Napoli in 3 Giorni – Guida

Maschio Angioino - Castello di Napoli

Visitare Napoli significa immergersi tra i suoi vicoli e i suoi monumenti bellissimi e ricchi di storia, vivere la sua cultura, conoscere la sua gente e mangiare il suo cibo. Più che di un viaggio si tratta di una vera e propria esperienza a 360° che, non lo nascondo, alle volte può sembrare intensa soprattutto per chi ama viaggi più tranquilli o verso il nord Europa (come me). Con qualche conoscenza in più è però possibile alleviare questa sensazione, dovuta alla frenesia delle sue strade e al caos che le caratterizzano nel centro cittadino. Sapendo come prendersi un break di qualche ora, visitando altri splendidi quartieri è possibile organizzare tutto al meglio.

Dopo qualche giorno a Napoli vi rimarrà senz’altro un bellissimo ricordo della città e dei suoi sapori.

Guida Completa alla Visita di Napoli

Cosa vedere a Napoli in 3 giorni
Giorno 1 – Centro Storico
Piazza del Gesù Nuovo – Guglia dell’Immacolata e Chiesa del Gesù Nuovo
Complesso Monumentale di Santa Chiara
Chiesa di San Domenico Maggiore e la Guglia di San Domenico Maggiore
Cappella Sansevero e il Cristo Velato
Chiesa di Sant’Angelo a Nilo e Piazzetta Nilo
San Gregorio Armeno e i suoi presepi
Basilica di San Giorgio Maggiore
Duomo di Napoli
Guglia di San Gennaro
Pio Monte della Misericordia
Il Murales di Banksy
Basilica di San Lorenzo Maggiore
Napoli Sotterranea
Basilica di San Paolo Maggiore
Il Teatro Romano e i suoi bassi
Giorno 2 – Centro Storico, Rione Sanità e Capodimonte
Porta di San Gennaro
Museo MADRE – Arte Contemporanea di Napoli
Chiesa di San Giovanni a Carbonara
Chiesa di San Carlo all’Arena
Palazzo dello Spagnuolo
Palazzo San Felice
Basilica di Santa Maria della Sanità e Catacombe di San Gaudioso
Cimitero delle Fontanelle
Complesso museale di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco
Lapis Museum e la Chiesa di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta
Chiesa di San Pietro a Majella
Piazza Bellini e le antiche mura greche
Piazza Dante
Catacombe di San Gennaro e la sua Basilica Ipogea
Basilica dell’Incoronata Madre del Buon Consiglio
Palazzo Reale e Parco di Capodimonte
Giorno 3 – Vomero, Chiaia, Santa Lucia e il Lungomare, Toledo e Quartieri Spagnoli
Mercato della Pignasecca
Castel Sant’Elmo
Certosa di San Martino
Chiesa Anglicana nel quartiere Chiaia
Chiesa di San Pasquale a Chiaia
Villa Comunale e il suo Parco
Lungomare Caracciolo
Piazza dei Martiri e il Monumento ai Martiri Napoletani
Via Chiaia – la via alberata di Napoli
Il Ponte di Chiaia
Palazzo Miranda o Medici di Ottajano
Palazzo Mannajuolo e la sua particolare scalinata
Castel dell’Ovo
Borgo Marinari
Fontana del Gigante
Panorama sul Vesuvio
Piazza del Plebiscito
Basilica di San Francesco di Paola
Palazzo Reale
Galleria Umberto I
Maschio Angioino o Castel Nuovo
Teatro San Carlo
Quartieri Spagnoli
Via Toledo
Mappa dell’itinerario di Napoli in 3 giorni
Dove Mangiare a Napoli
Dove Dormire a Napoli

Cosa vedere a Napoli in 3 giorni ^

Le dimensoni di Napoli sono talmente vaste che per quanti giorni avrete a disposizione, tanti ne riuscirete a riempire di cose da vedere. Per farsi una buona idea della città servono almeno due giorni, con tre giorni riuscirete invece a vedere tutti i suoi principali quartieri, come il centro storico, il quartiere Sanità, Capodimonte, Chiaia, il Vomero, i quartieri Spagnoli e il lungomare e buona parte delle attrazioni che hanno da offrire.
Se avete a disposizione qualche giorno in più se ne può approfittare per raggiungere Capri, Pompei o gli splendidi borghi arroccati nella Costiera Amalfitana.

Napoli e signora con il cesto calato dal terrazzo

Ecco come vedere (quasi) tutto di Napoli in un itinerario di tre giorni.

Giorno 1 – Centro Storico ^

Il primo giorno, dopo esserci sistemati in hotel, lo dedichiamo tutto al centro storico. Questo è il quartiere più chiassoso della città, vero cuore pulsante dove si alternano edifici spettacolari e maestosi a palazzi che sentono il peso degli anni. Passeggiando per le sue vie ci si sente trascinati dalla comunità, dal loro vociare, dai loro colori.

La storia del centro storico di Napoli è molto antica, risalente a circa tremila anni fa e passeggiando per i suoi vicoli si possono vedere reperti provenienti dalle età più disparate. Nel centro storico si racchiudono buona parte dei monumenti, delle cappelle e dei chiostri da vedere, oltre che opere d’arte, reliquiari e vie sotterranee dalla rara bellezza. Non sarà sufficiente una singola giornata per vederlo tutto, ma ci torneremo qualche ora nel secondo giorno.

Tutto questo caos e caledoiscopio di emozioni può travolgere al punto di sopraffarre, se dovesse capitare ci si può fermare un attimo e uscire a visitare qualche altro quartiere per un paio d’ore, come il ricco Vomero o l’elegante Chiaia.

Piazza del Gesù Nuovo – Guglia dell’Immacolata e Chiesa del Gesù Nuovo ^

Dopo aver lasciato i nostri bagagli nell’hotel su una traversa di via Toledo, cominciamo la nostra visita tra le cose da vedere a Napoli dalla piazza del Gesù Nuovo. Si tratta di una grande piazza con un traffico automobilistico estremamente ridotto. Sono tre gli elementi principali che si trovano qui:

  • il complesso monumentale di Santa Chiara, che visiteremo tra poco;
  • la guglia dell’Immacolata, posizionata al centro della piazza e utilizzata dai più giovani come punto di ritrovo. Questa venne realizzata da Giuseppe Genuino intorno alla metà del XVIII secolo. Ancora oggi viene utilizzata per una particolare tradizione nella giornata dell’8 dicembre, quando un pompiere sale fino al suo punto più alto e depone una corona di fiori ai piedi della statua della Madonna che sormonta la guglia;
  • la chiesa del Gesù Nuovo, costruita nel XVI secolo. Il suo aspetto esterno è decisamente particolare: la facciata bugnata di colore grigio è infatti parte del Palazzo Sanseverino e venne eretta nel XV secolo.
    Entrando nella chiesa del Gesù Nuovo si può ammirare l’opulenza delle sue decorazioni barocche che circondano la navata dell’edificio, il suo transetto e le cappelle laterali, in cui è possibile vedere dei suggestivi ex-voto. A sorprendere di questa chiesa sono anche le dimensioni veramente abbondanti, con un altare che da solo è paragonabile a una piccola chiesetta. All’interno della chiesa del Gesù Nuovo si trovano anche le spoglie di San Giuseppe Moscati, vissuto a cavallo tra l’ottocento e il novecento e vero idolo della città. Moscati fu un medico che si mise al servizio dei poveri per aiutare la sua città e prendendo a destra del transetto è possibile vedere ancora oggi gli arredi delle stanze in cui viveva e la sedia nella quale morì. Anche qui le pareti sono ricche di ex-voto portati dai fedeli in ringraziamento per le grazie ricevute. Qui si trova anche l’ordigno inesploso di una bomba che colpì la chiesa nell’agosto del 1943 e che ancora una volta, secondo i credenti, dimostrò la potenza di Giuseppe Moscati.

Complesso Monumentale di Santa Chiara ^

Appena usciti dalla chiesa del Gesù Nuovo siamo pronti ad entrare in un vero e proprio gioiello della città di Napoli: il complesso monumentale di Santa Chiara, formato dalla chiesa, ma soprattutto dal suggestivo chiostro in maioliche.

Facciata della chiesa di Santa Chiara a Napoli

Passiamo prima per la Basilica di Santa Chiara, la cui struttura in stile gotico è stata per buona parte ricostruita a causa dei gravi danni riportati durante la seconda guerra mondiale. Della chiesa del XIV secolo rimane poco oltre gli altari addossati alle mura.

Chi viene qui, però, lo fa principalmente per visitare il suo suggestivo chiostro, ricco di affreschi e di maioliche dipinte risalenti al XVII e XVIII secolo. Si tratta di un grande giardino diviso da due sentieri perpendicolari sui quali si trovano ben 72 colonne a base ottagonale, interamente ricoperte di piastrelle in maiolica, lo stesso materiale che viene utilizzato per collegare tra loro le colonne attraverso lunghe panche. Tutto intorno al giardino corre invece un porticato sui quattro lati,  scandito da archi ogivali e da ricchi affreschi alle pareti e nelle volte. Con il biglietto d’ingresso al chiostro è possibile accedere anche al piccolo museo d’arte sacra la cui parte più suggestiva sono senza dubbio i resti di un complesso termale risalente al I secolo.

L’intero complesso di Santa Chiara venne fatto costruire da Roberto d’Angiò e poteva ospitare ben 200 monaci. L’idea era quella di ospitare qui le tombe della famiglia reale angioina, ma il figlio Carlo non ne capì l’importanza e lo trattò al pari di una stalla, facendogli riportare gravi danni. Solo nel XVIII secolo venne operata una grande ristrutturazione che gli diede anche l’attuale aspetto barocco. Purtroppo però una bomba della seconda guerra mondiale fece registrare gravissimi danni a tutto il complesso e i lavori per il suo ripristino cominciarono subito per terminare poi nel 1953.

Dedichiamo alla visita del Complesso Monumentale di Santa Chiara all’incirca un’ora e la terminiamo con la visita alla cappella del presepe, dove è allestito in pianta stabile un enorme presepe, che è solo il primo della lunga serie che vedremo durante il nostro soggiorno a Napoli.

Chiesa di San Domenico Maggiore e la Guglia di San Domenico Maggiore ^

Arriviamo così alla piazza di San Domenico Maggiore, dove sono due gli elementi più importanti: la guglia di San Domenico Maggiore e l’omonima chiesa.

La Guglia di San Domenico Maggiore è una delle tante che vedremo passeggiando per la città e che furono erette per celebrare e dare importanza ai santi più amati dai cittadini. Questa è caratterizzata da una forma ad alta piramide in pietra chiara, riccamente decorata con bassorilievi che riportano stemmi e statue di putti sui quattro lati. Sulla sua sommità si trova invece la statua del santo. Questa guglia rappresenta la seconda eretta in città, subito dopo a quella di San Gennaro e venne cominciata nel 1656 come ringraziamento per essere usciti dalla peste che colpì duramente la città. I lavori terminarono solo nel 1747 quando sulla sommità venne posta la statua del santo.

Alle sue spalle, dietro a una facciata decisamente insolita, si trova la chiesa di San Domenico Maggiore, con una scalinata sul lato sinistro della facciata e una particolare struttura che ricorda la forma di una larga torre proprio sul davanti. Questa era la chiesa della famiglia reale angioina e venne terminata solo nel 1324 su richiesta di Carlo I d’Angiò. Tuttavia di quell’epoca rimangono solo pochi elementi, come gli affreschi della Cappella del Brancaccio. Anche in questo caso non si può che rimanere stupiti dalle dimensioni della chiesa di San Domenico Maggiore e dalla sua grande altezza, oltre che dai ricchi decori che accompagnano il soffitto a cassettoni. Tra le cappelle laterali che si aprono sulle strette navate laterali, c’è anche il Cappellone del Crocifisso, nel quale è ospitato il Crocifisso tra la Vergine e San Giovanni. Questo simbolo è legato a una tradizione che sostiene che il dipinto parlò a Tommaso d’Aquino dicendogli che avrebbe avuto diritto a una ricompensa per aver parlato bene di Dio, e al quale d’Aquino rispose di non volere altro che il Signore.

Attraverso una visita guidata a pagamento è possibile accedere alla sacrestia nella quale si trovano 45 feretri contenenti le spoglie imbalsamate di principi aragonesi e di altri nobili locali.

Cappella Sansevero e il Cristo Velato ^

Ripercorriamo la scalinata della chiesa di San Domenico Maggiore e ci dirigiamo, in appena una manciata di passi, alla Cappella di San Severo, dove è custodita la celebre statua del Cristo Velato. Rimango sorpreso per l’ingresso anonimo della cappella. Se non siete in un periodo estremamente turistico potreste avere la fortuna di riuscire ad entrare evitando code. Purtroppo all’interno non è possibile scattare fotografie, ma si tratta di un vero e proprio tesoro artistico.

