle grotte di Frasassi comincia con un lungo tunnel che dall’area di ritrovo porta fino all’ingresso in grotta. Questo tunnel è dotato di grandi porte per isolare le grotte e proteggerle e sono l’unico punto di dimensioni ridotte (ma comunque piuttosto spazioso e arioso). Non si ha quindi il rischio di soffrire di claustrofobia in nessun punto della visita.

Il percorso a piedi ha una lunghezza di un chilometro e mezzo che ha una durata, con la guida, di circa 75 minuti. Non ci sono rischi nell’introdurre in grotta anche i bambini, ma per carrozzine o visitatori a mobilità ridotta, la visita si conclude nella seconda sala, in quanto poi le passerelle presentano anche scalinate.

Cosa ha generato le grotte di Frasassi? ^

Anticamente qui era presente una lunga vallata negli Appennini, all’interno della quale scorrevano diversi corsi d’acqua dal letto piuttosto rettilineo e che andavano a sfociare nel mare Adriatico. Gli stessi fiumi erano alimentati da altri corsi d’acqua che vi si immettevano in maniera perpendicolare, scendendo dai crinali delle montagne. La modifica del territorio, con innalzamento degli Appennini, ha acuito il fenomeno di erosione da parte di questi fiumi che scavarono ulteriormente il terreno, aumentando i loro bacini e variando alle volte la loro percorrenza lasciando dell’intere vallate abbandonate dove l’acqua non scorreva più. In questo contesto si sono venuti a creare anche i grandissimi spazi oggi occupati dalle grotte di Frasassi.

Le sale delle grotte di Frasassi si sono generate circa un milione e quattrocentomila anni fa, grazie all’incontro dell’acqua mineralizzata che si trovava dentro alle grotte con l’acqua, più fredda, del fiume Sentino. Nell’incontro di questi due liquidi la roccia calcarea si dissolveva e depositava il gesso. Più il fiume scorreva velocemente più l’acqua erodeva la roccia e scendeva in profondità in maniera veloce, non lasciando però alcun deposito. Per questo motivo le sale superiori sono quelle di dimensioni più contenute e create dall’impeto dell’acqua, ai piani inferiori invece l’acqua continuava a scendere dalle sale superiori e a creare delle grandi cave in cui i depositi erano nettamente superiori. Con l’apertura del terreno, a causa del movimento delle faglie, l’acqua tendeva poi ad evaporare e unitamente al terreno poroso, trasformavano questi ambienti in spazi asciutti.

L’intero percorso delle grotte di Frasassi si snoda su 6/8 livelli sovrapposti che testimoniano i cicli erosivi del fiume Sentino.

Visita alle grotte di Frasassi ^

La visita alle grotte di Frasassi comincia nel grande parcheggio posto in posizione più ribassata rispetto alle grotte vere e proprie. Qui è presente la biglietteria dove acquistare i biglietti o ritirare quelli prenotati (con almeno trenta minuti di anticipo rispetto all’orario di ingresso previsto).

Nel centro visite è presente una piccola area al chiuso con qualche informazione sulle grotte e sui dintorni e un numero consistenti di stand fissi che vendono cibo (per lo più junk food) e qualche tavolo per sedersi a consumarlo. Oltre a ciò sono presenti i bagni e bancarelle che vendono souvenir e prodotti ai turisti. Il parcheggio è gratuito e piuttosto grande, tanto che anche nelle giornate più affollate non si avrà problemi a trovare un posteggio.

Per raggiungere l’ingresso delle grotte è poi presente una navetta che carica le persone secondo il loro turno di visita e che arriva a destinazione in circa cinque minuti di percorrenza. Come ricordato alle casse è necessario presentarsi alla fermata della navetta con circa quindici minuti di anticipo rispetto all’ingresso in grotta.

Le grotte di Frasassi effettuano poche chiusura durante l’anno e, più precisamente, i giorni in cui non è possibile accedervi sono il 4 e il 25 dicembre e dal 10 al 30 gennaio. Al loro interno è possibile introdurre cani di piccola taglia, purché portati in braccio o in borsa, mentre per i cani di media e grossa taglia non è consentito l’accesso, ma nel parcheggio sono presenti alcuni box gratuiti in cui lasciare l’amico a quattro zampe durante la visita.

Abisso Ancona ^

Il percorso turistico all’interno delle grotte di Frasassi comincia con l’Abisso Ancona, la sala più grande di tutto il percorso e quella trovata per prima dagli speleologi che si sono affacciati qui da una fenditura sulla parte superiore della grotta il 29 settembre del 1971.

Le sue dimensioni sono letteralmente giganti, e si stima possano contenere l’intero duomo di Milano, con una lunghezza di 180 metri, una larghezza di circa 120 e un’altezza di 200. Questa grotta è tra le più grandi di tutta Europa.

