Torino in un Giorno – Cosa Vedere

Piazza Castello di Torino e i suoi palazzi storici

Sono quasi dieci anni che non torno a Torino, più precisamente da un weekend primaverile tra una sessione di esami e l’inizio delle lezioni universitarie. È giunto quindi il momento di rivedere il capoluogo del Piemonte, di cui conservo un ottimo ricordo.

Siamo in pieno inverno e per non avere problemi di sorta prenotiamo un treno ad alta velocità che ci lascerà direttamente nel centro storico della città, grazie alla stazione di Porta Nuova. Più si avvicina il giorno della gita a Torino, più peggiorano le condizioni meteorologiche previste. Ci svegliamo con previsione di pioggia e neve nel pomeriggio, ma ormai abbiamo il treno prenotato e partiamo comunque.

Abbiamo deciso di fermarci una sola giornata, dalla mattina alla sera, e optiamo per fare un giro completo del centro storico appena arrivati, lasciandoci il pomeriggio per la visita degli spazi interni della mole antonelliana, riparandoci così dal freddo e dalla neve.

Cosa Vedere a Torino ^

Appena giunti in stazione facciamo pochi passi e troviamo dei grandi cartelloni con la gigantografia della mappa di Torino e la possibilità di acquistarne una con poche monete. Ne approfittiamo anche perché sulla mappa ci sono segnalati i maggiori punti di interesse da vedere e così possiamo evitare di consultare continuamente il telefono per vedere dove andare.

Il centro storico di Torino è piuttosto raccolto, quindi è decisamente fattibile girarlo a piedi senza l’utilizzo dei mezzi pubblici. In questo modo riusciamo anche a godere dei bellissimi palazzi che si affacciano sulle larghe vie che caratterizzano questa città.

In tutta onestà, anche forse a causa del tempo grigio, ritrovo una Torino un po’ più trasandata rispetto quella che mi ricordavo, ma non per questo non vale la pena di una visita.

Ecco dunque cosa vedere a Torino nell’itinerario di un giorno.

Stazione di Porta Nuova ^

Arriviamo alla stazione di Porta Nuova, che si trova in corso Vittorio Emanuele II, praticamente a due passi dal cuore del centro storico di Torino e già immersa tra palazzi signorili e botteghe antiche.

La stazione di Porta Nuova è la terza più grande stazione di Italia per flusso di passeggeri e la principale di Torino. Fonde le sue origini con quelle dell’Italia, infatti nel 1861 cominciarono infatti i lavori di costruzione, sotto la direzione dell’ingegnere Mazzucchetti che combinò la monumentalità degli edifici sabaudi al rigore funzionale dell’epoca industriale. La stazione andava a soppiantare una piccola stazione preesistente all’epoca, conosciuta con il nome di Scalo delle Ferrovie del Governo.

I lavori resero funzionanti i binari nel 1864, mentre il palazzo venne completato nel 1868.

Facciata Stazione di Porta Nuova di Torino

Torino era ormai la capitale d’Italia e anche attraverso questa stazione si preparava ad essere il cuore economico e politico di tutta la nazione. Un’ulteriore ampliamento della stazione venne fatto nel 1911, in occasione dell’esposizione universale che richiamò visitatori da tutto il mondo.

Il nome di Porta Nuova venne scelto per la vicinanza alla porta eretta nel 1620 che segnava l’accesso alla “Città Nova”, ampliamento del centro storico di Torino resosi necessario per le sue crescenti dimensioni.

Attualmente la stazione di Porta Nuova occupa uno spazio di circa 97.000 metri quadri.

Piazza San Carlo ^

In pochissimi passi ci troviamo in piazza San Carlo, conosciuta anche come “il salotto elegante di Torino”. La piazza si trova su via Roma, che la collega alle altre importanti piazze cittadine: piazza Castello e piazza Carlo Felice.

Piazza San Carlo ha una forma rettangolare e raggiunge i 168 metri di lunghezza per 76 di larghezza. Al centro si trova una statua equestre: il monumento a Emanuele Filiberto di Savoia, risalente al 1838.

L’aspetto attuale della piazza è quello del XVII secolo e l’intero perimetro è costellato di palazzi storici e signorili, alcuni di questi risalenti anche al seicento. Prima del XVII secolo questo spazio si trovava al di fuori della prima cinta muraria cittadina e la piazza venne progettata solo quando, nel 1563, la capitale del Ducato di Savoia venne spostata qui e si decise di allargare la città verso sud.

Nella sua storia piazza San Carlo ha cambiato più volte nome e destinazione d’uso:

  • tra il 1619 e il 1650 è stata piazza Reale e venne utilizzata sia per il mercato cittadino che come rappresentanza nobiliare. Alla fine di questo periodo vennero costruiti anche tutti i portici che ancora oggi ne definiscono il perimetro;
  • tra il 1651 e il 1750 è stata piazza d’Armi, perdendo la funzione di rappresentanza a favore di raduni militari e area di passaggio per gli eserciti provenienti da piazza Castello. Nel 1706 la piazza venne bombardata e tre palle di cannone sono ancora visibili nelle facciate dei palazzi;
  • dopo il 1750 divenne infine piazza San Carlo. In questo periodo abbandonò l’utilizzo militare e fu soggetta a una profonda ristrutturazione con anche il rinforzo dei porticati perimetrali. In questo periodo prese il nome da una delle chiese gemelle che si trovano proprio qui. San Carlo era un arcivescovo che nel 1578 fece un pellegrinaggio a piedi da Milano fino a Torino per ammirare la Sacra Sindone. Per l’occasione il duca Emanuele Filiberto di Savoia fece trasferire qui la reliquia dal comune francese di Chambéry per accorciargli il viaggio.

Chiesa di San Carlo Borromeo e Chiesa di Santa Cristina ^

Un lato di piazza San Carlo, quello verso la stazione, è chiuso da due chiese gemelle: la chiesa di San Carlo Borromeo e la chiesa di Santa Cristina.

L’effetto è decisamente particolare, ma ripercorrendo la loro storia si scopre che più che chiese gemelle, si tratta di chiese che si sono copiate vicendevolmente. I lavori iniziarono con la chiesa di San Carlo Borromeo, quella di destra. Nel 1619 venne costruita la sua struttura, senza completarne la facciata. A distanza di vent’anni venne poi costruita la struttura della chiesa di sinistra, la chiesa di Santa Cristina.

