
Vercelli è la capitale italiana del riso, grazie alla sua posizione immersa tra campi organizzati a risaie e anche grazie al fitto sistema di corsi d’acqua e canali che permettono una facile irrigazione delle piante di riso.
Visitando la città potrai però scoprire un bellissimo e ben conservato centro, che racconta un’antica storia cittadina attraverso numerosissimi monumenti. Tra le tante cose da vedere ci sono anche le sue torri, costruite dalle famiglie nobiliari durante i secoli e che rendono Vercelli l’unica città turrita di tutto il Piemonte.
Sono tante la cose da vedere in città e potrai scoprirle in questa guida completa alla scoperta di Vercelli.
Dove si trova Vercelli
Cosa vedere a Vercelli
Basilica di Sant’Andrea
Il chiostro della basilica di Sant’Andrea
Parco Kennedy
Piazza Roma
Ex Ospedale Maggiore
Salone Dugentesco
Ex chiesa di Santa Croce
Piazza Sant’Eusebio
Cattedrale di Sant’Eusebio – Duomo di Vercelli
Seminario arcivescovile
Piazza Alessandro d’Angennes
Palazzo vescovile
Palazzo Arborio Mella
Palazzo Avogadro della Motta
Palazzo Avogadro di Quinto
Chiesa di Santa Maria Maggiore
Castello Visconteo di Vercelli
Piazza Amedeo IX
Piazza Cavour
Torre dell’Angelo
Palazzo Vicario di Sant’Agabio
Ex chiesa di San Tommaso
Torre dell’Orologio
Piazza Palazzo Vecchio
Torre di Città
Antico broletto di Vercelli
Torre degli Avogadro
Mercato pubblico – Ex chiesa di San Marco
Ex palazzo delle poste
Teatro civico
Campanile dell’ex chiesa di San Pietro Martire
Chiesa di San Bernardo e Santuario della Madonna degli Infermi
Antico macello
Museo Leone
Palazzo Montanaro di Viancino
Museo della farmacia Picciòla
Chiesa di San Paolo
Palazzo municipale nell’ex convento dei domenicani
Torre dei Vialardi
Chiesa di San Cristoforo
Viale delle Rimembranze
Resti anfiteatro romano
Piazza Solferino
Chiesa della Santissima Annunziata
Ex chiesa di Santa Chiara
Ex caserma Garrone
Museo archeologico di Vercelli
Chiostro di San Graziano
Torre Tizzoni
Museo Borgogna
Chiesa di Sant’Agnese in San Francesco
Chiesa di San Giuliano
Palazzo Centori
Volto dei Centori
Torre dei Centori
Palazzo Avogadro della Motta e di Villanova
Piazza Zumaglini
Piazza Pajetta
Corso Garibaldi
Mappa dell’itinerario di Vercelli
Dove dormire a Vercelli
Vercelli è una delle province del Piemonte e si trova nella parte orientale della regione, sulla sponda destra del fiume Sesia.
La città è all’interno di una vasta zona pianeggiante facente parte della Pianura Padana, in mezzo a grandi campi attraversati da numerosi canali e corsi d’acqua.
Vercelli è a metà strada tra Torino e Milano.
Puoi girare l’intero centro storico di Vercelli a piedi, ma indossa scarpe comode, perché a fine giornata avrai percorsi svariati chilometri.
A mio avviso si tratta di una delle città più belle del Piemonte, con tantissimi monumenti ben conservati. Fortunatamente questi sono tutti vicini gli uni agli altri e quindi l’itinerario alla scoperta della città avrà numerose e frequenti soste.
Piazze, chiese, palazzi e monumenti da vedere sono tantissimi. Eccoli elencati qui a seguire.
Inizia l’itinerario alla scoperta di Vercelli da uno dei suoi monumenti principali: la basilica di Sant’Andrea. Questa grande chiesa ha il primato di essere il più antico monumento gotico di tutto il Piemonte e uno dei primi in Italia.
La sua costruzione iniziò nel 1219 e venne completata in appena 8 anni, fondendo lo stile romanico a quello gotico europeo.
La facciata della chiesa, costruita in pietra verde di Pralungo, in calcarenite del Monferrato e in serpentino di Oria in Valsolda, è stretta tra due campanili laterali ed è dotata di tre portali ad arco, con quello centrale di dimensioni maggiori. Al di sopra dei portali c’è un grande rosone sormontato da due ordini di loggette che anticipano il frontone triangolare. Dietro la facciata puoi scorgere il grande tiburio ottagonale con al di sopra una lanterna.
Gli interni sono disposti su di una pianta a croce latina, con un coro rettangolare risalente al cinquecento. Le tre navate sono suddivise su sei campate, mentre il transetto è a cinque campate ed ha la stessa larghezza della navata centrale. All’incrocio tra le navate e il transetto si trova il tiburio.
Tra i monumenti interni alla basilica c’è il monumento funebre a Tommaso Gallo, a cui venne affidata inizialmente l’abbazia, risalente al trecento, di cui la chiesa faceva parte.




Il chiostro della basilica di Sant’Andrea venne totalmente rifatto nel cinquecento, quando ai canonici di San Vittore subentrarono i canonici regolari lateranensi. Questo grande spazio quadrangolare occupa il fianco destro della basilica e venne originariamente costruito per i monaci vittoriani.
I quattro lati del chiostro sono caratterizzati da un porticato con archi a tutto sesto e volte a crociera, sostenute dalle colonnine della prima costruzione. Ogni arco è dotato di quattro colonnine per lato che si chiudono in capitelli a crochet. L’interno degli archi è poi decorato con motivi geometrici affrescati.
Al centro del chiostro c’è un pozzo in pietra.
A pochi passi dalla basilica di Sant’Andrea c’è uno dei polmoni verdi della città di Vercelli: il parco Kennedy. Questo ampio parco è al fianco del piazzale della stazione e occupa un terreno che anticamente era un grande fossato ai piedi delle mura che cingevano il centro cittadino.
Al centro del parco c’è il monumento alla mondina, posizionato qui negli anni ottanta per rendere omaggio a quella che è la capitale italiana del riso.
Il resto del parco è invece piantumato con platani e bagolari che raggiungono anche i trenta metri di altezza.
