Guida al sito archeologico di Altilia Sepino

Visita al sito archeologico di Altilia Sepino

Tra le aree archeologiche più importanti del Molise c’è senza dubbio Altilia Sepino. Risalente al V secolo avanti Cristo è stata per interi secoli interamente abbandonata, per poi essere parzialmente depredata, ripopolata e divenire infine un sito archeologico. Oggi puoi visitare i suoi resti in poche ore, ripercorrendo la sua storia antica.

Dove si trova Altilia Sepino ^

Altilia Sepino è un sito in provincia di Campobasso, quindi in Molise. Altilia rappresenta la parte archeologica da visitare, mentre Sepino è il vicino villaggio costruito tra il settecento e l’ottocento.

Non è complesso arrivarci, perché Altilia è proprio a ridotto della strada statale 87, un’importante arteria stradale che collega Campobasso a Benevento. Provenendo da nord, poco prima dello svincolo per Sepino troverai il parcheggio alla tua destra, in corrispondenza di un ristorante che anticipa il sito archeologico.

Il parcheggio è libero e gratuito.

Breve storia di Altilia Sepino ^

Saepinum era il nome originario di questa cittadina, trasformato in Altilia solo durante il medioevo. Le sue origini sono nel V – IV secolo avanti Cristo, quando il popolo sannita fondò la cittadina.

Questo piccolo centro era posto lungo la via percorsa dai pastori che dall’Abruzzo scendevano fino alla Puglia per la transumanza. Proprio dal centro di Altilia passa infatti il tratturo che collega Pescasseroli (in Abruzzo) a Candela (nel foggiano). Non solo, questo era il punto in cui la strada, che rappresentava il decumano cittadino, incrociava il cardo, ovvero la strada che proveniva da Terravecchia, un’antica fortificazione alle pendici del Matese, costruita sempre dai sanniti per controllare il territorio.

Nel II secolo avanti Cristo la cittadina, il cui toponimo Saepinum può derivare da Saepio (recinto) e indivaca una funzione di ricovero di greggi o luogo di mercato, è già molto sviluppata. Ci sono numerose residenze private, realizzate da personale qualificato con pavimenti mosaicati e impluvium. Questo fece sì che durante la terza guerra sannitica il console romano decise di occupare la città e dal I secolo avanti Cristo sarà Roma ad amministrare la città di Altilia.

Ciò portò ad un’ulteriore fioritura della città, che raggiunge il suo massimo splendore in epoca augustea. È in questo contesto che, tra il 2 e il 4 dopo Cristo viene aggiunta la cinta muraria fortificata e innalzate le torri già presenti. L’intera Altilia occupava così un territorio dal perimetro di 1250 metri.

Già danneggiata dal terremoto del 346 dopo Cristo, Altilia si impoverì sensibilmente con la caduta dell’impero romano nel 476. Riprese vigore poi nel 667 con i longobardi, ma la posizione in pianura la sottoponeva a continui saccheggi. Ciò la portò all’abbandono definitivo. Le popolazioni si spostarono verso altri borghi fortificati nelle vicinanze. Solo nel settecento e nell’ottocento, a causa di terremoti che portarono distruzione nei loro borghi, alcune persone scesero di nuovo a valle e ripopolarono in parte il borgo di Altilia, mentre altri utilizzarono i materiali provenienti dai resti archeologici per costruire il vicino borgo di Sepino.

Le case ancora visibili lungo il sito archeologico e quelle intorno al teatro sono il risultato di questo ritorno al borgo di Altilia.

Cosa vedere ad Altilia ^

La passeggiata nel sito archeologico di Altilia a Sepino è una piacevole esperienza che puoi fare in autonomia. Purtroppo i pannelli informativi ci sono, ma non spiegano nel dettaglio tutto quello che vedrai in questo sito, al quale puoi accedere liberamente.

Le parti più spettacolari, che proprio non puoi perdere, sono il teatro, il foro e la basilica, oltre che i due mausolei, entrambi al di fuori delle mura. Nei pressi del teatro è allestito anche un piccolo museo che espone aluni resti trovati qui e dà qualche informazione aggiuntiva ai visitatori.

Qui a seguire ti indico l’itinerario che puoi seguire per vedere tutto il sito archeologico di Altilia.

