Picasso Metamorfosi – La Mostra a Palazzo Reale di Milano

Scalone d'onore - Palazzo reale di Milano

La mostra Picasso Metamorfosi, in scena al palazzo Reale di Milano, non è un percorso lineare all’interno della vita dell’artista spagnolo. Si occupa infatti di approfondire il rapporto tra Picasso e i miti dell’antichità e della mitologia sottolineando come questo interesse sia cresciuto parallelamente allo sviluppo dei suoi lavori e ai materiali con i quali ha creato le sue opere.

Le Opere in Mostra a Picasso Metamorfosi ^

Per meglio comprendere le opere esposte di Picasso, queste vengono spesso affiancate da pezzi di altri artisti. Essendo l’antichità uno degli argomenti della mostra, è frequente trovare pezzi di artisti sconosciuti, anche perché risalenti ai primi secoli dopo Cristo.

In mostra ci sono circa 200 opere, per lo più recuperate da altri grandissimi musei, come il musée National Picasso di Parigi, i musei vaticani, il museu Picasso di Barcellona, il Centre Pompidou di Parigi e tanti altri, oltre che opere provenienti da collezioni private.

In Picasso Metamorfosi, nella mostra di Palazzo Reale di Milano, il percorso di visita viene diviso in diverse macro sezioni: idoli, rilievi, statue, stele, placche votive, ceramiche e vasi. Ognuna di queste presenta al suo interno diverse opere dell’artista spagnolo.

La mostra è ben fruibile grazie alla suddivisione in sale secondo gli argomenti trattati dalle opere e all’aiuto dell’audioguida che, seppure in forma un po’ prolissa, spiega le maggiori opere presenti e il contesto nel quale vennero create.

Mitologia del bacio ^

La mostra si apre sulla “mitologia del bacio”, un insieme di opere nelle quali Picasso ritrae quei momenti nei quali i due soggetti che si baciano quasi si fondono in un unico corpo.

Le opere sono spesso autobiografiche e testimoniano la passione con la quale l’artista viveva questi momenti, percepiti come anticipatori dell’atto sessuale, in una comunione dei corpi. Dalle opere si evince anche il desiderio di possesso dell’uomo sulla donna, quasi in una traumatica metafora di rottura con il gentil sesso.

Picasso - Il Bacio in Mostra a Picasso Metamorfosi - Palazzo Reale di Milano

In queste prime sale non si trovano solo opere dell’artista spagnolo, ma anche quadri di Ingres e sculture di Rodin, oltre frammenti di antiche anfore che avevano come tema ricorrente quello del bacio. Picasso entra in contatto con queste opere dopo il suo arrivo a Parigi, nel 1969 e dopo le visite al museo del Louvre, rimanendo molto colpito e influenzato dalle opere di Ingres e Rodin che, in un qualche modo, ritornano nelle sue successive creazioni.

Arianna tra Minotauro e Fauno ^

Picasso è molto attratto dalla mitologia antica e nelle sue opere spesso si ritrovano personaggi fantastici, dotti riferimenti letterari e organizzazione cosmogonica.

Tra i soggetti più ricorrenti in queste opere, spesso autobiografiche, ci sono minotauri, fauni, menadi, Arianna e Bacco. Spesso la figura del Minotauro, l’essere con il corpo di uomo e la testa di toro, rappresenta proprio lo stesso artista, sovente fermo a guardare le sue amate dormienti, tentando di possederne i sogni ancora prima del loro corpo.

Un’altra figura che spesso ritorna nei dipinti di Picasso, è il fauno: l’essere mitologico che si rifà al dio greco Pan e rappresentato come un uomo dalle orecchie appuntite e con corna e piedi da capra. Nelle sue opere viene rappresentato in atteggiamenti distanti tra loro: danzante e inneggiante alla felicità domestica, ma anche in ginocchio mentre viene colpito dallo schianto di un cavallo, nell’intento di rappresentare la sua mascolinità e l’amore naufragato in seguito all’abbandono della moglie. Alcune delle creazioni di questo artista sono talmente autobiografiche che il suo stesso segretario disse “per me è più facile trovarlo nei suoi disegni che nelle sue lettere”.