Entrata alla cappella di Sansevero con il Cristo Velato a Napoli

La Cappella Sansevero infatti venne creata come luogo di sepoltura per il principe Raimondo di Sangro, ma fu circondata di splendide opere d’arte con statue estremamente suggestive che adornano completamente le pareti. Il Cristo Velato è con ogni probabilità la più bella e impressionante della statue presenti qui, ma senza esagerare, forse la più bella di tutta Napoli. Si tratta di un Cristo disteso morto e coperto da un sudario trasparente, creato con un marmo talmente sottile e realistico da essere al centro di alcune leggende come quella che vuole che l’artista Giuseppe Sanmartino, che la scolpì nel 1753, fosse in realtà un alchimista. Trovo davvero impressionante l’abilità e la precisione nei dettagli con i quali Sanmartino è riuscito a dare l’idea di leggerezza e di trasparenza al lenzuolo scolpito a copertura del Cristo e della sua corona di spine.

Sopra al Cristo Velato e alle altre statue che ornano le pareti della cappella Sansvero si trova un grande affresco, completato nel 1749, che raffigura la Gloria del Paradiso. Dopo aver speso diverse decine di minuti in questo piccolo spazio ci muoviamo verso l’uscita, ma prima di tornare in strada visitiamo anche la Cavea sotterranea, una stanza all’interno della quale si trova la “camera segreta di Raimondo di Sangro”, nella quale sono esposte le macchine anatomiche, ovvero due scheletri umani (di uomo e di donna) nei quali è possibile vedere il sistema circolatorio perfettamente integro. La leggenda vuole che questi siano i corpi reali di due servitori del principe, che vennero uccisi per aver disobbedito ai suoi ordini e che il sistema circolatorio sia quello reale reso attraverso un tecnologico sistema di plastinazione. In realtà alcuni studi sembrano propendere per il fatto che si tratta di elementi finti, ma che comunque sorprendono per l’avanzata conoscenza dell’epoca del corpo umano.

Chiesa di Sant’Angelo a Nilo e Piazzetta Nilo ^

Ancora pochi passi all’esterno e ci ritroviamo nella Piazzetta Nilo. Si tratta di per se di una piazza abbastanza anonima, se non fosse per la massiccia statua del Nilo che raffigura l’antica divinità egizia che rappresenta il fiume e che venne costruita dai mercanti alessandrini che si insediarono proprio qui durante l’epoca romana. Particolare è il fatto che quando questi lasciarono la città, sparì anche la statua che ricomparve poi nel XV secolo ma senza la testa, che fu nuovamente aggiunta nel XVIII secolo.
Per gli amanti del calcio, però, piazzetta Nilo è famosa anche per il piccolo altarino costruito all’interno del Bar Nilo: rappresenta un’altra ‘divinità’ per i napoletani, ovvero il calciatore Diego Armando Maradona, accompagnato da una breve poesia.

Piazzetta Nilo e statua del Nilo

A poca distanza si trova la chiesa di Sant’Angelo a Nilo, non accessibile durante la nostra visita. La sua facciata di colore grigio e rosso risale al XIV secolo e nasconde al suo interno uno dei migliori lavori simbolo del Rinascimento napoletano, ovvero la tomba del cardinale fondatore della chiesa stessa, Rinaldo Brancaccio. Si tratta di un sarcofago scolpito a Pisa intorno al 1426 e inviato poi via nave fino a Napoli.

Chiesa di Sant'Angelo a Nilo - XIV secolo

San Gregorio Armeno e i suoi presepi ^

Nel centro storico di Napoli c’è una via estremamente celebre, è la via San Gregorio Armeno. Su questa strada si trovano numerose bancarelle che vendono oggetti di ogni tipo, ma ciò che qui si trova con maggiore frequenza sono le statuette del presepe create a mano dagli artigiani locali che spesso e volentieri integrano i personaggi più in voga nelle loro produzioni.

Le traverse di via San Gregorio Armeno sono quelle in cui si trovano le botteghe degli artigiani che creano i loro grandissimi presepi artistici. Queste strade sono ovviamente aperte tutto l’anno e in ogni momento è possibile acquistare qualcuna di queste statuette.

Via San Gregorio Armeno era il decumanus maximus durante l’epoca antica di Napoli e oggi collega due altre importanti vie: via dei Tribunali, famosa per i suoi negozi di alta moda a via Spaccanapoli, la strada che divide in due il centro storico cittadino.

Basilica di San Giorgio Maggiore ^

Con ogni probabilità ciò che rende famosa la Basilica di San Giorgio Maggiore non è la chiesa in se, ma il grande murales che si trova al suo fianco. L’intero lato di un palazzo è infatti stato decorato da Jorit Agoch con un gigantesco volto di San Gennaro, raffigurato con i lineamenti di un amico dell’artista.

L’attuale Basilica di San Giorgio Maggiore risale invece al XIX secolo e sostituì due precendenti edificazioni della chiesa: una del XVII secolo in cui venne ricostruita in seguito a un devastante incendio e una prima costruzione risalente nel IV secolo.

Duomo di Napoli ^

Nel nostro primo giorno a Napoli arriviamo anche alla chiesa principale di Napoli: il duomo, ovvero la cattedrale metropolitana di Santa Maria Assunta. Gli esterni come gli interni di questa chiesa sono davvero suggestivi e racchiudono tanti tesori artistici, come la reliquia in cui ogni anno, per tre volte, si ripete il fenomeno della liquefazione del sangue di San Gennaro.

Il duomo di Napoli fu commissionato da Carlo I d’Angiò nel 1272 e in circa quarant’anni venne consacrato. Purtroppo però il grosso terremoto che colpì la città nel 1456 ne distrusse buona parte, che venne ricostruita e riadattata più volte nei secoli successivi. Ad esempio la facciata chiara e riccamente decorata della cattedrale metropolitana di Santa Maria Assunta venne completata solamente nel 1905, in stile neogotico. Appena entrati rimaniamo sorpresi dalle grandi dimensioni e dagli alti soffitti a cassettoni dorati che decorano la navata centrale. Sulla destra si trova la cappella del Tesoro di San Gennaro, dove vengono conservati i resti del santo e dove si trova anche il forziere con il busto d’argento del XIV secolo contenente il teschio di San Gennaro e le due ampolle con il suo sangue. I resti del santo sono però sparsi un po’ per tutta la chiesa: le ossa si trovano divise in un’urna e in un armadio della cappella successiva e altre parti del suo corpo sono custodite nella Cappella Carafa, sotto all’altare maggiore.

All’interno del duomo di Napoli si trova una seconda chiesa, a cui si può accedere attraverso la navata sinistra. Si tratta della Basilica di Santa Restituita, risalente al IV secolo e ricostruita dopo il terremoto del 1688. Questa è una piccola chiesetta, dai bassi soffitti e dalle numerose decorazioni in marmo. Passando da qui si può anche raggiungere il Battistero di San Giovanni in Fonte, il più antico battistero di tutta l’Europa occidentale dotato di mosaici del IV secolo conservati fino ai giorni nostri.

Guglia di San Gennaro ^

Uscendo dal duomo e procedendo in direzione del Pio Monte della Misericordia, arriviamo fino alla Guglia di San Gennaro, posizionata su di un fianco del duomo. La guglia di San Gennaro è la più antica di tutta la città ed è formata da un fusto in pietra scolpito da Cosimo Fanzago e al cui culmine si trova la statua in bronzo del santo, creata da Tommaso Montani.

Guglia di San Gennaro

Anche nel caso della guglia di San Gennaro si tratta di un monumento creato come ringraziamento verso il santo per un fatto ‘miracoloso’. In particolare la devozione fu per aver salvato la città di Napoli dall’eruzione del Vesuvio nel 1631. La guglia venne eretta appena cinque anni più tardi.

Pio Monte della Misericordia ^

Dal lato opposto della strada rispetto alla guglia di San Gennaro vediamo invece i grandi archi che definiscono l’esterno del Pio Monte della Misericordia.

Porticato del Pio Monte di Misericordia

Il Pio Monte della Misericordia è una chiesa del XVII secolo a pianta ottagonale che attualmente viene impiegata come pinacoteca ed è dotata di quadri di artisti rinascimentali e barocchi, oltre che qualche pezzo di artisti contemporanei. Tra i quadri più famosi ospitati al suo interno si trova Le sette opere di misericordia, dipinto dal Caravaggio, che con la sua tecnica ispirò diverse generazioni di pittori napoletani.

Il Murales di Banksy ^

Murales di Banksy a Napoli - Madonna con la pistola e aureola

Di epoca decisamente contemporanea è invece il murales di Banksy che è possibile vedere su di un muro al fianco di una piccola osteria che ha deciso di prendersene cura. Per vederlo raggiungiamo piazza dei Girolamini, su via dei Tribunali, sormontata dall’omonima chiesa.

Il murales di Banksy rappresenta una Madonna posta al di sotto di una pistola con aureola che abbina il sacro al profano, come da ricorrente tradizione napoletana. In realtà l’artista britannico aveva creato in città anche un altro murales, che raffigurava l’Estasi di Santa Teresa dipinta dal Bernini mentre consumava un pasto da fast food con una Coca Cola in grembo, purtroppo però l’opera venne coperta dal dipinto di un altro graffittaro. Anche per questo motivo la Madonna con la pistola è posta sotto di una teca che la protegge e che ha donato all’edificio sgarruppato su cui è stata eseguita un grandissimo valore.

Queste opere di Banksy a Napoli si presentano all’interno di una comunità che ha fatto della street art un punto di forza e infatti spesso e volentieri vedremo altri murales, alcuni suggestivi, altri invece molto meno.

Basilica di San Lorenzo Maggiore ^

Ci dirigiamo ora in direzione di Napoli Sotterranea, il suggestivo percorso che si snoda nelle viscere della terra di Napoli. L’ingresso si trova nei pressi di piazza San Gaetano, esattamente come la Basilica di San Lorenzo Maggiore.

Questa chiesa fa parte del Complesso Monumentale di San Lorenzo Maggiore ed è articolata su diversi livelli e nei suoi sotterranei si trova una vasta rete di rovine greco romane che possono essere visitate esclusivamente attraverso una visita guidata che dura all’incirca un’ora.

Durante i secoli la Basilica di San Lorenzo Maggiore venne rivisitata e le fu dato uno stile barocco che coprì quello originale medievale. Nello scorso secolo, però, vennero rimosse quasi tutte queste aggiunte, ad eccezione che nella facciata, nella cappella del Rosario e nel cappellone di Sant’Antonio. Ad oggi si tratta di uno degli edifici di epoca medievale meglio conservati di Napoli.

Entrandovi apprezziamo gli spazi ampi e i decori essenziali che caratterizzano la navata principale sulla quale si affacciano i grandi archi che ospitano le 16 cappelle laterali e che portano fino all’altare principale, dotato di un bellissimo bassorilievo in marmo nel quale sono inserite tre statue e di un’arca tombale sulla destra dell’abside. All’interno della Basilica di San Lorenzo Maggiore trovano posto i corpi di vari cittadini illustri di Napoli.

Napoli Sotterranea ^

Eccoci ora alla visita di Napoli Sotterranea, un percorso della durata di circa un’ora che si svolge in parte sottoterra e in parte al di fuori tra i vicoli della città. Se volete visitare Napoli Sotterranea fate attenzione al percorso che scegliete. In piazza San Gaetano si trova infatti anche l’accesso a Neapolis Sotterranea, un percorso differente. Quello di Napoli Sotterranea si trova alla sinistra della Basilica di San Paolo Maggiore, mentre quella di Neapolis Sotterranea è alla destra della Basilica di San Lorenzo Maggiore.

Potrebbe essere necessario fare un po’ di fila per entrare, perciò, soprattutto in alta stagione, converrebbe prenotare il proprio posto. Noi fortunatamente arriviamo a cinque minuti dall’ingresso e non abbiamo problemi. Attraverso una guida percorriamo le vie sotterranee (circa 40 metri sottoterra) mentre ci viene spiegata la sua storia. L’origine di queste lunghe gallerie si ritrova nell’antica Grecia, che utilizzò il terreno composto di tufo per costruire grandi palazzi nei dintorni e per canalizzare l’acqua che proveniva dal Vesuvio. Quando arrivarono i romani utilizzarono queste gallerie come acquedotto e lo riempivano con l’acqua piovana, dopo aver trattato il tufo affinché non facesse defluire l’acqua. Avevano quindi creato un enorme acquedotto al quale le case cittadine attingevano da svariati pozzi ancora oggi visibili. L’acquedotto venne continuamente ampliato nei secoli a venire, anche sotto la dominazione spagnola.
Quando però in città scoppiò il colera, nel 1880, gli acquedotti di Napoli Sotterranea divennero un veloce trasmettitore della malattia, amplificandone gli effetti. Capito il danno che questi potevano arrecare le gallerie vennero immediatamente svuotate e chiuse. A quel punto i pozzi vennero impiegato come pattumiere e il grande acquedotto divenne un enorme immondezzaio, tanto che oggi quando lo si visita si cammina su strati e strati di immondizia che nei decenni sono stati depositati qui sotto.
Le gallerie vennero poi riutilizzate durante la seconda guerra mondiale come rifugi antiaereo, ospitando migliaia e migliaia di persone che stavano qui sotto persino degli anni. Molti pozzi vennero chiuso perché non permettessero alle bombe di entrare e fare una vera e propria strage. Cominciata la ricostruzione dopo la guerra, le gallerie vennero nuovamente impiegate come discarica fino a quando non si capì il loro potenziale turistico e la loro importanza storica.

