Parco delle Incisioni Rupestri di Grosio e i Suoi Castelli

Castello Nuovo visto sopra i terrazzamenti - Grosio

In Valtellina, e più precisamente tra i comuni di Grosio e di Grosotto, in provincia di Sondrio c’è il Parco delle Incisioni Rupestri. Istituito nel 1978, è un’area dalla grandissima importanza archeologica e storica

Se le protagoniste di questo parco sono le incisioni ritrovate a partire dal 1966 da Davide Pace, la visita non si esaurisce con queste. Il parco è infatti arricchito dalla presenza dei ruderi di due antichi castelli, praticamente affiancati, che vale la pena visitare.

Al di sotto dei castelli ci sono i terrazzamenti con murature a secco che corrono lungo tutta la collina. Scendono poi fino alla strada principale dove troviamo la centrale idroelettrica di Grosio. La coltivazione nei terrazzamenti era originariamente solo di uva per vino rosso. Grazie a un progetto di ricerca oggi si coltivano cinque differenti tipi di uva bianca.

Parco delle Incisioni Rupestri ^

Il Parco delle Incisioni Rupestri di Grosio è un’area archeologica di estrema importanza. Qui, oltre la celebre Rupe Magna, sono state ritrovate altre 50 rocce incise. Il ritrovamento è merito di Davide de Pace, che nel 1970, dopo aver scoperto la Rupe Magna, studiò il Dosso Giroldo. Questo è separato dal Dosso dei Castelli per via di una profonda sella.

Tra le rocce più particolari c’è quella degli Armigeri, con soggetti antropomorfi eseguiti nell’età del Ferro, armati con lancia e scudo. Tuttavia alcune incisioni risalgono all’età del Rame (III millennio aC) e rappresentano soggetti topografici, come rettangoli ed ovali che simboleggiano probabilmente campi coltivati.

La vera protagonista del Parco delle Incisioni Rupestri di Grosio è però la sua grande Rupe Magna. È questa che esploriamo durante la visita guidata e su cui saliamo a piedi nudi per vedere numerose incisioni.

La Rupe Magna di Grosio ^

Davide Pace, a cui è dedicato il vicino Antiquarium, scoprì La Rupe Magna di Grosio nel 1966. Questo grande masso deve la sua morfologia all’azione del ghiacciaio valtellinese, che attraverso un lento e continuo scorrimento dei detriti trascinati dalle lingue glaciali ha modellato la superificie rocciosa. La roccia è composta da una fillade di colore grigio scuro attraversata da lenti di quarzite. Ciò rende più faticosa la lettura delle incisioni, che possono essere apprezzate meglio nelle prime ore del pomeriggio. Il momento migliore è quando il sole non è perpendicolare al terreno.

La Rupe Magna di Grosio raggiunge le dimensioni di 84 metri di lunghezza per 35 di larghezza. Sulla sua superficie vennero ritrovati numerosi temi incisi: figure antropomorfe (come oranti, persone armate, lottatori), animali, figure geometriche, coppelle, rastrelli e croci. Si contano in totale ben 5000 incisioni, che l’hanno proclamata la roccia alpina incisa più grande in assoluto.

La datazione di queste incisioni venne fatta sulla base di confronti con ritrovamenti in cui la data è certa, paragonandone i temi e lo stile. Ciò ha determinato che le incisioni sulla Rupe Magna di Grosio siano risalenti a un periodo tra la fine del Neolitico (IV millennio aC) e l’età del Ferro (I millennio AV).

Ecco alcune delle figure ritrovate.

Gli Oranti Saltici ^

Gli oranti saltici sono incisioni con tre coppie di figure antropomorfe che raggiungono un’altezza di circa 80 cm. Vennero incise alla fine dell’età del Bronzo (XII – X secolo aC) e presentano gli arti piegati ad angolo retto in forma simmetrica e opposta. Si tratta di figure maschili, perché il busto si allunga dando forma ad un pene.

Gli Oranti Saltici sono disallineati tra loro, come se fossero su piani differenti, e si pensa quindi siano rappresentati durante un ballo o un duello. Ciò è suggerito anche dai piccoli oggetti circolari nelle mani. Nell’ipotesi di un ballo potrebbero essere tamburelli, mentre in un duello potrebbero rappresentare dei piccoli scudi e nell’altra mano dei coltelli o dei bastoni.

Queste figure sono concentrate nella parte bassa delle Rupe Magna, spostate verso l’inizio, in direzione dell’Antiquarium.

Gli Oranti e gli Armati ^

Armati - Soggetti Antropomorfi incisi sulla Rupe Magna

La parte più consistente di figure incise sulla Rupe Magna di Grosio rappresenta quasi 900 soggetti antropomorfi. Questi hanno differenti caratteristiche e stili rispetto ai precedenti e vennero datati tra il II millennio aC e il VI secolo aC.