Nella parte di fondo dell’Abisso Ancona è possibile vedere un ammasso di blocchi calcarei, risultato di secoli di movimenti del terreno che hanno causato piccoli crolli.

Già all’interno di questa sala si possono vedere svariate formazioni, decisamente particolari:

  • l’angolo del paradiso, in basso a destra, dove una serie di formazioni creano uno spettacolo decisamente insolito nel quale si è formato un laghetto cristallizzato a causa della saturazione di un bacino d’acqua. Sopra al laghetto si è poi generata una grande stalagmite di oltre due metri con una concrezione bianca sul lato, che ricorda la forma di una candela;
  • al fianco del laghetto si trovano una serie di stalagmiti appuntite che ricordano delle guglie e dei pinnacoli. Questa formazione è stata quindi nominata come il castello della fatina;
  • la fetta di pancetta, una formazione cresciuta lungo la parete della grotta che, per via della sua forma e colori, ricorda appunto questo affettato;
  • la cascata del Niagara, ovvero una grande e larga colata di calcite bianca che sembra essere un fermimmagine di una scrosciante cascata d’acqua;
  • i giganti, ovvero l’insieme di stalagmiti dell’età di oltre un millennio, così chiamate per le loro enormi dimensioni. I diametri di queste formazioni vanno infatti dai due ai cinque metri e l’altezza varia dal metro e mezzo ai venti metri. Queste sono senza dubbio le formazioni stalagmitiche più importanti ritrovate finora dentro alle grotte di Frasassi.

Il nome di Abisso Ancona deriva dalla città di provenienza degli speleologi che scoprirono questa grotta.

Sala 200 ^

Un abbassamento del soffitto ci conduce, tramite la passerella alla seconda sala delle grotte di Frasassi: la Sala 200, il cui nome è legato alla lunghezza dell’ambiente, che raggiunge circa duecento metri.

Subito all’inizio di questo spazio, è presente il castello delle streghe o castello rosso, ovvero una ricchissima serie di concrezioni dalle forme allungate e di colore rossastro. La sua particolarità è che accoglie anche una roccia crollata dal soffitto sulla quale si sono formate altre stalagmiti simili a guglie e una di queste, crescendo, si è unita alla corrispondente stalattite formando un’unica colonna.

A caratterizzare la Sala 200 c’è un’enorme stalattite che pende dal soffitto per ben sette metri e quaranta centimetri. Questa, per via della sua posizione sulla testa dei visitatori, è nota come Spada di Damocle. La guida fa notare come le sue grandissime dimensioni sembrano in realtà molto più contenute, perché all’interno della grotta si perdono i riferimenti che ci permettono di avere un metro di paragone, come succede invece all’esterno. 

Di fronte a noi ci troviamo anche l’obelisco, una massiccia stalagmite che, anche in questo caso, è cresciuta su di una roccia crollata dalle volte delle grotte. L’obelisco raggiunge un’altezza di quindici metri ed è divenuta un punto di riferimento per gli speleologi che si trovano ad operare dentro alle grotte di Frasassi. Al suo fianco è presente una colata di formazioni in cui si alternano diversi colori: il bianco, il rosa, il grigio cenere e i colori caldi tipici della terra.

Continuando lungo le passerelle è possibile notare uno spazio allungato che va via via assottigliandosi e in cui le stalattiti sono sempre più fitte e piccole. Questa parte è conosciuta come sala Barbara.

Gran Canyon ^

Il Gran Canyon è il terzo ambiente che attraversiamo e, probabilmente, uno dei più suggestivi in assoluto. Il suo nome è legato al fatto che qui si attraversano diversi crepacci in fondo ai quali è ancora presente l’acqua. I crepacci raggiungono infatti lo stesso livello del fiume Sentino, che scorre esternamente alle grotte di Frasassi.

A rendere spettacolare il Gran Canyon sono le diverse formazioni che vi si possono trovare, tra queste sono due ad attirare principalmente l’attenzione:

  • le canne d’organo, così chiamate perché sono un gruppo di stalattiti parallele che ripropongono proprio le sembianze di un organo e, inoltre, se toccate emettono diversi suoni (ovviamente non è consentito farlo!);
  • la sala candeline, che ci troviamo improvvisamente sulla sinistra. Si tratta di uno scorcio davvero suggestivo, dove un basso laghetto è circondato e riempito di stalagmiti che sorgono dal terreno. L’illuminazione aggiunta dall’uomo permette di vedere chiaramente questa sala che è una delle più iconiche di tutte le grotte di Frasassi.

Sala Infinito e Sala dell’Orsa ^

La sala Infinito e la sala dell’Orsa sono le due ultime grotte che si visitano nel percorso turistico all’interno delle grotte di Frasassi. Da qui si ritorna indietro lungo la strada già percorsa.