La visita di Napoli Sotterranea è piuttosto suggestiva e vale la pena farla per chi si trova in città. Una parte della visita si svolge a lume di una candela (elettrica) e può essere fastidiosa per chi soffre di claustrofobia (che può comunque decidere di fermarsi in attesa del gruppo): si attraversano infatti pertugi strettissimi nei quali è necessario camminare di taglio e senza zainetto per proseguire, ma sono comunque una minima parte, che conduce a grandi vasche, alcune delle quali ancora con acqua.

Proprio in questi tunnel è nata la figura del Munaciello, ovvero una sorta di gnomo descritto come dispettoso o benefico che si pensa vivesse nelle cantine. In realtà altro non era che il personale che lavorava qua sotto e che grazie ai pozzi poteva risalire direttamente all’interno delle case nobili e godere di quanto trovasse, comprese le mogli dei proprietari di casa. Affinché potessero lavorare al meglio qua sotto, si trattava spesso di persone di bassa statura che si coprivano con un mantello con cappuccio per ripararsi dal freddo e dall’umidità e così chi li vedeva li scambiava per dei “piccoli monaci”.

Basilica di San Paolo Maggiore ^

Risaliti in superficie la visita di Napoli Sotterranea non termina, ma prosegue attraverso la Basilica di San Paolo Maggiore e poi fino alla ricerca del Teatro Romano cittadino…

Questa chiesa venne costruita per la prima volta nell’VIII secolo, ma fu poi completamente ristrutturata nel XVI secolo con l’aspetto che ancora oggi possiamo vedere, in uno stile neoclassico dove le lesene grigie decorano la facciata chiara della Basilica. L’ingresso è raggiungibile per mezzo di una doppia scalinata originale del seicento e presenta anche due antiche colonne poste ai lati del portone che furono installate qui prelevandole dal tempio romano di Castore e Polluce che si trovava anticamente in questa posizione.

Internamente la basilica di San Paolo Maggiore è decorata con stucchi dorati e grandi dipinti. Molto particolare è anche il pavimento che presenta un motivo geometrico. Anche la sacrestia della chiesa è riccamente decorata con affreschi di epoca barocca.

Il Teatro Romano e i suoi bassi ^

L’ultima tappa di Napoli Sotterranea ci conduce in mezzo ai bassi, le tipiche abitazioni a un piano estremamente buie e piccole del centro storico di Napoli. Ma cosa centrano queste con il Teatro Romano cittadino? Centrano eccome, d’altronde chi ha mai visto il teatro romano di Napoli? Questo andò sostanzialmente perso dopo essere caduto in disuso. Le leggi prevedevano che non si potesse più costruire all’interno delle mura cittadine di Napoli e così chi aveva bisogno di una casa si recava nei pressi del teatro e ne chiudeva una parte, trasformando il teatro romano in un grandissimo condominio di cui rimane molto poco.

I ricercatori, trovata la zona che poteva ospitare il teatro, cominciarono a bussare di casa in casa per approfondire la loro indagine e così facendo scoprirono pian piano varie parti dell’antico teatro, che tra gli altri ospitò anche l’imperatore Nerone che amava esibirsi in pubblico.

Questi bassi, buona parte dei quali ancora abitati, sono visitabili esclusivamente con l’itinerario di Napoli sotterranea e conducono in abitazioni in cui le mura interne o addirittura le cantine, sono i grandi resti dell’antico teatro romano di Napoli, andato ormai perso. Le mura sono estremamente riconoscibili e in alcuni tratti sono costruiti con una particolare struttura e trama che pare gli abbia permesso di sopravvivere anche a violenti terremoti, uno di questo verificatosi proprio durante un’esibizione di Nerone.

Giorno 2 – Centro Storico, Rione Sanità e Capodimonte ^

Il nostro secondo giorno a Napoli, lo dedichiamo al Rione Sanità e Capodimonte, lasciandoci un po’ di tempo per terminare di vedere il quartiere del centro storico.

Il Rione Sanità e il quartiere Capodimonte si trovavano al di fuori delle mura cittadine fino al XVIII secolo. Il Rione Sanità è forse una delle zone più autentiche e veraci di tutta Napoli, dove i tipici ‘bassi’ si susseguono rapidamente e attirano sempre più artisti tra i suoi abitanti. I palazzi storici si alternano ad altri decisamente malandati, ma alcuni di questi riservano delle sorprese al loro interno, con scalinate artistiche e imponenti.
Questo quartiere veniva anticamente utilizzato per seppellire i defunti e oggi è tornato visitabile uno dei suoi più suggestivi ossari: il cimitero delle fontanelle.

A nord si trova invece Capodimonte, che veniva utilizzato anticamente come riserva di caccia reale e dove ancora oggi è presente un grande parco e il palazzo di Capodimonte, che ospita numerose mostre d’arte internazionali.

Porta di San Gennaro ^

Il secondo giorno a Napoli comincia alle porte del Rione Sanità, uno dei rioni più popolari del cuore della città. Ci si può accedere per mezzo della Porta di San Gennaro, la porta più antica di tutta la città di Napoli, esistente già nel 928. Questa rappresentava l’unico accesso per chi venisse dalla parte più settentrionale della città e venne costruita per tenere all’esterno i Saraceni, che avevano da poco distrutto la città di Taranto.

Porta di San Gennaro - Ingresso al Rione Sanità di Napoli

Il nome di Porta di San Gennaro lo si deve al fatto che da qui partiva la strada che portava alle catacombe di San Gennaro, ma è conosciuta anche con il nome di Porta del Tufo perché da qui passavano i grossi blocchi che venivano estratti nelle cave del rione Sanità e che venivano impiegati per la costruzione dei palazzi. Esternamente si può vedere l’affresco in cui alcuni santi implorano per la fine della peste: si tratta di un’edicola aggiunta come ex voto dopo l’epidemia che colpì la città. Appena tre anni più tardi, nel 1659, venne aggiunto anche il busto di San Gaetano nella parte interna della porta.

Museo MADRE – Arte Contemporanea di Napoli ^

A pochi passi dalla Porta di San Gennaro si trova anche uno dei più celebri musei di tutta Napoli: il museo MADRE (Museo d’Arte Contemporanea Donnaregina).

Facciata del Museo MADRE - Arte Contemporanea

Il museo è inserito all’interno del palazzo ottocentesco Donnaregina, appositamente restaurato e ripensato per ospitare uno dei musei più grandi della città, con ben 7200 metri quadri dedicati all’arte contemporanea. All’ingresso si trovano una serie di pannelli a specchio progettati dall’artista Daniel Buren, che immettono verso la biglietteria e le sale.
All’interno del museo MADRE di Napoli si trovano opere di artisti internazionali tra cui Jeff Koons e Mimmo Paladino, suddivise su due piani di mostra. Al secondo piano si trova la parte principale della collazione permanente con dipinti, sculture e fotografie, oltre che opere di designer e architetti del XX e del XXI secolo.

Se siete appassionati all’arte ed avete a disposizione un’oretta o due vale sicuramente la pena fare una tappa anche qui.

Chiesa di San Giovanni a Carbonara ^

Entriamo poi all’interno dei vicoli del rione Sanità, dove strade malandate si alternano a vecchi palazzi. Qui vediamo per la prima volta una delle vecchie usanze per portare la spesa al piano, senza doversi nemmeno scomodare: vecchie signore calano un cesto dal loro terrazzo, che viene riempito dai fattorini.

Chiesa di San Giovanni a Carbonara

Davanti a noi si trova anche un’importante chiesa, che purtroppo troviamo chiusa: la chiesa di San Giovanni a Carbonara. La sua facciata squadrata è preceduta da due ampi scaloni barocchi del XVIII secolo che portano fino al piano rialzato. Nonostante le sue condizioni paiano estremamente critiche, all’interno sono custoditi preziosi tesori, sculture e affreschi dai colori intensi e in stile gotico. Dietro l’altare si trova anche il sontuoso mausoleo in stile gotico rinascimentale del re Ladislao, che raggiunge un’altezza di ben 18 metri. Alle sue spalle è invece presente la Cappella Caracciolo del Sole in cui riposa Sergianni Caracciolo, l’amante della regina Giovanna II di Napoli. La sua struttura è a pianta circolare e dotata di affreschi quattrocenteschi. Tra le numerose altre opere degne di nota spicca anche la Crocifissione di Giorgio Vasari, il dipinto cinquecentesco ispirato a quello contemporaneo di Michelangelo.

Chiesa di San Carlo all’Arena ^

Un’altra importante chiesa che però possiamo vedere solo dall’esterno è la chiesa di San Carlo all’Arena. Trovo davvero incredibile il numero di edifici religiosi costruiti all’interno della città di Napoli. Si tratta di un patrimonio religioso davvero smisurato.

Facciata della Chiesa di San Carlo all'Arena

Il nome di San Carlo all’Arena gli fu tributato in quanto la chiesa si trovava su di una vecchia via arenosa, dove l’acqua reflua proveniente dalle colline scorreva e depositava i suoi detriti. La chiesa si trovava anche davanti alle vecchie mura aragonesi e dopo essere stata completata agli inizi del seicento, divenne per un periodo un rifugio militare utilizzato dai soldati francesi.

L’aspetto attuale della chiesa di San Carlo all’Arena è dovuto al restauro avvenuto nella prima metà dell’ottocento ed a piccoli lavori eseguiti in seguito all’incentro del 1923. La sua facciata in colori chiari e definita da sei lesene, le cui quattro centrali sorreggono un semplice timpano, è a pianta ellittica ed è dotata di ben sette altari.

Palazzo dello Spagnuolo ^

Ritornati nel cuore del Rione Sanità di Napoli ci guardiamo intorno incuriositi: in queste vie si riflette l’ideale della città di Napoli. Lunghe vie con palazzi disastrati si aprono in piazzette con mercati di ogni genere e di tanto in tanto sono interrotte da palazzi maestosi. La vita si svolge in strada e sembra piuttosto frenetica. Già la prima sera ci siamo avventurati da queste parti per raggiungere una famosa pizzeria, e riconosciamo alcuni vicoli.

Tra i palazzi più belli qui presenti c’è il Palazzo dello Spagnuolo, la cui facciata è signorile ma avrebbe bisogno di un po’ di ristrutturazione. Ciò che però sorprende di questo edificio è nascosto nel cortile interno: una fantastica scalinata in stile barocco progettata nel 1738 da Ferdinando Sanfelice. Si tratta di una doppia rampa scandita da cinque arcate che non può che lasciare a bocca aperta. La sua bellezza e particolarità è tale da essere stata utilizzata più volte in diversi film, come il Processo alla Città di Luigi Zampa o Giudizio Universale di Vittorio de Sica.

Palazzo San Felice ^

Rione Sanità e Palazzo San Felice

C’è un altro palazzo, a pochi passi da qui, che condivide la stessa particolarità con il palazzo dello Spagnuolo. Si tratta del Palazzo San Felice che ha al suo interno la prima grande scalinata realizzata da Ferdinando Sanfelice. Questa venne terminata nel 1726 e divenne presto famosa in tutta la città, che accorse per poterla vedere. Da quel momento Sanfelice si specializzò in questo tipo di costruzioni e perfezionò la sua maestria in vari palazzi di Napoli, fino a giungere al capolavoro appena visto del palazzo dello Spagnuolo.

Basilica di Santa Maria della Sanità e Catacombe di San Gaudioso ^

Arriviamo così a un’altra importante chiesa del cuore di Napoli. La sua facciata ricorda nello stile e nei colori quella di San Carlo all’Arena. Al suo interno sono presenti dei grandi dipinti barocchi creati da Andrea Vaccaro e da Luca Giordano, che si affiancano alle scultore contemporanee di Riccardo Dalisi.

Basilica di Santa Maria della Sanità con Catacombe di San Gaudioso

A rendere speciale la Basilica di Santa Maria della Sanità, sono però le catacombe di San Gaudioso che possono essere visitate attraverso un percorso guidato. Per accedervi si passa dalla cripta del V secolo, posta sotto all’altare maggiore. Attraverso questo percorso si scopriranno alcune antiche tecniche di sepoltura utilizzate in epoca medievale: i corpi venivano posti in delle nicchie scavate nel tufo e poi gli schiattamuorti li privavano di tutte le parti liquide, ovvero il sangue e altri fluidi. I cadaveri venivano così lasciati a seccare per poi venire murati all’interno della nicchia che era stata scavata, lasciando a vista solo il teschio che veniva poi decorato nella parte sottostante con l’affresco dello scheletro. Ancora oggi è possibile vedere il corpo di Giovanni Balducci, il pittore del XVI secolo che si occupò di decorare gratuitamente questi ambienti, in cambio di una sepoltura al suo interno.
Noi scegliamo di non entrare in queste catacombe, perché durante il pomeriggio vedremo quelle di San Gennaro, e vogliamo ottimizzare i tempi a nostra disposizione.

