Vittoriale degli Italiani e Gardone Riviera – Cosa Vedere

Gardone Riviera è la nostra prima tappa nell’itinerario alla scoperta del basso lago di Garda. Questi luoghi sono bellissimi, anche per via dei suggestivi panorami che il lago sa regalare. 
Non a caso il turismo è uno dei principali settori che alimenta l’economia di questi piccoli paesi nati sulla riva.

Tra il centro storico e il Vittoriale degli Italiani, posto sulla collina, la visita di questo borgo richiederà qualche ora..

Cosa Vedere a Gardone Riviera ^

Gardone Riviera si trova sulla riva occidentale del lago di Garda, in provincia di Brescia. Il paese è a pochissima distanza da Salò, di cui rappresenta il naturale prolungamento. 

Il turismo nella cittadina è scoppiato durante l’ottocento ed ha fatto innamorare di se tantissime personalità, tra cui Gabriele d’Annunzio che ha deciso di costruire qui il suo Vittoriale degli Italiani, tappa fondamentale per chi si trova a Gardone Riviera.

Il resto del paese è di dimensioni piuttosto contenute e si visiterà in poche decine di minuti. Ecco dunque cosa vedere a Gardone Riviera, a partire proprio dal Vittoriale degli Italiani, posto sopra la collina che domina il centro storico.

Vittoriale degli Italiani di d’Annunzio ^

Il monumento più famoso di tutto Gardone Riviera è senza dubbio il Vittoriale degli Italiani, il complesso creato da Gabriele d’Annunzio sulle sponde del lago di Garda.

L’idea del poeta, militare, politico e patriota italiano era quello di creare un vero e proprio monumento all’interno del quale vivere e ritirarsi a vita privata. Nel farlo diede vita ad ambienti decisamente insoliti e sorprendenti, come la grande nave posizionata all’interno dei giardini.

Il Vittoriale degli Italiani occupa circa nove ettari in posizione panoramica ed oggi è gestito da una fondazione che organizza gli accessi di oltre duecentomila persone ogni anno. Con il biglietto d’ingresso si accede a tutti gli spazi di quest’area monumentale e alla visita guidata all’interno della Prioria, l’abitazione privata di d’Annunzio.

Breve storia del Vittoriale degli Italiani ^

La costruzione del Vittoriale degli Italiani avvenne a partire dal 1921 per commemorare la ‘vita inimitabile’ di d’Annunzio e le imprese degli italiani durante la prima guerra mondiale. Già da qui si può percepire la smisurata autostima di d’Annunzio, che a tratti, lo rende una persona molto piena di se.

Inizialmente d’Annunzio affitta la villa Cargnacco qui presente, per poi acquistarla nello stesso anno (il 1921) dopo avervi ospitato diverse personalità dell’epoca, tra cui Mussolini. Il poeta fu disponibile a sborsare una grande cifra, circa 260 mila lire per mettere le mani sia sulla casa che su tutto il suo contenuto, appartenuta a Henry Thode famoso studioso d’arte. Acquisì così, tra le altre cose, una biblioteca dotata di oltre seimila pezzi, un pianoforte, manoscritti di Wagner, ritratti e mobilio in legno di pregio.

D’Annunzio ha però in mente un grandioso progetto, per rendere questi spazi davvero unici. Già nel 1921 chiama a se l’architetto Gian Carlo Maroni, che ha l’obiettivo di aiutarlo in questa idea, che comincia con il rivedere la villa togliendole quell’area tedesca che la contraddistingueva.

Nel 1923 compare per la prima volta il nome di Vittoriale, che identificava le “colonne memoriali” erette nel giardino delle magnolie. Solo col tempo questo nome venne esteso all’intero complesso e questa particolare zona viene rinominata in Arengo.

Negli anni successivi il Vittoriale si riempie progressivamente di cimeli, in parte ricevuti in dono da amici che condividono i suoi ideali e in parte acquistati. Tra questi sono da annoverare il velivolo SVA, utilizzato nel volo su Vienna, il motoscafo MAS utilizzato dallo stesso d’Annunzio nel 1918, alcuni vagoni ferroviari e la prua della nave Puglia che ancora oggi si può vedere innestata nel giardino.

In quegli anni i rapporti tra Mussolini e d’Annunzio vanno via via stringendosi, e quando non possono vedersi rimangono comunque in contatto per appoggiarsi vicendevolmente e definire la linea politica che dovrà contraddistinguere il paese. Il duce venne più volte in visita al Vittoriale, per incontrare l’amico d’Annunzio e pianificare alcuni aspetti della vita politica locale.