Chiese Gemelle di San Carlo Borromeo e Santa Cristina - Torino

Nel 1716 alla chiesa di Santa Cristina venne aggiunta la facciata, curata da Filippo Juvarra. Nel 1835 i ruoli si invertono e la facciata della chiesa di Santa Cristina venne copiata per ultimare la chiesa di San Carlo.

Nonostante ciò, guardando bene le due chiese gemelle di Torino, si può notare una differenza: la chiesa di San Carlo Borromeo è dotata di campanile, a differenza della sua vicina.

Focalizzando l’attenzione emergeranno anche altre differenze, nonostante entrambe siano in stile barocco. La chiesa di Santa Cristina, ad esempio, è corredata di svariate statue già nella facciata, che rappresentano altrettanti santi e virtù. Entrando all’interno di questa chiesa si noteranno le ricche decorazioni nei colori del rosa, rosso e oro. Tra queste spunta l’altare maggiore dell’architetto e disegnatore Ferdinando Bonsignore.

Le decorazioni interne alla chiesa di San Carlo Borromeo sono simili a quella della chiesa di Santa Caterina, ma al suo interno è possibile vedere anche il dipinto che ricorda la venuta in città dell’arcivescovo San Carlo Borromeo.

Cinema Lux ^

Procedendo nella nostra passeggiata verso il cuore del centro storico di Torino ci imbattiamo nella galleria San Federico, nella quale risiede lo storico Cinema Lux.

La galleria San Federico è compresa tra piazza San Carlo e le via Roma e Viotti e deve il suo nome al santo cui era titolato l’intero isolato. Questa galleria prende il posto della precedente galleria Geisser o Natta, creata nel 1856. Questa nuova struttura venne creata nel 1933 dall’architetto Canova all’interno di un piano di riqualificazione dell’intero quartiere avvenuto tra il 1931 e il 1937. In seguito alla ristrutturazione la galleria San Federico diventò una delle più moderne della città, con spazi per negozi, magazzini e uffici.

Galleria San Federico e Cinema Lux - Torino

Lo stesso Canova progettò anche il Cinema Lux, che si trova all’incrocio tra i due corridoi interni alla galleria. Venne inaugurato nel 1934 con il nome di Cinema Rex ed era il più grande cinematografo di Torino con 1573 posti a sedere. La facciata e gli interni sono riccamente decorati in stile art-decò e durante la storia cambiò più volte il nome: in epoca fascista divenne Cinema Dux e nel 1945 divenne finalmente il Cinema Lux.

Nel 2004 il cinema Lux è stato profondamente ristrutturato, con la realizzazione di tre sale cinematografiche e un’area per il ristoro.

Chiesa di San Filippo Neri ^

La chiesa di San Filippo Neri risale al 1730. Questa chiesa venne progettata da Filippo Juvarra in seguito al crollo del 1714 di una precedente chiesa del 1675 ancora in costruzione e dotata di una grande cupola.

La chiesa venne commissionata dalla Confederazione dell’oratorio di San Filippo Neri, su volere del duca Carlo Emanuele II.

Juvarra studiò a lungo il progetto migliore per questa chiesa e optò alla fine per una grande struttura in stile neoclassico, con un’unica grande navata dalla copertura a botte e ampie finestre che permettessero alla luce naturale di entrare. Lateralmente si aprono sei cappelle con cupole ellissoidali.

La chiesa di San Filippo Neri è l’edificio di culto più grande di tutta Torino, con i suoi 69 metri di lunghezza per 37 di larghezza. Esternamente la grande volta è sorretta da setti murari in cotto a vista posti a intervalli regolari.

Sulla volta sono presenti ben sette finestre semicircolari a forma di conchiglia, uno dei motivi più utilizzati da Juvarra nelle sue progettazioni. All’interno rimaniamo impressionati dall’enorme spazio e dalla sua altezza. In fondo alla navata è presente l’altare maggiore risalente al 1703 e in stile barocco. Gli interni sono riccamente decorati da stucchi e tele.

Altare Maggiore in stile Barocco - Chiesa di San Filippo Neri

Il pavimento è stranamente in legno e fa risaltare le decorazioni interne alla chiesa di San Filippo Neri scaldando al contempo l’atmosfera. Sotto alla chiesa è presente una cripta del settecento nella quale riposano illustri cittadini torinesi.

Museo Egizio di Torino ^

Tra le attrazioni più visitate in assoluto di tutta Torino c’è senza dubbio il suo museo egizio. Le sue origini risalgono addirittura al 1824, quando il re Carlo Felice di Savio fondò il Museo delle Antichità Egizie di Torino acquistando una collezione di oltre 5500 reperti dal console di Francia in servizio in Egitto durante la sua occupazione.

Questi reperti vennero uniti ad altre collezioni, tra cui una posseduta da Casa Savoia e diedero così vita al primo museo egizio di tutto il mondo, nonché il più importante subito dopo quello de Il Cairo. Negli anni la collezione si è ampliata, anche con l’aggiunta di reperti trovati tra il 1900 e il 1935 da archeologi italiani, che secondo gli accordi internazionali, divisero i ritrovamenti tra l’Egitto e il paese di origine delle spedizioni.

Ingresso al Museo Egizio di Torino

L’attuale sede del Museo Egizio di Torino è il palazzo dell’Accademia delle Scienze del XVII secolo e durante la visita si possono ammirare ben 6500 reperti archeologici. La collezione del museo è però ben più vasta e, arriva ad oltre 30000 pezzi se si considerano anche quelli depositati nei suoi magazzini.

Per chi ama la cultura egizia, ma anche per qualsiasi altro visitatore, il museo egizio di Torino è un vero e proprio must: sarcofaghi, mummie, papiri, amuleti e gioielli sono solo alcuni degli oggetti che si trovano al suo interno. Tra i maggiori reperti che si possono vedere ci sono:

  • il Papiro delle miniere d’oro, una mappa delle miniere che occupavano la zona nord-est del Sudan;
  • le statue delle dee Iside e Sekhmet e quella di Ramesse II;
  • il tempio rupestre di Ellesija;
  • le tombe di Kha e Merit complete di corredo funerario.