Cimitero delle Fontanelle ^

Arriviamo infine nel luogo più particolare e misterioso di tutto il rione Sanità, ovvero il cimitero delle Fontanelle. Questo è anche il motivo per il quale ci siamo addentrati per queste vie che, non lo nascondo, a tratti possono incutere un po’ di soggezione. Principalmente vissute dagli abitanti locali, può capitare di sentirsi gli occhi addosso mentre si passa. Girandosi si vedranno decine di signore affacciate alle finestre a scrutare la strada o qualche ragazzo seduto davanti al portone d’ingresso apparentemente a perdere la giornata.

Il Cimitero delle Fontanelle è un enorme grotta che raccoglie migliaia e migliaia di scheletri messi qui a riposare in eterno. Addentrandoci nella grotta la luce diurna va via via affievolendosi e viene sostituita da quella delle candele o di piccole lampade. Questo particolare cimitero venne utilizzato inizialmente come luogo di sepoltura comune per le vittime della peste che, nel 1656, venivano letteralmente buttate qui dentro affinché non contagiassero i vivi. Terminata l’epidemia le grotte del cimitero delle Fontanelle vennero sigillate, per poi essere riaperte nel 1837 quando in città si verificò una nuova epidemia, quella del colera. Alla fine di quello stesso secolo iniziò a diffondersi il culto delle anime pezzentelle, ovvero delle anime dei poveri. Qui i seguaci di questa particolare credenza venivano e adottavano un teschio pregando per l’anima di quel defunto, in cambio di una grazia. Questa particolare usanza andò avanti fino al 1960.
Proprio questo culto è al centro di una leggenda, nota come la Maledizione del Capitano. Si narra infatti che una giovane del rione Sanità si recasse qui dopo aver adottato un teschio e il suo ragazzo, assai meno devoto, la seguiva per poterla possedere all’interno del cimitero che, essendo un luogo buio e appartato, veniva utilizzato anche per questi scopi. Una volta sedotta la ragazza si rivolse al teschio adottato chiedendogli di far sfociare la sua relazione in un felice matrimonio. Il suo ragazzo, per schernirla, prese un bastone e trafisse l’occhio del teschio, invitandolo a partecipare alle sue nozze. Il matrimonio venne effettivamente celebrato e durante il ricevimento fece l’ingresso uno straniero, vestito da ufficiale e con una benda sull’occhio. Il neosposo vi si avvicinò per chiedere chi fosse e chi l’avesse invitato: alla domanda lo straniero rispose di essere stato invitato proprio dallo sposo al cimitero delle fontanelle e, dicendolo, aprì l’uniforme mostrando il suo scheletro che si sbriciolò di colpo a terra. Ciò terrorizzò letteralmente i due sposi che morirono sul colpo.

Attualmente si stima che si trovino all’interno del Cimitero delle Fontanelle circa otto milioni di ossa umane che arrivarono a questo numero quando si decise di svuotare le Catacombe di San Gennaro portando le ossa lì rinvenute all’interno di questo cimitero.

Complesso museale di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco ^

Dopo aver visitato il rione Sanità torniamo a fare una passeggiata per il centro storico, con l’intento di visitare le Catacombe di San Gennaro con l’ultimo ingresso, vedendole verso l’imbrunire.

Complesso Museale di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco in via dei Tribunali

Tornati in via dei Tribunali non possiamo fare a meno di notare il suggestivo complesso museale di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco. Il nome con cui è amichevolmente chiamata in città è però quello di Chiesa d’e cape ‘e morte’, ovvero chiesa dei teschi. La sua struttura infatti, terminata nel 1638 e costruita su due livelli, ha continui riferimenti alla morte. Nella parte superiore si trovano alcuni dipinti come La morte di Sant’Alessio di Luca Giordano o La Madonna delle anime purganti di Massimo Stanzione, mentre la parte inferiore a cui si può accedere esclusivamente per via di una visita guidata, è nota per il culto delle anime pezzentelle: al centro della stanza si trova una grande tomba nella quale tra il XVII e il XIX secolo venivano inserite le salme di quanti non potevano permettersi di essere sepolti nella chiesa superiore. Anche qui, quindi, i devoti adottavano un teschio e lo pregavano per ricevere una grazia.
Il culto era talmente vasto che ogni giorno si dicevano circa 60 messe e durante la festa di Ognissanti si creava una lunghissima fila di fedeli, che copriva i 450 metri che separano la chiesa di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco dal duomo cittadino.
In questo caso il culto terminò quando Napoleone dispose che le sepolture venissero fatte fuori dalle mura cittadine e che i corpi presenti all’interno venissero portati esternamente. Nonostante ciò rimasero a testimonianza di questo luogo le nicchie votive scavate nelle pareti.

Anche nei decori esterni della chiesa si ritrovano riferimenti a questo culto, ad esempio le due colonne poste sotto la scalinata sono chiuse da due teschi e gli stessi elementi si ritrovano nella decorazione che sovrasta le nicchie vuote ai fianchi della porta di ingresso e anche nei bassorilievi in pietra che le sovrastano.

Lapis Museum e la Chiesa di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta ^

Procediamo in direzione di piazza Bellini e ci ritroviamo davanti al Lapis Museum, un museo allestito all’interno della chiesa di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta, la cui facciata neoclassica è ottimamente restaurata e conservata e chiusa da una cupola.

Chiesa di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta e Lapis Museum

All’interno del Lapis Museum, in piazzetta Pietrasanta, vengono allestite mostre temporanee di arte contemporanea, ma da qui inizia anche un’ulteriore percorso che si snoda nelle viscere della terra. Dalla cripta del Lapis Museum è infatti possibile accedere a una grande cavità scavata sotto la basilica che percorre l’antico acquedotto greco romano, di cui avevamo già visitato una parte con Napoli Sotterranea. Il percorso si snoda da cunicoli e cisterne e arriva in una grande stanza che veniva impiegata come ricovero e dove è ancora possibile vedere le tracce dei suoi abitanti durante la seconda guerra mondiale.

Lapis Museum a Napoli - via dei Tribunali

La chiesa di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta fu la prima ad essere dedicata alla Vergine Maria. Un primo edificio di culto si trovava qui nel VI secolo, costruito a sua volta su di una struttura di epoca romana che rappresentava un tempio dedicato alla dea Diana. La chiesa attuale venne invece costruita nella seconda metà del seicento in uno stile tra il barocco e il neoclassico. Il suo nome è legato alla Pietrasanta, perché al suo interno si trovava una pietra che se baciata procurava l’indulgenza.

Chiesa di San Pietro a Majella ^

Continuando la nostra passeggiata tra le cose da vedere a Napoli passiamo per la chiesa di San Pietro a Majella, attualmente chiusa e nella quale non possiamo entrare per via dei lavori in corso.

Chiesa di San Pietro a Majella - Napoli

La chiesa venne titolata a Pietro da Morrone che alla fine del XIII secolo divenne papa Celestino V. La chiesa presenta grandi decorazioni in stile gotico e barocco e, a renderla nota, è il ciclo di dipinti barocchi eseguiti sul soffitto risalenti alla seconda metà del seicento. Questi dipinti  narrano la storia di Celestino V e la vita di Caterina d’Alessandria.

Altri antichi affreschi presenti dentro la chiesa di San Pietro a Majella sono quelli presenti dentro la Cappella Pipino, risalenti al XIV secolo e che raccontano la vita di Maria Maddalena. Dall’esterno è possibile vedere solo l’alta torre campanaria, che rappresenta anche l’ingresso alla chiesa, e una parte semicircolare della struttura in pietra, divisa in due alte fasce orizzontali.

Piazza Bellini e le antiche mura greche ^

Antiche Mura Greche in Piazza Bellini a Napoli

Eccoci così in piazza Bellini, nel cuore del centro storico di Napoli. Questa è una delle piazzette più vive di tutta la città, dove i ragazzi si incontrano nei numerosi bar che circondano lo spazio e che continuano lungo le vie che partono da qui. I tavolini all’aperto dei bar si intrecciando con i numerosi alberelli che regalano un po’ d’insolito verde alla piazza.
C’è quasi una convenzione tra gli avventori dei bar di piazza Bellini: quelli sul lato occidentale della piazza vengono frequentati principalmente da napoletani, mentre quelli sul lato orientale attirano i numerosi turisti che si avvicendano in città.

Un altro elemento insolito di piazza Bellini sono i grandi scavi a cielo aperto che è possibile vedere su di un lato della piazza. Questi sono a un livello ribassato rispetto al piano stradale e rappresentano una concreta testimonianza delle antiche mura greche risalenti al IV secolo che passavano proprio per di qui.

Piazza Dante ^

Concludiamo la nostra visita del quartiere del centro storico di Napoli con Piazza Dante, dove è presente anche una fermata della linea metropolitana di Napoli.

Piazza Dante ha dimensioni piuttosto generose e deve il suo nome alla grande statua di Dante posta al centro. Anche questo è un grande punto di ritrovo per i napoletani, più per le famiglie che per i giovani che abbiamo invece visto in piazza Bellini. Anche numerosi eventi vengono organizzati qui, proprio per via delle dimensioni abbondanti della piazza.

Su piazza Dante si affacciano svariati importanti palazzi, un lato è dominato dalla facciata del Convitto Nazionale Vittorio Emanuele II, mentre sul lato opposto si trova la facciata della chiesa dei Santi Domenico Soriano e Nunzio Sulprizio. Le cose da vedere in piazza Dante non si esauriscono però a questo livello, ma nel sottosuolo proprio dentro alla stazione metropolitana, è stato ricavato uno spazio espositivo per opere d’arte contemporanea con installazioni realizzate ad hoc da artisti internazionali.

Catacombe di San Gennaro e la sua Basilica Ipogea ^

L’ora inizia ad essere tarda e sta per concludersi anche il secondo giorno dei nostri tre giorni a Napoli. Prendiamo un autobus e ci dirigiamo verso le Catacombe di San Gennaro, un’attrazione decisamente imperdibile per chiunque venga in visita a Napoli.

Il percorso inizia alla biglietteria e continua scendendo numerose scalinate che ci portano qualche metro di altitudine sotto. Entrando nelle grotte sotterranee delle Catacombe di San Gennaro si rimarrà stupiti dallo spettacolo che ci si trova davanti: delle grandissime grotte scavate nel tufo ricche di nicchie e salette, nelle quali venivano accolti i corpi dei defunti.

Le catacombe di San Gennaro sono quelle più antiche, sacre e grandi di tutta Napoli e divennero la meta di pellegrinaggi già nel corso del V secolo, quando al suo interno venne inumato San Gennaro stesso. Le catacombe sono visitabili esclusivamente attraverso una visita guidata della durata di circa un’ora, che saprà entusiasmarvi, anche grazie ai competenti ragazzi che gestiscono questo sito. Ci muoviamo su più livelli, risalenti a diverse epoche, all’interno di cunicoli labirintici. Subito all’inizio ci vengono mostrate le varie tecniche di sepoltura, a terra piuttosto che in nicchie scavate all’interno del tufo.
Ad ogni tipologia di sepoltura corrispondeva una differente classe sociale: i benestanti erano ospitati nel cubiculum, una camera sotterranea aperta, dotata anticamente di cancello e impreziosita da affreschi sulle pareti che spesso erano un ritratto della persona morta. Scavate nelle pareti si trovavano invece i locula dedicata alla classe media e, in alcuni casi, anche qui erano presenti dei piccoli affreschi a testimoniare la vita della persona sepolta. Le classi sociali più basse, invece, erano sepolte nelle tombe a pavimento, le formae.

Tutti i corpi che qui erano stati sepolti vennero rimossi e trasportati al cimitero delle fontanelle, ma ancora oggi rimangono le strutture ed alcuni affreschi del II secolo accompagnati a mosaici di tre secoli più tardi. Qui si trova anche il più antico ritratto di San Gennaro mai rinvenuto, risalente al V secolo.

Lungo la visita incrociamo anche la basilica minore, ovvero un luogo in cui erano stati sepolti San Gennario e Giovanni I, l’arcivescovo di Napoli del V secolo che riuscì a far spostare qui le spoglie del santo, prima conservate a Pozzuoli. Nel IX secolo le spoglie vennero trafugate dal principe longobardo Sicone I di Benevento. All’interno della basilica minore è ancora presente qualche frammento dell’affresco che ritraeva sant’Aspreno, il primo vescovo di Napoli.

Nelle Catacombe di San Gennaro non venivano seppelliti solo i cristiani, infatti alcune tombe, come una del III secolo dotata di decorazione in stile pompeiano, riporta elementi cristiani abbinati ad altri di tipologia pagana.