La mitologia affascina talmente tanto questo artista che anche la rappresentazione della donna passa per Arianna: figlia di Minosse e sorellastra del Minotauro che, innamorata di Teseo, lo aiuta ad uccidere la creatura mezzo uomo e mezzo toro. Abbandonata dall’amato viene trovata dal dio Bacco che la nota e la fa sua, rendendola sia simbolo di armonia coniugale che di tradimento.

Spesso Arianna viene rappresentata dormiente, in nudi distesi con le braccia intorno alla testa rivolta all’indietro, un simbolismo che ritorna nelle opere dell’artista spagnolo. Questa attrazione si sviluppa in Picasso già agli inizi del suo percorso artistico, ma si rinforza dopo l’incontro con l’amata Marie-Thérese Walter, che rappresenta come “una sua Arianna”, ad esempio nei dipinti “Nudo sdraiato” e “Nudo con boquet di iris e specchio” del 1932 e 1934.

Il Fauno, invece, rappresenta l’artista stesso: il suo lato indomabile e selvaggio, che danza, suona e corre dietro alle ninfee e alle menadi. Lui rivede in questo personaggio il gioco, la ribellione, la devianza, la libertà e la gioia. Dal 1936 la figura del fauno è sempre più ricorrente e poliedrica: dalle danze in “Concerto Campestre”, alle sembianze distintive quasi annullate in “Testa di Fauno in spirale”, metafora della sua vita ricomposta.

Il personaggio nel quale si rivede di più, però, è il Minotauro che costituisce in qualche modo il suo doppio. In questa figura convergono due estremi caratteriali: ordine e caos, rappresentati dal desiderio verso il mondo femminile e dalla feroce pulsione sessuale che sfocia nello stupro.

Picasso Metamorfosi - Statuetta del Minotauro in mostra a Palazzo Reale di Milano

Alla fonte dell’antico. Il Louvre ^

Picasso, dopo essere giunto a Parigi, trova nel celebre museo del Louvre, una fonte infinita di ispirazione. La sua incredibile memoria, unita alla capacità di metamorfosi dei concetti acquisiti attraverso un’importante azione di rilettura gli permette di prendere opere del passato e portarle a nuova vita.

La formazione ricevuta da studente ha avuto un taglio estremamente classico, che ritrova sia nelle opere del Louvre, ma anche durante le sue visite in Italia, come nel sito di Pompei e nei musei archeologici.

Questi condizionamenti lo portano, dopo il periodo cubista, al ritorno ad opere di ispirazione più classica, mantenendo in background gli elementi erotici mitologici. In questa maniera, le “donne alle fonti” rappresentate da Picasso, si rifanno a fontane viste a Pompei e sono vestite secondo abiti drappeggiati che rispecchiano i canoni greci. Nonostante l’eleganza, queste “rimandano al momento in cui, uscite di casa, sono possibili prede delle voglie maschili.”.

Nello stesso modo i disegni e le sculture in cui riproduce statue maschili con agnelli o vitelli sulle spalle, rappresentano la duplice funzione di salvatore e carnefice dell’uomo con un atteggiamento ambiguo e ieratico.

Scritte sul muro di Picasso Metamorfosi - Mostra a Milano

Le “Demoiselles” del Dyplon: tra greci, etruschi e iberici ^

Il Dyplon era un arco che segnava l’ingresso al quartiere dei vasai di Atene. In maniera immaginaria anche Picasso è passato attraverso quell’arco, grazie alle sue visite al Louvre nel quale ha ritrovato le figure delle “Demoiselles”, ovvero di prostitute dell’epoca. Queste figure ritornano in dipinti e piccole statuette lignee ricreate dall’artista spagnolo: figure longilinee ed essenziali, con piccoli seni e braccia rivolte verso l’alto nell’atto di pettinarsi o di offrirsi ai clienti.