Palazzo Carignano ^

A pochi passi di distanza dall’ingresso al Museo Egizio si trova invece il bellissimo palazzo Carignano, che si affaccia sull’omonima piazza Carignano. Il palazzo, voluto dal Emanuele Filiberto II venne costruito tra il 1679 e il 1685 e divenne poi la dimora ufficiale dei Principi di Carignano, che gli diedero il nome.

Il suo stile è un bell’esempio di barocco italiano e nel lato verso piazza Carignano ha una facciata in cotto dalle linee curve e sinuose. C’è addirittura chi suggerisce un’ispirazione nel museo del Louvre per la sua progettazione. L’edificio è piuttosto profondo e attraversandolo si passa anche per alcune piazzette interne. Il suo lato opposto è ospitato in piazza Carlo Alberto ed è caratterizzato da una facciata di fine ottocento in pietra bianca e stucco rosa con colonne imponenti e un porticato.

Nel 1831 la proprietà di palazzo Carignano passò alla città, che vi insediò il Consiglio di Stato e, nel 1848, la Camera dei Deputati del Parlamento Subalpino. All’interno di questa sala avvenne anche la seduta in cui il re di Sardegna e Vittorio Emanuele II proclamarono la nascita del Regno d’Italia.

Palazzo Carignano è tra i più importanti palazzi di Torino e insieme a questi è annoverato tra le residenze sabaude patrimonio UNESCO.

Attualmente le mura del palazzo Carignano ospitano il museo nazionale del risorgimento italiano, con reperti, dipinti, vessilli e uniformi che ripercorrono questo periodo storico. Al suo interno è ancora possibile vedere la Camera dei Deputati del Parlamento Subalpino, dichiarata monumento nazionale dal 1898.

Piazza Carlo Alberto e la Biblioteca Nazionale di Torino ^

Dopo aver attraversato Palazzo Carignano ci ritroviamo in piazza Carlo Alberto, un’altra delle piazze storiche di Torino.

Siamo a poca distanza da via Po, in una piazza totalmente pedonale, chiusa su un lato dal palazzo Carignano e sul lato sud dal palazzo settecentesco Campana che ospita la sede del dipartimento universitario di matematica. Palazzo Campana in epoca fascista ospitava la sede del partito provinciale e da un piccolo balcone ha visto più volte affacciarsi il duce durante le sue visite a Torino.

Il nome della piazza deriva da Carlo Alberto di Savoia, proprietario originario di palazzo Carignano. L’area della piazza era anticamente occupata da questo stesso palazzo, che qui aveva un giardino e le stalle per i cavalli. Tra il 1842 e il 1859 le mura del palazzo che circondavano questa piazza vennero abbattute e fu creato questo nuovo spazio.

Opposto a palazzo Carignano è invece l’edificio che ospita la Biblioteca Nazionale di Torino. Questa è una delle biblioteche più importanti di Italia ed è ospitata all’interno di un edificio completamente ricostruito tra il 1958 e il 1973. Le origini di questa istituzione si fondano però nel XVIII secolo, quando Vittorio Amedeo II di Savoia creò la Regia Biblioteca Universitaria, unendo i libri posseduti dal fondo ducale sabaudo a quelli dell’ateneo torinese. Al suo interno, tra tanti altri volumi di valore, si trovano ben 450 spartiti autografi di Antonio Vivaldi.

Torino - Piazza Carlo Alberto - Monumento equestre di Carlo Alberto e Biblioteca Nazionale di Torino

Piazza Carlo Alberto è famosa anche per aver ospitato, in uno degli appartamenti che si affaccia qui, il filosofo Friedrich Nietzsche nel 1888 e 1889.

Al centro di piazza Carlo Alberto è presente un altro monumento equestre, dedicato allo stesso Carlo Alberto e posizionato qui nel 1861.

Piazza Castello di Torino ^

Dopo piazza San Carlo e piazza Carlo Alberto giungiamo, attraverso una passeggiata di 5 minuti, all’ultima importante piazza di Torino: piazza Castello.

Piazza Castello è piuttosto antica, venne infatti progettata nel 1584 da Ascanio Vitozzi e rappresentava il cuore della vita aristocratica della città. Ancora oggi è la piazza più centrale di tutta la città, sulla quale si affaccia ovviamente il castello di Torino ed altri edifici molto importanti, come il palazzo Reale, il teatro Regio e palazzo Madama.

La piazza venne pensata già nel XIV secolo, quando vennero abbattuti gli edifici che si trovavano sulla sua area e le mura della città, con la volontà di creare un’area dedicata agli eventi.

Piazza Castello di Torino e i suoi palazzi storici

Palazzo Madama e Casaforte degli Acaja ^

Tra gli edifici più importanti che si affacciano su piazza Castello c’è senza dubbio il palazzo Madama e Casaforte degli Acaja, ovvero il castello cittadino. Questo palazzo è annoverato tra i patrimoni dell’UNESCO come residenza sabauda e ospita al suo interno il museo di arte antica.

La costruzione del castello è riconducibile a quando sulla piazza erano presenti due torri con base a 16 lati, collegate tra loro per via di un muro. Queste rappresentavano la porta Praetoria, antico varco di accesso al centro storico. Fu nel 1276 che il marchese Guglielmo VIII decise di collegargli un nuovo edificio pensato come costruzione fortificata, una casaforte appunto: la Casaforte degli Acaja.

Nei secoli perse però la sua funzione difensiva e cominciò ad ospitare al suo interno le “Madame Reali”. Fu proprio in questo momento che l’architetto Juvarra creò la facciata barocca trasformando parte del palazzo originale in “palazzo Madama” e costruì contestualmente il grosso scalone interno.

Chiesa di San Lorenzo ^

La chiesa di San Lorenzo è famosa perché ospitò la Sacra Sindone appena giunta in Italia. La reliquia rimase qui per qualche anno prima di essere trasferita nel duomo. A ricordo ospita ancora una copia fotografica in scala 1 a 2 di quella originale, che può essere vista quando quella reale non viene esposta.