Il livello inferiore delle Catacombe di San Gennaro è la parte più antica, risalente al II secolo, dove i simboli pagani sono predominanti rispetto a quelli cristiani ed è qui che si trova il più antico ritratto di San Gennaro, raffigurato con il Vesuvio e il Monte Somma sullo sfondo. All’ingresso di questo livello è presente anche la Basilica Ipogea dedicata a sant’Agrippino, il sesto vescovo di Napoli e il primo cristiano in assoluto ad essere sepolto qui nel III secolo. La basilica è stata più volte ristrutturata ed ad oggi ospita numerosi eventi.

L’ingresso alle Catacombe di San Gennaro è nel quartiere di Capodimonte, mentre è possibile scegliere di uscire all’interno del rione Sanità oppure tornando a Capodimonte. Noi optiamo per questa seconda possibilità per poter continuare la nostra visita.

Basilica dell’Incoronata Madre del Buon Consiglio ^

Ritornati all’esterno visitiamo la Basilica dell’Incoronata Madre del Buon Consiglio, posta proprio sopra alle Catacombe di San Gennaro e al fianco della loro biglietteria.

La basilica dell’Incoronata Madre del Buon Consiglio è una copia in formato ridotto della Basilica di San Pietro a Roma e venne costruita durante il secolo scorso, iniziata nel 1920 e terminata poi nel 1960. Ripropone fedelmente la chiesa romana, sia negli interni che negli esterni comprendendone anche la cupola, al punto da essere conosciuta come la piccola San Pietro.
Nonostante si tratti di una copia in miniatura di questa chiesa, le sue dimensioni sono in realtà estremamente generose.

La costruzione della Basilica dell’Incoronata Madre del Buon Consiglio venne voluta da Maria di Gesù Landi, la quale morendo nel 1931 non riuscì a vederla completata. Si trattava di una donna estremamente devota alla Madre del Buon Consiglio, che fece dipingere da un pittore. Maria di Gesù Landi era molto amata dai napoletani, che la misero al centro di una leggenda con la sua icona della Madre del Buon Cosngilio. Pare infatti che nel 1884 mostrando il quadro della Madre del Buon Consiglio riuscì a debellare l’epidemia di colera in città e che nel 1906, dopo un’eruzione del Vesuvio, riuscì a dipanare la folta coltre di cenere che avvolgeva la città.

Palazzo Reale e Parco di Capodimonte ^

La nostra seconda giornata alla scoperta di Napoli termina sul tetto della città, a Capodimonte. Raggiungiamo il Palazzo Reale all’interno del Parco di Capodimonte mentre il sole comincia a tramontare.

Questo grande parco è molto amato dai cittadini che vengono per fare un po’ di sport o per respirare un po’ d’aria pura tra le sue numerose piante. Molte famiglie portano qui i bambini per scorrazzare liberamente e correre tra l’erba. Alcuni sposini vengono qua per fare le foto ricordo del loro matrimonio, mentre le coppiette si affacciano sul suggestivo panorama sottostante sul centro di Napoli e sul suo golfo.

Il grande parco di Capodimonte venne progettato nel 1742 da Ferdinando Sanfelice come riserva di caccia reale e occupa una superficie di circa 134 ettari. Al suo interno sono presenti diversi giardini a tema che si incrociano con una piccola area boschiva. Un viale centrale, conduce alla Statua del Gigante e si collega ad altri quattro viali che si irradiano a ventaglio verso il bosco dalla Porta di Mezzo del parco. Questi rappresentano uno splendido esempio di architettura paesaggistica tardobarocca.

Dentro al parco si trova anche il Palazzo Reale di Capodimonte, un grande e lungo edificio, scandito da cortili interni, nel quale è ospitata una delle collezioni d’arte più vaste e ricche di tutta Italia. All’interno delle sue sale ci sono alcune opere di inestimabile valore, in parte provenienti dalla collezione Farnese. Tra queste la Trasfigurazione di Bellini e la Madonna con Bambino e due angeli di Botticelli. Al secondo piano ci sono invece dipinti barocchi napoletani e una serie di arazzi cinquecenteschi che raffigurano la battaglia di Pavia.

Giorno 3 – Vomero, Chiaia, Santa Lucia e il Lungomare, Toledo e Quartieri Spagnoli ^

L’ultimo giorno a Napoli lo dedichiamo ai quartieri più signorili e ricchi: il Vomero, Chiaia e la zona del lungomare con una capatina ai quartieri spagnoli passando per Toledo.

Il Vomero è il quartiere che domina l’intero centro storico di Napoli ed è raggiungibile attraverso ben tre linee di funicolare che salgono lungo la collina e ci portano in un quartiere che sembra quasi essere un’altra città. Vedendo il Vomero e Chiaia ci sembra di notare in Napoli una grossa contraddizione: i quartieri meglio tenuti sono quelli periferici, mentre il centro storico, solitamente fiore all’occhiello delle città, sembra quasi una periferia per il suo stato di conservazione… Al Vomero si trovano numerose ville dallo stile liberty e due importanti monumenti cittadini: il castel Sant’Elmo e la Certosa di San Martino, che definiscono il profilo di Napoli anche quando la si lascia con il traghetto.

Scesi dal Vomero ci dedichiamo a un altro bel quartiere, quello di Chaia che si congiunge a Santa Lucia e al lungomare. Chiaia si sviluppa su strade in salita ed è il quartiere lussuoso della città: qui si alternano boutique costose, bar, ristoranti ben frequentati e palazzi costosi e ottimamente conservati. Santa Lucia è invece il quartiere del lungomare, subito sotto a Chiaia, dove è bello passeggiare fino a Castel dell’Ovo e al vicino borgo dei marinari. Non è presente una spiaggia, ma grossi scogli che arrivano fino alla banchina dove durante i mesi più caldi turisti e napoletani si fermano a prendere il sole. Le vie del quartiere Santa Lucia sono ricche di ristoranti dove pranzare, possibilmente all’aperto.

Dopo aver raggiunto Castel dell’Ovo continuiamo fino al quartiere Toledo, dove si trovano altri punti iconici della città, come piazza del Plebiscito, il teatro San Carlo o il Maschio Angioino, il terzo castello che vediamo in città. Anche queste strade sono ricche di bei palazzi e negozi alla moda e per questo sono molto amate dai cittadini che amano venire qui per un po’ di shopping. Via Toledo venne costruita nel XVI secolo dal viceré spagnolo Pedro Álvarez de Toledo y Zúñiga e i suoi palazzi erano anticamente delle dimore nobiliari. Ad ovest di via Toledo si trova invece la celebre zona dei quartieri spagnoli, un fitto intrico di vie con incroci a novanta gradi che venne costruito per dare alloggio alle truppe di Don Pedro. Oggi è un quartiere popolare scandito da palazzi con panni stesi ad asciugare e osterie a prezzi modici, ma in cui si mangia molto bene e nelle quali spesso ci si deve mettere in fila.

Sarà una giornata intensa, ma che donerà un piacevole ricordo di Napoli, alleggerendo anche l’idea di caos vissuta nei primi due giorni in città.

Mercato della Pignasecca ^

Mercato della Pignasecca a Napoli

Ci risvegliamo nel nostro hotel nei pressi di via Toledo e per salire al Vomero andiamo in direzione della funicolare. Per passarci camminiamo attraverso vicoli suggestivi che iniziano a svegliarsi e ad animarsi di gente.

Ben sveglio è il mercato della Pignasecca, ovvero il mercato all’aperto più antico di tutta la città, che prende il nome dalla via in cui viene allestito. Le bancarelle sono molto animate, da venditori e clienti che arrivano qui per acquistare qualunque tipo di merce, dal pesce alla frutta, dalla verdura ai prodotti per la casa, fino ad ogni altra cosa posso essere loro necessaria.

Noi procediamo e ci lasciamo il vociare del mercato della Pignasecca alle spalle. Raggiungiamo la funicolare che è piena di ragazzi con lo zaino in spalla che vanno verso la scuola.

Castel Sant’Elmo ^

Saliti al Vomero ci troviamo immersi tra bei viali alberati con palazzi signorili. Già passeggiare per queste vie ci fa sembrare di trovarci in una città completamente differente da quella che avevamo lasciato qualche metro più sotto. Le urla diventano un leggero vociare, le strade affollate si trasformano in lunghe e larghe vie con marciapiedi dove le persone si fanno meno fitte.

Sono due i monumenti principali che non si possono tralasciare vedendo il Vomero e sono gli stessi che definiscono il profilo di Napoli per chi vi arriva via mare: castel Sant’Elmo e la Certosa di San Martino. Visto il poco tempo a disposizione decidiamo di entrare solamente alla Certosa (ne vale assolutamente la pena!) limitandoci a guardare il Castel Sant’Elmo dall’esterno.

Castel Sant’Elmo è una grande struttura dalla pianta a stella che originariamente venne costruita come chiesa dedicata a sant’Erasmo durante il X secolo. Solo nel 1349 Roberto d’Angiò pensò che sarebbe potuta essere un bellissimo castello e così fece fare qualche lavoro per modificarla e renderla adatta al suo nuovo scopo.
Non solo Roberto d’Angiò la apprezzò come castello, infatti nel 1538 il viceré spagnolo Don Pedro de Toledo lo fece ulteriormente fortificare, trasformando Castel Sant’Elmo in un vero e proprio fortino.

Nei secoli Castel Sant’Elmo svolse diverse funzioni, tra cui quella di prigione militare. Solo negli anni ’70 del novecento venne trasformato in museo e aperto alla cittadinanza: oggi è possibile percorrere le sue sale attraverso una visita al Museo del Novecento, ospitato al suo interno, che mette in mostra le principali opere dell’arte napoletana del XX secolo. Per chi avesse tempo a sufficienza vale la pena entrarvi anche solo per lo splendido panorama che si può godere dai suoi bastioni su tutta la città di Napoli e sul golfo circostante. Durante le giornate più limpide è anche possibile vedere le isole che si trovano al largo della costa.

Certosa di San Martino ^

Procedendo di qualche metro lungo la strada in discesa che costeggia castel Sant’Elmo arriviamo alla Certosa di San Martino, meta imperdibile per chi si trova a Napoli.

La Certosa di San Martino si trova subito sotto al castel Sant’Elmo ed è un grande convento costruito intorno alla metà del XIV secolo. Durante i secoli che l’hanno portato fino ad oggi venne più volte rivisto e modificato, anche con l’intervento di grandi artisti. Tra questi va ricordato Cosimo Fanzago che gli ha donato uno stile spiccatamente barocco napoletano. Visitare la Certosa di San Martino non significa vedere solamente un suggestivo convento, ma anche visitare un ricco museo dedicato all’arte napoletana e tanto altro.

La visita comincia con la chiesa del monastero, dotata di affreschi e dipinti del VII secolo e marmi di Fanzago che rendono ancora più maestosa l’unica navata. Entrandovi ci si accorge della ricchezza dei decori alle pareti, sui soffitti e persino nei pavimenti. Ogni centimetro della chiesa è riccamente decorato. Il coro e l’abside sono visibili dalla chiesa, ma anche lungo il percorso di visita che ci fa passare proprio dietro all’altare, attraverso le sale che si trovano alla destra e alla sinistra dello stesso. Queste sono le sale della sacrestia, del tesoro e la sala capitolare, e sono riccamente affrescate e dotate di antichi scranni in legno che circondano l’intero perimetro delle sale. Molto piacevole è il cortile che ci immette all’interno della chiesa, sul quale incombe anche uno degli angoli del Castel Sant’Elmo.

Al fianco della chiesa si trova il chiostro dei procuratori, che tra quelli presenti all’interno della Certosa di San Martino, è quello più piccolo. Questa è una piccola piazzetta sulla quale si affacciano i porticati al pian terreno e le finestre o i corridoi posti al primo piano che smistano le persone tra le varie sale che compongono la Certosa. Al centro un piccolo pozzo in marmo dotato di due colonne.

Alla sinistra della chiesa e accessibile dal chiostro dei procuratori, si trova il refettorio, dove i monaci si trovavano a mangiare (dalla parte opposta si trovava la grande cucina). Questa sala con una chiusura a volta è di un colore chiaro che contrasta con la lunga serie di scranni in legno addossati alle pareti e con i dipinti scuri che decorano i due lati corti. Attualmente il refettorio viene utilizzato per ospitare eventi e conferenze. Dal refettorio si accede anche al chiostrino, una piccola piazzetta all’aperto dalla forma irregolare e nella quale si trova un’ulteriore piccolo pozzo, oltre che dei porticati che immettono nelle sale che circondano l’abside della chiesa.

