Il trekking alla diga del Gleno è una bellissima escursione in Val Seriana che conduce a circa 1500 metri di altitudine, tra montagne ricoperte di boschi alternate alla roccia nuda. La vera protagonista di questo trekking è però la diga del Gleno o, meglio, i due tronconi che ne rimangono.
Già vedendo la diga del Gleno a distanza lo spettacolo è suggestivo. Una così grande struttura in mezzo al resto della natura incontaminata colpisce, poi osservando quanto della costruzione originaria rimanga viene da domandarsi cosa sia successo. Attraverso questo trekking ad anello, che parte e si conclude nella cittadina di Vilminore, potrai scoprirlo percorrendo sentieri incantevoli immersi nella natura.


Dove si trova la diga del Gleno
Sentiero ad anello alla diga del Gleno da Vilminore
Sentiero diga del Gleno – Difficoltà
Trekking alla diga del Gleno – Lunghezza
Mappa del trekking alla diga del Gleno
Diga del Gleno – Storia in breve
Passeggiata per Vilminore – Cosa vedere
Chiesa di Santa Maria Assunta
Palazzo Pretorio
Municipio di Vilminore
Chiesetta di San Carlo
Lavatoio di Vilminore
Casa di Papa Angelo Roncalli
Torre de Capitanei di Scalve
Chiesa di San Vicenzo
Frazione di Pianezza


La diga del Gleno appartiene al comune di Vilminore, dove fu costruita tra le montagne della Val Seriana e più precisamente della Val di Scalve. Siamo quindi in provincia di Bergamo, in Lombardia.






Il sentiero ad anello alla diga del Gleno parte da Vilminore. Soprattutto durante i periodi estivi ed i weekend ti consiglio di arrivare di buonora per trovare un posteggio. C’è una grande area parcheggio nei pressi del campo sportivo comunale di Vilminore di Scalve.
Da qui raggiungi poi piazza papa Giovanni XXIII, dove ti consiglio di prendere la navetta che conduce fino alla frazione di Pianezza da dove inizia il trekking vero e proprio. La strada che conduce fino a qui è chiusa dalla primavera all’autunno, ma puoi eventualmente percorrerla a piedi. La navetta ha un costo di 3€ per la solo andata e di 4€ per l’andata e ritorno. In questo trekking la utilizzerai solo per l’andata.
Giunto al piccolo borgo di Pianezza imbocca il sentiero 411 in direzione della diga del Gleno. Il percorso è tutto sommato semplicemente percorribile, ad esclusione di un tratto iniziale dove affronterai un buon dislivello in mezzo al bosco e, a tratti, su di una mulatteria. La salita è costante e questo può creare qualche difficoltà se hai bisogno di prendere fiato.






Il bosco si fa progressivamente meno fitto e il sentiero procede con alcuni tratti più esposti di altri, ma sempre non pericolosi. Il trekking alla diga del Gleno continua al fianco della parete rocciosa della montagna ed è in parte scavato direttamente nella montagna stessa.
All’improvviso il panorama si apre davanti a te e potrai chiaramente scorgere il panorama sulla diga e su tutta la vallata circostante, dove potrai riconoscere il borgo di Bueggio.
Arriverai alla diga del Gleno in circa un’ora e venti di cammino. Qui c’è una vasta area pianeggiante, un tempo invaso della diga, con una cascatella e il torrente che scende verso valle. Puoi scegliere di fermarti qui sia per mangiare qualcosa che ti sarai portato da casa, sia approfittando del rifugio che potrebbe però essere un po’ affollato.
Ti consiglio poi di raggiungere l’inizio della piana, in pochi minuti di camminata, dove trovi la cascatella. Fai però attenzione a scegliere un percorso giusto, perché potrebbe esserci un suolo a tratti fangoso.






Il rientro non è per la stessa via dell’andata, ma sul lato opposto della valle. Per farlo dovrai salire sopra ai resti della diga del Gleno e percorrere i sentieri 410 e 443. Questo tratto del trekking alla diga del Gleno si snoda su sentiero escursionistico ed è molto più bello di quello dell’andata.
La roccia nuda si introduce nel bosco, dove rimangono grosse pietre e muschio. È però necessario prestare attenzione in caso di pioggia, perché il terreno può diventare molto scivoloso.