La sua facciata sembra quasi nascosta all’interno di piazza Castello, per via del suo ingresso discreto tra gli altri palazzi che creano il perimetro della piazza. In realtà, guardando bene, si vedrà in posizione arretrata la grande cupola che ne contraddistingue l’aspetto, decorata da 8 vetrate poste a distanza regolare.

La chiesa di San Lorenzo è anche conosciuta con il nome di Real Chiesa di San Lorenzo, perché voluta dalla famiglia reale dei Savoia. La struttura barocca della chiesa venne costruita tra il 1668 e il 1687 sul progetto dell’architetto Guarino Guarini. Il nome di San Lorenzo, invece, lo si deve alla vittoria del Ducato di Savoia sui francesi nella battaglia di San Quintino, proprio nel giorno del 10 agosto del 1557.

Navata circolare interna della Chiesa di San Lorenzo

La particolarità della chiesa di San Lorenzo, che ha uno sviluppo in altezza, è proprio la sua cupola che riprende quelle dell’architettura islamica con la stella ad otto punte. All’interno della chiesa è possibile vedere anche l’altare maggiore risalente al 1680.

Palazzo Reale di Torino ^

Un lato di piazza Castello è chiuso da uno degli edifici più importanti di tutta Torino, annoverato nel patrimonio dell’UNESCO dal 1997 come residenza sabauda: il palazzo Reale.

La sua facciata chiara in stile barocco è antistante alla cancellata che si apre sulla piazza e che contiene al suo interno una breve strada affiancata ai giardini reali, nei quali torneremo più tardi. Questo spazio è conosciuto come piazzetta Reale ed è in comunicazione diretta con piazza Castello.

Il palazzo era la dimora vescovile all’interno della città, ma durante il XVI e il XVII secolo venne totalmente rivisitato per farne il centro di poter della famiglia Savoia. La sua struttura venne continuamente revisionata durante i secoli, tanto che al suo interno è possibile ammirare decori che vanno dal XVII al XIX secolo.

I primi lavori terminarono nel 1640 e diedero lustro e lusso alla famiglia Savoia, dando il via al periodo d’oro del palazzo Reale. Le variazioni sul palazzo vennero decise principalmente dalla famiglia reale, tanto che durante il periodo del regno austero di Vittorio Amedeo II di Savoia vennero banditi tutti i lussi, per poi tornare nel 1722 con il matrimonio di Carlo Emanuele. Con l’unità d’Italia il palazzo reale venne abbondato: la famiglia reale si trasferì a Firenze e questo edificio venne utilizzato solamente come dimora provvisoria nelle visite in città.

Quando la monarchia terminò, nel 1946, l’edificio venne realmente abbandonato, tanto che alcune sale furono addirittura sigillate. Solo nel 2007 il pazzo reale venne riaperto al pubblico diventando un museo.

Il palazzo reale di Torino si presenta con un’area ribassata centrale, affiancata da due ali laterali più alte ed è direttamente collegato ad altri edifici che formano la reggia. Visitarne gli interni vuol dire rimanere stupiti dal tanto sfarzo che si respira nelle sue sale: le ricche decorazioni si percepiscono nelle superfici dorate, negli intagli e negli stucchi, oltre che negli affreschi che decorano le pareti. Le sale principali da non perdere sono la sala del Trono, il salone degli svizzeri, la sala da Ballo, ma anche la Scala delle Forbici di origine settecentesca, dotata di doppie rampe, e progettata da Juvarra.

Basilica del Corpus Domini ^

Nel nostro curiosare per il centro storico di Torino arriviamo davanti alla facciata della Basilica del Corpus Domini, in piazza Corpus Domini su via Palazzo di Città 20.

La sua facciata ha uno spiccato stile barocco e venne costruita per ricordare il “miracolo eucaristico” che si dice essere avvenuto in città nel 1453 durante i conflitti con la Francia. Il fatto narra che due soldati francesi depredarono la chiesa di San Pietro Apostolo ad Exilles (in Val di Susa) e arrivarono in città per vendere la refurtiva. Giunti nell’attuale piazza Corpus Domini il somaro su cui avevano issato i sacchi con quanto rubato inciampò e cadendo fece fuori uscire tutta la refurtiva. In quel momento Dio si palesò e illuminò tutta la piazza e, con l’istantaneo arrivò del vescovo Ludovico da Romagnolo, l’ostia si depositò autonomamente su di un calice rubato dai due francesi. Il calice venne poi portato in processione nel duomo di Torino.

La cittadinanza, nel 1510, volle omaggiare il fatto con la creazione di una piccola cappella nella chiesa di San Silvestro, che si trovava al posto dell’attuale Basilica del Corpus Domini. Nonostante ciò la richiesta passò inosservata e nel 1521 si cominciò la costruzione di un oratorio, soppiantato poi dall’attuale basilica a partire dal 1609 anche per far fede a un voto espresso durante una sopraggiunta epidemia di peste in città.

L’importanza della chiesa e delle sue decorazioni crebbe durante i secoli, come omaggio ricorrente al miracolo eucaristico del 1453.

La facciata della Basilica del Corpus Domini è piuttosto imponente e costituita da quattro serie di colonne che sostengono le trabeazioni orizzontali. Nella facciata trovano posto anche diverse statue in apposite nicchie o sul timpano più alto. Gli interni sono invece ad un’unica navata in cui predominano le decorazioni in colore nero e rosso, sempre in marmo. La maggior parte dei decori ricordano il fatto miracoloso che rese protagonista questo angolo del centro storico di Torino. Ogni lato della chiesa è ampliato per via di tre cappelle. Tra la seconda e la terza cappella di sinistra è presente anche una lapide che ricorda il punto esatto in cui avvenne il fatto e attorno al quale fu costruita la basilica.

L’altare maggiore che è possibile vedere ancora oggi è l’originale del 1644.

Palazzo Civico di Torino ^

Usciti dalla chiesa, il tempo è ancora dalla nostra e il cielo minaccioso trattiene la pioggia e la neve. In pochi passi ci ritroviamo davanti al palazzo Civico di Torino, in piazza palazzo di Città, precedentemente piazza delle Erbe.