Il Vittoriale degli Italiani non è però ancora completo, ma anzi continua negli anni ad espandersi: negli obiettivi di d’Annunzio c’è sia quello di creare una vera e propria opera d’arte, da lui vissuta, ma anche quello di evitare la vicinanza di possibili persone sgradite, per cui tende ad allargarsi quanto più possibile acquistando terreni. La Prioria, abitazione principale del poeta venne praticamente ultimata nel 1926 e già nell’anno successivo d’Annunzio diede via ai lavori per la costruzione dello Schifamondo, l’edificio che sarebbe dovuto diventare la sua nuova residenza. In quell’anno partono anche i lavori per la costruzione del grande teatro all’aperto, ispirato a quello di Pompei, che inizia subito ad ospitare spettacoli per il suo diletto e quello dei pochi e selezionati ospiti che si trovano qui.

Nel 1930 d’Annunzio rivede e perfeziona l’atto con il quale, dopo la sua morte, cederà tutto il complesso del Vittoriale degli Italiani al popolo italiano, a patto che rimanga inalterato: il suo obiettivo è infatti quello di trasmettere una gigantesca opera d’arte da lui pensata e concepita. Alcune delle scelte di progettazione si rivelano presto molto scomode, ma congeniali all’immagine che il poeta voleva trasmettere di se e di questi spazi. L’architetto Maroni si avvale anche di altri architetti per progettare gli spazi, tra cui anche Gio Ponti.

Piazza Caduti di Gardone e ingresso al Vittoriale degli Italiani

Nonostante l’età che avanza i progetti di d’Annunzio non si arrestano, continua a scrivere e ad ingrandire i suoi possedimenti, tanto che riesce a mettere le mani anche sull’esterno della proprietà, facendo abbattere un’osteria con la quale confinava il suo ingresso e al suo posto fece costruire piazza dei Caduti di Gardone, che meglio si armonizzava con l’ingresso nella sua villa. Nel 1937 viene nominato Presidente della Reale Accademia d’Italia e appena un anno dopo muore a 75 anni all’interno del Vittoriale degli Italiani per un’emorragia celebrale. Si trovava all’interno del suo studio privato, alla scrivania nota come tavolo della Zambracca. Negli anni successivi l’architetto Maroni ultima il Mausoleo, contenuto all’interno del complesso, dove d’Annunzio è tuttora sepolto, insieme ad alcuni legionari di Fiume che combatterono al suo fianco durante l’occupazione iniziata nel 1919 e protrattasi per 16 mesi.

Durata delle visita al Vittoriale degli Italiani e costi ^

La visita del Vittoriale degli Italiani a Gardone Riviera occuperà senza dubbio qualche ora. All’ingresso, dopo aver pagato il biglietto, si verrà muniti di cartina per girare al meglio il grandissimo parco.

Se si intende visitare anche la Prioria è bene informarsi sui giorni di apertura, soprattutto d’inverno perché alcuni giorni settimanali è chiusa. In ogni caso bisogna considerare che questa visita (guidata) dura 35 minuti e permette l’accesso a sole 10 persone per volta per via degli spazi stretti. All’ingresso verrà comunicato l’orario assegnato per la visita guidata.

Il resto del parco è di dimensioni piuttosto ragguardevoli e, volendolo visitare tutto, sono da mettere in conto un altro paio d’ore. Preferibilmente è meglio indossare scarpe comode, perché i suoi vicoli in salita e discesa alle volte non sono troppo agevoli.

Il costo dei biglietti varia in base alla tipologia di visita che si intende fare:

  • visita completa al complesso, con guida all’interno della Prioria (altrimenti non visitabile), costa 16€;
  • la visita al solo parco (comprensiva dei piccoli musei) ha invece un costo di 10€.

Visita al Vittoriale degli Italiani ^

La visita al Vittoriale degli Italiani dà una panoramica piuttosto completa sul personaggio di Gabriele d’Annunzio, sulle sue idee politiche piuttosto marcate e decise e sulle sue manie di grandezza. Nonostante ciò, si tratta di un monumento decisamente particolare e che va visitato anche solo per le sue architetture particolari e per la sua valenza storica.

Anche la visita guidata all’interno della Prioria, decisamente consigliata, non fa che rafforzare l’idea sul personaggio che ci si fa visitando i musei presenti sul parco: un uomo organizzato, dalle idee forti, quasi un maniaco e nemmeno molto simpatico. Le sale sono allestite in maniere differenti tra loro e sono state arricchite con gli anni che d’Annunzio vi ha passato all’interno.