Alle figure con braccia ad angolo retto, risalenti all’età del Bronzo, sono affiancati soggetti con arti inferiori a triangolo e quelli superiosi distesi o ad angolo retto, risalenti all’età del Ferro. Tra gli oranti ce n’è uno con braccia piegate ad angolo retto e gambe a triangolo, sotto a una figura di spirale di diversi secoli prima. La spirale è stata riutilizzata per farla diventare un prolungamento delle braccia del nuovo soggetto.

I soggetti denominati Oranti, presentano le braccia sollevate al cielo in segno di preghiera. A questi sono contrapposti gli Armati, caratterizzati dalla presenza di armi spesso facilmente riconoscibili: scudi, elmi, lance, spade e bastoni.

Queste figure sono sempre sulla parte bassa della Rupe Magna, dopo gli Oranti Saltici.

Le incisioni serpentiformi e a meandro ^

Scalinata ricavata nella Rupe Magna di Grosio per accedere al livello superiore

Salendo attraverso la scalinata alla base della Rupe Magna arriviamo al livello superiore. Qui, togliendoci le scarpe, camminiamo direttamente sulla roccia arrivando in una posizione centrale, dove troviamo le incisioni serpentiformi e a meandro.

Quest’area è ricca di figure antropomorfe, coppelle e nuclei di colpi a martellina sparsa. Tra queste è possibile vedere alcune raffigurazioni a meandro e lunghe incisioni a forma di serpente con tratti che variano dal lineare all’ondulato. Due di queste figure raggiungono addirittura i 20 metri di lunghezza, ottenendo il primato di incisioni rupestri più lunghe di tutte le Alpi. Tra le varie supposizioni c’è quella che ritiene che siano una rappresentazione del vicino fiume Adda.

Le figure ad archi concentrici ^

Figure ad Archi Concentrici sulla Rupe Magna del Parco delle Incisioni Rupestri di Grosio

Leggermente a destra del gruppo precedente, troviamo le figure ad archi concentrici, che richiamano alcune raffigurazioni scoperte in Valtellina e in Valle Camonica su stele e menhir del III millennio aC. Si suppone che gli archi concentrici rappresentino collari e paramenti cerimoniali. A rafforzare questa tesi ci sono altre incisioni che ricordano dei bastoni pastorali e un gruppo di 58 coppelle disposte su allineamenti leggermente ondulati.

Graffiti Rupestri ^

La pratica di incidere le superifici rocciose è presente in tutto l’arco alpino, che si snoda tra la Valle d’Aosta e il Veneto. In Lombardia le aree maggiormente coinvolte da questo fenomeno sono la Valle Camonica e la Valtellina. La tecnica più utilizzata per i graffiti rupestri è per lo più “a martellina”, ossia picchiettando la roccia con uno strumento di pietra che dava vita a piccole concavità di forma circolare.

Una tecnica alternativa è quella “filiforme” o “a graffito”. In questo caso i disegni si ottengono incidendo la roccia con uno strumento appuntito. Spesso queste tecniche vennero entrambe utilizzate e sono state ritrovate negli stessi luoghi.

I Castelli di Grosio ^

I resti dei castelli di Grosio sono sulla parte più alta del colle posto tra la confluenza della valle del Roasco con quella dell’Adda e noto come Dosso dei Castelli. Qui è possibile ammirare ciò che rimane dei castelli di San Faustino e del Castello Nuovo, al di sopra del crinale terrazzato della collina.

Castello di San Faustino ^

Il castello di San Faustino, fondato tra il X e il XI secolo, è il più antico dei due e rimase in funzione fino cinquecento. Conosciuto anche con il nome di Castello Vecchio o Castrum Grosii, occupa la posizione più meridionale sul dosso dei Castelli.

Il nome di Castello di San Faustino è legato alla cappella qui presente, dedicata al martire romano insieme a San Giovita.

Tra i resti che sono giunti fino ai giorni nostri ci sono le mura, che permettono di ricostruire il perimetro di quest’antica fortezza, e la suddivisioni di alcuni vani. Tra quello che rimane c’è anche il campaniletto romanico, restaurato a fine ottocento e adiacente alla piccola cappella che conserva ancora oggi il presbiterio e due sepolcri medievali scavati nella roccia. Si pensa che proprio qui fosse presente un oratorio più antico del castello, risalente probabilmente al VII o VIII scecolo.