Adiacente al parco Kennedy c’è piazza Roma, anche nota come piazza della stazione. L’attuale organizzazione degli spazi è legata ai lavori del 1937, anno in cui è stata anche posizionata la grande fontana centrale che vede spiccare la statua del seminatore, sempre in omaggio alla vocazione contadina della città.
Altro importante monumento di Vercelli è l’Ex Ospedale Maggiore, titolato a Sant’Andrea. Serviva per assistere i pellegrini, gli indigenti e gli infermi e le sue origini sono piuttosto antiche. La costruzione dell’Ex Ospedale Maggiore risale al 1224 e rimase attivo fino alla metà del novecento.
Dei quattordici ospedali presenti a Vercelli, questo era il principale e finì in poco tempo per ingolobare anche tutti gli altri.
Oggi gli spazi di questo grande edificio sono stati in gran parte recuperati e dedicati a varie funzioni: da una ludoteca a laboratori artigiani, da spazi per le imprese a quelli per servizi ai cittadini.




La parte più storica dell’Ex Ospedale Maggiore è quella del salone Dugentesco. Questo era composto da una grande sala suddivisa in tre navate e cinque campate e chiusa da volte a crociera costolonate.
Venne costruito insieme alla vicina basilica di Sant’Andrea e questo è il motivo per cui anche qui si ritrova lo stile gotico. È possibile accedervi per mezzo di tre portali, il maggiore dei quali sormontato da un affresco duecentesco del cardinale Guala Bicchiere assistito da Sant’Andrea e San Dionigi Areopagita che offre a Cristo Pantocratore un modello in scala dell’ospedale.
Una delle facciate del salone Dugentesco è caratterizzata da un porticato con sette archi a sesto acuto, che corrispondono a sette campate a crociera ed è noto come Portico dei Pellegrini.
Una delle pareti interne è invece decorata con un affresco di Cristo in croce affiancato alla Vergine e San Giovanni.
Procedendo in direzione del centro storico incrocerai la facciata dell’ex chiesa di Santa Croce. Di forme classiche, questa chiesa risale al 1586.
La parte bassa della facciata si affaccia direttamente sulla strada, ed è composta da tre grandi archi a tutto sesto che anticipano una scalinata che conduce al portale squadrato. La parte superiore è scandita da diverse lesene che sorreggono il frontone triangolare. Al centro c’è una grande finestra ad arco affiancata da due finestre più piccole rettangolari.
Particolare è sapere che l’ex chiesa di Santa Croce non venne mai utilizzata come chiesa, ma solamente come infermeria.
La prossima tappa è la piazza di Sant’Eusebio, un’altra area verde nel centro della città. Si tratta in effetti di un grande giardino che ospita numerosi alberi e, al centro, una fontana circolare con alle spalle l’obelisco di re Carlo Alberto decorato con la riproduzione di quattro bassorilievi che raccontano il suo regno.
Intorno al parco scorre il traffico cittadino, trasformando la piazza Sant’Eusebio in una rotatoria, ma sul suo perimetro ci sono diversi importanti palazzi: il duomo cittadino e il seminario arcivescovile sono alcuni di questi.





Eccoti davanti alla cattedrale di Sant’Eusebio, ovvero il duomo di Vercelli, dedicato al primo vescovo e patrono della regione Piemonte.
Il luogo in cui sorge la chiesa era anticamente occupato da una necropoli romana, dove fu sepolto anche San Teonesto (il primo martire cristiano proveniente da Vercelli) e dove, nel 371, volle farsi seppellire anche Sant’Eusebio. Per onorare la memoria di Sant’Eusebio venne eretta una prima basilica paleocristiana tra il V e il VI secolo, di cui resta solo il campanile medievale. Un’intera ricostruzione avvenne poi dal 1570 e durante i secoli furono operate diverse ulteriori modifiche, come la costruzione della facciata barocca nel settecento, sormontata dalla grande cupola ottocentesca rivestita in rame.
La facciata è caratterizzata da tre grandi portali anticipate da un pronao neoclassico. Un timpano triangolare sormonta la parte centrale della chiesa e, al di sopra, sono posizionate le statue dei dodici apostoli e del Salvatore.
Gli interni della cattedrale di Sant’Eusebio sono organizzati su di una croce latina con tre navate e cinque campate chiuse da volte a botte. Centrale è il Crocifisso ottoniano in lamina d’argento risalente alla fine del X secolo. Particolare è anche la pavimentazione a mosaico realizzata durante l’ottocento. Sul lato sinistro trova posto la grande cappella di Sant’Eusebio, mentre a destra c’è la cappella del Beato Amedeo IX di Savoia.
L’importanza della cattedrale di Sant’Eusebio è tale che al suo interno sono sepolti alcuni membri di casa Savoia.
Dotato di una facciata neoclassica è il palazzo del seminario arcivescovile. Quest’istituzione risale al 1566, ma trovò posto in questo palazzo solo a partire dalla metà dell’ottocento, quando venne realizzato questo edificio al fianco della cattedrale.
La facciata nasconde un grande cortile su cui si affacciano i piccoli balconcini del primo piano dell’edificio e le finestre decorate a stucco realizzate dall’architetto di casa Savoia Filippo Juvarra.
Prendendo la via del Duomo, che si snoda sul fianco destro della cattedrale, arriverai in piazza Alessandro d’Angennes, caratterizzata da un lembo di verde in mezzo alle strade che circondano la piazza e da antichi edifici.
Se da una parte c’è il fianco della cattedrale, dall’altra si sviluppa il lungo palazzo del seminario arcivescovile. Vi è inoltre un altro edificio collegato alla curia: il palazzo vescovile.
Il palazzo vescovile di Vercelli è ancora oggi la residenza dell’arcivescovo, oltre che la sede del museo del Tesoro del Duomo e della biblioteca capitolare. L’edificio era già esistente nel X secolo, quando divenne la residenza del vescovo Attone.
Il palazzo fu distrutto nel 997 da un incendio, ma prontamente ricostruito negli anni successivi e nuovamente ricostruito a metà quattrocento per le condizioni in cui versava. Durante i secoli successivi il palazzo vescovile fu al centro di continue modifiche e restauri, per adeguarsi alle esigenze dei nuovi vescovi. Parte delle modifiche operate sono ancora leggibili nella facciata, come ad esempio le colonnine con capitelli a crochet duecentesche.