Il parco del Vittoriale degli Italiani non può che stupire per via delle sue costruzioni e dei pezzi decisamente insoliti che vi si trovano, primo tra tutti la prua della nave integrata nella collina su cui il complesso è costruito: segno tangibile delle manie di grandezza del poeta.

Ecco cosa vedere nell’intero complesso del Vittoriale degli Italiani.

Il Museo d’Annunzio Segreto ^

In attesa che arrivi l’orario della nostra visita alla Prioria, ne approfittiamo per raggiungere il Museo d’Annunzio Segreto, allestito praticamente sotto al teatro all’aperto in una struttura in cemento.

Nella prima sala sono presenti sei schermi che trasmettono all’unisono alcuni filmati d’epoca dell’Istituto Luce che raccontano la storia di d’Annunzio e delle sue imprese.

Questo museo venne aperto nel 2010 e raccoglie un sacco di cimeli recuperati da dentro la casa principale del complesso.
Aprendo armadi e cassetti sono stati recuperati numerosissimi di oggetti, da vestiti a scarpe e stivali. Non manca nemmeno la biancheria, con alcuni pezzi decisamente ambigui. Oltre l’abbigliamento sono esposti qui anche altri svariati pezzi, come i collari dei suoi amati cani, oggettistica decorativa e gioielli.

Il Teatro all’Aperto ^

Uscendo dal museo d’Annunzio Segreto, torniamo verso l’ingresso e attraversando il doppio arco prendiamo la via principale che conduce fin verso la Prioria. Per arrivarci attraversiamo alcune opere d’arte, cosparse per tutto il parco, e passiamo sotto l’arco dell’ospite, dotato di una folta vegetazione che ne copre le mura. Attraverso l’arco giungiamo in piazzetta del Pilo del Piave e del “Dare in brocca” e arriviamo al teatro all’aperto, l’anfiteatro del Vittoriale degli Italiani.

Questo spazio viene tuttora utilizzato per alcuni spettacoli ed è piuttosto suggestivo soprattutto per il panorama su cui si affaccia: il lago di Garda. L’anfiteatro, chiamato Parlaggio da d’Annunzio, ha una capacità di circa 1500 posti e si ispira all’anfiteatro greco presente a Pompei, tanto che il Maroni raggiunse gli scavi archeologici per studiarne al meglio la fattura.

La costruzione dell’anfiteatro all’aperto venne cominciata quando d’Annunzio si era già insediato qui da tempo: nel 1934, ma terminò solo diversi anni dopo la sua morte, nel 1952.

Piazzetta Dalmata e Piazzetta dell’Esedra ^

Ormai è giunta l’ora del nostro ingresso alla casa privata di d’Annunzio. Il ritrovo è davanti all’ingresso qualche minuto prima dell’inizio del tour. La piazzetta su cui ci si ritrova, di fronte all’ingresso della casa, è la piazzetta Dalmata ed è totalmente contornata dalla facciata gialla della Prioria e degli edifici più recenti che vennero aggiunti affiancandosi ad essa, ovvero il museo d’Annunzio eroe e i loggiati dello Schifamondo. Al centro della piazza si innalza un alto obelisco con, sulla cima, la statua della Madonna con il Bambino.

Separata dai loggiati si trova invece la piazzetta dell’Esedra, che prende il nome dalla struttura stessa che si trova qui, ovvero un incavo semicircolare in cemento dotato di una piccola cappella nel quale è possibile accedere. Davanti alla cappella si trova un altro dei numerosi cimeli qui presente: un’arma a fuoco posta in direzione della casa.

La Prioria – il Palazzo di d’Annunzio ^

La visita alla Prioria del Vittoriale degli Italiani, residenza del Vate, comincia, ovviamente, dall’ingresso. Già in questo punto sono presenti elementi fondamentali che preparano alla ‘sacralità’ della visita attraverso materiali e numeri simbolici: il cancello dorato, i sette scalini per accedere, le pareti decorate con cori seicenteschi e addirittura un’acquasantiera.

All’ingresso si trova anche uno dei simboli che d’Annunzio ha eletto come suo rappresentante: il melograno, in quanto frutto che testimonia l’abbondanza e la fertilità.

Gli interni della Prioria sono molto differenti da come me li aspettavo e, purtroppo, non è consentito scattare fotografie. Si tratta di una serie di ambienti tendenzialmente cupi (d’Annunzio aveva problemi di vista per cui provava fastidio in ambienti troppo illuminati), e pienissimi di oggetti e soprammobili, alcuni molto raffinati, altri ereditati dalla precedente proprietà tedesca della villa. In totale si contano almeno diecimila oggetti e trentatremila libri che creano una texture fitta di elementi che si somma alle frasi scritte su architravi, camini e muri. Gli ambienti sono resi ulteriormente scuri da pesanti tende alle finestre e dalle vetrate dipinte.