Scendi fino a Ponte del Gleno, dove si trovano enormi rocce e un ponte che attraversa il fiume. Attraversato il fiume puoi scegliere se prendere il sentiero 449 che, con una breve salita, riporta a Pianezza in venti minuti da dove potrai rientrare in navetta, oppure prendere il 443 che conduce fino alla chiesa di San Carlo di Vilminore.
Se non sei stanco ti consiglio di scendere a piedi e, giunti alla chiesa, dovrai continuare su strada per altri 10 minuti fino a tornare al parcheggio. Il tratto da Ponte del Gleno al parcheggio richiede circa una mezz’ora di camminata.
La strada asfaltata lascia poi spazio ad un ultimo sentiero su strada sterrata che costeggia il borgo di Bueggio e conduce infine a Vilminore
Il sentiero ad anello che collega Vilminore con la diga del Gleno non presenta zone particolarmente esposte o pericolose e può quindi essere percorso anche con bambini, ovviamente tenuti controllati. Sono presenti alcuni strappi in salita, soprattutto nella parte inziale, che potrebbero spaventare, ma poi il sentiero perde di pendenza. Anche lungo il ritorno ci sono alcune tratte a maggior pendenza ma comunque ben affrontabili con un minimo di allenamento.
Questo trekking alla diga del Gleno presenta un dislivello positivo di 367 metri e negativo di 630 metri.
Un consiglio è quello di regolarti bene con l’acqua necessaria, perché sono presenti fontane esclusivamente a Vilminore e non lungo il percorso o alla diga. Durante gli orari di apertura del rifugio potrai comunque acquistarla al rifugio stesso.
La lunghezza del trekking alla diga del Gleno con partenza e arrivo da Vilminore è di circa 8 chilometri, percorribili in 3 ore e mezza.
A questo link trovi la mappa con il sentiero ad anello che puoi percorrere. Qui di seguito invece trovi le cartine dei sentieri. Clicca sulle immagini per ingrandirle.


La diga del Gleno venne progettata e costruita tra il 1916 e il 1923. Questa struttura, allora lunga circa 260 metri, sbarrava il torrente Gleno e dava vita a un bacino capace di raccogliere circa sei milioni di metri cubi d’acqua. L’invaso creato occupava una superficie di 400 mila metri quadri ed era alimentato, oltre che dal torrente Gleno, anche dai torrenti Povo e Nembo.
La struttura della diga era ad archi multipli e la forza dell’acqua avrebbe reso possibile la produzione di circa 3,6MW di energia elettrica nelle centrali a valle di Bueggio e Valbona.




La costruzione della diga del Gleno non avvenne però secondo i giusti criteri. Il progetto inizialmente presentato per una diga a gravità venne modificato durante la costruzione in una diga ad archi senza darne corretta informazione. Inoltre il cemento venne sostituito da calcina e, nonostante alcuni controlli, la costruzione continuò. Solo nel 1922 il ministero chiese di presentare un progetto per queste varianti, ma i lavori continuarono comunque e solo ad inizio del 1923 fu presentata la variante.
Era il 22 ottobre del 1923 quando, a causa di piogge battenti, il bacino della diga si riempì completamente per la prima volta. Quel mese e quello successivo si verificarono numerose perdite d’acqua, soprattutto in corrispondenza delle arcate centrali della diga.




A distanza di poco, la mattina del 1 dicembre 1923 la diga cedette e sei milioni di metri cubi di acqua, detriti e fango invasero la vallata in direzione del lago d’Iseo. Il bilancio contò 356 persone morte.
Le indagini provarono che le cause non erano attribuibili alle caratteristiche del territorio, ma all’insufficienza statica della murature di appoggio della parte centrale della diga, che non si ancorava saldamente al terreno.


Considerato che l’arrivo e la partenza del trekking sono dal piccolo paese di Vilminore, ti consiglio di prenderti qualche momento anche per passeggiare per il borgo e scoprire i suoi monumenti principali. Potrai fare lo stesso anche per la frazione di Pianezza, a cui giungerai in navetta per la partenza del trekking. Ecco, in breve, quello che non devi perdere.


Il monumento principale del centro storico di Vilminore è senza dubbio la chiesa di Santa Maria Assunta. Questa fu costruita agli inizi del settecento in sostituzione di due precedenti chiese cittadine abbattute pochi anni prima.
Le sue forme sono imponenti e sono sostenute da possenti contrafforti esterni. La facciata è divisa in due ordini raccordati tra loro da modiglioni. Al cento si apre il portale incorniciato da colonne in pietra e su cui trova posto la statua settecentesca della Madonna dei Calegari di Brescia.
Gli interni sono invece decorati con tele e affreschi fatti realizzare da Enrico Albrici. È inoltre da vedere il pulpito in legno intagliato nel 1611 e completato nel 1671 con le sette statuette scolpite da Carlo Ramus. Gli spazi sono disposti su di un’unica navata chiusa da volte a botte e su cui si affacciano diverse cappelle laterali.