Porta Tammaro ^

Porta Tammaro - Sito archeologico del Molise

Dopo aver parcheggiato, in una passeggiata di appena un paio di minuti, giungerai ad uno degli ingressi aperti nell’antica cinta muraria: la porta Tammaro. In totale le porte sulla cinta muraria sono quattro e contrapposte tra loro, in maniera tale da servire sia il cardo che il decumano.

Il nome di porta Tammaro è legato al fatto che è l’ingresso in direzione dell’omonimo fiume. Questa porta, è aperta sul cardo di Altilia e si collega nell’altra estremità a porta Terravecchia.

Purtroppo durante gli interventi ottocenteschi sono state costruite due case al suo fianco, togliendo parte della sua monumentalità. Tuttavia si sono conservati i massicci pilastri in pietra quadrata che sorreggono l’arco. Puoi inoltre vedere un frammento di epigrafe.

Curioso è infine sapere che il simbolo fallico scolpito sulla parte destra si credeva allontanasse pericoli e influssi negativi provenienti da animali, persorne o cose che attraversavano questa porta.

Teatro di Altilia Sepino ^

Tra i monumenti meglio conservati e più suggestivi di tutta l’area archeologica di Altilia c’è senza dubbio il suo teatro, che poteva ospitare fino a 3000 persone. Lo troverai sulla destra dopo aver varcato la porta Tammaro, prima della porta Boiano.

Ciò che rimane del teatro sono diversi suoi componenti: l’ima e la media cavea, l’orchestra e il blocco frontale del proscenio, oltre la pianta della scena. Purtroppo durante il settecento, proprio sulla scena è stato costruito un edificio rurale.

A rendere particolarmente scenico il teatro di Altilia vedrai anche due tetrapili, ovvero gli ingressi monumentali a quattro porte rivolti verso l’esterno. Questi sono caratterizzati da archi a tutto sesto e servivano anche come supporto alla muratura. Il tetrapilo destro era impiegato anche come ingresso principale al teatro, lo stesso ruolo che ricopre anche attualmente. Non mancano anche due ulteriori ingressi riservarti all’orchestra e l’ambulacro posteriore.

Sulla cavea superiore sono stati costruiti degli ulteriori edifici, i quali seguono comunque la forma originaria del teatro e che oggi vengono in parte utilizzati come toilette pubbliche.

Era infine presente un’uscita di sicurezza, posta proprio dietro la cavea. Nella cinta muraria è infatti presente una feritoia, protetta da due avancorpi rettangolari asimmetrici. Questa era originariamente chiusa da un portale di legno e fu costruita dopo il primo impianto murario per svuotare più velocemente le gradinate per gli spettatori che venivano da fuori il paese di Altilia. Questa struttura è oggi nota come Postierla del Teatro.

Mura esterne ^

Le mura esterne di Altilia raggiungono una lunghezza di circa 1270 metri, dando vita a un’area di 12 ettari a pianta rettangolare. Volute dall’imperatore Augusto, dopo aver conquistato Altilia e averla sottratta ai Sanniti, presenta quattro aperture, ancora oggi conservate.

Sulle quattro porte è riportata un’iscrizione che ricorda la volontà di Augusto di fortificare la città tra il 2 e il 4 dopo Cristo. Lungo le mura sono presenti una serie di torri a pianta circolare, distanti tra loro 100 piedi, poco più di 30 metri.

Decumano ^

Decumano di Altilia Sepino

Raggiungi ora il Foro Romano, in cui tornerai a breve, e dirigiti verso porta Benevento. Sarai sul Decumano di Altilia. Questa strada collega Porta Benevento a porta Boiano ed è la via lungo la quale sono posizionate la maggior parte dei resti archeologici significativi. Al centro c’è il foro, ovvero la piazza principale dell’antico insediamento di Sepino.

Il decumano è ancora pavimentato con l’originario basolato di epoca romana.

Porta Benevento ^

Porta Benevento di Altilia Sepino

La seconda porta che incontrereai durante la visita di Altilia è porta Benevento. Questa grande porta è ad arco, sostenuta da due grandi torri. Sulla chiave di volta c’è una piccola scultura dedicata a Marte. Sull’esterno invece alcuni frammenti testimoniano l’esistenza di alcune sculture rappresentanti dei barbari prigionieri.

Una delle due torri di porta Benevento è inoltre impiegata come cisterna dell’acquedotto.