Il percorso di visita si snoda attraverso svariate stanze, delle quali ci viene mostrato l’utilizzo originale e le particolari scelte di arredamento e decoro. Il tragitto all’interno della Prioria è il seguente:

  • la stanza del mascheraio, ovvero la sala d’attesa per le visite ufficiali. Qui venivano fatti attendere gli ospiti, per lo più indesiderati, del Vate. Tra questi anche Mussolini rimase in attesa per circa due ore all’interno di questa stanza. Sulle pareti si trovano spartiti  e circa novecento volumi. Al centro della sala un grande lampadario in vetro di Murano raffigura quattro cornucopie;
  • la stanza della musica, che veniva utilizzata come sala per concerti da camera del quale d’Annunzio era entusiasta. I damaschi neri e argento alle pareti servivano per favorire l’acustica della sala;
  • la sala del mappando era la principale biblioteca della Prioria. Ospita seimila libri d’arte e il suo nome deriva dal grande mappamondo settecentesco posizionato sul tavolo. Qui sono ospitati anche alcuni oggetti appartenuti a Napoleone Bonaparte durante l’esilio di Sant’Elena;
  • la Zambracca, era l’anticamera della stanza da letto del Vate e il suo guardaroba. Veniva inoltre utilizzato come studio e alle spalle della scrivania si trova la piccola ma rifornita farmacia personale di d’Annunzio. La zambracca è dove il Vate venne ritrovato morto;
  • la stanza della Leda, ovvero la camera da letto del Vate, alla quale si può accedere per via della porta su cui si trova inciso il motto Genio et voluptati, ovvero “al genio e al piacere“. Sul soffitto della sala si trovano i versi della canzone dantesca “Tre donne intorno al cor mi son venute…”;
  • la veranda dell’Apollino, aggiunta in un secondo momento rispetto alla costruzione originale, per schermare la luce proveniente dagli esterni. Questa veniva utilizzata come stanza per le letture, con l’affaccio diretto sul cortile interno;
  • il bagno blu, una delle sale più particolari di tutta la Prioria. Questa è una sala da bagno alla francese, nella quale sono raccolti oltre 600 oggetti dai colori che vanno dal blu al verde. Per questi ambienti venne attivata la collaborazione con Gio Ponti;
  • la stanza del lebbroso, creata come luogo per le meditazioni e così chiamata in maniera ironica, perché d’Annunzio era solito ritirarvisici quando non si sentiva bene. Le pareti sono decorate da pelli di daino e sul soffitto sono presenti alcuni cassettoni dorati. Qui dentro il Vate si chiudeva anche per alcuni giorni e vi si trova infatti anche un letto montato su di un podio rialzato dalla forma molto particolare: a metà tra bara e culla;
  • la sala delle reliquie, raggiungibile attraverso il corridoio della via Crucis nel quale sono rappresentate le 14 stazioni della via Crucis. Nella sala delle reliquie d’Annunzio raccoglie oggetti sacri provenienti dalle varie religioni. Tra questi anche una parte del motoscafo del suo amico sir Henry Segrave che morì nel 1930 nel tentativo di superare un record di velocità;
  • la stanza del giglio, un altro studio della Prioria in cui sono raccolti circa tremila libri di storia e letteratura italiana;
  • l’Oratorio Dalmata, questa era una seconda sala d’aspetto, che il Vate riservava però a chi riteneva più amico e più vicino a se. Qui si trovano alcuni stalli del XVI secolo in cui le persone potevano prendere posto;
  • lo scrittoio del monco, il cui nome deriva dalla scultura di una mano sinistra tagliata e scuoiata. Qui d’Annunzio completava la sua corrispondenza e il nome è legato anche al fatto che non volendo rispondere a tutte le lettere che riceveva, il Vate si dichiarava monco per avere una scusante;
  • l’officina, ovvero l’unica stanza in cui entra la luce naturale direttamente dalle finestre. Qui i mobili sono essenziali e l’ingresso è possibile salendo tre scalini e passando attraverso una bassa architrave che costringe chi entra a fare una specie di inchino. Questo era lo studio principale del Vate, dove creava le sue opere e dove passava tantissimo tempo. Sul tavolo il busto velato di Eleonora Duse, sua compagna e musa ispiratrice. Altri pezzi d’arte decorano la stanza, come il calco della Nike di Samotracia;
  • il corridoio del labirinto, un piccolo corridoio decorato con l’emblema del labirinto, che corre sulle porte e sulle rilegature dei libri;
  • la sala delle Cheli, ultima stanza che è possibile visitare, è l’unica che l’architetto che progettò il complesso ritenne essere non triste. Il nome deriva dalla statua della grande tartaruga posta a capotavola e ricavata dal vero carapace di una tartaruga morta nel giardino del Vittoriale per indigestione. Qui avvenivano i banchetti degli ospiti del Vittoriale e la presenza della tartaruga rappresentava un monito a chi si lasciava troppo andare ai piaceri del cibo. Negli ultimi anni la sala delle Cheli veniva utilizzata solo dagli ospiti, mentre il Vate mangiava in solitaria nella Zambracca, per via dei suoi numerosi problemi anche nel mangiare.