In pochi passi puoi raggiungere il palazzo Pretorio di Vilminore, ben riconoscibile per le sue larghe arcate al pian terreno e le bandiere che sventolano dal balcone al secondo piano.
Questo edificio risale al 1375, quando la comunità di Scalve lo fece costruire per dare un alloggio al podestà della valle. Il palazzo pretorio continuò ad esercitare questo ruolo fino al 1797, ma negli anni venne modificato e ingrandito. Vennero ad esempio aggiunte le prigioni nel 1563. Qui i detenuti potevano comunicare con l’esterno solo attraverso una piccola finestra sbarrata da doppie inferriate da cui veniva somministrato il cibo.
Alla fine del cinquecento risale invece il salone delle udienze, corredato di un camino monumentale e con pareti affrescate con gli stemmi delle famiglie di alcuni podestà.
Un ulteriore ampliamento, nel 1675, aggiunse l’antico porticato del Malconsiglio.
Lungo la sua facciata sono ancora in parte leggibili gli affreschi che anticamente decoravano l’intero edificio.
A pochi passi dal palazzo Pretorio sorge invece il palazzo municipale. Di dimensioni estremamente più contenute, si staglia con la sua forma cubica, separato da altri edifici.
Il palazzo è ben riconoscibile grazie all’insegna posta al di sopra dell’ingresso principale e sormontata a sua volta da tre bandiere che sventolano tra le tre finestre del piano nobile.
La chiesetta di San Carlo si trova leggermente fuori dal centro storico ed è un oratorio dedicato a San Carlo Borromeo, costruito nel 1612 secondo la volontà del nobile Giò Battista Albrici.
Le sue dimensioni sono estremamente raccolte e al corpo principale, che si sviluppa su di una pianta quadrangolare, è collegato il portico che anticipa l’ingresso composto da un portale e due finestre racchiuse da una cornice in pietra.
Qui il colore predominante è l’azzurro che si ritrova nella finestrella sopra al porticato che illumina gli interni della chiesa. La facciata è inoltre completata da un piccolo campanile a vela sul lato sinistro.
Tra i palazzi antichi di Vilminore c’è anche l’antico lavatoio cittadino. Ricavato al di sotto di una casa è accessibile dal piano stradale per via di qualche scalino. Qui, un arco ribassato che protegge la zona dalle intemperie, sovrasta un paio di vasche alimentata dalle fredde acque che scendono dalla montagna.
Anche se oggi non è più in utilizzo, il lavatoio di Vilminore racconta di una storia antica che riporta al vociare delle lavandaie che erano usuali ritrovarsi qui per lavare i loro vestiti.
Sempre nel centro storico di Vilminore potrai notare la casa che ospitò il monsignor Angelo Roncalli, divenuto poi Papa. Il monsignor passò qui un periodo di vacanza durante gli anni 1923 e i 1924, ospitato dai proprietari dell’edificio, ovvero la famiglia Bonicelli.
Papa Roncalli tornò poi a Vilminore nel 1948 per presiedere il congresso eucaristico della Valle, esattamente dieci anni prima di diventare Papa.
Raggiungi ora la torre de Capitanei di Scalve, la cui costruzione risale agli inizi del duecento. Si tratta di una massiccia torre in pietra a base quadrangolare che trova posto tra gli edifici del centro cittadino. Costruita su di un terreno in discesa presenta ingressi ai diversi piani così da essere accessibili a diversi livelli.
Sulla sua superficie sono presenti diverse aperture, per lo più finestre, alcune delle quali murate. Il tetto invece copre uno spazio all’aperto sulla sua sommità.
Praticamente dietro la torre de Capitanei di Scalve fa capolino la facciata della chiesa di San Vincenzo. Le sue dimensioni sono piuttosto compatte e la facciata si sviluppa in altezza.
Le sue forme sono semplici e lineari: una cornice squadrata ospita il portale incorniciato in pietra, una finestra semicircolare e una monofora ottagonale che dà luce agli interni.
Le uniche note di movimento nella chiesa di San Vincenzo sono le volute sulla parte sommitale della facciata, che racchiudono il frontone su cui è riportata la titolazione della chiesa stessa.



La frazione di Pianezza è un piccolissimo borgo appartenente al comune di Vilminore.
Tra le principali attrazioni da vedere qui c’è la chiesa di San Lorenzo.
Questa presenta una particolarità nel suo campanile costruito nel 1673. Nonostante la costruzione avvenne nel XVII secolo, solo a distanza di due secoli fu dotato dell’attuale e singolare orologio a sei ore, anche conosciuto come alla romana. Questo tipo di orologio venne utilizzato a partire dal XIII secolo e misurava le ore a partire da poco dopo il tramonto. Questa tipologia di orologio fu poi soppiantato da quello a 12 ore, anche noto come alla francese nella seconda metà dell’ottocento, ma sul campanile della chiesa rimase ancorato quello originale.



Nel resto del centro storico, oltre agli edifici antichi, puoi trovare la fontana ricavata dal lavatoio cittadino. Anche in questo caso il lavatoio era protetto dalle intemperie per facilitare la pulizia dei vestiti in ogni stagione. Qui ti consiglio di riempire la tua borraccia perché se percorrerai il trekking alla diga del Gleno non troverai altri puni in cui ricaricarla.
A pochi passi dalle vie più centrali della frazione di Pianezza c’è infine una minuscola cappella in pietra, con un bel portone in ferro battuto decorato con elementi a forma di cuore e di croce e la scritta Ave Maria. Sulla sommità della facciata, protetto da un tetto spiovente, c’è inoltre un crocifisso in ferro.