Giardino dei Ghiacciai di Cavaglia

Marmitte dei Giganti e Orrido al Giardino dei Ghiacciai di Cavaglia

Il giardino dei ghiacciai di Cavaglia è un luogo quasi magico, dove lo sguardo si perde all’interno delle marmitte dei giganti che, con la loro forma concentrica e levigata, hanno un fascino quasi ipnotico. 

L’origine di questo fenomeno naturale, sperduto in questo caso tra le montagne svizzere, è molto antica e va ricercata in un milione e mezzo di anni fa, durante l’epoca quaternaria e alle successive glaciazioni…

Dove si trova il Giardino dei Ghiacciai ^

Il Giardino dei Ghiacciai si trova nella località di Cavaglia, all’interno del comune di Poschiavo in Val Poschiavo. Siamo nel cantone dei Grigioni della Svizzera, a poca distanza con il confine italiano.

Più in particolare siamo a circa 35 chilometri in direzione nord dalla città di Tirano, in provincia di Sondrio.

Altitudine di Cavaglia ^

L’altitudine di Cavaglia, dove si trova la stazione del treno, è di circa 1693 metri sul livello del mare, ma il giardino dei ghiacciai, raggiungibile dopo una breve salita, si trova a 1752 metri di altitudine.

Treno Tirano Cavaglia ^

Il metodo più pratico per arrivare al Giardino dei Ghiacciai di Cavaglia è senza ombra di dubbio il treno. Proprio dalla stazione di Cavaglia, distante appena 10 minuti a piedi dal giardino, transita il Trenino Rosso del Bernina, che collega la località con Potresina a nord e con Poschiavo a sud.

Questi binari sono serviti dalle ferrovie retiche, che coprono anche la tratta Tirano – Cavaglia in circa un’ora di percorrenza. Il costo del biglietto è di 7 euro e la frequenza è di più o meno una corsa all’ora.

Chi sta facendo la tratta con il Trenino Rosso del Bernina può decidere di scendere qui e riprendere poi uno dei treni successivi.

Come arrivare a Cavaglia in auto ^

Alternativamente è possibile arrivare a Cavaglia anche in automobile. In questo caso si dovrà lasciare la strada 29, la via principale che passa per il cantone dei Grigioni e porta fino al passo del Bernina, in località Poschiavo. Da qui partono una serie di tornanti e una stradina di montagna di circa 11 chilometri, percorribili in 25 minuti.

La strada è piuttosto stretta e, qualora si dovesse incontrare qualcuno dalla parte opposta, si potrebbero avere problemi per fare manovra. Anche la protezione ai lati non è sempre presente e per chi soffre le strade di montagna questa potrebbe effettivamente dare fastidio. Il ritorno, in discesa, è molto più protetto rispetto all’andata perché si sviluppa per la maggior parte sul lato interno della montagna.

In ogni caso a Cavaglia è presente sia un piccolo parcheggio nei pressi della stazione che uno subito prima dell’ingeresso al sentiero che porta fino ai giardini.

Sentiero delle Marmitte dei Giganti – Giardino dei Ghiacciai ^

Il breve sentiero che collega la stazione al giardino dei ghiacciai, porta il visitatore ad accedere ad un luogo ricco di storia e testimonianze geologiche. Qui infatti la roccia è stata levigata dall’acqua e dal ghiaccio ed ha dato vita a grandi pozze che raccontano come i ghiacciai si sono espansi e poi ritirati proprio in questa zona.

La passeggiata si snoda piacevolmente tra grandi e profonde pozze di roccia e punti panoramici sulla vallata. In circa un’ora si riesce a vedere comodamente questa attrazione, peccato solo che raggiungerla in automobile non sia poi così comodo, perché tra andata e ritorno richiede una deviazione dalla strada principale di un’altra ora, che porta dai 1014 metri di altitudine di Poschiavo ai 1752 del giardino dei ghiacciai.

Breve storia del Giardino dei Ghiacciai ^

Durante l’ultima glaciazione che colpì questa zona, all’incirca undicimila anni fa, il ghiacciaio del Palu scese dal Pru dal Vent e scavò una conca glaciale, l’attuale piana di Cavaglia. Il successivo surriscaldamento del mondo ha fatto si che il ghiacciaio si ritirasse e l’acqua spingesse sassi e sabbia al di sotto di una forte pressione atmosferica che agiva a circuito chiuso all’interno delle rocce, scavandole inevitabilmente e dando vita alle marmitte dei giganti.

Le prime riscoperte delle marmitte del giardino dei ghiacciai risalgono al 1859, come testimoniato da una pubblicazione del pastore di Brusio. Solo negli ottanta dello scorso secolo, però, emerge l’idea di liberare le marmitte da tutti i detriti che nei secoli si erano accumulati e trasformarle in un’attrazione turistica. Nel decennio successivo viene svuotata dall’acqua e dai detriti una prima marmitta, riportandola alla scoperto e mostrando questa particolarità della natura in tutta la sua bellezza. A breve si procede con lo svuotamento di molte altre marmitte vicine, e nel 1998 vede la luce l’Associazione Giardino dei Ghiacciai di Cavaglia che dall’anno successivo e fino ancora ad oggi si occupa dello svuotamento delle marmitte e della realizzazione del bel sentiero che permette ai visitatori di vederle.