La forma del Castello dei San Faustino è allungata e si sviluppa longitudinalmente per seguire l’andamento del dosso su cui è costruito, modificandola solo in parte. Per questo motivo si crede che oltre che una struttura difensiva, il castello rappresentasse anche una celebrazione del potere del feudatario di queste zone. Questo castello rese importante l’intera zona, tanto che in un trattato di pace del 1150, il vescovo comasco Ardizzone, reclamò il controllo diretto del castello nei confronti dei signori di Matsch della Val Venosta che volevano allargarsi per tutta l’Alta Valtellina. Ciò non durò a lungo, però, infatti nel 1355 il castello di San Faustino era già sotto al controllo dei de Venosta, cognome assunto dai Matsch in queste zone, che lo abitarono fino alla fine del cinquecento.

Castello Nuovo ^

La costruzione del Castello Nuovo, o meglio Castrum Novum, durò tra il 1350 e il 1375 su volontà dei Visconti che richiesero un contributo all’intera vallata. L’esigenza di costruire un nuovo castello, proprio al fianco di quello già esistente, nacque per le mutate esigenze strategiche. Castello Nuovo è infatti dotato di una doppia cortina di mura che serviva a rendere più efficace le difese. Questo scopo era perseguito anche dalla colonna interna, detta Donjon, anch’essa fortificata, che permetteva di vedere quanto avvenisse all’esterno.

Il Castello Nuovo non venne praticamente mai attaccato fino al 1526, quando i grigioni delle Tre Leghe ne ordinarono lo smantellamento dopo essere entrati in possesso della Valtellina. Tutte le fortezze qui presenti vennero rase al suolo e il fatto che anche al Castello Nuovo fu riservato questo trattamento, testimonia che fosse una temibile struttura difensiva.

Nel 1620, durante la Guerra della Valtellina, Castello Nuovo venne rialzato, con tamponatura e modifiche alla merlatura originale. Nuovamente ridotto a rudere, Castello Nuovo rappresenta comunque un qualcosa di unico nell’intera Valtellina, sia per le sue dimensioni che per lo schema difensivo decisamente insolito per questi territtori.

Durante alcuni scavi nell’area di Castello Nuovo, è emerso che questo luogo fu perennemente abitato dall’età del Bronzo Medio fino alla fine dell’età del Ferro. Qui la terra narra di storie che si sovrappongono tra loro e che attraverso alcuni ritrovamenti sono arrivate fino a noi. Tra le parti più antiche all’interno del Castello Nuovo c’è un poderoso muro perimetrale risalente al Bronzo Medio. All’età del Bronzo Medio Tardo risale invece una struttura ovale infossata, addossata alla roccia con incise alcune coppelle. Della prima età del Ferro sono invece i ritrovamenti del piano pavimentale in acciottolato che copriva circa 40 metri quadrati.
Buona parte dei ritrovamenti archeologici sono esposti nel vicino Antiquarium.

L’Antiquarium del Parco delle Incisioni Rupestri ^

L’antiquarium associato al parco delle incisioni rupestri è ospitato all’inizio del percorso, dove prendono il via le visite guidate. Venne inaugurato nel 2006 ed è ospitato nell’edificio in pietra Ca’ del Cap, nello stesso luogo in cui ha sede il centro studi sulle incisioni e sull’area circostante.

All’interno dell’Antiquarium è in mostra quanto trovato negli scavi archeologici sul Dosso dei Castelli e sul Dosso Giroldo. Proprio qui sono furono rinvenuti resti risalenti all’età del Bronzo e all’età del Ferro, dal XVI al I secolo aC. Gli studi fatti nell’area circostante, tra il 1980 e il 1985, portarono alla luce vari ritrovamenti archeologici, testimonianza di diversi centri abitati in altura, in una posizione strategica e di controllo. Molti di questi vennero reinsediati durante i secoli, particolarmente nel medioevo, come testimoniato dai tanti castelli ritrovati.

I primi scavi veri e propri a Grosio avvennero nel 1991 e continuarono a più riprese, portando alla luce una diffusa presenza insediativa sul Dosso dei Castelli e sul Dosso Giroldo, testimoniata da numerosi reperti. Questi hanno dimostrato che il primo centro abitato di Grosio si insediò sul Dosso di Giroldo, un rilievo a balze rocciose a nord del Dosso dei Castelli.

Nell’Antiquarium, tra i pannelli che raccontano la storia di questi luoghi e dei ritrovamenti, è possibile vedere alcuni oggetti, come qualche materiale ceramico ritrovato nel Castello Nuovo, che racconta le relazioni culturali tra quest’area della Valtellina e le civiltà confinanti.

Orari di Apertura del Parco delle Incisioni Rupestri di Grosio ^

La Rupe Magna del Parco delle Incisioni Rupestri di Grosio è visitabile esclusivamente con una visita guidata che ci permette di varcare il cancello e camminare al suo fianco e, per alcuni minuti, sopra di essa dopo aver tolto le scarpe. Le visite migliori, per visibilità delle incisioni, sono quelle al pomeriggio, possibilmente anche inoltrato: una luce rasente permette infatti di far fuoriuscire al meglio le scalfiture. 
Durante le visite della mattina e nelle giornate più soleggiate, comunque la guida utilizzerà uno spruzzino con dell’acqua per far meglio apparire le incisioni.