Alla grande struttura di porta Benevento è collegata una casa colonica utilizzata come Antiquarium.

Mausoleo di Caio Ennio Marso ^

Mausoleo di Caio Ennio Marso di Altilia Sepino

Al di fuori di porta Benevento, in un paio di minuti di camminata, puoi raggiungere il mausoleo di Caio Ennio Marso. La sua struttura, andata distrutta durante i secoli, è stata ripristinata negli anni quaranta utilizzando gli elementi originari.

Il mausoleo di Caio Ennio Marso era un monumento funebre a tumulo, composto da un tamburo cilindrico posizionato su di una base quadrata. Questa era di circa un metro di lato e alto poco meno di due metri, in parte interrati. Il tamburo è alto oltre tre metri con un diametro di quasi otto metri e mezzo. Sulla sommità c’è una cornice modanata con un’alta merlatura.

Agli angoli della base c’erano le statue di quattro leoni con la testa rivolta di lato mentre con la zampa schiacciavano la testa di un guerriero. Sulla superificie del mausoleo c’è invece l’epitaffio che ricoda Caio Ennio Marso, un cittadino di rango equestre, di cui viene raccontata la carriera nell’incisione.

Mulino ad Acqua ^

Mulino ad Acqua nei pressi del foro romano

Praticamente nel pieno centro di Altilia era presente anche un mulino ad acqua. Questo è uno dei più antichi d’Italia ad essersi conservato ed è caratterizzato dalla vasca rettangolare sulla quale era posizionata una ruota idraulica.

Questa veniva azionata dall’acqua che proveniva da una cisterna posizionata fuori dalla cinta muraria e che alimentava così un sistema di molitura. L’asse della ruota faceva girare un ingranaggio in un alloggiamento al fianco della ruota e, al di sopra, si trovavano delle macine messe in movimento da un’asse verticale.

Il grano era versato nella parte superiore e veniva così frantumato tra le macine, lasciando scivolare la farina lungo i bordi.

Fontana del Grifo ^

Fontana del Grifo - Foro romano di Altilia Sepino

Ritorna ora sui tuoi passi e raggiungi il cuore della cittadina. Ad una decina di metri dal foro romano, c’è la fontana del Grifo, proprio lungo il Decumano. Siamo tra l’edificio termale e la domus adiacente.

La fontana del Grifo è stata al centro di interventi di restauro svolti nel 1973, durante i quali i resti della struttura sono stati integrati con nuovi elementi in pietra calcarea. Tra le parti originali c’è la decorazione sul prospetto, che raffigura l’immagine di un grifo rivolto verso sinistra, in piedi sulle zampe anteriori e accucciato su quelle posteriori. Le ali sono ripiegate all’indietro e la testa dotata di un grande becco.

Questo grifo dà il nome alla fontana e l’acqua sgorga tra il torace e le zampe anteriori, cadendo nella vasca sottostante. È particolare osservare il fatto che guardandolo di scorcio, il bassorilievo ha un’impostazione prospettica.

A completare la fontana del Grifo c’è un’incisione che testimonia che la fontana venne voluta dai due munifici cittadini Caio Ennio Marso e Ennio Gallo.

Edificio religioso ^

Edificio religioso di Altilia Sepino

Sulla tua destra incontrerai una lunga serie di edifici e di monumenti. Tra questi c’è anche un edificio religioso, che secondo gli studi fatti, doveva essere un piccolo tempio dedicato alla triade capitolina di Giove, Giunone e Minerva.

Edifici Pubblici ^

Lungo il Decumano, praticamente nei pressi o già all’interno del foro romano, ci sono una serie di edifici pubblici. Tra questi ci sono:

  • alcuni edifici industriali, caratterizzati dalla presenza di alcuni scavi nel terreno circolari, a breve distanza gli uni dagli altri;
  • le terme di Silvano, di dimensioni modeste rispetto alle più ampie presenti nei pressi di porta Boiano;
  • un’aula per il culto imperiale, sopraelevata rispetto al foro per mezzo di un podio raggiungibile tramite un’ampia gradinata;
  • la curia, ovvero una struttura utilizzata per le riunioni dei decurioni, tra i quali venivano eletti i magistrati;
  • il comitium, ovvero una sala destinata alle assemblee popolari durante le elezioni dei funzionari pubblici.