Le stesse pose ritornano negli ex voto in bronzo iberici, di cui l’artista era un collezionista. Anche di questi si trovano condizionamenti nelle opere di Picasso, come nella serie “I Bagnanti”, che occupano il centro di una sala della mostra Picasso Metamorfosi al palazzo Reale. Su di uno specchio, tre alte figure spiccano secche e alte. I progetti sono stati creati in studio attraverso oggetti che l’artista aveva a portata di mano, come cavalletti e manici di scopa. La figura centrale rappresenta una fontanella, grazie a un piccolo ugello posto sul pene della statua.

In mostra si trova anche “Nudo su fondo verde“, che testimonia la passione di Picasso per l’arte cicladica, disprezzata dai suoi artisti contemporanei per la differenza rispetto all’arte classica. L’artista spagnolo si identifica nell’ “uomo delle Cicladi”, autore delle statuette in mostra, e sostiene che non resti nulla della sua vita, della sua specie e dei suoi dei, se non le piccole sculture che testimoniano la sua esistenza e la sua epoca. Ciò permette allo spagnolo di capire cosa cercava nella sua pittura: la possibilità di rappresentare soggetti che possano rimanere dormienti per secoli, per poi risvegliarsi e testimoniare quello che è stato, magari condizionando altre persone.

Antropologia dell’antico ^

Nel 1946 Picasso scopre l’atelier Madoura a Vallauris e qui conosce la ceramista Suzanne Ramié. Subito si innamora di questa arte, che richiama il mito della creazione che scaturisce nell’impastare argilla. Quest’arte si rifà infatti a una creatività non codificata, quella delle origini, che consente una totale libertà espressiva.

Folgorato da questa nuova possibilità espressiva, l’artista comincia a cimentarsi in bozzetti e progetti che vuole realizzare e li sottopone a quella che diventa la sua maestra per quest’arte: Suzanne Ramié appunto. In breve nascono piatti, piastrelle, pignatte, portafiori, sculture e assemblaggi di terracotta che non cancellano completamente il suo passato artistico. Sono infatti numerosi i rimandi alle produzioni greche, etrusche, turche e cicladiche.

In queste opere tornano a vivere, sotto sembianze di antica etrusca, la moglie Francoise e civette, anatre e altri animali. Queste opere sono nuove sorelle di quelle greche viste al Louvre.

L’antichità delle metamorfosi ^

L’ultima sala della mostra si basa sul concetto che anche l’antico è stato moderno e che i miti hanno avuto storie ancora più antiche di loro.

L’arte, come la vita, è rinchiusa all’interno di un ciclo dove tutto è destinato a tornare sotto la nuova vita della metamorfosi e così, al centro della sala, si trova la grande scultura in ferro “La donna in giardino”, estremamente lontana dagli stilemi classici, ma che in qualche modo li ricorda grazie al colore bianco in cui viene tinta, che si rifà alle statue greche.

Un’altra metamorfosi di Picasso avviene nell’incontro con la letteratura, quando, nel 1931, conosce Albert Skira che gli commissiona l’illustrazione dell’opera dell’Ovidio. Entusiasta, l’artista spagnolo, esegue 30 incisioni con tratti più o meno marcati a seconda dell’intensità delle scene che va a rappresentare.

Biglietti e Informazioni Utili ^

La mostra Picasso Metamorfosi, si trova nella suggestiva cornice di Palazzo Reale, affacciato sulla piazza Duomo di Milano. Richiama ogni giorno tantissime persone, tanto che la coda in biglietteria può essere notevole. Anche all’interno, la mostra, non è ottimamente fruibile: nonostante i grandi spazi dedicati all’allestimento, le numerosissime visite guidate impediscono un comodo passaggio e l’accesso alle opere. Sicuramente scegliere una data infrasettimanale e non festiva aiuta a godere al meglio della mostra. Una maggiore organizzazione da parte dello staff, anche nell’intervallare meglio l’accesso ai gruppi, permetterebbe un visione migliore del percorso espositivo.

Nota positiva è, invece, che nel prezzo del biglietto è già compresa l’audioguida che ci accompagna tra le varie sale e descrive le opere principali. Purtroppo, alle volte, si dilunga un po’ troppo, rendendosi quasi noiosa.