Il Percorso tra le Marmitte dei Giganti ^

Il percorso tra le Marmitte dei Giganti è facilmente raggiungibile dalla stazione di Cavaglia. In appena dieci minuti si arriva all’ingresso, che corrisponde alla soglia glaciale Motti da Cavagliola. Il percorso è ben segnalato e al di sotto è presente un comodo parcheggio in cui è possibile lasciare l’auto e utilizzare i servizi igienici. Alcune mappe e piccoli libri per bambini sono distribuiti in dispenser e permettono anche ai più piccoli di apprezzare la visita.

L’ingresso al percorso vero e proprio tra le Marmitte dei Giganti è anticipato dal masso erratico, una testimonianza del grande ghiacciaio che si trovava proprio qui.

Il sentiero porta poi alle prime marmitte, dove è inevitabile rimanere a bocca aperta. Davanti a noi appaiono delle grandi buche nella roccia, dalle pareti liscissime e dalle formi regolari. Molte di queste hanno sul fondo un sasso e alcune hanno anche una scala a pioli appoggiata, che viene impiegata per la manutenzione o per accedervi durante le visite guidate. Le dimensioni sono le più disparate, e passiamo da alcune decisamente piccole, ad altre che potrebbero contenere anche una decina di persone.

Il percorso tra le marmitte dei giganti continua poi giungendo a un punto panoramico, con una bella vista sull’intera Valposchiavo e le alte montagne che la circondano. Un canocchiale permette di curiosare sul centro abitato sottostante e sul lago di Poschiavo. Qui la vegetazione sembra crescere direttamente sulla roccia e si riduce a bassi arbusti e piccoli alberelli. Questa zona è nota anche come biotopo di Cavaglia, ed è caratterizzato da una particolare vegetazione generatasi dopo il ritiro dei ghiacciai.

Quando il percorso sermbra concluso, in realtà, si deve cercare la scaletta che scende e conduce in direzione di Puntalta. Qui sono presenti ulteriori marmitte dei giganti, alcune anche molto suggestive, in cui la roccia è scavata in più punti e le mette in comunicazione.

In totale le marmitte dei giganti presenti lungo il percorso sono una trentina, alcune delle quali raggiungono addirittura i 15 metri di profondità. Ogni marmitta o gruppo di marmitte dei giganti è caratterizzato da una targa in metallo in cui vengono riportati alcuni dati, quali l’anno di liberazione dai detriti, la larghezza del buco nella roccia, la profondità e la capienza. In questo modo diventa semplice confrontare le une alle altre.

Il bel percorso tra le marmitte dei giganti all’interno del giardino dei ghiacciai di Cavaglia è stato realizzato dall’Associazione Giardino dei Ghiacciai di Cavaglia, i cui volontari asportano regolarmente l’acqua che tende a depositarsi nelle buche e si prende cura del sentiero.

Orrido di Cavaglia ^

Scendendo sotto al percorso tra le marmitte dei giganti si arriva alla Forra del Cavagliasco, un’altra particolare formazione in cui l’acqua ha eroso la roccia quasi creando delle sculture. Tra queste c’è chi vede il viso di una anziana. La sua genesi è anche legata alla leggenda secondo la quale una famiglia di zingari stava transitando proprio per questi territori e voleva raggiungere il centro abitato per sfamarsi. Lungo il tragitto però, l’anziana madre si lamentava per la stanchezza sia dovuta al percorso che alla vita, rallentando di fatto la discesa a valle della famiglia. Gli zingari non amavano queste lamentele e decisero quindi di prendere la vecchia madre e lanciarla nel burrone. La signora, accortasi di stare precipitando, maledisse tutta la sua famiglia. La maledizione ebbe subito effetto e le rupi intorno ai suoi figli si staccarono e li trascinarono all’interno della forra. 

Proprio nei dintorni della Forra del Cavagliasco è presente l’orrido di Cavaglia, una zona naturale dove l’acqua continua a scorrere e a levigare le rocce. Il crescente interesse turistico per questo luogo ha fatto si che venisse costruito un ulteriore percorso.

L’orrido di Cavaglia è un tratto del torrente caratterizzato da forme bizzarre della roccia, dovute al fenomeno dell’erosione. Il percorso inizia alla fine della scalinata che scende dal giardino dei ghiaicciai e prosegue andando al di sotto della ferrovia su di un ponte pedonale, scendendo poi al livello della sommità degli strapiombi sul torrente.

Apertura del Giardino dei Ghiacciai di Cavaglia ^

Il giardino dei ghiacciai di Cavaglia è aperto nei mesi più caldi, da maggio ad ottobre e non prevede alcun costo per l’ingresso. Tuttavia è possibile lasciare un’offerta per sostenere l’associazione che si prende cura di questo luogo.

Volendo, il martedì, il giovedì, il sabato e la domenica, è possibile prendere parte a una visita guidata del giardino, ritrovandosi alle ore 14:00 davanti alla stazione di Cavaglia. Il costo per gli adulti è di 10 franchi svizzeri, mentre per i bambini è di 5. La visita ha una durata compresa tra i 60 e i 90 minuti e viene fatta in diverse lingue: italiano, tedesco, francese, inglese e spagnolo. Per la visita in autonomia bisogna invece prevedere un tempo minimo di mezzoretta, ma che si può tranquillamente dilatare.

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Giardino dei Ghiacciai di CavagliaGiardino dei Ghiacciai di Cavaglia, una testimonianza dell'era della glaciazione immersa nella natura delle montagne svizzere. Tutte le info.https://www.lorenzotaccioli.it/visita-al-giardino-dei-ghiacciai-di-cavaglia/
Lorenzo Taccioli