Attraverso un lungo corridoio, buio e sul quale si affacciano il refettorio e la sezione presepiale della Certosa di San Martino, giungiamo al Chiostro Grande, progettato da Giovanni Antonio Dosio alla fine del XVI secolo, ma poi rivisto e ampliato da Fanzago. Anche qui si trovano una moltitudine di porticati in stile dorico-toscano e tantissime statue in marmo. Su di un lato del grande giardino interno è presente anche il cimitero della Certosa, dove venivano seppellite le salme dei monaci. Questo cimitero è delimitato da una balaustra sulla quale si trovano dei piccoli teschi in marmo. Lungo il perimetro del Chiostro Grande, sotto ai suggestivi porticati si trova l’accesso ad altre aree pubbliche del convento, ma anche le cellette dei monaci che qui vivevano.

Tornando al Chiostro dei Procuratore accediamo poi alla Sezione Navale, un’altra sezione della Certosa di San Martino. Prima di arrivarvi, sotto ai porticati che vi conducono, troviamo anche due suggestive carrozze originali riccamente decorate e ben conservate. Alle pareti delle grosse e pesanti decorazioni in marmo. Nella sezione navale sono ospitate alcuni modelli in scala di imbarcazioni reali da parata, che documentano la storia della marina borbonica dal 1734 al 1860. Tra tutti i modellini svettano anche due enormi barche con tanto di baldacchino che è possibile vedere da tutte le angolazioni attraverso un percorso che vi si snoda tutto intorno e su diversi livelli.

Uscendo dalla sezione Navale si accede, sul lato opposto del porticato, al Quarto del Priore, dove si trovano sale maestose che contengono la  maggior parte dei dipinti presenti nel museo della Certosa. A stupire non sono solo i grandi dipinti appesi alle pareti, ma anche le ricchissime decorazioni alle pareti e sui soffitti di quelle che anticamente rappresentavano le sale dedicate al Priore della Certosa di San Martino. Qui è possibile vedere anche alcune sculture, tra cui quella raffigurante San Francesco d’Assisi, scolpita da Giuseppe Sanmartino, lo stesso che scolpì il Cristo Velato visto nel primo giorno a Napoli.

La visita continua con la sezione Immagini e Memorie della città e del regno, dove attraverso dipinti, illustrazioni, carte geografiche e ritratti di grosse personalità, viene raccontata la storia della Napoli del XVIII secolo, anche attraverso pannelli in rame e sale dedicate ad eventi storici significativi, come l’eruzione del Vesuvio, la rivolta di Masaniello e l’epidemia della Peste. Tra le opere più importanti c’è la Tavola Strozzi, ovvero la raffigurazione della Napoli marinare del XV secolo.

Concludiamo la nostra visita alla Certosa di San Martino con la visita di una sezione dedicata a una delle arti più importanti di tutta la città, ovvero l’arte Presepiale. Qui è esposta una ricca collezione di presepi napoletani del XVIII e XIX secolo. Tra questi, un’enorme parete è occupata dal Cuciniello, un maestoso presepe del XVIII secolo che venne allestito, dietro a una teca, all’interno dell’ala originariamente occupata dalla cucina del monastero. Si tratta di un presepe davvero enorme, nel quale ciclicamente la luce cambia e mostra le varie ore del giorno all’interno di una fedele rappresentazione della Napoli di quel tempo e una colonna di angeli che scende dal cielo.

Chiesa Anglicana nel quartiere Chiaia ^

Scendiamo nel quartiere Chiaia sempre attraverso la funicolare, ma con una linea differente rispetto a quella con cui siamo saliti. Chiaia è uno dei quartieri più belli di Napoli e i suoi palazzi signorili sommati alle molte persone in giro per strada sono un buon compromesso tra il Vomero e le vie chiassose del centro storico.

Chiesa Anglicana nel quartiere Chiaia di Napoli

La prima cosa che vediamo a Chiaia è la facciata della grande chiesa anglicana, su via San Pasquale. Prima del 1860 non era concesso celebrare culti non cattolici e questi venivano quindi svolti all’interno della legazione britannica di palazzo Calabritto. Nel 1861, appena arrivato a Napoli, Garibaldi venne sollecitato dalla comunità inglese in città, che l’aveva aiutato nella lotta contro i Borbone. Così ottennero gratuitamente il territorio per la costruzione della chiesa anglicana, spazio prima utilizzato come maneggio per cavalli.

La chiesa anglicana di Napoli è costruita in stile neogotico e la facciata a salienti è anticipata da un portico con grandi arcate a sesto acuto ed è caratterizzata al centro da una grande finestra ad arco mentre ai lati sono presenti due bifore. 

Chiesa di San Pasquale a Chiaia ^

Stiamo continuando a scendere in direzione del quartiere Santa Lucia, sul lungomare di Napoli e incrociamo piazza San Pasquale, sulla quale sorge l’omonima chiesa.

Piazza San Pasquale e Chiesa di San Pasquale a Napoli

L’edificio è uno dei punti di riferimento per l’arte barocca in tutta Napoli, anche se durante i secoli lo stile della chiesa di San Pasquale venne rivisto avvicinandolo al Neoclassicismo. La facciata è stretta e alta, scandita da quattro lesene e da un portale sul quale si apre una piccola finestra. Alla destra della facciata si trova anche il campanile con monofore sulla cella campanaria. 

Gli interni della chiesa di San Pasquale sono a croce greca, modificata poi durante i secoli con l’aggiunta di una campata aggiuntiva. Qui si possono vedere le maggiori decorazioni della chiesa, con grandi tele e sculture in legno che si inseriscono all’interno dei preziosi stucchi. Nella navata sinistra della chiesa si trova anche il corpo di San Egidio Maria da Taranto, il santo che portò nel quartiere il culto della Madonna del Pozzo.

Villa Comunale e il suo Parco ^

Scesi praticamente fino al lungomare arriviamo alla Villa Comunale di Napoli e al suo grande parco. Questo spazio venne progettato nel 1697 come un lungo filare di alberi interrotto da 13 fontane. Nel 1778 però divenne un luogo di svago ad esclusivo accesso della famiglia dei Borbone e per questo motivo è conosciuto anche Passeggio Reale

Di fatti il parco era totalmente inaccessibile ai cittadini, che potevano entrare solo durante la Festa di Piedigrotta, l’8 settembre di ogni anno. Il parco venne poi aperto al pubblico nel 1869. Oggi il parco della Villa Comunale è un po’ malmesso, ma si sta lavorando per riportarlo agli antichi splendori. Il grande giardino si estende per più di un chilometro tra piazza della Vittoria e piazza della Repubblica.

Con Villa Comunale, anche nota come villa Reale, Villa Nazionale o Villa Municipale si identifica non solo il grande edificio che si trova al centro del parco, ma tutto il parco in se. Al suo interno si trovano copie neoclassiche di statue romane e fontane di epoca tardorinascimentale. 

Tra i vari monumenti architettonici che incontriamo c’è la cassa armonica, costruita per ospitare spettacoli musicali, ma soprattutto il grande edificio della stazione zoologica Anton Dohrn, un’istituzione scientifica ed ente di ricerca che comprende al suo interno anche l’acquario più antico d’Italia e tra i più antichi di tutta Europa. L’istituzione venne fondata nel 1872 e porta il nome del naturalista e zoologo tedesco che si specializzò nella flora e nella fauna del mare e che fondò la stazione zoologica.

Lungomare Caracciolo ^

Ci troviamo così nel Lungomare, all’interno del quartiere Santa Lucia. Questo tratto della costa è noto come Lungomare Caracciolo perché si sviluppa su via Caracciolo e continua su via Partenope. 

Questa è una passeggiata di circa 2,5 chilometri che procede tranquilla con il mare al proprio fianco, nonostante dall’altro lato ci sia una trafficata arteria stradale. Da qui il panorama è molto suggestivo: si può vedere il profilo del Vesuvio e le isole in lontananza e, a seconda degli scorci, anche il Castel Sant’Elmo e la Certosa di San Martino. 

Noi percorriamo questa strada in direzione di Castel dell’Ovo e del quartiere Toledo, ma prima di arrivarci prendiamo a sinistra e saliamo nuovamente nel quartiere Chiaia.

Piazza dei Martiri e il Monumento ai Martiri Napoletani ^

Salendo verso Chiaia ci ritroviamo in piazza dei Martiri, una grandiosa piazza sulla quale si affacciano maestosi palazzi signorili. Tra questi si trovano il palazzo Partanna, costruito nel XVIII secolo e rivisto poi nel XIX secolo in stile neoclassico e il palazzo Calabritto costruito nel 1720 e le cui forme colpirono il re Carlo III che decise di acquistarlo. Il re però non ne fece nulla e così il palazzo venne riacquistato dalla famiglia Calabritto che lo completò con preziosi affreschi, in parte ancora visibili, e con un maestoso portale in marmo e cariatidi ioniche.

La piazza dei Martiri è in parte aperta al traffico automobilistico e al suo centro vede un grande monumento dedicato ai Martiri Napoletani. Il monumento è formato da una lunga colonna, già esistente in epoca borbonica, e sulla sommità è posizionata la statua che simboleggia la virtù dei martiri e che sostituì la precedente dedicata alla Madonna della Pace. Alla base del monumento si trovano invece quattro leoni, ognuno dei quali rappresenta i martiri napoletani appartenenti ad un periodo storico differente:

  • il leone morente rappresenta i caduti della Repubblica Partenopea del 1799;
  • il leone trafitto dalla spada rappresenta i caduti carbonari del 1820;
  • il leone sdraiato rappresenta i caduti liberali del 1848 ed è rappresentato con lo statuto del 1848 sotto alla zampa;
  • il leone in piedi rappresenta infine i caduti garibaldini del 1860.

La piazza venne costruita nel XVII secolo, quando si manifestò l’esigenza di ampliare la città costruendo verso ovest, dopo che venne eliminato il divieto di espandere la città al di fuori delle mura. Si tratta di una delle piazze più belle di tutta Napoli, anche perché situata in uno dei quartieri più ricchi della città. 

Via Chiaia – la via alberata di Napoli ^

Rimaniamo letteralmente a bocca aperta quando imbocchiamo via Chiaia, la via principale di questo bellissimo quartiere di Napoli.

Il primo tratto di via Chaia è estremamente suggestivo, per via dei fitti alberi che vi si trovano e che trasformano in notte qualsiasi ora del giorno, per via dell’intensa ombra che fanno. Chiacchierando con qualche residente circa questa strana strada, ci viene detto che molti se ne lamentano e che il comune non permette ai privati di tagliare le chiome degli alberi. Nonostante questo, durante il periodo estivo, questi alberi regalano una piacevole frescura a chi vi passeggia e a chi visita le bancarelle che vi vengono allestite al di sotto.

La via continua ed è molto lungo, il tragitto intero collega infatti piazza Trieste e Trento a piazza dei Martiri. Questa strada, ricca di negozi alla moda, botteghe, bar e ristorantini era anticamente un alveo naturale che scendeva dal monte Echia fino al mare. 

Per celebrare via Chiaia venne anche eretta la porta Petruccia, detta anche Porta di Santo Spirito per la sua vicinanza con un vecchio convento dedicato al Santo Spirito, ora non più esistente. Questa porta fu poi abbattuta nel 1782 quando si rese necessaria un’ulteriore espansione della città verso ovest.

Il Ponte di Chiaia ^

Ponte di Chiaia - Cosa vedere a Napoli

Oggi il monumento più grande che si incontra lungo la via è il ponte di Chiaia, costruito nel 1636 per collegare i quartieri spagnoli con la zona di Pizzofalcone. Il ponte era anticamente noto per le cattive frequentazioni e per il suo degrado. Nel 1834 venne però fatto un sostanziale restauro e la sua struttura in pietra chiara venne rivista in stile neoclassico, con l’aggiunta di numerose decorazioni in marmo. Originariamente era composta di due arcate, ma ad oggi solo una di queste è rimasta visibile, mentre l’altra è stata inglobata nei palazzi che successivamente le vennero costruiti a ridosso. 

Palazzo Miranda o Medici di Ottajano ^

Palazzo Miranda, conosciuto anche palazzo Medici di Ottajano, si trova in via Chiaia 142, proprio sotto al tratto alberato della via. Questo palazzo venne costruito alla fine del settecento, nel terreno liberato a causa dell’abbattimento della Porta di Chiaia. 

Cortile interno del Palazzo Miranda o Medici di Ottajano

I suoi nomi sono entrambi legati alle famiglie proprietarie del palazzo. Nel 1789 venne infatti acquistato da don Ferdinando Caracciolo spostato con Gaetana Caracciolo d’Avellino, duchessa di Miranda e in seguito ereditato dalla figlia che sposò il principe di Ottajano, Giuseppe de Medici. Durante l’ottocento il palazzo venne in parte modificato e sulla preesistente loggia interna, che caratterizza e rende particolare il palazzo Miranda, venne eretto un secondo piano e poi un terzo.
Al palazzo vennero aggiunte delle belle decorazioni in stile neoclassico, tra cui un importante statua greca, inserita tra lesene e colonne, che osserva chi passa per la sua maestosa scalinata.