Sia la sala Infinito che la sala dell’Orsa sono ambienti decisamente più contenuti rispetto al grande Abisso Ancona. In entrambe si trovano numerosi i pozzi dai quali risalivano le acque sulfuree che si incrociavano con quelle del fiume Sentino. Queste formazioni rappresentano delle condotte forzate disposte in senso verticale, che venivano attraversate dall’acqua.

Dintorni delle grotte di Frasassi ^

Terminata la visita alle grotte di Frasassi usciamo dal sito e, subito al di fuori, attendiamo la navetta che ci riporta fino al parcheggio. Non è necessario prenderla subito, si può infatti prendere qualsiasi corsa che ritorna verso il parcheggio e, anzi, si può decidere di scendere lungo una delle fermate del tragitto. Noi faremo proprio così per visitare il museo speleologico e il piccolo borgo con l’abbazia di San Vittore delle Chiuse.

Ritornati alla fermata prendiamo infine la navetta per tornare al parcheggio, dal quale ripartiamo per visitare il tempio del Valadier e la chiesa di Santa Maria Infra Saxa, sempre sotto al comune di Genga.

Museo Speleologico ^

Scesi alla fermata dell’autobus ci è sufficiente attraversare la strada e seguire il breve sentiero per arrivare al museo speleologico di Genga. La visita sarà piuttosto veloce, in quanto si compone di poche sale suddivise su tre piani.

Il museo Speleologico è ospitato all’interno del cenobio benedettino dell’Abbazia di San Vittore delle Chiuse, con cui confina. L’accesso è compreso nel biglietto delle grotte. Al suo interno è possibile vedere:

  • la sezione geologica, al pian terreno, dedicata allo studio del fenomeno carsico e alla formazione delle grotte di Frasassi;
  • la sezione paleontologica, al piano intermedio, dove si trovano diversi resti antichi ritrovati nei dintorni e, alcuni, anche dentro le grotte. Qui si trova anche il grande fossile dell’Ittiosauro. Questo è il reperto in assoluto più celebre di tutto il museo e venne ritrovato nei dintorni di Camponocecchio nell’estate del 1976 da un ricercatore che stava studiando il suolo per scavare una galleria. Gli Ittiosauri sono stati i più grandi animali marini vissuti nell’ambiente marino di queste zone circa 150 milioni di anni fa;
  • la sezione archeologica, che mette in mostra i reperti preistorici e protostorici ritrovati nel territorio comunale.

Abbazia di San Vittore delle Chiuse ^

Adiacente al museo speleologico si trova invece l’Abbazia di San Vittore delle Chiuse, risalente agli inizi dell’XI secolo e alla quale si può accedere liberamente.

L’abbazia di San Vittore delle Chiuse venne costruita dai longobardi in pietra calcarea, nei pressi della Gola di Frasassi, al centro di un luogo in cui le montagne formavano una specie di anfiteatro. Sembra infatti che l’aggettivo “delle Chiuse” si riferisse proprio al fatto che l’abbazia risulta essere chiusa tra le montagne. 

Oltre alla chiesa venne costruito anche un piccolo monastero, che oggi ospita il museo speleologico. Questa struttura fa parte di una ricostruzione del XIV/XV secolo. 

A sorprendere di questa antica chiesa è senza dubbio la parte interna, ricca di archi a tutto sesto e dove le quattro colonne dividono gli ambienti in nove campate con chiusura a volta a crociera. La sua pianta è anomala: è infatti a croce greca e iscritta in un quadrato da cui sporgono le cinque absidi e la torre di facciata. 

Vicino alla porta sinistra dell’altare è presente il simbolo dell’infinito ruotato di novanta gradi. Molti si sono interrogati sul suo significato all’interno dell’Abbazia di San Vittore delle Chiuse, senza arrivare ad alcuna certezza. L’ipotesi più acclamata è però che si tratti di un simbolo esoterico lasciato qui dai templari.

Colonnato e altare centrale della Abbazia di San Vittore delle Chiuse - Frasassi

Al fianco della facciata è presente una piccola torre cilindrica e una ben più alta torre quadrangolare che si pensa abbia sostituito la precedente in un’epoca successiva.

L’abbazia di San Vittore delle Chiuse è una delle più importanti testimonianze di architettura romanica in tutte le Marche.

Il Ponte Romano ^

Continuando a scendere nel piccolo borgo di San Vittore di Genga troviamo il ponte romano che attraversa ancora oggi il fiume Sentino. Nel lato rivolto verso il centro abitato, il ponte è sormontato da un massiccio torrione in stile romanico-gotico di epoca medievale che permetteva di controllare gli accessi al piccolo borgo. Dalla parte opposta del ponte invece comincia il sentiero che conduce fino al Castel Pretoso, attualmente conosciuto come Pierosara.