Il palazzo vescovile ha una parte più antica, che è quella addossata alla cattedrale, e una più recente che si snoda intorno a due cortili.
Le sale interne sono ampie e chiuse da volte a crociera. Vi è inoltre una sala di rappresentanza, la sala del Trono, dove ci sono i resti di un affresco con personaggi nobili e cartigli in mano.
La prossima tappa è il palazzo Arborio Mella, un palazzo di tre piani che si affaccia sulla piazzetta Mella, nel rione Elvo. L’edificio venne ristrutturato una prima volta nel seicento dalla famiglia Arborio Mella a cui deve il nome.
Ancora oggi il palazzo è utilizzato per scopi residenziali e custodisce un giardino recintato chiuso da un cancello settecentesco oltre il quale si innalzano alti alberi e piccoli cespugli. Dalla strada potrai intravedere il giardino, al di là del grande arco a tutto sesto che compone l’ingresso. Particolare è poi, sul lato sinistro, l’ingresso sormontato da un timpano con una croce, a testimonianza dell’esistenza di una piccola cappella posizionata proprio qui negli scorsi secoli.
Quest’area era anticamente occupata dalla chiesa di San Pietro La Ferla.
Pochi passi conducono al palazzo Avogadro della Motta, ampiamente rivisto e ingradito durante la seconda metà del settecento su un progetto di Michele Richiardi per volontà del conte Eusebio.
L’edificio è un palazzo a tre piani con il fronte centrale caratterizzato da un timpano con lo stemma della famiglia Avogadro, una delle più importanti famiglie di Vercelli, a cui l’edificio appartenne. All’interno di palazzo Avogadro della Motta soggiornò due volte Napoleone Bonaparte nel 1800 e nel 1805, come testimoniato da una targa al fianco dell’ingresso.
Passarono da qui anche altre personalità, quali re Carlo Felice nel 1828 e nel 1831 e re Vittorio Emanuele II nel 1859.
La famiglia Avogadro aveva diversi possedimenti in città. Ne è una testimonianza il prossimo edificio: palazzo Avogadro di Quinto.
L’edificio venne eretto nel cinquecento come residenza per la famiglia Avogadro di Quinto, ma nella seconda metà del settecento fu ristrutturato su volontà della famiglia Avogadro e subì ulteriori modifiche nel 1830. La facciata risale a una trentina di anni più tardi. Gli interni sono dotati di affreschi, ma si dice che i lavori ottocenteschi abbiano impoverito la bellezza di tutto l’edificio.
Nonostante ciò non potrai fare a meno di notare le tinte calde dell’edificio e gli elementi decorativi in cotto posti al di sotto delle finestre e come cornice delle stesse.
Oggi il palazzo Avogadro di Quinto è noto anche come De Rege Thesauro.
Raggiungi ora la chiesa di Santa Maria Maggiore, progettata dall’architetto dei Savoia Filippo Juvarra nel 1734. Originaramente gestita dai Gesuiti, con la soppressione dell’ordine passò di proprietà allo stato sabaudo nel 1773. La facciata attuale risale al 1779 e a distanza di quasi un secolo fu completata anche la ristrutturazione degli interni.
La facciata è in stile neoclassico ed è movimentata da quattro lesene che convergono nel frontone triangolare. Gli interni sono a navata unica con quattro altari laterali settecenteschi, mentre l’abside semicircolare presenta l’altare maggiore in marmo di Carrara, risalente al 1861 e decorato con stucchi. Tra le opere contenute nella chiesa di Santa Maria Maggiore c’è un dipinto su legno dell’XI secolo che raffigura la Madonna delle Grazie.
Accedendo alla chiesa trovi la cappella invernale sulla sinistra e la fonte battesimale a destra.


Un altro dei monumenti principali di Vercelli è il suo castello Visconteo, costruito su volontà di Matteo Visconti nel 1290 sfuttando le rovine di edifici già presenti qui.
Il castello Visconteo si presenta massiccio e con una pianta quadrangolare. Fino al 1427 servì come residenza per i podestà viscontei, mentre successivamente i Visconti cedettero la città di Vercelli ad Amedeo VIII di Savoia. Beato Amedeo di Savoia morì all’interno delle sue mura nel 1472.
L’edificio subì gravi danni durante l’assedio spagnolo nel 1638, mentre in epoca napoleonica fu impiegato come caserma. I cambi di destinazione non erano però ancora ultimati: il castello divenne infatti un carcere durante l’ottocento, mentre dal 1926 svolge la funzione di tribunale cittadino. Per quest’ultimo motivo non è quindi liberamente visitabile dai turisti.
Girando intorno al castello ti troverai in piazza Amedeo IX, utilizzata in parte come parcheggio del tribunale e in parte arredata con alti alberi che danno un po’ d’ombra nelle giornate più calde. Da qui, oltre a vedere una delle facciata del castello, potrai anche affacciarti sul basso fossato che lo circonda, anch’esso piantumato.







In cinque minuti a piedi potrai raggiungere piazza Cavour, la piazza principale della città di Vercelli. Questa è una piazza davvero molto bella, conosciuta anche come piazza Maggiore.
È interamente circondata da edifici storici, dalle tinte colorate che si affiancano gli uni agli altri e che danno vita, ai loro pian terreni, a un lungo porticato su tutti i lati con archi di diverse forme che si affacciano sulla piazza. Molte di queste case risalgono al periodo medievale e spesso durante lavori di ristrutturazione emergono decorazioni di secoli passati.
I portici al pian terreno hanno un nome per ogni lato. Partendo da est:
L’intera piazza è pavimentata con ciottolato e mostra ancora oggi alcuni trottatoie in pietra realizzate per far transitare i carri. Al centro della piazza si erge poi la statua di Camillo Benso conte di Cavour.
Non solo, ci sono anche diverse torri che incombono sulla piazza e che raccontano la storia antica della città. Piazza Cavour è talmente importante per la città che rappresenta anche il luogo in cui, nel 1560, venne fatta un’ostensione della Sacra Sindone.