Palazzo Mannajuolo e la sua particolare scalinata ^

Uno dei palazzi più particolari di tutto il quartiere Chiaia è senza ombra di dubbio il palazzo Mannajuolo. 
Questo edificio che esternamente si presenta imponente e ad angolo, con grandi finestre sul davanti, venne costruito nel 1910 e 1911, per volontà dell’imprenditore Giuseppe Mannajuolo. Ancora oggi è uno dei più strabilianti palazzi liberty di Napoli, ma anche d’Italia. La facciata è un insieme di elementi concavi e convessi, finestre e terrazzi che culminano in una struttura somigliante ad una cupola. 

Scalinata Ellittica nel Palazzo Mannajuolo di Napoli - Edificio Liberty

La parte più bella di palazzo Mannajuolo è però nascosta agli occhi dei passanti e per vederla è necessario chiedere il permesso al portiere, trattandosi di un edificio privato. Se vi viene concessa l’autorizzazione potrete vedere l’incredibile scalinata interna a forma di ellissi, riccamente decorata con balaustre in ferro battuto e gradini in marmo a sbalzo. La sua bellezza non è passata inosservata nemmeno per il cinema, che l’ha utilizzata in pellicole come Napoli Velata di Ferzan Ozpetek.

Castel dell’Ovo ^

Torniamo sul lungomare, nel quartiere Santa Lucia. Qui si trova il secondo castello che vediamo, dopo Castel Sant’Elmo. Si tratta di Castel dell’Ovo

Lungomare di Napoli e Castel dell'Ovo

Questo castello, un altro dei simboli di Napoli, si allunga in mezzo all’acqua, dalla quale è circondata. In questa posizione, anticamente, si trovava la villa del generale romano Lucullo, che fu abbattuta per costruite questa rocca. Essendo stato costruito nel XII secolo è il castello più antico della città, e venne eretto dai normanni.
Il nome di Castel dell’Ovo è legato al poeta Virgilio, che secondo una leggenda avrebbe seppellito un uovo nelle segrete del castello, sostenendo che, qualora si fosse rotto, sia il castello che l’intera città di Napoli sarebbero sprofondate. Altre leggende sono legate a questo edificio, ad esempio si dice che sugli scogli che stanno alla sua base approdò la sirena Partenope, che si tolse la vita per non essere riuscita a sedurre Ulisse con il proprio canto. Inoltre si crede che proprio qui, nel VII secolo avanti Cristo approdarono i greci e fondarono il loro primo insediamento in città, chiamandolo Megaris.

A castel dell’Ovo si può accedere gratuitamente ed è molto bello passeggiare lungo i suoi bastioni che conducono fino alla cima del castello, dalla quale si gode di un ottimo panorama sulla costa, ma anche sui simboli di Napoli che dominano la città dal Vomero. Passeggiando per il grande edificio in pietra di Castel dell’Ovo sembra di immergersi in un piccolo borgo separato dal resto della città. La parte visitabile sono gli esterni, mentre nelle sale interne vengono allestite mostre, convegni e manifestazioni. 

Castel dell’Ovo venne utilizzato dagli svevi, dagli Angioni e anche dal re di Napoli Alfonso V d’Aragona, che ne modificò la struttura per renderlo adatto a scopi militari. Dopo l’unità d’Italia venne portato avanti un progetto che prevedeva di abbattere il castello per creare un nuovo rione. Fortunatamente non fu dato seguito a questa idea e il castello rimase di proprietà del demanio, anche se versò in stato di abbandono fin circa al 1975, quando venne attuato un grosso progetto di restauro che l’ha portato al suo attuale splendore.

Borgo Marinari ^

Castel dell’Ovo si trova all’interno del Borgo Marinari, un piccolo isolotto collegato alla terra ferma, dove oggi hanno sede alcuni circoli nautici napoletani e tantissimi ristorantini, ma che una volta era il luogo in cui vivevano i marinai e dal quale partivano le barche che andavano a pescare all’interno del golfo di Napoli.

L’isolotto su cui si trova il Borgo Marinari è noto come isolotto di Megaride e attraverso un istmo artificiale è collegato al quartiere di Santa Lucia. Questo isolotto era già esistente nel I secolo avanti Cristo e ospitava la villa di Lucullo. Nel V secolo venne occupato dai monaci Basiliani che crearono un loro convento prima dedicato a San Salvatore e poi a San Sebastiano. A ciò è dovuto il nome di Isolotto di San Salvatore con il quale ogni tanto viene chiamato il Borgo Marinari. Di questo passato rimane solo la piccola chiesetta di San Salvatore. Quando in epoca ducale i monaci vennero trasferiti qui, fu eretto il castel dell’Ovo.

Il borgo Marinari è però noto anche per fatti meno piacevoli: era da qui che partivano le barche dei contrabbandieri di sigarette, che negli anni novanta sono stati parzialmente fermati da parte della guardia di finanza e così, oggi, l’intero borgo è occupato praticamente da ristoranti e piccole attività culturali, oltre che circoli nautici. Sono poche le abitazioni qui presenti e in totale si contano sei grandi palazzi a due piani con al centro una piccola piazzetta, spesso invasa dai tavolini delle attività turistiche.

Fontana del Gigante ^

Fontana del Gigante sul lungomare di Napoli

Tornati sul lungomare Caracciolo di Santa Lucia procediamo verso piazza del Plesbiscito. Ad appena pochi passi da Castel dell’Ovo notiamo una strana struttura a tre archi, con una piccola fontana al centro. Siamo davanti alla fontana del Gigante, una delle fontane monumentali di Napoli, costruita agli inizi del XVII secolo

La fontana del Gigante venne realizzata da Pietro Bernini e Michelangelo Naccherino e inizialmente si trovava nell’attuale piazza del Plebiscito e questo fatto è testimoniato da alcuni dipinti settecenteschi. Il suo nome è dovuto al fatto che a pochi passi dalla fontana si trovava la statua del Gigante, costruita nel 1670 dopo che venne rinvenuto a Cuma (un vicino sito archeologico) un busto raffigurante il dio Giove, a cui vennero aggiunte le parti mancanti. La statua rimase in quel luogo fino al 1807, mentre la fontana fu rimossa nel 1815 per svolgere alcuni lavori di manutenzione. Venne poi posizionata qui nel 1906, dopo essere stata in altre due location poco distanti. 

La fontana del Gigante è caratterizzata da tre archi a tutto sesto, sopra ai quali si trovano gli stemmi della città di Napoli, del re e dei viceré di Napoli. La fontana, posta nell’arco centrale, è sorretta da due animali marini, mentre le statue negli archi laterali rappresentano divinità fluviali che stringono mostri marittimi. Ai lati degli archi si trovano anche due grandi cariatidi.

Panorama sul Vesuvio ^

Panorama sul Vesuvio - Cosa vedere a Napoli

Dal lungomare c’è anche un bellissimo panorama sul Vesuvio, il vulcano di Napoli. Con qualche giorno in più in città è possibile organizzare una mezza giornata per andare a visitarlo e salire lungo il suo crinale.

Il Vesuvio entrò ufficialmente nella storia nel 79 dopo Cristo quando eruttò in maniera esplosiva distruggendo totalmente Pompei e alcuni vicini borghi. Da quel momento ci furono almeno altre trenta grosse eruzioni (ultima delle quali nel 1944) e di tanto in tanto, essendo un vulcano ancora attivo, lo si vede ribollire. Il Vesuvio è anche il punto di arrivo di ben nove itinerari naturalistici che si muovono nel parco nazionale del Vesuvio. 

Attualmente il vulcano è alto circa 1281 metri, mentre si crede che anticamente raggiungesse ben 3000 metri di altitudine, drasticamente ribassati successivamente all’eruzione del 79 dopo Cristo, che diede contestualmente vita a una grossa caldera e due nuove cime.

Piazza del Plebiscito ^

Arriviamo così, sempre a piedi, in una delle icone di Napoli. Siamo nella bella piazza del Plebiscito, all’interno del quartiere Toledo.

Questa piazza è decisamente sorprendente da qualsiasi punto la si guardi: da una parte si possono scorgere le strade che salgono fino al Vomero, mentre il perimetro della piazza è scandito da palazzi grandiosi, come il palazzo Reale che è l’edificio più antico che si trova sulla piazza o la Basilica di San Francesco di Paola, una copia in stile neoclassico del Pantheon di Roma. Il lungo porticato che caratterizza la piazza del Plebiscito venne voluto da Gioacchino Murat nel 1809 ed è antecedente alla chiesa che vi fu costruita qualche anno più tardi.

Davanti al porticato si trovano la statua equestre di Carlo III di Borbone, scolpita da Antonio Canova, e quella di Ferdinado IV, scolpita da Antonio Calì. A completare la piazza si trovano inoltre altri importanti palazzi, come il palazzo Salerno, così chiamato perché residenza privata del principe Salerno e il palazzo dei Ministri, oggi utilizzato come palazzo della Prefettura.

Prima di piazza del Plebiscito qui si trovava il largo di Palazzo e alla sua sinistra, attraverso la salita del Gigante, si giungeva fino alla statua del Gigante, di cui abbiamo parlato poco sopra. Piazza del Plebiscito venne poi creata nell’ottocento e da allora rappresenta una delle piazze più grandi di tutta Italia.

Basilica di San Francesco di Paola ^

La Basilica di San Francesco di Paola è uno dei più importanti esempio di architettura neoclassica in Italia. La sua storia si lega con quella della piazza, che nel 1809 non era ancora esistente. Questo spazio davanti al palazzo Reale era un insieme di giardini, conventi ed edifici vari, spesso mal frequentati. Quando in città arrivò il generale francese Gioacchino Murat, che divenne re di Napoli, decise di intervenire con un sostanziale riassetto della città. Fece distruggere gli edifici qui presenti e costruire l’attuale piazza del Plebiscito, ma il progetto non vide mai la fine, perché la città venne ripresa dai borboni che, come ringraziamento a San Francesco da Paola, fecero erigere la chiesa al centro del porticato già in costruzione.

I lavori di costruzione della Basilica di San Francesco di Paola cominciarono nel 1816 e si conclusero trent’anni dopo, consegnando alla città la chiesa neoclassica che si ispira alle forme del Pantheon di Roma. L’accesso alla chiesa è preceduto da una scalinata in marmo di Carrara ed è caratterizzato da un pronao con sei colonne di ordine ionico dello stesso materiale. Al di sopra un grande timpano triangolare sorregge le statue di San Francesco di Paola, di San Ferdinando di Castiglia e quella raffigurante la Religione.

Attraverso tre porte si accede agli interni e, dopo aver oltrepassato due cappelle laterali, arriviamo al grande corpo unico della Basilica di San Francesco di Paola, a pianta rotonda con un diametro di ben 34 metri. Anche internamente si ritrovano le colonne che scandiscono il lungo porticato esterno. Qui se ne contano 34, alte 11 metri e terminanti con un capitello corinzio decorato con il giglio borbonico. A queste colonne si frappongono otto pilastri della stessa altezza. Al di sopra è presente il tamburo dentro al quale sono state ricavate delle tribune che venivano utilizzate dalla famiglia reale per assistere alle funzioni religiose. L’intera chiesa è chiusa da una cupola alta ben 53 metri e decorata a lacunari. Tuttavia questa chiesa è stata progettata con il vincolo di non superare in altezza il vicino palazzo reale.

Sotto alla Basilica di San Francesco di Paola si trova un grandissimo ipogeo di oltre mille metri quadri, che ricalca le forme della chiesa e che si sviluppa come un insieme di cunicoli e corridoi attorno a una grande sala circolare. Sembra che questo spazio fosse stato creato per ospitare le tombe borboniche, che fino a quel momento si trovavano nella chiesa di Santa Chiara. Tuttavia questo progetto non arrivò mai a compimento.

Palazzo Reale ^

Palazzo Reale, che oggi ospita il museo del Palazzo Reale in cui sono esposte delle ricche collezioni di arredi, porcellane, arazzi e dipinti di epoca barocca e rinascimentale, venne costruito durante il cinquecento. Al suo interno si trova anche la Biblioteca Nazionale di Napoli, che oltre ai libri vanta una ricca collezione di oltre 2000 papiri che vennero ritrovati ad Ercolano.

Durante il cinquecento Napoli era sotto la dominazione spagnola e nacque proprio come residenza per i viceré spagnoli, che vi alloggiarono per circa centocinquanta anni. Successivamente si insediò al loro interno la dinastia borbonica, fino al 1861. Solo nel 1919 Vittorio Emanuele III di Savoia decise di cederlo al demanio dello stato, che ne fece presto un polo museale e una grande biblioteca. Nonostante la sua costruzione cominciò agli inizi del seicento, l’aspetto definitivo si ebbe solo nel 1858. La facciata venne però completata già nel 1616.