Il palazzo Civico, conosciuto precedentemente come palazzo di Città, è l’attuale sede del municipio. L’edificio originale venne costruito in stile barocco durante il seicento, e andava a sostituire il precedente palazzo comunale di epoca medievale.

Rispetto alla costruzione seicentesca, il palazzo venne successivamente ampliato ai lati e fu aggiunto il rialzo centrale della facciata che attualmente ospita l’orologio. Non solo, venne inglobata al suo interno anche la piazzetta del Burrito, che divenne a tutti gli effetti il suo cortile.

L’ingresso è sorvegliato e non è possibile accedervi liberamente. Ai suoi lati sono poste le statue ottocentesche di Ferdinando di Savoia ed Eugenio di Savoia.

Le sale interne più importanti del Palazzo Civico di Torino sono:

  • il salone dei marmi, così chiamato per via del rimaneggiamento del 1815 con questo materiale dopo l’ammaloramento della sala originaria. Con questo materiale venne creato anche l’altorilievo che rappresenta Vittorio Emanuele I a cavallo;
  • la sala rossa, nella quale si riunisce il consiglio comunale. Situata al primo piano di fianco al salone dei marmi, è così chiamata per via dei tessuti damascati e dei velluti che ne decorano le pareti.

Nel cortile del Palazzo Civico di Torino è anche presente un rifugio antiaereo della seconda guerra mondiale, a dieci metri di profondità e messo in comunicazione con i sotterranei del palazzo. Questo venne costruito nel 1940 per ospitare i dipendenti del comune in caso di bombardamenti e poteva contenere fino a cinquanta persone. Il rifugio del palazzo Civico è solo uno dei tanti rifugi scavati in quegli anni e, comunque, insufficienti per ospitare tutta la popolazione cittadina. Dal 2017 è stato messo in sicurezza e aperto alle visite gratuitamente, ma solo nel quarto martedì di ogni mese.

Chiesa di San Domenico ^

Se c’è una cosa che non si può dire di Torino è che manchino le chiese! Ogni due passi infatti troviamo un edificio sacro che si affaccia sulla strada. Ora è il turno della chiesa di San Domenico con la sua facciata in mattoni.

Questa chiesa, nonostante le piccole dimensioni, rappresenta il più grande reperto medievale della città di Torino. Venne infatti costruita a partire dal 1227 e rappresenta l’unico edificio in stile gotico di quell’epoca arrivato fino ai giorni nostri. Inoltre è, insieme al santuario della Consolata, l’edificio di culto più antico della città. La facciata venne aggiunta circa un secolo più tardi, nel 1334, mentre il campanile ‘solo’ nel 1451.

La facciata della chiesa è decorata da un’alta ghimberga che orna il portale di accesso, e che termina in un rosone. L’edificio è suddiviso in tre navate ognuna dotata di un proprio altare. L’altare maggiore è inoltre affiancato da due cappelle. A sinistra è presente la cappella delle Grazie, affrescata nel XIV secolo, mentre a destra si trova la cappella del Rosario risalente al settecento.

Ancora oggi è possibile vedere alcuni frammenti degli affreschi trecenteschi che ornavano anticamente tutta la chiesa di San Domenico.

Nella chiesa trovano rifugio anche i sepolcri di molti componenti dell’ordine domenicano.

Davanti alla chiesa di San Domenico si apre una minuscola piazzetta dedicata a Giuseppe Girotti, un frate del convento che venne ucciso nel 1945 dai tedeschi per aver aiutato alcuni ebrei.

Basilica Mauriziana di Torino ^

Più moderna è invece la Basilica Mauriziana, nota anche come chiesa di Santa Croce e posta nelle vicinanze della Galleria Umberto I. Le sue origini sono infatti della fine del XVI secolo quando venne costruita su una chiesa romanica del 1200. Nei secoli fu ulteriormente modificata, ad esempio la cupola che la sormonta e le dona un grande slancio, è del 1678. 

Il nome di Basilica Mauriziana è dovuto alla cessione della chiesa alla confraternita dell’ordine Mauriziano da parte del re Vittorio Amedeo II, che nell’anno seguente (1729) fece ridisegnare la facciata da Juvarra. 

Basilica Mauriziana di Torino

Santuario della Consolata ^

Raggiungiamo poi il Santuario della Consolata, sull’omonima piazza. Questo è un edificio decisamente particolare, dotato di vari ingressi. 

Conosciuto anche come Chiesa di Santa Maria della Consolazione fonda le sue origini addirittura nel periodo paleocristiano che a sua volta sostituì un tempio pagano. È però dal V secolo che la chiesa prese importanza e venne progressivamente ampliata fino a diventare una vera e propria abbazia sei secoli più tardi. 

Anche sul Santuario della Consolata, durante il 1700 intervenne Juvarra, architetto attivissimo in città, che lo adeguò allo stile barocco dell’epoca. 

All’interno del Santuario della Consolata è presente una famosa icona della Madonna, ancora una volta al centro delle ‘cronache’ dell’epoca. Quest’immagine fu infatti presente a periodi alterni all’interno della chiesa, con frequenti sparizioni. Nel 1104 apparve in sogno l’ubicazione di questa icona a una persona non vedente, la quale andò subito a cercarla e una volta trovata acquisì nuovamente la vista. Una copia di quest’icona è ancora presente nella cripta del Santuario della Consolata.

All’interno della chiesa neoclassica trova posto anche l’imponente altare nel quale due angeli in marmo sono in adorazione della Madonna. 

Rimangono invece poche tracce della precedente costruzione della chiesa romanica. Tra queste ci sono alcune mura seminterrate di fianco all’ingresso laterale della chiesa e il campanile dell’XI secolo al fianco delle alte colonne che sorreggono il timpano dell’ingresso principale, costruiti nel rimaneggiamento del 1853.

Il campanile, a base quadrata, venne costruito in laterizio recuperando i materiali da case patrizie circostanti. Lungo la sua altezza si alternano aperture come monofore, bifore, trifore e si chiude con una coppia di bifore.

Obelisco di piazza Savoia ^

Raggiungiamo così piazza Savoia, una piazzetta aperta al traffico delle automobili e al centro della quale si trova un vecchio obelisco. Anticamente questo spazio era chiuso dalle cinta murarie del III secolo e si accedeva attraverso la porta occidentale di ingresso alla centro storico.