Tra le varie torri che incombono sul centro storico di Vercelli, la più bella è probabilmente la torre dell’Angelo. La maggior parte di queste torri risalgono al periodo medievale, dove se ne contavano circa una cinquantina e dove ogni importante famiglia locale le faceva erigere in concomitanza del proprio palazzo.
La torre dell’Angelo risale a prima del duecento e apparteneva ad un ampio edificio che dominava piazza Cavour. La sua forma è particolare: la parte più bassa è a pianta quadrata, mentre la metà superiore è a pianta ottagonale.
Lo stile è tardogotico e durante i secoli subì alcune modifiche, come la sopraelevazione e l’aggiunta delle merlature sulla sommità nel 1875.
Il nome della torre è legato a una leggenda secondo la quale, un pover’uomo disperato decise di farla finita buttandosi dalla torre. Una volta salito però, si pentì del gesto che stava per fare e iniziò a pregare affinché qualcuno lo salvasse. Fu proprio un angelo ad andare in suo soccorso.
Ai giorni nostri la torre dell’Angelo è al centro delle celebrazioni dell’Epifania. Un vigile del fuoco vestito da befana si cala dalla torre lungo un cavo, lanciando caramelle ai bambini in piazza.
Tra i palazzi che si affacciano su piazza Cavour c’è anche il palazzo Vicario di Sant’Agabio, dalla facciata stretta e caratterizzato da due grandi archi a tutto sesto al pian terreno.
Questo edificio risale al settecento, quando venne costruito per i baroni Vicario di Sant’Agabio, come testimoniato dal cartiglio barocco posto in cima alla facciata e contenente lo stemma di famiglia.
Al centro della facciata c’è invece un bassorilievo che raffigura Vibio Crispo, un vercellese celebre per le sue ricchezze.
Su piazza Cavour trova posto anche l’ex chiesa di San Tommaso, le cui origini si fondano nel XII secolo, ma da tempo l’edificio non svolge più una funzione sacra. Già nel 1824 venne infatti trasformata in corpo di guardia, funzione che svolse fino al 1865.
Gli spazi interni erano disposti su di un’unica navata priva di coro.
Nel 1935 venne ulteriormente modificata per diventare la sede della Cassa di Risparmio di Vercelli. Le sue forme attuali, con ampie vetrate, non si sposano bene con il resto degli edifici che compongono la piazza.
Sul lato orientale di piazza Cavour si innalza un’ulteriore torre, dall’aspetto un po’ malandato. Si tratta della torre dell’orologio, costruita in mattoni presenta un quadrante su ognuno dei quattro lati. Questa era in realtà il campanile a torretta dell’ex chiesa di San Tommaso a cui, nel 1856, fu aggiunto l’orologio.
La torre dell’Orologio ha una pianta quadrata e una forma semplice e lineare che si innalza tra i tetti delle case. La parte sommitale è dotata di una piccola balaustra.
Praticamente dietro a piazza Cavour c’è la piazza Palazzo Vecchio, anche conosciuta come piazza dei Pesci perché anticamente ospitava il mercato del pesce.
Il suo nome attuale è legato al fatto che questo spazio era il cortile dell’antico palazzo comunale (Broletto) della città.
La piazza Palazzo Vecchio conserva l’assetto medievale e ha una particolare forma trapezoidale leggermente inclinata verso il centro, dove trova posto una piccola fontana.
Tra piazza Palazzo Vecchio e via Gioberti sorge un’altra delle torri di Vercelli: la torre di Città o torre civica. Questa torre risale agli inizi del XII secolo e raggiunge un’altezza di 38 metri, che la rende la torre più alta di tutta la città, oltre ad essere quella più antica. In fase di costruzione superava di molto i 40 metri di altezza, anche grazie a una guglia di 20 metri abbattuta da un fulmine nel 1821.
La torre di Città fu acquistata dal comune di Vercelli nel duecento e, nel 1377, fu utilizzata per installarvi un orologio e tre campane, utilizzate sia per scandire il passare del tempo che per avvertire i cittadini in caso di pericolo o assemblee. L’orologio venne eliminato nel 1931.
L’intera torre di Città si sviluppa su di una pianta a base quadrata e la leggenda narra che al suo interno vivano le anime di personaggi illustri della città, che si manifestano come fiammelle blu.
La torre di Città apparteneva al palazzo comunale di Vercelli, ovvero il broletto. L’edificio è ancora presente e il comune vi ebbe sede tra il duecento e il 1801. Nonostante ciò, tra la fine del seicento e la metà del settecento ospitò anche un piccolo teatro, che richiese alcuni adeguamenti alla struttura.
L’edificio del broletto di Vercelli è piuttosto antico, risale infatti ai primi anni del XIII secolo, anche se durante i secoli subì diverse trasformazioni, le ultime delle quali durante l’ottocento.
La sala superiore conserva diverse decorazioni in stile barocco, mentre il pian terreno è scandito da archi ogivali.
Imboccata via Verdi potrai vedere un’altra delle torre di Vercelli: la torre degli Avogadro, tra le meglio conservate di tutta la città. La sua costruzione risale al duecento, quando venne eretta su volontà della nobile famiglia cittadina di cui porta il nome. Solo successivamente venne inglobata alla vicina chiesa di San Marco per diventarne il campanile e per questo motivo è anche nota come torre di San Marco.
La struttura è a pianta ottagonale e venne completamente costruita in laterizio con una doppia fila di fori per ogni lato, impiegati durante i restauri per installarvi i ponteggi. Più o meno a tre quarti dell’altezza è dotata di cornice marcapiano e gli spigoli degli otto lati sono addolciti da delle sottili lesene.
Quelli che erano gli spazi della chiesa di San Marco erano fino a pochi anni fa destinati al mercato pubblico della città di Vercelli. L’ex chiesa di San Marco venne costruita a partire dal duecento con al fianco il convento degli eremitani di Sant’Agostino.
Rimase in funzione come chiesa fino alle soppressioni napoleoniche, per poi essere adibita a vari scopi prima di divenire il mercato pubblico cittadino, ruolo che ricoprì fino al 2001. Oggi è stata trasformata in uno spazio espositivo noto come Arca. Questo spiega perché una facciata riporta l’insegna di mercato pubblico, mentre quella principale riporta quella di Arca.