Il Foro Romano ^

Il Foro Romano era tra gli spazi più importanti della città. Posto all’incrocio tra Cardo e Decumano il foro di Altilia era inizialmente dedicato agli scambi commerciali e poi iniziò ad ospitare la vita politica ed amministrativa della città.

Anche questa piazza ha una pavimentazione a basolato con pietra calcarea e ospita sulla sua superificie diversi edifici pubblici, alcuni emersi grazie a recenti scavi. La superficie è di ben 1400 metri quadrati che, originariamente, erano sterrati e furono pavimentati solo successivamente.

Tra i palazzi qui presenti ce n’era uno largo oltre venti metri e sopraelevato rispetto al piano della piazza. Questo era inoltre anticipato da un grande arco onorario, che commemorava il cittadino Nerazio Prisco, il quale lavorava nella cancelleria imperiale di Traiano.

Con il controllo romano della cittadina di Altilia, il foro subì alcune modifiche di ammodernamento. Tra queste una canalizzazione perimetrale per raccogliere l’acqua piovana e la creazione di alcuni monumenti titolati ad Augusto e Nerone, come testimoniato da alcune lapidi rivenute qui.

Basilica del Foro ^

Di primaria importanza all’interno del Foro Romano è senza dubbio la basilica, che occupa il lato nord occidentale di questo spazio. Rimangono diversi resti di questo edificio che, contrariamente a quello che si può pensare, non svolgeva funzioni religiose.

La basilica del foro era infatti uno spazio polifunzionale, atto ad ospitare sia funzioni giudiziarie che commerciali, come importanti transazioni finanziare o stipula di contratti. Questo luogo era comunque un’area di passaggio, per cui ci si avvicendavano sia persone indaffarante che curiosi.

Questo edificio aveva una pianta rettangolare di oltre 31 metri per 20 e gli interni erano divisi da un peristilio di venti colonne a fusto liscio. Quattro sui lati più corti e otto sui lati più lunghi. Erano poi tutte sormontate da capitelli in stile ionico, come si può ancora in parte vedere.

Macellum ^

Edificio del Macellum di Altilia Sepino

Molto particolare è il macellum di Sepino, ovvero l’area alle spalle della grande basilica del Foro di Altilia. Siamo nell’area del Decumano dedicata alle residenze private e la presenza del macellum è quindi più che motivabile.

Quest’area era infatti dedicata al mercato. Qui venivano venduti generi alimentari di varia natura. Lo spazio è organizzato su di una pianta a trapezio e un breve corridoio collega tra loro due botteghe che si aprono direttamente sulla strada. Dietro, in posizione leggermente rialzata, c’è un’area centrale a pianta esagonale, pavimentata con tessere in pietra calcarea di forma irregolare.

Nel cuore del macellum c’è una vasca all’interno di un bacino esagonale che veniva utilizzata come macina da frantoio.

Anche l’acqua era importante, infatti nel lato rivolto verso il Cardo c’è un lungo abbeveratoio, mentre dalla parte opposta, ci sono i resti di una fontana coperta.

Edificio di Culto ^

Edificio di culto lungo il Decumano di Altilia

Oltre alla basilica, lungo il decumano, era presente anche un altro edificio di culto riportato alla luce. Gli studiosi suppongono sia un edificio legato alla preghiera per via della sua particolare conformazione, che differisce da quella delle residenze private adiacenti.

L’edificio di culto sul Decumano di Altilia è caratterizzato dalla presenza di pilastrini in laterizio che anticipano il pronao e una sala che risulta quasi essere separata dalla parte antecedente. La prima era un ambiente porticato, mentre la seconda era di forma quadrata, con lati di circa 9 metri. Sulla parete di fondo c’erano i simulacri delle diverse divinità pagane.

Residenze private ^

Resti archeologici di residenze private ad Altilia

Lungo il tratto di Decumano che conduce a porta Boiano puoi notare i resti di residenze private, solo parzialmente riportate alla luce. C’è anche la traccia di un porticato.

Le abitazioni sono posizionate su entrambi i lati della strada e suggeriscono la presenza di un quartiere abitativo, anche grazie alla presenza dei diversi edifici pubblici e privati che le precedono, tra cui anche delle taverne.