L’obelisco posizionato al suo centro è dedicato alle Leggi Siccardi del 1850 e venne costruito tre anni più tardi. Queste leggi, piuttosto discusse, prevedevano l’abolizione del foro ecclesiastico, dividendo di fatto il potere della Chiesa da quello dello Stato, abolendo privilegi che fino ad allora erano riservati al clero cattolico.

Piazza Savoia e il suo Obelisco

Nei suoi 21 metri di altezza contiene i nomi degli 800 comuni che sostennero l’opera, con ovvie rimostranze da parte del clero. Quando venne posato al centro di piazza Savoia, nel suo basamento vennero murati anche i numeri 141 e 142 della Gazzetta del Popolo (promotrice di questo monumento), monete, una copia delle leggi Siccardi, semi di riso, vino Barbera e grissini.

Mastio della Cittadella torinese ^

In nemmeno 10 minuti di passeggiata arriviamo al Mastio della Cittadella di Torino. 

Questo edificio venne progettato nel 1564 come una grande cittadella pentagonale che doveva coprire un’area grande quanto la città medievale di Torino, da posizionarsi nell’angolo sud ovest della città. La necessità era riconducibile alla scelta di Torino come capitale di Stato in seguito al trattato di Cateau Cambrésis del 1559 firmato da Emanuele Filiberto, che esponeva il territorio a possibili attacchi.

In soli due anni, grazie ad importanti investimenti, i lavori vengono portati al termine e viene inaugurato il maggior punto di difesa per la cittadinanza. Successivamente viene scavato al suo interno un pozzo che permettesse il rifornimento idrico costante anche in caso di assedio.

Il Mastio della Cittadella Torinese

Nonostante la scelta strategica della posizione in cui costruire la Cittadella, di cui rimane solo il Mastio d’ingresso, questo progetto si rivela un grosso impedimento per lo sviluppo in questa direzione della città per svariati secoli a venire. Per questo motivo a metà ottocento si opta per una completa demolizione della Cittadella al fine di costruire nuovi edifici negli spazi così liberati.

A testimonianza della Cittadella rimane solo il Mastio, restaurato come nelle sembianze originali.

Chiesa dei Santi Martiri ^

La prossima tappa in città è la Chiesa dei Santi Martiri. Visto il cielo minaccioso sembra quasi incredibile come ancora il tempo regga e non sia iniziato a piovere. Ne approfittiamo quindi per continuare la visita in città prima di entrare nei suoi musei.

La chiesa dei Santi Martiri è titolati ai patroni più vecchi della città: Avventore, Ottavio e Solutore e al suo interno sono tutt’ora custodite le loro reliquie.

La chiesa dei Santi Martiri risale al 1577 e prese il posto di una precedente chiesa del X secolo dedicata a Santo Stefano. Il committente era l’ordine dei Gesuiti, arrivati in città undici anni prima. La volontà di costruire una loro chiesa era stata espressa proprio per custodire le reliquie dei santi, che trovano riposo qui fin dal 1584. 

La cupola della Chiesa dei Santi Martiri risale invece a una ristrutturazione del 1708, nella quale venne anche ingrandito il coro e ridecorati tutti gli interni a seguito dei danni riportati nell’assedio della città del 1706.

Anche nella Chiesa dei Santi Martiri l’altare maggiore è opera di Filippo Juvarra e risale al 1730.

Duomo di Torino – Cattedrale di San Giovanni Battista e la Sacra Sindone ^

L’edificio religioso più importante di tutta la città è la Cattedrale di San Giovanni Battista ovvero il duomo di Torino. Oltre alla sua maestosità, il motivo per cui è così celebre, è senza dubbio per il suo tesoro più grande: la Sacra Sindone che ospita al suo interno.

Il duomo di Torino è l’unica chiesa in stile rinascimentale di tutta la città e venne costruito alla fine del XV secolo, su volere della famiglia Savoia. Quando la Sacra Sindone arrivò in città venne dapprima ospitata nella chiesa di San Lorenzo, in piazza Castello, ma cominciarono i lavori di ampliamento di questa cattedrale per poterla ospitare al suo interno dal 1578. Contestualmente, alla fine del seicento, venne aggiunta la maestosa cupola i cui lavori richiesero quasi trent’anni.

La facciata esterna è interamente costruita in marmo bianco, ed è dotata di timpano sull’ingresso decorata con bassorilievi. L’esterno è arricchito dal campanile eretto nel 1468, che venne mantenuto inalterato durante tutti questi secoli e, in effetti, il suo aspetto non è omogeneo con la rimanente struttura. Alcune piccole modifiche vennero apportate solamente durante il regno di Vittorio Amedeo II, ma conserva comunque i tre ordini originali con la cella campanaria sulla sua sommità.

I lavori più recenti sulla cattedrale, risalgono invece al 1997, quando nella notte tra l’11 e il 12 aprile scoppiò dentro alla chiesa un rovinoso incendio che rischiò di mettere a repentaglio la Sacra Sindone, portata in salvo dai vigili del fuoco accorsi per lo spegnimento delle fiamme.

La cattedrale di San Giovanni Battista è formata da tre navate, ai lati delle quali si aprono ulteriori cappelle: sei sul lato destro e sette su quello sinistro. Nella prima cappella a destra è presente anche lo storico battistero. Dotata di un ampio transetto ha una cupola ottagonale dove si incrocia con le navate. 

La Sacra Sindone, che si trova tuttora all’interno del duomo di Torino, è ospitata in una cappella della chiesa, a pianta circolare e commissionata da Emanuele Filiberto. Lo stile della cappella è barocco, così come l’altare che è posto al suo centro e che conserva all’interno di una teca in vetro e argento il lenzuolo sacro. A seguito dell’incendio, però, è stata inserita all’interno di una seconda teca in vetro antiproiettile, a tenuta stagna e senza aria. La Sindone è in posizione distesa e orizzontale e per proteggerla al meglio da qualsiasi danno è anche protetta dalla luce.. tanto che durante la nostra visita è nascosta dietro a lunghe quinte color cardinale. Se volete vedere l’ostensione della Sacra Sindone dovete sapere che non è previsto un calendario delle esposizioni. Questa infatti appartiene al Papa in carica, che decide egli stesso quando mostrarla e non esistono particolari ricorrenze o scadenze.