Lo spazio espositivo di Arca occupa la navata centrale dell’ex chiesa e, per non danneggiare i resti della chiesa con i suoi importanti affreschi, l’installazione di questo spazio è semplicemente appoggiata al pavimento e non ancorata in nessun modo alla struttura.
Oggi presenta uno stile gotico, ma durante i secoli venne decorata a spese di varie famiglie nobiliari, tra cui anche i Savoia. La facciata principale è caratterizzata da tre grandi aperture ad arco ogivale.
Proseguendo lungo via Verdi ti imbatterai nella facciata dell’ex palazzo delle poste, un edificio imponente e riccamente decorato con stucchi, costruito agli inizi del novecento.
Il pian terreno è scandito da portoni e finestre, somontati da un terrazzo sostenuto da mensole scolpite e chiuso da una balaustra in pietra che richiama quelle delle finestre sullo stesso piano. Finestre e pote del primo piano sono inoltre dotate di timpani triangolari.
Questo palazzo è oggi la sede dell’istituto professionale Bernardino Leanino.
In pochi passi ti troverai in via Monte di Pietà, davanti al teatro civico di Vercelli, il teatro principale della città. L’edificio è piuttosto recente, è infatti legato a una ricostruzione del 1931 avvenuta in seguito all’incendio del precedente teatro che era stato inaugurato nel 1815 quando, a sua volta, sostituì il precedente teatro nei Nobili distrutto nel 1798 a causa del crollo del tetto.
Questo teatro fu uno dei primi in Piemonte ad essere dotato di un impianto di illuminazione a gas.
Il teatro civico di Vercelli è dotato di una vasta platea ma di un solo ordine di palchi e ogni anno ospita la stagione del teatro di prosa, ma anche concerti e conferenze.
Procedendo su via Dante Alighieri ti capiterà di notare un’altra torre cittadina. In realtà questa appartiene alla struttura dell’ex chiesa di San Pietro Martire, costruita nel cinquecento e oggi in ristrutturazione per recuperare il chiostro interno.
Nel 1805 l’intera struttura fu acquisita dall’Ospedale Maggiore, mentre tra il 1847 e il 1882 divenne l’asilo San Pietro Martire, per poi tornare nel 1933 all’Ospedale Maggiore che ne fece il reparto di maternità.
Oggi gli spazi della chiesa sono utilizzati per esposizioni di artigianato ed entradovi è possibile vedere anche gli affreschi settecenteschi. All’esterno, a testimonianza dell’ex chiesa, rimane ben riconoscibile il campanile, a base quadrata e con gli angoli smussati.
Sui tre piani che emergono dalla chiesa ci sono delle finestre ad arco, diverse per ogni piano. Il piano più alto del campanile è dotato di bifore per ogni lato.


Una delle cose che non manca a Vercelli sono le chiese. E per questo la prossima tappa è un’altra chiesa: la chiesa di San Bernardo.
Risalente al XII secolo, ospita al suo interno il Santuario della Madonna degli Infermi. Il motivo va ricercato nelle epidemie che colpirono la città: quando nel 1630 la città fu vittima della peste, i vercellesi si recavano a pregare un dipinto della Vergine posto in una cappella differente. A distanza di due secoli, nel 1835, scoppiò l’epidemia di colera e i vercellesi devoti che pregavano davanti a questo dipinto divennero talmente tanti che la piccola cappella non riusciva a contenerli. Per questo motivo si pensò spostare il dipinto nella chiesa di San Bernardo che, automaticamente, divenne il Santuario della Madonna “Salute degli Infermi”. Tra il 1836 e il 1837 venne pertanto creata l’attuale cappella che conserva ancora oggi l’immagine sacra.
Quando nel 1884 scoppiò un’ulteriore epidemia, il numero di fedeli che si recava alla chiesa di San Bernardo aumentò esponenzialmente e ciò rese necessario ampliare la chiesa esistente, aggiungendo un ulteriore ingresso e decorazione in stile neoromanico. La facciata originaria è quella della chiesa di San Bernardo, mentre quella laterale permette l’accesso al Santuario della Madonna degli Infermi.
Su via fratelli Laviny è presente un’altra struttura ottocentesca costruita per la comunità: l’antico macello cittadino. Realizzato a partire dal 1825 sugli spazi precedentemente occupati dal mulino di San Bernardo, entrò ufficialmente in funzione solo nel 1895.
Potrai riconoscerlo per le massicce colonne che affiancano l’ingresso ad arco a tutto sesto che immette nel porticato. L’edificio è stato al centro di una recente ristrutturazione che l’ha restituito alla cittadinanza come sede di associazioni culturali e sociali.
Procedi fino al museo Leone, il museo dedicato al notaio Camillo Leone aperto nell’abitazione cinquecentesca Casa Alciati e nell’adiacente palazzo Langosco.
Il museo Leone aprì i battenti nel 1910, a tre anni dalla scomparsa del notaio, e celebra la sua passione per l’arte e la collezione delle memorie cittadine. Qui potrai vedere una vasta collezione di oggetti accumulata negli anni dal notaio e in parte ereditata dalla sua famiglia. Troverai tantissime oggetti differenti: da armi preistoriche a mosaici medievali, da corredi di tombe egizie a vasi etruschi fino a una sala romana che ospita anche la celebre stele celto-latina.
Casa Alciati ospita in tredici sale al pian terreno la collezione archeologica e quella di storia antica della città. Questo palazzo era l’antica residenza di una nobile famiglia locale. Particolari sono anche gli ambienti, decorati con affreschi di inizio cinquecento.
Il palazzo Langosco contiene invece le collezioni d’arti minori, dalla maioliche alle porcellane, dai vetri veneziani alle armi. L’edificio risale a metà del settecento e venne costruito per i conti Langosco di Stroppiana.
Il prossimo edificio storico nell’itinerario delle cose da vedere a Vercelli è il palazzo Montanaro di Viancino, risalente al settecento.
Palazzo Montanaro di Viancino è ben riconoscibile per la sua facciata interamente costruita in mattoni a vista, con le finestre del primo piano decorate con modanature in cotto. Al pian terreno c’è il grande portale ad arco, sormontato da un piccolo balcone con un timpano ad arco.