Il Palazzo Reale di Napoli è una grande struttura, la cui facciata si apre su piazza del Plebiscito ed è completato da un bel parco, dove i ragazzi napoletani sono usuali ritrovarsi, e dal teatro San Carlo.
La lunga facciata del palazzo, ben 169 metri, è in mattoni di cotto dal colore rosato, completato da pietra vulcanica estratta nei Campi Flegrei. Il suo sitle è un mix tra tardo rinascimentale e manieristico ed è scandito da diverse lesene verticali, mentre orizzontalmente è suddiviso in tre sezioni per via di tre marcapiani. All’interno si trova il cortile d’onore, scandito da cinque arcate su ogni lato e sul quale si affacciano le varie stanze del palazzo. A questo si sommano poi altri due cortili, costruiti successivamente: il cortile delle Carrozze e il cortile del Belvedere.

L’accesso agli appartamenti reali, dove si trovano anche le sale del museo del Palazzo Reale, è possibile per via dello scalone d’onore, che nel 1729 venne definito il più bello di tutta Europa. Dopo all’incendio che scoppiò nel palazzo nel 1837 si rese necessario costruite un nuovo scalone, che fu pronto nel 1858 ed è caratterizzato da una chiara impronta neoclassica, riccamente decorata dalle ampie finestre che si sono venute a creare successivamente all’abbattimento del confinante palazzo Vicereale.
All’interno del palazzo reale si trova anche la cappella Palatina, consacrata alla Madonna Assunta nel 1644 e utilizzata per le celebrazioni religiose dei reali, ma anche come scuola musicale napoletana.

I suoi giardini vennero creati nel 1842, sfruttando gli spazi che si erano liberati in seguito alla demolizione degli edifici utilizzati come maneggio. Al suo interno ci sono divese aiuole dalle forme sinuone che sembrano essere disposte in maniera quasi casuale. A ciò si sommano diversi grandi alberi di origine locale o esotica. L’intero perimetro dei giardini è protetto da una cancellata con lance dalle punte dorate.

Galleria Umberto I ^

Un’altra delle icone di Napoli è la Galleria Umberto I, nelle primissime vicinanze di piazza del Plebiscito. La Galleria Umberto I è la più famosa e sfarzosa galleria ottocentesca di Napoli e nella sua costruzione ci si ispirò alla Galleria Vittorio Emanuele II di Milano.

Lungo tutta la galleria sono numerosi i negozi ospitati al piano terra di suntuosi palazzi neorinascimentali. Al suo interno c’è anche una grande luce naturale, resa possibile per via del soffito in vetro che si chiude con una grande cupola che raggiunge i 56 metri di altezza.

Il pavimento in marmo che caratterizza tutti gli interni della Galleria Umberto I la rende il posto ideale per improvvisare delle partite di calcio notturne da parte dei bambini che vivono nei dintorni.

Galleria Umberto I vista da Piazza del Plebiscito

Maschio Angioino o Castel Nuovo ^

L’ultimo castello che vediamo nei nostri tre giorni a Napoli è anche l’ultimo della città: il Maschio Angioino o Castel Nuovo. La sua struttura del XIII secolo è estremamente affascinante e conserva al suo interno alcuni reperti storici di notevole interesse. Nella Cappella Palatina, ad esempio, si sono ritrovati alcuni resti di affreschi di Giotto e sotto il pavimento in vetro della Sala dell’Armeria si vedono invece i resti romani.
Le origini di Castel Nuovo risalgono a Carlo I d’Angiò, che dopo aver occupato Napoli decise di prendere qui la sua residenza per controllare anche gli altri territori circostanti di cui era entrato in possesso.
La costruzione del Maschio Angioino si configurava all’interno di una grande opera per la creazione di nuove infrastrutture come l’erezione delle mura cittadine e un ampliamento del porto. Per erigere la nuova rocca si utilizzò un vecchio convento francescano che aveva sede qui.

Il Maschio Angioino venne terminato nel 1282 e venne chiamato Castrum Novum per distinguerlo dalle rocche già esistenti in città. Al suo interno, oltre Carlo I d’Angiò, vennero ospitate diverse personalità e artisti, tra cui Giotto che vi soggiornò per un periodo e che come ricompensa dipinse parte degli interni.

Durante i secoli il castello venne rivisto più volte, con grosse variazioni da parte degli aragonesi e un massiccio reasturo prima della seconda guerra mondiale. L’attuale ingresso è dominato dalla Torre di Guardia, ovvero un arco di trionfo rinascimentale a due livelli, che ricorda l’entrata trionfale di Alfonso V d’Aragona a Napoli nel 1442.

All’interno del Maschio Angioino è stato allestito un museo che ospita una collezione di dipinti di artisti napoletani vissuti tra il XVII e il XX secolo.

Torre di Guardia e torri di ingresso al Maschio Angioino - Cosa vedere a Napoli

Teatro San Carlo ^

Il Teatro San Carlo è il teatro più importante di tutta Napoli e ha una grande visibilità anche a livello nazionale. La sua struttura si trova all’interno del palazzo Reale e venne costruito da Giovanni Antonio Medrano nel 1737. Nelle stesso anno venne inaugurato in occasione dell’onomastico del re. La sua struttura e la sua forma vennero riviste numerose volte durante i secoli, fino ad assumere il suo attuale aspetto in stile neoclassico con pronao bugnato e galleria in ordine dorico riccamente decorata con bassorilievi.
Anche il teatro San Carlo venne travolto dall’incendio che colpì il palazzo Reale e si rese necessario ristrutturarne nuovamente gli interni nel 1861.

Teatro San Carlo di Napoli

Il Teatro San Carlo fu infine ampliato durante il novecento e oggi ha una forma a ferro di cavallo, adornato con raffigurazioni di putti, cornucopie e soggetti classici. Sulla volta è presente un grande affresco di Apollo che presenta a Mercurio i maggiori poeti greci, latini e italiani.
Il sipario che oggi viene utilizzato è ancora quello del 1854 e raffigura Muse e Omero tra poeti e musicisti.

All’interno del Teatro San Carlo di Napoli trovano posto fino a 1300 spettatori e ancora oggi rappresenta il teatro dell’opera più grande di tutta Italia.

Quartieri Spagnoli ^

Nonostante ci siamo ritrovati lungo i suoi vicoli già diverse volte nelle nostre giornate a Napoli, prima di andarcene dalla città torniamo nuovamente a fare una passeggiata per i suoi Quartieri Spagnoli. Questa è una zona residenzale posta ad ovest di via Toledo e costruita originariamente per dare un alloggio alle truppe del viceré Don Pedro de Toledo.

Quartieri Spagnoli - Vie costruite a 90 gradi a Napoli

Oggi non c’è molto da vedere tra le sue vie, ma vale la pena farci una tappa perché sono una delle icone di questa città: ai piani superiori gli appartamenti appendono panni e biancheria alle finestre per asciugare, mentre al pian terreno i bassi si alternano a ristorantini, piccoli market e altri locali pubblici. In questa zona si trovano anche numerosissime osterie dove poter mangiare il vero cibo napoletano a prezzi decisamente modici.

Quello che notiamo passeggiando per i quartieri spagnoli è che qui vige una legge differente dal resto della città: le sue strade sono percorse ad alta velocità da motorini con guidatori rigorosamente senza casco che non si fermano agli incroci (tutti a 90 gradi), ma che si annunciano suonando il clacson e tirando dritto. Bisogna quindi ricordarsi di fare molta attenzione quando si attraversa la strada.

Via Toledo ^

Prima di lasciare definitivamente Napoli ci concediamo un’ultima passeggiata per Via Toledo, una delle vie più famose della città nonché una delle principali arterie lunga ben 1,2 chilometri.

Via Toledo collega Piazza Dante a Piazza Trieste e Trento e dà il proprio nome al quartiere che la ospita. Su di questa strada si trovano molto boutique e negozi di grandi catene, e infatti è una delle classiche vie dello struscio, ricca di napoletani ma anche di turisti.

La sua origine risale al 1536, quando il viceré Pedro Alvarez de Toledo ne richiese la costruzione. La strada fiancheggiava l’antica cinta muraria cittadina di epoca aragonese che fu presto distrutta. Da quel momento via Toledo non ha fatto che aumentare d’importanza e di notorietà, tanto che viene citata in numerose opere artistiche. La sua posizione così in vista ha anche fatto sì che nei secoli vi si costruissero sopra importanti palazzi e diverse chiese.

Mappa dell’itinerario di Napoli in 3 giorni ^

Ecco la mappa dell’itinerario di Napoli in 3 giorni. Le singole giornate sono colorate differentemente, così da poter distinguere meglio le attrazioni da vedere.


Quella successiva è invece un’ulteriore mappa, dove vengono indicate le destinazioni assolutamente da non perdere quando si visita Napoli, qualora abbiate meno tempo a disposizione per visitare la città o vogliate fare le cose con calma. In questo caso bisogna considerare che per raggiungere le varie mete sarà inevitabile passare anche per qualcuna delle altre attrazioni indicate nella mappa sopra.

Dove Mangiare a Napoli ^

Risulta difficile, in una città come Napoli, consigliare dove andare a mangiare. Bisogna considerare che ogni angolo è ricco di chioschi e bar che vendono specialità tipiche e che vale la pena provare quante più cose possibili. Dovete aspettarvi una cucina pesante, dove condimenti e fritto sono alla base delle specialità napoletane, può quindi essere utile prepararsi mangiando qualche cosa in meno nei giorni precedenti al viaggio.

Se, come me, siete ghiotti di pizza avrete che da sbizzarrirvi. Io ne ho provate diverse e quelle in assoluto più buone sono state quelle dei Fratelli Attanasio in via dei Tribunali 379 e quella di Gino Sorbillo. In questo caso se volete andare nella pizzeria del centro (sempre in via dei Tribunali) preparatevi ad ore di fila, altrimenti potreste recarvi nella sede di via Partenope 1, sul lungomare e decisamente meno affollata (ciò non significa che non farete fila!). Un po’ sottotono, secondo il mio gusto, quella della pizzeria da Concettina ai Tre Santi nei pressi del rione Sanità.

Ovviamente la pizza è solo una delle specialità che potrete assaggiare a Napoli, se vi volete fare una serata all’insegna dei piatti tipici da osteria, serviti in velocità e in maniera folkloristica, non potete mancare una cena da Annarella, nei quartieri spagnoli. Il servizio è paragonabile al prezzo del menù (molto basso), ma il cibo è davvero ottimo.

Durante le passeggiate per Napoli vi verrà sicuramente fame e quella sarà l’occasione per assaggiare qualche altro cibo da strada, come i cuoppi di fritto, ovvero dei coni riempiti con diverse specialità tipiche, come il supplì, il crocchè, le zeppoline di pasta cresciuta, la frittatina di pasta ma anche con pesce fritto. Un’altra specialità da provare è senza dubbio la pizza fritta, la più famosa è quella di zia Esterina.

Anche per colazione potrete mangiare qualche specialità napoletana, non perdetevi la sfogliatella, riccia o frolla, o il biscotto all’amarena, anche se la mia preferita è la zeppola di San Giuseppe farcita con crema al pistacchio.

Insomma, preparatevi a camminare chilometri e chilometri per poter smaltire tutto quello che ingerirete!!!

Dove Dormire a Napoli ^

Il centro storico di Napoli è ricchissimo di hotel, b&b e piccoli appartamenti in cui dormire, ma è fondamentale scegliere la giusta posizione per organizzare al meglio il viaggio. Devo dire che la metropolitana di Napoli è piuttosto scadente, soprattutto se siete abituati all’affidabilità di quella di altre città come Milano. Gli orari non si trovano scritti e spesso volentieri capita di dover attendere svariate decine di minuti prima che passi un convoglio. Noi abbiamo sottoscritto l’abbonamento ai mezzi per i giorni in cui ci siamo fermati, ma è una spesa che sconsiglio di affrontare perché spesso e volentieri preferirete muovervi a piedi.

Alla luce di ciò la scelta di dove dormire assume una grandissima importanza. Io credo che la posizione migliore sia su via Toledo o in una delle stradine che partono da essa. Da qui infatti si è comodi per raggiungere un po’ tutto: dal centro storico al lungomare, da piazza Plebiscito al quartiere Chiaia, dalla funicolare che sale fino al Vomero al porto in cui potrete imbarcarvi per raggiungere la costiera Amalfitana o Capri (come abbiamo fatto noi in ulteriori giorni di permanenza).
Ovviamente, affinché le probabilità di trovare sistemazioni decorose siano maggiori, è consigliabile non pernottare nei quartieri spagnoli, ma mantenersi dall’altro lato di via Toledo. Altamente sconsigliati sono anche i quartieri periferici o il rione Sanità: soprattutto se non si è del luogo potrebbe essere spiacevole nelle ore serali.

Il soggiorno a Napoli può essere un’ottima base di partenza per scoprire anche le altre meraviglie circostanti, come Capri, Pompei e la Costiera Amalfitana. Scoprile nell’itinerario di 6 giorni.

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Napoli in 3 Giorni - GuidaGuida completa per vedere Napoli in tre giorni. Mappa, fotografie e descrizioni utili per organizzare il proprio viaggio senza perdersi nulla.https://www.lorenzotaccioli.it/napoli-in-3-giorni-cosa-vedere-guida/
Lorenzo Taccioli