Vista del Castello dentro al Parco delle Incisioni Rupestri, dietro alla Rupe Magna

Gli orari di apertura del Parco delle Incisioni Rupestri di Grosio riguardano esclusivamente la Rupe Magna e l’Antiquarium. I castelli sono al di fuori dell’area recintata e possono essere visitati in autonomia senza il pagamento di un biglietto o orari di apertura.

Per l’accesso all’Antiquarium bisogna considerare che l’apertura è:

  • solo nei weekend da novembre a marzo compresi  con orario dalle 10.00 alle 12.30 e dalle 13.30 alle 16.00;
  • durante i mesi più caldi, da aprile a ottobre, è invece aperto tutti i giorni ad esclusione del lunedì. L’orario è dalle 10.00 alle 12.30 e dalle 13.30 alle 18.00.

All’interno di questi orari sono organizzate anche le visite guidate alla Rupe Magna, che conviene prenotare inviando una mail a info@parcoincisionigrosio.it. Il costo è di 5,00 € per gli adulti e di 3,00 € per i ragazzi tra gli 11 e i 18 anni, gratuito per quelli più piccoli.

Le visite durano circa un’ora e partono alle 10.30 e alle 14.00, più una ulteriore alle 16.00 per l’apertura estiva. Prima o dopo la visita è ovviamente possibile visitare in autonomia l’area di Castello Nuovo e di Castello di San Faustino.

Centrale Idroelettrica di Grosio ^

Chi visita il parco delle Incisioni Rupestri di Grosio, ma anche solo chi vi passa davanti per la strada principale, non può non notare la centrale idroelettrica di Grosio. Praticamente affiancata al paese è gestita dal gruppo A2A e produce energie idroelettrica grazie al vicino fiume Adda.

L’impianto di Grosio è la centrale più potente tra tutte quelle installate in Valtellina, e genera una potenza di 431MW con un totale annuo di circa 900GWh. Oltre che essere la più potente, questa centrale rappresenta anche la prima centrale idroelettrica della Lombardia. L’intero complesso venne costruito a partire dal 1956, affiancandosi alla preesistente centrale Roasco eretta tra il 1917 e il 1920, ed entrò parzialmente in funzione nel 1960. Nel 1964 tutti e tre i gruppi di cui era composto erano a regime. 

Solo agli inizi di questo secolo la centrale idroelettrica di Grosio fu sottoposta a revamping e repowering, che portò alla nascita di un nuovo gruppo gemello agli altri tre esistenti, i quali vennero potenziati.

La centrale idroelettrica di Grosio preleva l’acqua dall’invaso di Valgrosina (poco più a nord di Grosio dove si trova la diga di Fusino) e dagli scarichi della centrale di Premadio. L’invaso della Valgrosina è alimentato dal fiume Adda, altri torrenti e da una rete di condotte sottorranee che prelevano l’acqua dai bacini di Cancano e di San Giacomo.
Attraverso un canale derivatore l’acqua alimenta le turbine in sala macchine per via di due condotte forzate. La sala macchine è scavata all’interno della montagna e per raggiungerla si percorre un tunnel di ben 600 metri. L’acqua scendendo genera energia cinetica trasformata in energia elettrica per via di grandi turbine. Prosegue poi il suo viaggio ed è riutilizzata negli impianti di Lovero e Stazzona.

Gli edifici della centrale idroelettrica di Grosio sono in stile moderno e si affiancano a quelli dell’adiacente centrale Roasco, che prende il nome dal torrente della Val Grosina. La centrale Roasco è in stile liberty e grazie al rivestimento in pietra e alle merlature richiama nello stile i due castelli che si possono vedere alle spalle, sopra alla collina. La pietra è composta da grandi blocchi di granito levigato, prelevato dalle cave locali di Grosio.
La sua forma ricorda quella di un maniero medievale e fu un progetto dell’architetto Pietro Portaluppi, esponente dell’eclettismo lombardo. La corrente mirava a fondere stili architettonici provenienti da aree geografiche ed epoche differenti in un unico edificio.

https://www.lorenzotaccioli.it/wp-content/uploads/2021/02/Castello-Nuovo-visto-sopra-i-terrazzamenti-Grosio-600x400.jpg
px600
px400
Parco delle Incisioni Rupestri di Grosio e i Suoi CastelliScopri tutte le info per visitare il Parco delle Incisioni Rupestri di Grosio e i Castelli adiacenti. Quando è meglio andare e cosa vedere.https://www.lorenzotaccioli.it/parco-incisioni-rupestri-di-grosio-e-castelli-guida/
Lorenzo Taccioli