Porta Boiano ^

La terza porta che vedrai durante il tuo itinerario alla scopera del sito archeologico di Altilia è porta Boiano. Le sue forme si sviluppano secondo lo schema dell’arco onorario e presenta una precisa iconografia. Lungo la sua imponente struttura ci sono scolpiti numerosi simboli, tra cui schiavi incatenati e divinità posizionate a monito per i malintenzionati, con l’obiettivo di scongiurare la cattiva sorte.

Porta Boiano serviva sia come ingresso alla città, ma anche per raccogliere il dazio da chi la attraversava. Per questo motivo sulla porta ci sono alcune iscrizioni che riportano le disposizioni amministrative e un apparato utilizzato per censire i traffici che passavano di qui.

Esternamente sono presenti due statue di barbari e un’iscrizione imperiale sulla chiave di volta con le disposizioni di Marco Aurelio per la tutela delle pecore. Qui c’è anche la scultura che rappresenta la testa di Ercole.

Questa è la porta meglio conservata tra le quattro di Altilia e presenta ancora molti elementi originari tra le due robuste torri.

Terme di porta Boiano ^

Appena rientrato ad Altilia dalla porta Boiano ti troverai sulla sinistra un complesso termale. Questo sono le terze terme presenti all’interno della città.

Le puoi vedere dall’alto salendo sul giardino che le costeggia. Da qui noterai la classica successione delle vasche per i bagni a diverse temperature. Ci sono anche le tracce dell’impianto di riscaldamento dell’acqua, grazie a dei pilastrini che sollevano la base delle terme e tra i quali scorrevano i condotti applicati alle pareti per far scorrere l’aria calda.

Mausoleo di Publius Numisius Ligus ^

Mausoleo di Publius Numisius Ligus

Camminando nei pressi delle mura di porta Boiano non potrai non notare il mausoleo di Publius Numisius Ligus. Questo è posto al di fuori delle mura, oltre la porta di Boiano, spostato di circa 70 metri rispetto al tracciato del tratturo.

La sua struttura a pianta quadrata è interamente in pietra calcarea bianca. Lo puoi vedere nelle sue forme originarie, anche se è stato completamente ricostruito riutilizzando quasi interamente i materiali originari. Lo stile di questo monumento va ricercato nel mondo ellenistico asiatico e si è diffuso nel mondo romano tra il periodo repubblicano e l’età imperiale.

A differenza degli altri mausolei simili a questo, il mausoleo di Publius Numisius Ligus non presenta particolari decorazioni se non le quattro pietre angolari poste sulla sua sommità.

Porta Terravecchia ^

Porta Terravecchia di Altilia Sepino

Concludi la visita al sito archeologico di Altino con la porta Terravecchia, la quarta e ultima porta da vedere.

Purtroppo non rimane molto dell’originaria struttura di porta Terravecchia. Nessuna traccia significativa nella torre orientale, mentre di quella occidentale c’è solo un piccolo pezzo. Manca ogni riferimento anche delle rampe di accesso alle torri e al camminamento di ronda, facendo così di questo accesso quello minormente conservato rispetto agli altri tre.

Il suo nome è legato al fatto che attraverso questa porta ci si congiunge con la mulattiera che conduce all’antico sito di Terravecchia.

Orari di Altilia Sepino ^

Il sito archeologico di Altilia è liberamente accessibile. Ciò significa che l’ingresso è sia gratuito che aperto 24 ore su 24. Ovviamente l’illuminazione pubblica è quasi totalmente assente, per cui organizzati per visitarla durante le ore del giorno.

Puoi ipotizzare circa un paio d’ore per la visita dell’intero sito archeologico.

Mappa dell’itinerario per la visita di Altilia Sepino ^

Ecco la mappa del sito archeologico con indicati i luoghi da vedere nell’itinerario che ti propongo.

Questa a seguire è invece la mappa presente in loco con le varie attrazioni segnalate. Puoi cliccarla per vederla a tutta pagina.

Mappa del sito archeologico di Altilia Sepino
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Guida al sito archeologico di Altilia SepinoScopri cosa vedere ad Altilia Sepino, la città fondata dai Sanniti e passata ai romani. Itinerario completo tra i resti archeologici.https://www.lorenzotaccioli.it/guida-al-sito-archeologico-di-altilia-sepino/
Lorenzo Taccioli