Sopra all’ingresso del Duomo di Torino c’è una copia del dipinto vinciano L’Ultima Cena realizzato nel 1835 e dalle dimensioni piuttosto imponenti, tanto che raggiunge un peso di ben 900 chilogrammi.

Adiacente al Duomo di Torino c’è una chiesa inferiore, che ospita al suo interno il museo diocesano, con in mostra resti sia storici che artistici, oltre che i reperti di tre chiese paleocristiane costruite qui.

Porta Palatina ^

Nelle primissime vicinanze del duomo di Torino c’è Porta Palatina. Non la si può non notare passandoci davanti, perché la sua struttura sbarra letteralmente la strada attraverso due torrette collegate tra loro da un muro.

Questa porta è uno degli esempi meglio conservati al mondo di porte urbiche e risale addirittura al I secolo avanti Cristo. All’epoca era il punto di accesso settentrionale alla città nel cardo massimo. 

Ai lati di Porta Palatina si trovano due torri alte circa 30 metri e dalla base quadrata, mentre si sviluppano in altezza su di una sezione a sedici lati. La torre di sinistra e il muro che la collega a quella di destra sono gli originali dell’epoca romana. Il muro, noto come interturrio, è lungo circa 20 metri ed è costellato di finestre monofore dalle diverse forme sui suoi due piani. Vista la parete interna delle mura si suppone che fosse presente un sistema di saracinesche o grate mobili che permettesse di aprire o chiudere tutte le aperture sul muro dall’alto.

Al pian terreno dell’interturrio si trovano due passi carrai con, lateralmente, due passaggi pedonali. 

Giardini Reali ^

Tornati verso piazza Castello non possiamo che visitare i Giardini Reali dell’omonimo palazzo già visto in precedenza.

Questi giardini, a dir la verità piuttosto malmessi durante il periodo invernale, si ispirarono alle principali ville Europee settecentesche, tutte dotate di raffinati giardini. Quando vennero progettati, questi, erano alla periferia del centro storico, ma con la crescente urbanizzazione della zona si trovano ora proprio nel cuore della città.

La parte principale degli attuali giardini reali deriva dalla progettazione di André La Notre, che aveva già lavorato nella famosa reggia di Versailles. Nella sua creazione riportava tutti i canoni dei giardini nobiliari dell’epoca, come i giochi d’acqua e belle prospettivi floreali. Nei secoli il giardino venne ulteriormente ampliato, conservando però le idee originali di La Notre. Il periodo di massimo splendore fu la fine del XVII secolo.

Durante il periodo napoleonico, fino al 1805, i giardini vennero letteralmente depredati fino a quando non furono nominati Parco Imperiale. Con il ritorno dei Savoia venne ridata dignità ai Giardini Reali che furono ristrutturati e arricchiti con nuove statue. L’importanza di questi spazi crollò nuovamente quando la capitale fu spostata da Torino a Roma.

Mole Antonelliana – Simbolo di Torino ^

Dopo averci girato intorno tutta la mattinata finalmente arriviamo alla Mole Antonelliana. Fuori sta cominciando a piovere e così, con un tempismo perfetto, decidiamo di entrare e visitarne gli interni, con il museo del cinema, che vedo per la seconda volta.

La cupola della Mole Antonelliana di Torino la si vede da un po’ tutti gli angoli della città e, forse, una delle posizioni peggiori da cui guardarla è proprio alla sua base in via Montebello 20, traversa di via Po. La sua visibilità è dovuta soprattutto al fatto che è uno degli edifici più alti d’Italia (167,5 metri), ma anche la costruzione in muratura più alta di tutto il mondo. Quest’ultimo titolo venne perso durante il secolo scorso (nel 1908), quando per garantirne la stabilità vennero fatti interventi con cemento armato e travi in acciaio.

Il nome di questo monumento arriva dal suo ‘padre’: la Mole venne progettata dall’architetto italiano Alessandro Antonelli, che cominciò la sua costruzione nel 1863. La sua storia è però bizzarra: inizialmente concepito come tempio israelita doveva essere alto appena 47 metri. Successivamente si decise l’aggiunta della guglia che la innalzò di oltre tre volte. L’edificio divenne così ben più pesante di quanto previsto inizialmente e, anche a seguito di un terremoto alla fine del XIX secolo, fu necessaria un’opera di rinforzo della struttura. 

I costi di costruzione lievitarono e la comunità israelita non riusciva più a sostenerli. Agli inizi del secolo scorso passò così in proprietà al comune di Torino che ultimò i lavori. Per la Mole Antonelliana, però, non era ancora giunto il momento di riposarsi: nel 1904 la statua del genio alato posizionato sulla sua sommità venne colpito da un fulmine che lo distrusse. Venne quindi rimpiazzato con l’attuale stella a cinque punte. Nel 1953 si abbatté poi un violento uragano sulla città, che non lasciò indenne la Mole: la sua guglia venne letteralmente scoperchiata e precipitò rovinosamente a terra. Ci vollero otto anni per il suo ripristino, con l’inserimento di una struttura metallica interna che la ancorasse meglio alla base. 

La base della mole è a pianta quadrata, con lati lunghi 50 metri e l’ingresso è anticipato da un pronao alto circa 30 metri con colonne che richiamano lo stile neoclassico. La base è sormontata da una cupola che si sviluppa tra i 40 e gli 80 metri della struttura e che colpisce per l’incredibile sottigliezza delle mura (appena 12 metri). Sopra alla cupola, per altri 20 metri, si sviluppa il tempietto che si raggiunge esclusivamente per via dell’ascensore panoramico. Anche il tempietto è di forma quadrata e arriva circa alla metà dell’altezza della Mole Antonelliana. Dal tempietto parte l’alta guglia costruita su di un basamento chiamato “Lanterna” a pianta circolare, dotato anch’esso di un terrazzino. Dal 113° metro parte infine la cuspide della guglia a base ottagonale che richiama l’architettura neogotica. Anche lungo la cuspide sono presenti dieci terrazzini, non accessibili ai turisti, che vanno via via assottigliandosi. Al culmine della cuspide è posizionata la stessa a cinque punte del diametro di 2,4 metri.