La visita alla Prioria termina così e procede raggiungendo gli spazi del museo d’Annunzio Eroe e del palazzo Schifamondo.

Il Museo d’Annunzio Eroe ^

Al fianco della Prioria si trova il museo d’Annunzio Eroe, direttamente collegato alla struttura principale. Al contrario del museo d’Annunzio Segreto, costruito successivamente alla sua morte, fu lo stesso Vate a volere questo luogo.

Il museo d’Annunzio Eroe doveva essere un posto in cui veniva celebrato il suo eroismo, congiuntamente alle imprese del popolo italiano durante la prima guerra mondiale. In realtà d’Annunzio venne a mancare prima che questo spazio fu completato. Il museo venne aperto all’interno di una sezione del palazzo Schifamondo solamente nel 2000, con il nome di Museo della Guerra, e venne allestito con il patrimonio storico ritrovato legato all’esperienza militare del Vate.

Nel 2011 venne arricchito con due ulteriori sale riempite con cimeli storici donati dalla collezione dannunziana dell’Ambasciatore Antonio Benedetto Spada e il museo venne rinominato in museo d’Annunzio Eroe.

Lo Schifamondo ^

La visita delle residenze di d’Annunzio si conclude con il palazzo Schifamondo, fatto costruire dal Vate per trasformarlo nella sua nuova residenza. Il palazzo venne progettato dal solito architetto Gian Carlo Maroni e arredato da Ettore Canali. Il nome fu una trovata di d’Annunzio che si ispirò al palazzo Schifanoia di Ferrara e che voleva far risaltare il suo desiderio di isolamento dal mondo esterno.

Sfortunatamente il palazzo non fu pronto prima della scomparsa del poeta, ma rispettò i suoi desideri: quello di creare un edificio che si rifacesse alle forme di un transatlantico. Le finestre ad oblò, gli arredi in legno, le vetrine in alabastro, lo studio a forma di ponte di comando sono tutte suggestioni che richiamano questo desiderio.

Lo spazio, che sarebbe dovuto essere la nuova camera da letto di d’Annunzio, lo ospitò per pochi giorni: dopo la sua morte venne infatti qui esposto al pubblico il suo corpo.

Al piano inferiore del palazzo Schifamondo è presente anche l’auditorium al chiuso che può ospitare fino a duecento persone. La sua particolarità è senza dubbio l’areo SVA del celebre volo su Vienna dell’agosto 1918, durante il quale d’Annunzio lanciò migliaia di volantini. L’aereo originale si trova appeso proprio all’interno della cupola dell’auditorium.

I giardini ^

Ritrovatici nella piazzetta Dalmata prendiamo la via a destra della Prioria e ci immergiamo nei Giardini. Costeggiando la casa ci affacciamo sul Cortiletto degli Schiavoni, utilizzato dal Vate durante i periodi estivi allestendolo con tappeti. Tutto intorno al cortile corre il portico del Parente, che il poeta titolò a Michelangelo Buonarroti, al quale si sentiva affine. Tutto questo cortile richiama quello della sua casa natale a Pescara.

Procedendo nei giardini si possono incontrare molteplici spazi. Il primo è senza dubbio il giardino di mangrovie conosciuto come l’Arengo, dove il Vate celebrava con i suoi fedeli di Fiume alcune cerimonie commemorative. Qui si trovano 17 colonne che celebrano le 17 vittorie di guerra, tra cui una colonna più scura che ricorda la battaglia di Caporetto.

Gli altri spazi che si possono visitare nei giardini della Prioria sono la limonaia e, continuando a scendere, il roseto, il frutteto e, più raccolto rispetto agli altri spazi, il cimitero dei cani dove d’Annunzio seppelliva i suoi amici a quattro zampe ai quali era molto legato. In occasione della loro morte gli dedicava anche delle poesie.