La parte bassa della facciata subì alcune modifiche durante la seconda metà dell’ottocento, quando il palazzo divenne la sede della Banca d’Italia.
Su via Galileo Ferraris si affacciano le vetrine del museo della farmacia Picciòla. Accedendovi potrai vedere sei sale che espongono oggetti collezionati a partire dal 1799, anno di fondazione di questa farmacia.
Attraverso gli allestimenti tra mobili d’epoca, potrai vedere oltre 2000 oggetti e ripercorrere l’evoluzione della farmacia in oltre duecento anni. Aerosol a spirito, bilancini, pestelli in marmo, alambicchi, volumi scientifici sono solo alcuni degli oggetti che puoi vedere prima di arrivare alla particolare sala allestita a laboratorio e con un coccodrillo appeso alla volta del soffitto.


Continua a passeggiare fino alla quattrocentesca chiesa di San Paolo. Potrai riconoscerla per la sua facciata a capanna in laterizio con elementi in cotto e in stile romanico-gotico.
Al centro della facciata trovi il grande portale ad arco con sopra un vasto rosone e al fianco una quadrifore e una trifora.
Gli interni sono divisi su tre navate in parte romaniche e in parte barocche. Tra le opere conservate al suo interno ci sono anche i resti di affreschi originali del periodo di costruzione, ospitati in un piccolo porticato. Questi rappresentano una testimonianza di pittura romanica e raffigurano Sant’Ambrogio, San Pietro Martire, San Bernardo, San Giovanni Battista, San Nicola e Santa Margherita.
In una città ricca di storia come quella di Vercelli, anche il palazzo municipale non poteva che essere in un edificio dal passato importante. È infatti ospitato all’interno dell’ex convento dei domenicani, costruito nel duecento e trasformato a più riprese durante i secoli, come nell’ampliamento del 1736.
Gli spazi dell’ex convento dei domenicani vennero acquistati dal comune di Vercelli nel 1813, proprio per farne il palazzo municipale.
Potrai riconoscere l’edificio, oltre che per le bandiere che sventolano dal balcone al primo piano, anche per l’ampio porticato colonnato al pian terreno e per la facciata della sezione centrale che si innalza rispetto alla fila di finestre al piano nobile.
E camminando per la città spunta un’altra torre: la torre dei Vialardi, appartenuta alla casa della nobile famiglia di origine tedesca dei Vialardi. Già importante durante il XII secolo, continuò ad acquisire potere fino al cinquecento, per poi quasi sparire nel settecento perdendo potere politico a causa dell’arrivo dei Visconti.
Inizialmente i Vialardi abitavano in una casa-forte su via del Duomo, in un palazzo che poi venne adeguato a palazzo comunale. Per questo motivo la famiglia si trasferì in via Vallotti nel quattrocento e fece erigere questa torre a pianta ottagonale. Si tratta della torre di Vercelli che meglio conserva l’aspetto originario.
Lungo la torre, costruita in mattoni, sono presenti due finestre, mentre la parte più alta è anticipata da piombatoie e poi da un livello con otto finestre, in parte oggi chiuse.
Se raggiungi la base della torre troverai un piccolo cortile in cui puoi vedere le arcate del portico rinascimentale qui presente e un affresco di fine quattrocento.





Poco più recente è invece la chiesa di San Cristoforo. Costruita nel cinquecento sui resti di una chiesa del XII secolo, presenta una facciata rinascimentale scandita da lesene doriche e cornici. Questo aspetto è legato è modifiche settecentesche.
Gi interni sono divisi in tre navate che si congiungono nel transetto. All’incrocio dei due elementi si erge la cupola ospitata in un tiburio ottagonale. Anche alla chiesa di San Cristoforo ha lavorato Filippo Juvarra, creando la balaustra in marmo che separa il corpo della chiesa dalla zona presbiteriale.
A colpire di questa chiesa sono però gli affreschi che occupano tutte le pareti e le volte. Buona parte delle opere presenti nella chiesa di San Cristoforo sono state realizzate tra il 1529 e il 1534 e sono attribuibili a Gaudenzio Ferrari, mentre le navate, la cupola e l’abside sono state decorate nel settecento in stile barocchetto. Tra le opere più celebri di Gaudenzio Ferrari c’è la pala d’altare nota come La Madonna degli Aranci, dove gli aranci dipinti sono in realtà delle mele cotogne.
Prendi ora il viale delle Rimembranze, un bel viale alberato affiancato da due strade. Al centro di una recente riqualificazione, presenta sia una parte riservata ai pedoni che quella riservata ai ciclisti. Le frequenti panchine permettono di rilassarsi all’ombra degli alti alberi che creano una vista prospettica molto suggestiva.


Anche Vercelli ha avuto un anfiteatro romano, analizzato meglio nel 1994 durante alcuni lavori di riqualificazione dell’area Ca’ di Ratt. Molte case intorno allo spazio anticamente riservato all’anfiteatro presentano infatti mura romane, mentre lo spazio dell’arena è ben poco valorizzato.
L’antico anfiteatro romano di Vercelli, risalente al periodo tra il I e il II secolo dopo Cristo, aveva dimensioni di circa 107 metri per 90 metri, con un’arena molto arrotondata. Qui si scontravano i gladiatori, ma avvenivano anche giochi e rappresentazioni teatrali. Presentava sia un podio per i funzionari che il pulvinare, ovvero l’area riservata ai nobili.
Purtroppo l’area non è aperta alle visite, ma può essere solo intravista dalle strade circostanti.
Torna ora in direzione del cuore del centro storico di Vercelli e, per farlo, passerai per piazza Solferino. Questa piazza definisce il limite settentrionale di viale delle Rimembranze ed è aperta al traffico come rotatoria.
Al centro di piazza Solferino si erge il monumento a Giuseppe Garibaldi. La statua è posta su di una grande base gradinata ottagonale in cui trovano posto la statua di un’aquila e quella della bandiera italiana, oltre che lo stemma di casa Savoia.
La statua di Garibaldi in marmo bianco, ma con la spada in bronzo.
Sul limite sud orientale del centro storico di Vercelli sorge la chiesa della Santissima Annunziata. La facciata richiederebbe un po’ di manutenzione per valorizzare lo stile neoclassico con massicce colonne che si chiudono in capitelli che sorreggono il frontone. Al centro un piccolo portale di ingresso è sormontato da un timpano squadrato.