L’intero spazio interno, dal 1996, è occupato dal museo nazionale del cinema, nel quale ci sono approfondimenti sulla storia della fotografia e del cinema, macchine pre-cinematografiche, ricostruzione di set cinematografici, un grande cinema con poltrone rosse semidistese, collezioni di locandine e video datati dove un giovane Neri Marcorè illustra come avviene la costruzione di un film: dalla sceneggiatura agli effetti speciali. A distanza di circa dieci anni dalla prima visita, devo dire che, purtroppo, questo museo del cinema inizia a sembrarmi un po’ troppo datato e rimasto indietro rispetto alle moderne tecnologie con il quale si potrebbe innovare per colpire soprattutto le nuovissime generazioni.

La Mole Antonelliana riserva un’ultima sorpresa ai suoi visitatori. All’acquisto del biglietto è infatti possibile comprare anche la salita nell’ascensore panoramico: un ascensore in vetro trasparente che sale all’interno della Mole e che conduce fino a 85 metri di altezza, dove si trova il tempietto sopra la cupola e da cui si gode di una vista a 360 gradi sulla città. L’ascensore venne costruito nel 1961 per celebrare il centenario dell’unità di Italia. In giornate con forte vento o tempo incerto, come quella odierna, l’ascensore viene però chiuso ai visitatori.

Murazzi del Po – Lungo Po di Torino ^

La parte orientale del centro storico di Torino è chiusa dal letto del fiume Po, che sorge sul Monviso e attraversa tutta l’Italia settentrionale per sfociare nel mare Adriatico.

Questo fiume ha contribuito a rendere grande la città di Torino, facendola crescere grazie alla possibilità di attingere dalle sue acque per la vita dei cittadini e, successivamente, per alimentare le sue prime fabbriche.

Allo stesso tempo, oggi, lungo tutto il corso del fiume Po sono state create delle belle passeggiate, che sicuramente possono essere molto più godute durante i mesi più miti rispetto ad oggi dove anche sul fiume scende la neve mista a pioggia. 

Una parte del lungo Po di Torino (la sponda ovest in prossima del centro storico) è nota come “i Murazzi”, ed è diventato un famoso punto di incontro per i giovani.  I Murazzi nacquero però nel XIX secolo e identificano gli alti muri (argini) costruiti per difendere la città dalle piene del fiume Po. Nei muri vennero scavate delle stanze che venivano anticamente utilizzate come rimessa per le barche, ma dagli anni cinquanta dello scorso secolo il fiume venne abbandonato dai pescatori per via del grande inquinamento e l’area subì un grosso degrado. Solo negli anni settanta questi spazi vennero rilanciati dandoli in concessione a locali che possono tenere aperto fino a notte inoltrata. Dal 2012, però, accurati controlli igienico sanitari hanno portato alla chiusura della maggior parte dei locali qui ospitati e la situazione non è ancora cambiata..

Chiesa della Gran Madre di Dio ^

L’ultima tappa dell’itinerario di un giorno a Torino è la chiesa della Gran Madre di Dio, al di là del fiume Po. Per raggiungerla è infatti necessario percorrere via Po, attraversare piazza Vittorio Veneto e infine il ponte Vittorio Emanuele I. La chiesa della Gran Madre di Dio è lì a guardarci, dall’alto della sua scalinata, mentre fuori la tempesta peggiora e la bufera di neve ci investe.

La chiesa è a metà tra un luogo di culto e un monumento commemorativo, venne infatti progettata nel 1814 in stile neoclassico su richiesta degli amministratori cittadini che volevano omaggiare il ritorno in città di Vittorio Emanuele I dopo aver sconfitto le truppe napoleoniche. Questo fatto è ricordato nel timpano posto sopra all’ingresso, dove la dicitura recita più o meno così “la nobiltà e il popolo di Torino per il ritorno del re”. 

La costruzione della chiesa della Gran Madre di Dio cominciò nel 1818 e richiese circa 13 anni. Nel suo stile sembra che l’architetto Bonsignore abbia preso ispirazione dal Pantheon romano nella sua progettazione. 

L’esterno è arricchito da due statue laterali che simboleggiano la religione (a sinistra) e la fede (a destra). La chiesa della Gran Madre di Dio è ritenuta di fondamentale importanza anche da chi crede nell’importanza esoterica della città di Torino. Si pensa infatti che tra le due statue esterne sia seppellito il Sacro Graal. 

Sul piazzale antistante si trova invece la statua in marmo di Vittorio Emanuele I, che guarda oltre il ponte in direzione di piazza Vittorio Veneto e del centro cittadino. La statua è alta ben 15 metri.

La chiesa non era dotata di campanile, ne vi era uno spazio adatto per accoglierlo. Per questo motivo, nel 1830, venne aggiunto costruendolo sui tetti dell’edificio posto alla sua destra che, oggi, ospita l’oratorio e gli uffici della parrocchia.

L’ingresso alla chiesa si trova dietro al pronao composto da sei alte colonne frontali e due laterali più altre due interne. 

Interni circolari e cupola della Chiesa della Gran Madre di Dio - Torino

Gli interni della chiesa della Gran Madre di Dio sono a pianta circolare chiusi da una grande cupola decorata con bassorilievi. Alla base della cupola si alternano quattro importanti bassorilievi che narrano di episodi della vita della Madonna.

Mappa Itinerario di un Giorno a Torino ^

Questa è la mappa dell’itinerario di un giorno a Torino, con tutte le cose da vedere. Ovviamente se si avessero a disposizione più giorni (due o tre), si potrebbero vedere ulteriori attrazioni, raggiungendo anche quelle meno concentrate nel centro storico della città, come il parco del Valentino lungo il Po o la basilica di Superga, oltre ad avere la possibilità di entrare e visitare con calma il museo egizio e il palazzo reale.  

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Torino in un Giorno - Cosa VedereCosa vedere in un giorno a Torino. Mappa e descrizione delle attrazioni, dalla Mole Antonelliana alla Sacra Sindone, fino a angoli più nascosti.https://www.lorenzotaccioli.it/torino-in-un-giorno-cosa-vedere/
Lorenzo Taccioli