Il parco ^

Tutti gli altri lati della Prioria sono invece circondati dal grande parco del Vittoriale degli Italiani, all’interno del quale si trovano altri spazi ricchi di importanza per il poeta. Noi ci arriviamo imboccando viale degli Aligi, sulla cui destra si trovano le cucce dei cani. La parte più alta del parco è contraddistinta dal Mausoleo di d’Annunzio e vicino si trova l’hangar in cui è ospitato il MAS 96. Il MAS 96 è posto al fianco della fontana del delfino nella quale viene raccolta l’acqua del rio che giunge dal colle fino al parco e lo attraversa fino in fondo e la rilancia con nuova spinta all’interno della vallata sottostante. Al centro della fontana è posizionata la statua di Afrodite che emerge dall’acqua insieme ad un delfino.

Sul crinale della collina si trova invece la prua della Regia Nave Puglia, lungo un percorso che scende nelle due valli del parco: la valletta dell’acqua savia e la valletta dell’acqua pazza, che attraverso il ponte delle teste di ferro, così chiamato anche per la presenza di alcune bombe poste a decorazione della struttura, ci portano fino al laghetto delle danze, nella parte più bassa di tutto il Vittoriale degli Italiani.

Il MAS 96 ^

L’hangar del MAS 96 è una bassa struttura al centro della quale, tra le colonne che la sorreggono, è posizionato il MAS 96, ovvero il motoscafo anti sommergibile utilizzato dal Vate nel 1918 durante la Beffa di Buccari.

Hangar con MAS 96 - motoscafo anti sommergibile del Vate

Venne donato a d’Annunzio nel 1923, che lo conservò all’interno della darsena della Torre San Marco e che lo utilizzò spesso e volentieri per intrattenere i suoi ospiti con suggestive uscite sul lago. Anche l’hangar che lo custodisce oggi venne progettato da Maroni.

Il mausoleo e la tomba di Gabriele d’Annunzio ^

L’opera che sovrasta tutto il Vittoriale è il mausoleo che conserva la tomba di Gabriele d’Annunzio. Qui trovano riposo anche i suoi amici più fedeli, tra cui proprio l’architetto Gian Carlo Maroni.

Anche il mausoleo venne terminato successivamente alla morte del Vate e si rifa al modello dei sepolcri a tumulo romano. La struttura è composta da tre gironi in pietra dedicati rispettivamente alla Vittoria degli Umili, a quella degli Artieri e a quella degli Eroi.

D’Annunzio si trova all’interno del Tempietto delle Memorie dal 1963, nel punto più alto di tutto il colle e del mausoleo. Al suo fianco sono poi state aggiunte le statue in ferro e cemento che ritraggono i suoi amati cani.

La regia nave Puglia – la nave nei giardini del Vittoriale degli Italiani ^

Scendendo dal mausoleo, proseguiamo verso valle nella visita del parco del Vittoriale degli Italiani. Non si può non notare la Regia Nave Puglia, letteralmente incastrata nella collina come da volontà del Vate.
La prua è posta in direzione dell’Adriatico per omaggiare la morte del suo capitano, nel 1920, nelle acque di Spalato.

La regia nave Puglia arrivò a Gardone Riviera smontata su venti vagoni ferroviari e solo una volta giunta all’interno del vittoriale venne rimontata. Sulla prua si trova anche la scultura bronzea della Vittoria angolare, posta sopra a un fascio di frecce riportante la frase “Così ferisco”.

Saliamo sopra la prua della nave e ci muoviamo lungo tutti i suoi spazi, totalmente visitabili. All’interno della stiva è stato allestito il museo di bordo, che ospita diversi modellini di navi da guerra.

Da qui imbocchiamo la valletta dell’acqua pazza e continuando a scendere lungo il sentiero che la costeggia ci troviamo in un’area naturale riccamente decorata dalla vegetazione, anfratti e cascatelle. Il rivolo d’acqua è attraversato da svariati ponti, tra cui il ponte della Fortuna decorato con corna di animali e il ponte delle teste di ferro.

Giunti in fondo alla valle ci troviamo davanti al laghetto delle danze, che si forma attraverso la confluenza dei fiumiciattoli dell’acqua Savia e dell’acqua Pazza. Il laghetto è a forma di violino ed è dotato di una piattaforma circolare in cui il Vate organizzava dei suggestivi concerti.

Chiesa di San Nicolò da Bari ^

Sempre nella parte alta di Gardone Riviera, praticamente di rimpetto all’ingresso al Vittoriale degli Italiani, si trova la chiesa di San Nicolò da Bari.