La chiesa della Santissima Annunziata è poi collegata agli spazi un tempo utilizzati come monastero.
La tappa successiva è l’ex chiesa di Santa Chiara, su corso Libertà. Costruita sulla metà del settecento è un ottimo esempio di stile barocco. Adiacente alla chiesa era presente il convento delle Clarisse, di cui si conserva il chiostro gotico e un cortile retrostante.
La facciata della chiesa ha una forma leggermente concava ed è caratterizzata da due ordini scanditi da colonne che si chiudono in un frontone triangolare. Gli spazi interni sono distribuiti su di un unico vano a pianta esagonale, sormontato da una cupola e decorato con stucchi.
La chiesa di Santa Chiara è stata sconsacrata nel 1865 ed utilizzata come magazzino militare, mentre oggi è impiegata come auditorium e spazio per mostre temporanee.
Il palazzo dell’ex caserma Garrone è la testimonianza di una Vercelli che non c’è più. Costruita a ridosso di dove si trovavano le mura che cingevano il centro storico, questo enorme palazzo servì da caserma fino al 1991. Al suo interno c’erano gli alloggi per soldati e gli uffici militari, mentre sul retro era presente un giardino.
Il grande edificio costruito in laterizio presenta una facciata scandita da bifore ad arco sui quattro piani e un grande portone centrale ad arco inserito all’interno di una cornice in pietra bianca.
Dagli anni novanta l’ex caserma Garrone rimase in stato di abbandono, nonostante il tentativo di acquisto da parte del comune per destinarla a spazi per il politecnico di torino o a un istituto superiore. Tentativi riusciti solo nel 2025, che prevedono però lunghi lavori di riqualificazione dell’intera area.
In pochi passi sarai davanti al MAC, il museo archeologico di Vercelli. Questo museo è stato ricavato negli spazi medievali del complesso di Santo Chiara. Il monastero di Santa Chiara venne eretto sfruttando gli spazi del convento dei Santi Graziano e Felino. Nel 1480 subentrarono le clarisse che, nel settecento, riprogrettarono completamente la chiesa, in seguito all’abbattimento di quella di San Graziano a causa dei danni registrati durante gli scontri con l’esercito francese.
All’interno del MAC potrai vedere reperti archeologici provenienti dalle zone circostanti e frutto di scavi effettuati durante gli ultimi trent’anni. Visitando il museo potrai ricostruire la vita dell’antica Vercelli, attraverso un percorso cronologico che si sviluppa tra sette sale.
Qui sono conservati oltre seicento reperti tra stoviglie, monete, gioielli, urne cinerarie, statue, attrezzi domestici, elementi decorativi e tanto altro.
Raggiungi ora il chiostro di San Graziano. Questo spazio risale al trecento nonostante si siano poi succeduti diversi lavori. Dotato di porticato sui quattro lati, presenta archi sorretti da gruppi di quattro colonnine.
Il chiostro di San Graziano è l’unico spazio che si è salvato dell’antico complesso poi occupato dal monastero di Santa Chiara. Oggi gli spazi intorno al chiostro sono occupati da diverse associazioni.
La penultima torre che potrai vedere visitando il centro di Vercelli è la torre Tizzoni, che porta il nome di un’altra importante famiglia vercellese. La torre Tizzoni faceva parte del palazzo della famiglia ghibellina e risale al trecento.
Tra tutti i Tizzoni il più celebre è Pietro Tizzoni, un giovane ghibellino che durante gli scontri medievali con i guelfi li sconfisse in una battaglia del 1329.
Pietro Tizzoni è anche al centro della leggenda secondo la quale, dopo essersi invaghito di Maria Avogadro (esponente della famiglia guelfa in città), decise di farla rinchiudere nella sua torre. Maria resistette comunque al Tizzoni e con i suoi modi gentili e il suo spirito caritatevole, fece pentire il suo aguzzino del suo comportamento. Grazie a questo avvenimento le famiglie Tizzoni e Avogadro si pacificarono. Per questo motivo la torre Tizzoni è anche nota come torre della brava figlia.
A distanza di pochi anni da questo avvenimento, la famiglia Tizzoni scomparve completamente dalla scena politica della città.


Un altro dei musei presenti a Vercelli è il museo Borgogna, sorto su volontà del filantropo e collezionista d’arte Francesco Borgogna che lasciò in eredità le sue collezioni con opere che vanno dal medioevo al novecento. La pinacoteca della collezione è talmente ampia da essere considerata la seconda pinacoteca della regione, dopo la Galleria Sabauda di Torino.
Il museo Borgogna trova posto in quella che fu l’abitazione del collezionista ed espone circa duemila opere, soprattutto relative al rinascimento e al barocco italiano e ai pittori fiamminghi.
Durante il novecento la collezione di dipinti è stata arricchita con opere provenienti dalle chiese circostanti, mentre gli arredi e le sculture sono state spostate al vicino museo Leone. Queste fece sì che il museo Borgogna divenisse la più importante pinacoteca cittadina.
Oggi, oltre ai dipinti, puoi vedere molti ambienti di quello che è diventato a tutti gli effetti una casa-museo che si estende sui tre piani dell’edificio.



La prossima tappa nell’itinerario alla scoperta di Vercelli è un’altra particolare chiesa: la chiesa di Sant’Agnese in San Francesco.
Nata come chiesa di San Francesco nel duecento e caratterizzata da forme gotiche, subì diverse modifiche tra il seicento e il settecento.
In seguito alle soppressioni napoleoniche, dal 1802, venne impiegata come Tribunale delle Dogane e solo nel 1814 venne riaperta al culto. A distanza di appena otto anni vi fu trasferita anche la chiesa di Sant’Agnese e ciò richiese importanti lavori di restauro svolti a partire dal 1868.
Oggi la chiesa di Sant’Agnese in San Francesco conserva ancora il campanile risalente al 1423. Sono poi presenti due facciate: una in stile barocco con frontone a sei guglie installate su di una balaustra in marmo e l’altra in stile gotico e realizzata in laterizio. Gli spazi interni sono invece divisi su tre navate separate tra loro da colonne e pilastri che sorreggono archi e volte ogivali.