La mostra Picasso Metamorfosi è aperta dal 18 ottobre 2018 al 17 febbraio 2019 tutti i giorni della settimana dalle 9.30 alle 19.30, ad esclusione del lunedì mattina che dalle 9.00 alle 14.00 riserva le sale alle visite da parte delle scuole. Nelle giornate di giovedì e sabato l’orario di chiusura si allunga fino alle 22.30, con ultimo ingresso un’ora prima della chiusura.

La visita richiede circa un’ora e mezza di permanenza. Il costo dei biglietti è di 14 € per l’intero e di 12 € per il ridotto, ma è decisamente consigliabile acquistare il biglietto online definendo giorno e orario di visita. In questo caso il costo, comprensivo di prevendita, sale a 16 €, ma permette di entrare direttamente in mostra saltando tutta la fila accumulata all’ingresso.

Al primo piano, dove si sviluppa la mostra, è presente il guardaroba dove si deve lasciare gli zaini prima di entrare in mostra.

Palazzo Reale ^

La mostra Picasso Metamorfosi è ospitata all’interno del Palazzo Reale di Milano, uno storico palazzo a pochissimi passi dal Duomo di Milano. La giornata è piuttosto uggiosa e le persone in giro per piazza duomo sono un po’ meno rispetto al solito. A destra si trova un’ala di questo palazzo, conosciuta come palazzo del Novecento, ovvero un altro spazio riservato a mostre d’arte, e poi, subito dopo, l’ingresso al palazzo Reale.

All’interno di questo edificio, per molti anni, è stato ospitato il governo della città di Milano, infatti il palazzo è conosciuto anche come Palazzo del Broletto Vecchio. Palazzo Reale è stato anche la residenza reale fino al 1919.

L’ingresso verso il duomo è situato su di una piccola piazzetta, conosciuta come piazzetta reale che era originariamente uno dei due cortili interni, parzialmente demoliti per lasciare spazio alla costruzione del Duomo. Al primo piano del palazzo si trova la Sala delle Cariatidi, probabilmente la stanza più importante di tutto l’edificio: qui era anticamente presente un antico teatro che finì bruciato nel 1776 e successivamente bombardato durante la seconda guerra mondiale da aerei anglo-americani. Quest’ultimo avvenimento finì per spazzare via buona parte degli interni in stile neoclassico dell’intero Palazzo Reale.

L’antico palazzo del Broletto Vecchio venne costruito durante il X secolo e ospitò al suo interno il governo della città fino al 1251. Successivamente l’edificio venne raso al suolo, innalzandovi sopra un nuovo palazzo (quello attuale, ma noto ancora con il nome di Palazzo del Broletto Vecchio), che al suo interno ospitò le signorie dei casati Visconti, Torriani e Sforza, diventando a tutti gli effetti il palazzo Ducale. Per tutti i secoli successivi il Palazzo Reale è al centro della storia cittadina, ospitando i poteri forti che si alternano a Milano.

Il palazzo arriva nelle mani del comune cittadino dopo la prima guerra mondiale, quando i Savoia decisero di privarsi della maggior parte dei loro beni. Inizialmente il comune decise di farci al suo interno un museo d’arti decorative. Questo progetto però non vide mai la luce. Dagli anni ’50, dopo una veloce ristrutturazione successiva ai bombardamenti subiti, il palazzo diventa ufficialmente sede di mostre d’arte. La prima, nel 1951 fu su Caravaggio. Nel 1952 ci fu una mostra dedicata a Van Gogh e nel 1953 a Pablo Picasso che, per l’occasione, espose il celebre dipinto Guernica nella ex sala della Cariatidi.

Di grande impatto è lo scalone d’onore che collega il piano terra al primo piano. Si tratta di una larghissima scala con luci a lampione ed enormi finestre che illuminano di luce naturale questo spazio anche durante le giornate più uggiose.

 

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Picasso Metamorfosi - La Mostra a Palazzo Reale di MilanoFotografie, informazioni utili e percorso di visita della mostra Picasso Metamorfosi a Palazzo Reale di Milano. Ecco cosa si trova in mostra e quando andarehttps://www.lorenzotaccioli.it/picasso-metamorfosi-la-mostra-a-palazzo-reale-di-milano/
Lorenzo Taccioli