La chiesa di San Nicolò da Bari venne completata nel 1740 su un progetto curato dal frate camaldolese Paolo Soratini, in stile barocco. La sua posizione era già precedentemente occupata da un altro luogo sacro  del XIV secolo di dimensioni più contenute. 

I lavori alla chiesa di San Nicolò da Bari continuarono anche lungo l’ottocento e le diedero l’aspetto attuale. La facciata, posta al termine di una breve scalinata, è decorata con lesene e cornici dentellate. Gli spazi sono divisi in tre sezioni: la più bassa su cui si apre il portone di ingresso, quella intermedia nella quale si trova una grande finestra rettangolare e, in ultimo, il timpano triangolare che chiude la struttura. Verticalmente corrono le colonne che incorniciano il portone e quattro nicchie attualmente vuote.

Internamente invece è molto più spiccato lo stile barocco, esaltato dagli affreschi, dagli stucchi e da numerosissime decorazioni articolate. Qui si trovano anche svariati dipinti provenienti dai secoli precedenti, alcune risalgono addirittura al XV secolo. L’abside è rivolto in direzione del lago ed è dotato di una doppia balconata. 

Prima di scendere fino al borgo sul lungolago, vale la pena fare una passeggiata lungo le quattro vie che si trovano nella parte alta del borgo, centro storico originario di Gardone Riviera. Non ci sono edifici di particolare rilevanza storica, ma sono comunque dei vicoli piuttosto piacevoli. Tra questi spunta anche l’arco del porticato che chiude la piazzetta corredato anche di un affresco con la Madonna e un angelo sulla parte interna.

Il Giardino Botanico Fondazione André Heller o Giardino Heller – Hruska ^

Dopo aver gironzolato per la parte più alta di Gardone Riviera ci incamminiamo per scendere verso il lungolago. Nel farlo passiamo al fianco del Giardino Botanico Fondazione André Heller, anche noto come Giardino Heller – Hruska

Il giardino Heller – Hruska è nato quasi come un reportage, un insieme di ricordi, di viaggi lontani affrontati da Arturo Hruska, che viaggiò fino al Tibet, alla Cina, alle Americhe e all’Africa. Come suggestioni portò fino a qui la vegetazione trovata in giro per il mondo e, grazie al microclima tipico del lago di Garda, questa ha continuato a crescere e a proliferare di anno in anno.

Giardino botanico fondazione André Heller o Giardino Hellen Hruska

All’interno del giardino botanico si alternano così boschetti di bambù a enormi felci e a primule tibetane. Non manca anche un giardino roccioso dove nascono le varietà di piante più aride. Questo spazio è stato ricreato attraverso le rocce delle Dolomiti ed è dotato anche di piccole gole e ruscelli che fanno crescere le tipiche piante di montagna. 

Il giardino venne creato originariamente da Hruska e solo in un secondo momento passò di proprietà ad Heller che continuò ad accrescerlo dal punto di vista botanico, ma anche ad arricchirlo attraverso opere d’arte. Heller era infatti un’artista: disegnatore, autore teatrale e disegnatore. La sua sensibilità ha fatto si che all’interno del giardino Heller – Hruska venissero aggiunte anche opere d’arte, per lo più sculture, ben integrate all’interno della natura e che non ne prendessero il sopravvento. E così passeggiando all’interno di questi spazi si possono incontrare pezzi di Roy Lichtenstein, Keith Haring e Mimmo Paladino.

L’angolo giapponese del giardino è quello caratterizzato dalla foresta di bambù, ma arricchito da piccoli stagni in cui vivono piante acquatiche e da un ponticello in legno che li attraversa.

Chiesa della Natività di Maria ^

Continuiamo a scendere verso la sponda del lago di Garda, ma prima di arrivare al lungolago ci imbattiamo nella Chiesa della Natività di Maria, su corso Zanardelli all’altezza del civico 62.

La chiesa della Natività di Maria è di dimensioni piuttosto contenute e caratterizzata dal colore bianco delle sue facciate. Sul fronte strada si può scorgere chiaramente il fianco della chiesa scandito da tre finestre ad arco e da una porta secondario di accesso alla chiesa e il basso campanile integrato nella struttura e anch’esso dotato di una porta di accesso. All’ultimo piano le campane fanno bella mostra di se attraverso due finestre per lato, anch’esse ad arco.