La forma del ponte romano, costruito in pietra calcarea, è decisamente particolare, da una parte presenta un arco acuto, mentre dall’altra un arco a tutto sesto.

Il castello Pierosara ^

Oltrepassato il Ponte Romano e continuando lungo la stradina che costeggia il fiume, si arriva fino al castello Pierosara, anche conosciuto come il Castello Petroso o Castrum Petrosum.

Il castello si trova in una posizione strategica, che domina la valle del Sentino e la valle dell’Esino e ciò permetteva di controllare i territori circostanti.

Non è certa la data di costruzione di questo piccolo castello, ma si stima che fosse già presente nell’anno mille. Il castello Pierosara conserva ancora alcune parti originali, come parti di due cinte murarie, il palazzo del feudatario e la torre di avvistamento e difesa, vero simbolo di questa costruzione.
Secondo la leggenda il suo nome cambiò da Castello Petroso a Pierosara in ricordo della tragedia che avvolse i giovani innamorati Piero e Sara. Sara era una giovane di Castel Pretoso di cui si innamorò il conte di Rovellone. Questi la volle rapire per farla sua, visto che la giovane era già promessa sposa a Piero, un altro castellano di Castel Pretoso. Quando il conte di Rovellone entrò a castello per rapirla venne scoperto dagli abitanti che chiusero subito il castello affinché non riuscisse nel suo intento e si innescò una grossa battaglia.
Il conte, messo alle strette mentre già stringeva Sara tra le braccia, decise di ucciderla e Piero, assistendo alla scena corse in soccorso dell’amata ma anch’egli venne ucciso dal conte.

Il Tempio del Valadier di Genga ^

Prima di lasciare il comune di Genga è consigliabile fare una capatina anche al tempio del Valadier. Torniamo quindi al parcheggio delle grotte di Frasassi e riprendiamo l’automobile. In circa cinque minuti di percorrenza arriviamo davanti al cartello in legno che segnala l’inizio del percorso fino al tempio. Parcheggiamo quindi l’auto lungo la strada e ci mettiamo in cammino. Bisogna avere un buon fiato per salire l’intera stradina, percorribile solo a piedi, che dalla strada porta fino a qui. 

Percorsa l’intera strada tortuosa che porta fino a qui ci si troverà davanti a una porta costruita nella roccia, oltrepassata la quale ci si apre davanti lo spettacolo del tempio del Valadier, circondato letteralmente dalla roccia, che lo abbraccia attraverso una grotta su tre lati.

Il tempio del Valadier è un piccolo edificio religioso a cupola, fatto costruire dal papa Leone XII durante l’ottocento. Ha una cupola ottagonale rivestita in piombo che ne caratterizza l’aspetto neoclassico. 

Al suo interno un piccolo altare in alabastro viene utilizzato per dire messa, ma la cosa più particolare è senza dubbio salire lungo la caverna che vi si sviluppa dietro e guardare il tempio del Valadier con la vallata sullo sfondo.

Leggi la guida completa sul tempo del Valadier.

Eremo di Santa Maria Infra Saxa ^

Al fianco del tempio del Valadier è invece costruita l’eremo di Santa Maria Infra Saxa. Si tratta di una piccolissima chiesetta in pietra, il cui accesso è possibile attraverso una scalinata in metallo che si congiunte al piano rialzato. Entrandovi si può notare la sua particolarità: questo spazio di preghiera e raccoglimento venne scavato letteralmente nella roccia, che ancora oggi compone buona parte delle sue mura.

L’eremo di Santa Maria Infra Saxa ha una storia millenaria (una prima testimonianza della sua esistenza arriva da un documento del 1029) e appartenne alle monache benedettine di clausura. Al suo interno veniva conservata un’immagine in legno della Madonna estremamente nota, ma in un incendio degli anni cinquanta andò a fuoco e venne quindi sostituita da una copia scolpita in pietra.

Scopri la guida completa sull’eremo di Santa Maria Infra Saxa.

Itinerario delle Grotte di Frasassi e Dintorni ^

Ecco la mappa dell’itinerario delle cose da vedere tra la grotta di Frasassi e i suoi dintorni. L’itinerario può essere comodamente svolto in una giornata e, se dovesse avanzarvi tempo, potete raggiungere anche il centro storico del borgo medievale di Genga. Se vi fermate nei dintorni più di un giorno consiglio una capatina anche alla vicina Fabriano: un piccolo borgo, che richiederà giusto qualche ora per essere visitato.

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Grotte di Frasassi e Dintorni - Cosa VedereCome nacquero le Grotte di Frasassi, come organizzare la visita e cosa vedere nei dintorni. Scopri la guida con foto e mappa dell'itinerario di un giornohttps://www.lorenzotaccioli.it/grotte-di-frasassi-e-dintorni-cosa-vedere/
Lorenzo Taccioli