A pochi passi di distanza troverai la chiesa di San Giuliano, anch’essa molto antica in quanto già esistente nel XII secolo. Nonostante ciò le forme attuali risalgono a un rimaneggiamento cinquecentesco che ha però conservato la struttura romanica. Durante il settecento venne invece decorata in stile barocco.
La facciata è lineare e senza particolari decorazioni in aggiunta alle lesene e alle cornici che riprendono i colori caldi dell’intonaco. Sul fianco destro si innalza la massiccia torre campanaria.
Gli interni della chiesa di San Giuliano sono disposti su tre navate e conservano alcuni affreschi cinquecenteschi attribuibili a Girolamo Giovenone e Bernardino Lanino.
Raggiungi ora il palazzo Centori, un possente edificio quattrocentesco appartenuto all’omonima famiglia. Rispetto all’impianto originario, il palazzo ha subito diverse modifiche come il rifacimento della facciata negli anni trenta dello scorso secolo.
A sorprendere è il cortile bramantesco interno, interamente circondato da un portico ad archi a tutto sesto con colonne in granito decorate da stemmi. Il primo piano, che si affaccia sul cortile, è caratterizzato da un lungo loggiato con doppi archi e colonne rispetto a quelle del pian terreno, che si congiungono in una lungo volta.
Palazzo Centori è una delle testimonianze del barocco in Piemonte e originariamente era composta da più edifici che ospitavano sia la famiglia che i suoi dipendenti, dando vita a una sorta di casa-forte, dominata dalla propria torre. Il frazionamento dell’edificio avviene a partire dal seicento, secolo in cui la famiglia Centori si estinse.
Oggi l’edificio appartiene al comune di Vercelli.
Il volto dei Centori è un passaggio coperto che anticamente permetteva di muoversi tra i vari corpi di fabbrica del palazzo dei Centori. Si tratta però anche di un luogo suggestivo e molto caro ai vercellesi per via dell’atmosfera che vi si respira.
Questo passaggio coperto prende il via da corso Libertà e all’inizio della strada puoi trovare un portone che si apre sul cortile cinquecentesco di palazzo Centori.
Per gli abitanti di Vercelli, volto dei Centori è anche noto come Cuntrà dià spasacamin, perché quando all’inizio dell’inverno arrivavano in città gli spazzacamini, questi venivano tutti alloggiati dentro a un unico stanzone raggiungibile da questa stradina.
Passeggiare per il volto dei Centori in direzione di corso Libertà è l’unico modo per poter scorgere da una strada pubblica l’ultima delle torri presenti in questo itinerario di Vercelli: la torre dei Centori.
Questa torre ha una pianta ottagonale ed è dotata di festonature in mattoni. Sulla sommità della torre si aprono otto finestre ad arco, una per lato.
La struttura di torre dei Centori ha uno stile tardo gotico e risale al quattrocento.
Un altro edificio appartenuto alla famiglia Avogadro è il palazzo Avogadro della Motta e di Villanova. Questo chiude un lato della piazza Alciati ed è di origine settecentesca, quando venne costruito per l’omonimo ramo della nobile famiglia.
Nel 1832 venne donato all’Ospizio dei Poveri e a distanza di otto anni subì una profonda ristrutturazione. Nonostante ciò, anche dopo l’acquisizione da parte del comune nel 1928, non subì opere di manutenzione e oggi versa in condizioni che richiedono un’urgente ristrutturazione.
Passa poi per piazza Zumaglini, una piazza decisamente più moderna delle altre e al centro della vita commerciale e lavorativa della città di Vercelli. Ottenuta sventrando l’antico rione Furia, uno dei quartieri medievali della città, è sede di diverse banche e della Borsa Merci del Riso.
Buona parte degli edifici che si affacciano su piazza Zumaglini sono una vivida testimonianza dell’architettura razionalista, essendo stati costruiti a partire dal 1930. La massima espressione di questa corrente si ha nella Casa dell’Agricoltore e nel Palazzo e Torre I.N.A..


Raggiungi piazza Pajetta, titolata al partigiano Pietro Pajetta a metà del novecento. L’intero perimetro della piazza è incorniciato da eleganti palazzi ottocenteschi, mentre buona parte della superficie è adibita a parcheggio.
Al centro si trova però una zona verde in cui è posizionato il monumento a Vittorio Emanuele II, inaugurato nel 1887. Una grande statua in bronzo ritrae il sovrano in abiti militari e si erge sulla sommità di una colonna in marmo tra le aiuole fiorite. Alla base della colonna ci sono tre figure femminili che rappresentano l’Italia in tre diversi momenti del Risorgimento. Al di sopra sono posizionati alcuni stemmi scudati che celebrano le vittorie militari di Vittorio Emanuele II.
Per terminare l’itinerario alla scoperta di Vercelli, da piazza Pajetta prendi corso Garibaldi, un altro viale alberato al centro di una recente riqualificazione che permette a ciclisti e pedoni di passeggiare in sicurezza e all’ombra di alti alberi.
Ogni prima domenica del mese corso Garibaldi diventa inoltre la sede del mercatino del piccolo antiquariato, noto come il Barlafus, ovvero quisquilia in dialetto locale.
Ecco la mappa che puoi seguire per percorrere il tuo itinerario alla scoperta di Vercelli.
Per poter visitare Vercelli con calma e magari fermarti un paio di giorni in città, il luogo migliore in cui soggiornare è proprio la città di Vercelli stessa. Magari vale la pena scegliere una sistemazione non troppo centrale, soprattutto se arrivi in auto, e preferire qualcosa ai margini della città per poter parcheggiare meglio l’auto.
Un’altra buona opzione è quella di scegliere una sistemazione nelle campagne che circondano la città, magari in un agriturismo, che ti permetta di abbinare la visita del centro cittadino con un’esperienza più rilassante e locale.
A questo link trovi hotel, appartamenti e bed and breakfast disponibili a Vercelli. Tra gli appartamenti disponibili c’è questo in posizione centrale e dotato di parcheggio privato. Se invece preferisci optare per una soluzione più a contatto con la natura, puoi dare un occhio a questo agriturismo, a nemmeno una decina di minuti in auto dal centro cittadino.