Facciata della chiesa della Natività di Maria - Gardone Riviera

Questo edificio di culto venne costruito nel settecento e rinnovato poi durante lo scorso secolo, più precisamente nel 1921. La facciata è posta davanti a una breve scalinata e nonostante le piccole dimensioni raccoglie in se diversi elementi: il portone d’ingresso si trova all’ombra di un piccolo portico sorretto da quattro colonne, due delle quali integrate direttamente nella facciata. Sopra si apre il rosone che illumina gli interni. Due piccoli pinnacoli laterali accompagnano la croce che si innalza al centro e raggiunge quasi l’altezza del campanile.

Piazza Guglielmo Marconi ^

Scendiamo ulteriormente fino al livello del lago e arriviamo così nel centro del paese di Gardone Riviera. Qui è dove i cittadini si ritrovano e dove i turisti, dopo essere scesi dal Vittoriale degli Italiani amano passeggiare e fermarsi per mangiare qualcosa o sorseggiare un aperitivo.

Piazza Guglielmo Marconi di Gardone Riviera

Piazza Guglielmo Marconi è la piazza principale a questo livello del paese ed è ben riconoscibile per via del lungo porticato giallo che corre su tre lati mentre il quarto è invece chiuso dal lungolago. Al centro di piazza Guglielmo Marconi due grandi alberi creano un po’ d’ombra sotto la quale è possibile fermarsi nei giorni più caldi per godere di un po’ di refrigerio.

All’interno dei portici trovano posto alcuni negozietti che approfittano dei porticati per esporre le loro merci. La piazza è infine completata da alcune fioriere disposte lungo le profonde e basse scalinate.

Il lungolago Gabriele d’Annunzio ^

Prima di lasciare Gardone Riviera facciamo una passeggiata sul lungolago Gabriele d’Annunzio. Questa parte del centro, la più bassa sul lago, è conosciuta come Gardone Sotto e mentre una volta era composto da appena un pungo di case di pescatori, oggi è il vero centro storico della cittadina. L’intero centro è di dimensioni veramente raccolte e infatti si sviluppa su questa via e su quella parallela, leggermente più spostata verso l’entroterra.

Lungolago Gabriele d'Annunzio a Gardone Riviera

Dal lungolago Gabriele d’Annunzio, oltre ai bei palazzi fronte lago, si può vedere la verdeggiante isola di Garda e nelle giornate terse anche la sponda orientale del lago. Da qui ci si imbarca anche per raggiungere le altre destinazioni del lago di Garda via traghetto. A poca distanza dal breve molo scorgiamo anche la struttura del Grand Hotel. Questo hotel venne costruito nel 1875 dall’austriaco Luigi Wimmer che si trovò qui per sottoporsi ad alcune cure e, estasiato da questi posti, decise di erigere un piccolo hotel in riva al lago.

Il lungolago Gabriele d’Annunzio rimane anche uno dei punti più vissuti di tutta la città, in cui passeggiare tranquillamente all’ombra degli oleandri e respirando il profumo di aranci e rose. Essendo il paese prettamente a vocazione turistica è qui che si concentrano il maggior numero di bar e ristorantini, nei quali potersi fermare e gustare un piatto con un panorama decisamente incantevole.

Mappa dell’itinerario di Gardone Riviera ^

Ecco la mappa dell’itinerario delle cose da vedere a Gardone Riviera in una giornata. 

Come Arrivare a Gardone Riviera ^

Gardone Riviera è raggiungibile sia via lago che via terra. Via terra la si può facilmente raggiungere attraverso la strada statale 45 bis, ma come tutti i paesini sul lago ha a disposizione un numero limitato di parcheggi, e la cosa potrebbe diventare un po’ stressante. L’altra possibilità è invece quella di raggiungere Gardone Riviera via lago, soprattutto se si sta facendo un tour tra le cittadine del basso Garda.
In questo caso è utile sapere che qui si ferma sia il servizio standard di traghetti, sia il servizio rapido (quest’ultimo semplicemente evita alcune fermate ed è erogato attraverso traghetti più compatti). Il piccolo porto è nel cuore del centro storico di Gardone Riviera, nella località Gardone Sotto, dal quale, con una passeggiata di un quarto d’ora, si può raggiungere il Vittoriale degli Italiani.

Scopri il basso lago di Garda in un giorno, leggi l’itinerario completo.

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Vittoriale degli Italiani e Gardone Riviera - Cosa VedereScopri la guida completa a Gardone Riviera e al Vittoriale degli Italiani di Gabriele d'Annunzio. Tutti i dettagli sulla visita, con foto e descrizioni..https://www.lorenzotaccioli.it/vittoriale-degli-italiani-e-gardone-riviera-cosa-vedere/
Lorenzo Taccioli